
Annalena
Somma ha 53 anni, è nata a Napoli dove svolge l'attività
di medico. Questa è la sua opera prima.
Il libro
è pubbliato dalle Edizioni TRACCE Pescara.
Alcuni
brani dell'opera:
1962
"Quando
eravamo piccole e stavamo alla Pignasecca, io e Francesca, di
domenica mattina, correvamo nel letto di mamma e babbo. Mamma
andava a finire di cucinare il ragù che aveva cominciato
dalla sera prima. Così, per colazione poi, lo potevamo
mangiare col pane. E noi tre rimanevamo nel letto a giocare ai
"cavalieri". Io ero il cavaliere rosso, Francesca il
cavaliere azzurro d'argento e babbo il cavaliere nero. Facevamo
la lotta ed io e Francesca riuscivamo ad imprigionare babbo che,
però all'improvviso, poteva fare qualche mossa segreta
giapponese e vinceva lui."
1983
"Oggi
sono andata a fare visita ad Giovanna R.
L'ho trovata seduta su una poltroncina di vimini al sole, nel
suo piccolo giardino: la solita maglietta bianca, con le mezze
maniche, un golfino blu sulle spalle, i capelli biondi, mesciati
, sciolti.
Per un momento, non mi ha visto arrivare: sorrideva mestamente
porgendo il viso bellissimo al sole; sul petto il vuoto del seno
mancante, una spalla leggermente rialzata. Era somigliante più
che mai a Romy Schneider ( le piaceva sentirselo dire) ed era
così femminile, nonostante la sua menomazione, quasi esibita.
Nel vedermi ha gettato un grido di stupore e di gioia, e, pur
non potendosi alzare subito, ha aperto le braccia, tremando. Ci
siamo abbracciate forte ed abbiamo pianto. E' la prima volta che
la vedo, dopo la morte di mamma, e non so perché pianga
così disperatamente, se per mamma, se per lei o per me.
O forse per tutto. Ha ripreso quasi subito il controllo e si è
riassestata sulla sedia, tradendo a stento una smorfia di dolore."
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Vieni
vita vieni
di
Annalena Somma
Un romanzo travestito
da diario adolescenziale, questo "Vieni vita vieni", che
si impone al lettore grazie alla forza del messaggio e alla fascinazione
della ricerca letteraria, come in un Bildungsroman (romanzo di formazione)
ricco di insegnamenti legati al tema della ricerca della propria
identità e alla complessità dell'interiorità
umana ma scritto in maniera vivace e spigliata per un pubblico eterogeneo.
Per il lettore medio si tratta forse di un romanzo insolito, ma
certamente coinvolgente e ricco di pathos nel valorizzare la forma
stilistica del diario e nel mostrare, anche nel linguaggio della
protagonista che scrive in prima persona, la trasformazione e la
maturazione del suo animo.
1976
"A Parigi,
per pranzo pollo e patatine e, in serata, i ritrovi più suggestivi,
messa di mezzanotte a Montmartre, giro della Senna sul bateau mouche,
la torre Eiffel e, infine, la chicca: cena chez Maxim.
All'ingresso, in jeans e maglietta, ci hanno bloccati.
"Monsieur, papillon s'il vous plait"
Niente paura. Siamo tornati in campeggio, abbiamo tirato fuori dalle
valigie i nostri abiti migliori, li abbiamo frettolosamente stirati,
stando carponi sulla stuoia della tenda e siamo usciti dal camping,
irriconoscibili, come Barbie e Ken. Nel ristorante più esclusivo
di Parigi, tra le risate e la paura di non farcela con i soldi,
Antonio, ingessato dall'imbarazzo, si preparava al momento in cui
il serissimo maitre che ci tallonava, mescendo il vino, spostando
le sedie se volevamo andare al bagno e osservandoci con apprensione
nella degustazione di ogni pietanza, ci avesse chiesto, mostrando
il conto: avez vous l'argent? Noi avremmo risposto: no, monsieur,
nous l'avons, c'est a dire nous lavons, cioè noi laviamo.
I piatti, naturalmente. Con un sospiro di sollievo ce l'abbiamo
fatta con i franchi e, accompagnati dall'imperturbabile maitre all'uscita,
ci siamo accorti con raccapriccio che lui aveva adocchiato la nostra
inpolveratissima 127, parcheggiata proprio lì, tra una Mercedes
ed una Porsche, con il bi-pot da campeggio in bella mostra sul sedile
posteriore ed un indescrivibile disordine di pentolini e panni.
Au revoire monsieur."
2000
"Non amo
i libri-continuazione: "Piccole donne crescono" o "i
figli di Joe", dopo il mitico "Piccole donne": Non
sopporto che le protagoniste, ragazze all'inizio, facciano la fine
di vecchie nonne rincitrullite, alla fine. Eppure mi sa che questo
è l'epilogo del mio diario, iniziato a 11 anni e giunto ora
ai miei 51. Un pezzo di vita sotto i riflettori dell'analisi. Che
altro è un diario se non valvola liberatoria di emozioni,
pulsioni sentimenti , miti, che, se non fossero esplosi per questo
canale, non so, se avrebbero dato alla mia vita il corso che ha
avuto. Raccontarsi e confrontarsi tra la paura d'ingigantire l'io
e quella di mortificarlo. Un io comunque specchio degli altri, degli
eventi, delle storie, dei sentimenti degli altri. Il centro di una
grande cellula che, se non ci fosse stata, nemmeno il nucleo avrebbe
avuto senso."
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