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Il tricolore

Tre colori prima del fischio d’inizio, sulle tribune e dentro una maglia azzurra: la bandiera nel racconto della Nazionale.

Il tricolore

Aggiornato al 30-10-2026

Dal 1946 · Il tricolore della Repubblica Italiana: verde, bianco e rosso in tre bande verticali uguali. La Costituzione ne conferma la forma nell’articolo 12.
Dal 1946 · Il tricolore della Repubblica Italiana: verde, bianco e rosso in tre bande verticali uguali. La Costituzione ne conferma la forma nell’articolo 12.
1797

Una bandiera prima della Nazionale

Il tricolore ha una storia più lunga di quella della squadra che oggi lo porta sul petto. La sua nascita come bandiera nazionale viene ricordata a Reggio Emilia, il 7 gennaio 1797, quando la Repubblica Cispadana adotta il verde, il bianco e il rosso. Quell’inizio appartiene a un’Italia ancora divisa in Stati diversi, molto lontana dal Paese che nel Novecento avrebbe imparato a riconoscersi anche attraverso il calcio.

La forma e gli emblemi cambiano con le vicende politiche. I colori attraversano invece il Risorgimento e accompagnano l’unificazione. Quando la Nazionale disputa la prima partita, nel 1910, la bandiera ha già raccolto un patrimonio di significati e ricordi: il pallone entra in questa storia, aggiungendovi un linguaggio nuovo e popolare.

1797 · Repubblica Cispadana: fasce orizzontali rosso, bianco e verde; al centro l’emblema con la faretra e le quattro frecce.
1797 · Repubblica Cispadana: fasce orizzontali rosso, bianco e verde; al centro l’emblema con la faretra e le quattro frecce.
1798–1802

La Cisalpina: le bande diventano verticali

La Repubblica Cisalpina nasce nel 1797 dall’unione delle esperienze cispadana e transpadana. Il verde, il bianco e il rosso continuano a rappresentarla, mentre la disposizione dei colori si avvicina a quella che oggi conosciamo. Nel 1798 viene fissato il modello a tre bande verticali, con il verde vicino all’asta.

Il confronto con il vessillo cispadano rende visibile il cambiamento: scompaiono l’andamento orizzontale e l’emblema centrale, mentre i tre colori bastano a costruire il riconoscimento. Non è ancora la bandiera della Repubblica italiana di oggi: la somiglianza del disegno attraversa Stati e significati politici differenti.

1798–1802 · Il modello cisalpino a bande verticali verde, bianco e rosso, qui rappresentato nella sua disposizione essenziale.
1798–1802 · Il modello cisalpino a bande verticali verde, bianco e rosso, qui rappresentato nella sua disposizione essenziale.
1802–1805

La Repubblica Italiana napoleonica

Nel 1802 la Repubblica Cisalpina diventa Repubblica Italiana, con Napoleone presidente. Il nuovo vessillo per l’uso a terra cambia completamente composizione: un quadrato rosso contiene un rombo bianco, al cui centro si trova un quadrato verde. I colori rimangono, ma non sono più organizzati in fasce.

Questa geometria permette di riconoscere una fase precisa della storia napoleonica. Il nome Repubblica Italiana non deve trarre in inganno: si tratta di uno Stato dell’inizio dell’Ottocento, distinto dalla Repubblica nata nel 1946 e limitato a una parte della penisola.

1802–1805 · Vessillo terrestre della Repubblica Italiana napoleonica: fondo rosso, rombo bianco e quadrato verde centrale.
1802–1805 · Vessillo terrestre della Repubblica Italiana napoleonica: fondo rosso, rombo bianco e quadrato verde centrale.
1805–1814

Il Regno d’Italia napoleonico

Nel 1805 la trasformazione in Regno d’Italia aggiunge al disegno il simbolo dell’aquila napoleonica. Il vessillo qui raffigurato conserva il rapporto fra fondo rosso, rombo bianco e campo verde centrale, ma rende esplicito il legame con il nuovo ordinamento monarchico.

Anche questo Regno d’Italia precede e non coincide con quello proclamato nel 1861. Alla caduta di Napoleone il sistema degli Stati cambia ancora: i colori nazionali continueranno però a circolare, ritrovando spazio nei moti e nelle aspirazioni del Risorgimento.

1805–1814 · Bandiera del Regno d’Italia napoleonico, con aquila sul campo verde centrale.
1805–1814 · Bandiera del Regno d’Italia napoleonico, con aquila sul campo verde centrale.Illustrazione: Sodacan · CC BY-SA 3.0
1848–1946

Dallo scudo sabaudo alla bandiera dell’Italia unita

Nel marzo 1848 Carlo Alberto associa il tricolore allo scudo dei Savoia durante la prima guerra d’indipendenza. La croce bianca sullo scudo rosso viene bordata d’azzurro, così da restare distinguibile dai colori del drappo. Il simbolo dinastico e quello dell’unità italiana si trovano ora sulla stessa bandiera.

Con la proclamazione del Regno d’Italia, il 17 marzo 1861, il tricolore con lo scudo sabaudo accompagna il nuovo Stato. È la bandiera del Paese in cui nasce la Nazionale nel 1910. Il disegno qui mostrato è quello della bandiera nazionale senza corona: esistevano anche versioni destinate a impieghi diversi.

Le bandiere risorgimentali non seguono tutte un solo percorso lineare. Nei territori e nei governi rivoluzionari circolano numerose varianti; il modello sabaudo è il filo che conduce alla bandiera del Regno unitario.

1861–1946 · Bandiera nazionale del Regno d’Italia: tricolore con scudo sabaudo bordato d’azzurro, senza corona.
1861–1946 · Bandiera nazionale del Regno d’Italia: tricolore con scudo sabaudo bordato d’azzurro, senza corona.
1925–1946

La bandiera nazionale e quella di Stato

La normativa del 1925 precisa la distinzione fra due modelli. La bandiera nazionale porta lo scudo sabaudo bordato d’azzurro; quella di Stato aggiunge la corona reale. La corona indica quindi una destinazione istituzionale, non il passaggio a una nuova bandiera per tutti.

Questa differenza aiuta a leggere le immagini d’epoca. Due fotografie dello stesso periodo possono mostrare un tricolore con corona e uno senza, perché riprendono luoghi, cerimonie o usi differenti. Nella figura è presentata la versione di Stato coronata, accanto al modello nazionale del capitolo precedente.

1925–1946 · Modello della bandiera di Stato del Regno d’Italia: sopra lo scudo sabaudo compare la corona reale.
1925–1946 · Modello della bandiera di Stato del Regno d’Italia: sopra lo scudo sabaudo compare la corona reale.
1946–1948

Il segno della Repubblica

Con la nascita della Repubblica il tricolore perde lo scudo sabaudo. L’articolo 12 della Costituzione ne definisce la forma: verde, bianco e rosso, disposti in tre bande verticali della stessa dimensione. È un disegno essenziale, capace di restare riconoscibile anche quando si muove, si piega o viene visto da lontano.

Il decreto del 19 giugno 1946 stabilisce la nuova forma senza lo stemma monarchico. La scelta viene confermata dall’Assemblea Costituente nel 1947 ed entra nell’articolo 12 della Costituzione, in vigore dal 1º gennaio 1948. È il tricolore attuale, nel quale i tre colori occupano bande verticali della stessa larghezza.

Nel calcio questo cambiamento si ritrova anche sul petto dei giocatori. Il simbolo dinastico lascia spazio ai colori nazionali, che entrano nell’identità della squadra del dopoguerra. La maglia resta azzurra, mentre lo stemma racconta il legame con un Paese cambiato.

Dal 1946 · La bandiera repubblicana elimina lo stemma monarchico e conserva soltanto le tre bande verticali.
Dal 1946 · La bandiera repubblicana elimina lo stemma monarchico e conserva soltanto le tre bande verticali.
La maglia e la bandiera

Azzurro, verde, bianco e rosso

Perché una squadra italiana gioca in azzurro, se la sua bandiera è tricolore? Le due storie si incontrano senza coincidere. L’azzurro della divisa, adottato nel 1911 e legato alla tradizione sabauda, diventa nel tempo un’identità sportiva condivisa. Verde, bianco e rosso continuano a rappresentare i colori nazionali.

Da questo incontro nasce un’immagine familiare: un campo azzurro sul quale il tricolore trova posto nello scudetto, nei bordi di un colletto, nelle rifiniture o in altri particolari. Cambiano i modelli e le soluzioni dei fornitori, ma il rapporto fra questi colori rimane uno dei fili più riconoscibili della divisa italiana.

La seconda maglia bianca offre spesso uno spazio ancora diverso a questo dialogo. Una fascia o un dettaglio possono diventare il richiamo principale alla bandiera, mentre sulla prima divisa è l’insieme di azzurro e scudetto a rendere immediato il riconoscimento.

Dagli stadi alle case

La bandiera di chi guarda

La storia sportiva del tricolore non si esaurisce sulle maglie ufficiali. È fatta delle bandiere portate allo stadio, appese a una finestra, conservate in un cassetto e ritrovate prima di un torneo. Alcune durano pochi giorni, altre accompagnano una famiglia per decenni e tornano fuori con le pieghe, le firme o i segni di un’estate precedente.

Nelle trasferte la bandiera aiuta a ritrovarsi. Nelle città lontane dall’Italia diventa anche il modo di rendere visibile un’appartenenza. Una fotografia di una festa azzurra può mostrare persone, luoghi e generazioni diverse, unite per un momento dagli stessi tre colori.

Le vittorie danno a quelle immagini una diffusione straordinaria, ma il legame non vive soltanto nelle feste. La bandiera compare anche nelle attese, nelle sconfitte e nelle partite senza trofei: accompagna la squadra perché rappresenta chi la segue, oltre al risultato che ottiene.

Un’identità condivisa

Un simbolo che continua a viaggiare

Il tricolore permette di raccontare insieme la storia istituzionale del Paese e quella quotidiana dei suoi tifosi. Le due dimensioni non sono identiche, ma si incontrano ogni volta che la bandiera entra in uno stadio o in una casa prima di una partita della Nazionale.

Per questo il suo posto accanto alla maglia, allo stemma e all’inno è naturale. Il colore della squadra, i colori del Paese e il suono che precede la gara costruiscono un riconoscimento fatto di immagini e gesti. Il calcio cambia; questi segni continuano a passare da una generazione all’altra.

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