Il tempo in cui arrivarono le prime coppe
Prima dei Mondiali vinti ci fu la Coppa Internazionale, un confronto fra alcune delle scuole più forti dell’Europa centrale. I successi nelle edizioni 1927–1930 e 1933–1935 mostrano una Nazionale ormai lontana dalle incertezze dei pionieri. L’Italia non stava soltanto imparando dagli altri: cominciava a imporsi.
La squadra di Vittorio Pozzo trasformò quella crescita nei titoli mondiali del 1934 e del 1938. Il primo arrivò a Roma contro la Cecoslovacchia, battuta 2–1 dopo i supplementari; il secondo a Parigi, con il 4–2 all’Ungheria. Furono due vittorie diverse, unite dalla continuità di una guida e da calciatori capaci di dare forma a una delle stagioni più importanti della storia azzurra. Il loro contesto politico appartiene al racconto di quegli anni e non va confuso con il solo risultato sportivo.

Trent’anni dopo, una coppa a Roma
Il tempo fra il secondo Mondiale e il primo Europeo fu lungo e difficile. Quando l’Italia tornò a vincere nel 1968, il trofeo ebbe anche il sapore di una fiducia ritrovata. La finale con la Jugoslavia non si esaurì in una serata: il pareggio rese necessaria una seconda partita.
Nella ripetizione segnarono Riva e Anastasi, e il 2–0 consegnò all’Italia il suo primo titolo continentale. Quel successo non rimase un episodio isolato nel percorso della squadra: due anni dopo arrivò la finale mondiale del Messico, preceduta dal 4–3 alla Germania Ovest. Il palmarès registra una coppa e un secondo posto; la memoria tiene insieme anche la qualità e le emozioni di quella generazione.

Una squadra cambia il proprio destino
La terza Coppa del Mondo arrivò da un torneo cominciato fra dubbi e pareggi. Poi l’Italia di Bearzot superò Argentina e Brasile, trovando in Paolo Rossi il protagonista della fase decisiva. La semifinale con la Polonia aprì la strada a Madrid, dove contro la Germania Ovest segnarono Rossi, Tardelli e Altobelli.
Il 3–1 dell’11-07-1982 divenne un punto fermo per chi aveva seguito quel cammino. Il titolo racconta il risultato; il modo in cui fu raggiunto racconta la forza di un gruppo che resistette alle difficoltà iniziali. Per questo il 1982 continua a essere ricordato come una vicenda, non soltanto come una riga nell’albo d’oro.

Berlino e Wembley, due notti ai rigori
Nel 2006 la Nazionale di Marcello Lippi tornò campione del mondo a Berlino. La finale con la Francia terminò 1–1 dopo i supplementari; nella serie decisiva l’Italia realizzò tutti e cinque i propri rigori. La quarta stella arrivò ventiquattro anni dopo la vittoria spagnola, con una squadra che trovò interpreti decisivi in ogni reparto.
Il secondo Europeo arrivò invece a Wembley l’11-07-2021. Anche la finale con l’Inghilterra finì 1–1 e richiese i rigori: gli Azzurri si imposero 3–2 nella serie. Il torneo conservava il nome di EURO 2020, pur essendo stato rinviato di un anno per la pandemia. Nel palmarès le due date restano collegate: il nome dell’edizione e l’estate in cui fu vinta fanno parte dello stesso successo.
Le finali, i podi e le assenze
Accanto alle vittorie ci sono le finali mondiali del 1970 e del 1994, il terzo posto del 1990, il quarto del 1978 e le finali europee del 2000 e del 2012. Sono risultati che raccontano quanto spesso l’Italia sia arrivata vicina al traguardo, e quanto diversi possano essere i ricordi lasciati da un piazzamento.
Il quadro comprende anche il presente meno felice: l’Italia non ha partecipato ai Mondiali del 2018, del 2022 e del 2026. Nell’ultimo caso lo spareggio con la Bosnia ed Erzegovina si è concluso sull’1–1 e con la sconfitta per 4–1 ai rigori. I titoli del passato restano, ma una pagina aggiornata deve raccontare anche dove il cammino si è interrotto. Le medaglie olimpiche, appartenenti a tornei con regole di partecipazione diverse nel tempo, hanno un percorso dedicato nella pagina Nazionale olimpica.

