2015 - 2016
2015
| 769. |
28.03.2015 Sofia (Bulgaria), Stadion Vasil Levski, h. 21.45 (Qualificazioni Europei)
BULGARIAITALIA 22
MARCATORI: Minev Y. autorete 4, Popov 11, Micanski 17, Eder 84
BULGARIA: Mihaylov, Manolev, Aleksandrov, Bodurov, Minev Y., Gadzhev,
Dyakov, Milanov (Vasilev V. 88), Popov (Slavchev 85), Alexandrov, Micanski
(Bojinov 73) Allenatore Petev
ITALIA: Sirigu, Barzagli, Bonucci, Chiellini, Darmian, Candreva, Verratti, Bertolacci
(Soriano 72), Antonelli (Gabbiadini 77), Zaza (Eder 58), Immobile Allenatore Antonio
Conte
ARBITRO: Skomina (Slovenia)
NOTE: Sembrava una povera Italia, sommersa prima dalle polemiche, poi dalla pioggia e infine dalla Bulgaria. Poi, invece, è arrivato il lampo di Eder: ci pensa l’oriundo, al debutto, a salvare l’imbattibilità di Conte da c.t. azzurro, trovando la rete del 2-2 a Sofia (secondo pari di fila), nel quinto turno del gruppo H di qualificazione a Euro 2016. La Croazia dilaga e scappa, ma il gol del sampdoriano (39’ s.t.) mantiene lontanissima dagli azzurri la nazionale di Petev e permette un piccolo allungo anche sulla Norvegia terza, cosa da non disprezzare. Se per lasciare intatto il tabù bulgaro (qui l’Italia non è mai passata) basta il gol di Micanski, attaccante 29enne che gioca nella seconda divisione tedesca col Karlsruhe, allora davvero mala tempora currunt, per dirla come la direbbe Lotito. Ma per come si erano messe le cose, i danni sono stati limitati al minimo.
La trasferta a Est si conferma accidentata ancor prima che la partita inizi: la febbre mette fuori causa Buffon, tocca a Sirigu esibirsi davanti alle poche migliaia di coraggiosi che sfidano il diluvio e animano le tribune scoperte del Vasil Levski National Stadium. E se il match durasse 10 minuti invece che 90 abbondanti, il pubblico di Sofia dovrebbe rassegnarsi ad applaudire un’Italia sontuosa: Immobile sfiora il vantaggio dopo 19 secondi, Zaza causa l’autorete di Minev inseguendo un cross di Bertolacci, Candreva va vicino al raddoppio su punizione.
Peccato che poi inizi a giocare anche la Bulgaria. Da Penev a Petev cambia solo una lettera, ma la selezione messa in campo dal giovane tecnico del miracolo Ludogorets è tutt’altra cosa rispetto alla versione precedente, che quattro mesi fa pareggiò 1-1 qui con Malta: pur con limiti evidenti, i bulgari compensano le pecche difensive con umiltà, organizzazione e spirito di squadra. Non serve molto altro, per mettere in crisi questa versione della Nazionale: basta aggiungere il talento di Popov ed ecco che l’impermeabile cerniera difensiva “made in Juve”, mal protetta soprattutto a sinistra da Antonelli, imbarca tutta l’acqua che vien giù dal cielo di Sofia. La mezzapunta del Kuban Krasnodar ci regala 360 secondi d’inferno tra il minuto 11 e il 17: prima inventa l’1-1 liberando un destro da applausi, poi fa saltare la copertura azzurra con una progressione che culmina nell’apertura per Milanov, bravo a crossare per il colpo di testa vincente di Micanski. Si va all’intervallo sul 2-1, nonostante un paio di tentativi di Zaza e Darmian.
Per tutto il primo tempo, Verratti si danna l’anima in ogni parte del campo: è lui a chiudere in tackle sul primo tiro di Aleksandrov, è lui a iniziare l’azione quando i difensori appoggiano corto, invece di allargare il gioco o cercare Zaza per la sponda. Ma le assenze di Pirlo, De Rossi, Montolivo e Marchisio sono un dazio troppo pesante da pagare per una linea mediana in cui Bertolacci e Candreva (a disagio da interno) non sempre bloccano le accelerazioni avversarie. Conte, allora, muove le sue pedine e fa esordire Eder togliendo Zaza (58’). Verratti prova a spaventare l’incerto Mihaylov con un tiro solo potente, Immobile ne scalda le mani con un destro da lontano che è davvero troppo poco per dare un senso alla sua presenza.
Dentro anche Gabbiadini e Soriano, per l’assalto finale. Chiellini, che in azzurro spesso fa il bomber aggiunto, ci prova senza gloria su azione da palla ferma. Ma il destino vuole che sia la serata di Eder: quando la gara sembra scappare di mano all’Italia, l’attaccante della Samp inventa il destro a giro del pareggio. E se Gabbiadini, che da Genova è da poco andato via, non fallisse di un niente il sorpasso, si passerebbe in un attimo dall’abisso al trionfo. Peccato, sarebbe stato un raggio di sole utile a rasserenare un clima che resta più grigio che azzurro, in casa Nazionale. E non per i risultati ottenuti sul campo. Ma non è ancora tempo di arcobaleni.
(dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line")
|
| 770. |
31.03.2015 Torino (Italia), Juventus Stadium, h. 20.45 (Amichevole)
ITALIAINGHILTERRA 11
MARCATORI: Pellè 29, Townsend 79
ITALIA: Buffon G., Ranocchia, Bonucci, Chiellini (Moretti 72), Florenzi (Abate 60),
Parolo, Valdifiori (Verratti 67), Soriano, Darmian (Antonelli 73), Pellè (Immobile
61), Eder (Vazquez 61) Allenatore Antonio Conte
INGHILTERRA: Hart, Clyne (Walker 46), Smalling (Carrick 44), Jagielka, Gibbs
(Bertrand 88), Henderson (Mason 74), Jones, Delph (Townsend 70), Rooney, Kane, Walcott (Barkley 55) Allenatore Hodgson
ARBITRO: Brych (Germania)
NOTE: Voleva un’accoglienza calorosa, Antonio Conte. L’ha avuta: Torino l’ha applaudito dall’albergo fino al fischio finale dell’amichevole con l’Inghilterra. Voleva anche una vittoria della sua Nazionale, il c.t., invece dovrà curare i primi sintomi di “pareggite”: terzo pari nelle ultime quattro partite per gli azzurri dopo quelli con Croazia e Bulgaria (tre partite difficili, va detto).
Con gli inglesi ci eravamo lasciati il 14 giugno scorso, in Amazzonia, un 2-1 azzurro firmato da Marchisio, Rooney e Balotelli. Rispetto a quella sera di Manaus carica d’illusioni, mancano i due goleador azzurri (meglio non nominarli davanti a Conte in questi giorni, per motivi diversi), ma c’è il fuoriclasse del Manchester Utd. È lui a procurare il primo brivido al c.t. azzurro, qualche minuto dopo un bel tiro di Parolo e una cavalcata di Darmian frustrata da Jagielka: per fortuna di Buffon, il contro-balzo di “Wazza” sbatte contro la traversa.
L’Italia non si scompone, tutt’altro. E al 29’ rompe l’equilibrio con la meno prevedibile delle giocate: Chiellini si traveste da Darmian e vola via sulla sinistra, mette al centro col piede sbagliato e spettina la scolpitissima capigliatura di Pellè, che manda il pallone nell’angolino lontano. È l’1-0, Conte esulta senza esagerare, ma ha di che essere soddisfatto. Anche perché Bonucci, due minuti più tardi, salva il vantaggio con un grande intervento in scivolata ad anticipare il taglio di Henderson.
Con Ranocchia a completare il trio centrale la difesa tiene bene fino all’intervallo. A destra, Florenzi spinge ma concede qualche metro di troppo a Delph, i cui cross dalla trequarti provano a mettere in partita il pericolo pubblico Kane. Poca roba. Sterling e Sturridge non ci sono, ma l’Inghilterra è interessante: Hodgson propone Rooney tra la mediana Henderson-Jones-Delph e appena dietro le punte Walcott e Kane, così i tre davanti hanno caratteristiche fisiche e tecniche complementari tra loro. L’idea, però, non mantiene ciò che promette.
Anche il secondo tempo parte con il debuttante Valdifiori in regia (diligente tra Parolo e Soriano) e con Eder in attacco. Al 5’ l’oriundo ha la grande chance di bissare il gol “bulgaro”, ma Hart respinge miracolosamente e altrettanto prodigioso (in negativo) è il successivo errore di Pellè a porta vuota. Kane sale di colpi, ci prova di destro e trova l’esterno della rete, come Gibbs dall’altro lato. Conte, allora, inserisce forze fresche: dentro Abate, Vazquez (altro esordio) e Immobile, poi Verratti, Moretti e Antonelli.
Anche gli inglesi cambiano molti protagonisti, il finale di gara è quasi tutto loro. Uno dei volti nuovi è il jolly: al 34’, Townsend vede Moretti dargli le spalle per un attimo e ne approfitta per caricare il destro imparabile dell’1-1. La costante è sempre Rooney: Buffon gli dice di no due volte e lo vede pure sfiorare un bel cross basso di Kane. Un paio di chance le hanno pure gli azzurri: Antonelli arriva davanti a Hart ma allarga troppo il sinistro, Bonucci chiede il rigore per un braccio sospetto di Jones in area. Finisce pari, con Buffon ancora reattivo su Kane. E tutto sommato è un risultato che ci sta.
(dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line")
|
| 771. |
12.06.2015 Spalato (Croazia), Stadio Poljud, h. 20.45 (Qualificazioni Europei)
CROAZIAITALIA 11
MARCATORI: Mandzukic 11, Candreva rigore 36
CROAZIA: Subasic, Srna, Vida, Schildenfeld, Pranjic (Vrsaljko 72), Brozovic,
Rakitic, Olic (Rebic 46), Kovacic (Leovac 90+2), Perisic, Mandzukic Allenatore
N. Kovac
ITALIA: Buffon G. (Sirigu 46), De Silvestri (De Sciglio 27), Bonucci, Astori,
Darmian, Parolo, Pirlo, Marchisio, Candreva, Pellè, El Shaarawy (Ranocchia 80)
Allenatore Antonio Conte
ARBITRO: Atkinson (Inghilterra)
RIGORI FALLITI: Mandzukic 7 (Croazia)
ESPULSIONI: Srna 90 (Croazia)
NOTE: Giocata a porte chiuse: l'Uefa ha punito i croati per il comportamento razzista dei propri tifosi nella gara con la Norvegia del 28 marzo, vinta 51.
Il sorpasso alla Croazia non riesce, ma l’Italia strappa un apprezzabile 1-1 a Spalato e si fa premiare dalla Norvegia, che non batte l’Azerbaigian: secondo posto nel girone confermato, strada verso Euro 2016 in discesa. L’imbattibilità dell’era Conte è preservata, la striscia di risultati utili consecutivi nelle qualificazioni europee e mondiali si allunga a 46. E considerando le assenze e le occasioni avute, il c.t. della Nazionale andrà a Ginevra per l’amichevole col Portogallo forte di qualche certezza in più.Si comincia in un’atmosfera surreale, con le voci dei giocatori a squarciare il silenzio dello Stadion Poljud. Porte chiuse per la sanzione agli slavi dopo i fatti di San Siro, ma chi teme che la gara possa nascere sonnolenta è subito smentito. Merito, si fa per dire, di Astori, che mette subito giù Srna in area e consegna un rigore a Mandzukic. Corre il minuto 7, di certo Mario non pensa a un eventuale futuro juventino mentre calcia, ma Buffon gli blocca la debole conclusione dal dischetto.
L’ariete del 4-2-3-1 di Kovac è l’uomo su cui gravita tutto il primo tempo. È lui, infatti, a portare avanti la Croazia all’11’ deviando un porta un assist di Rakitic, ma l’azione del gol è da teatro dell’assurdo, perché cinque italiani (El Shaarawy, De Silvestri, Marchisio, Bonucci e Pellè) stanno protestando col guardalinee per la rete ingiustamente annullata al Faraone un istante prima, decisione motivata da un fuorigioco che non c’è. Azzurri furiosi con l’arbitro Atkinson, Buffon (che poi si farà male a un ginocchio rimediando dieci punti di sutura e all’intervallo sarà sostituito da Sirigu) viene ammonito per proteste. E passiamo dal trionfo all’abisso in un attimo. Ma c’è sempre Mandzukic, nel bene e nel male: al 35’ salta col braccio alto e regala un penalty agli azzurri su azione da palla ferma, situazione che i croati soffrono, dando a Candreva la chance di pareggiare. Cucchiaio da brividi e 1-1.
In mezzo, l’infortunio grave a De Silvestri (preoccupante distorsione al ginocchio, subentra De Sciglio), che s’immola per negare il gol a Kovacic. E un’Italia che alterna il 4-3-3 al 4-1-4-1 quando attacca, mentre la Croazia affida a Rakitic la regia in assenza di Modric. Tra il primo e il secondo tempo, la Uefa fa cancellare una grossa svastica, disegnata sull’erba da qualche imbecille infiltratosi chissà quando: altre sanzioni in arrivo, altro capitolo della guerra infinita tra gli ultrà locali e la federazione.
Al rientro dagli spogliatoi, Pirlo è più in partita e prova anche il tiro, senza fortuna. L’Italia sale di colpi e crede nel colpaccio: Candreva va via con un numero sulla destra, l’attivissimo El Shaarawy corregge per Parolo ma il centrocampista tira debolmente, come avevano fatto il milanista e Pellè nel primo tempo, graziando ancora Subasic. Per loro fortuna, gli azzurri non pagano dazio per gli sprechi, visto che anche Rakitic sbaglia mira da ottima posizione, dopo un’azione insistita di Perisic.
Dentro Ranocchia per El Shaarawy, Conte si concede un pizzico di 3-5-2 per i dieci minuti finali. E prima che Atkinson mandi tutti a casa, Srna fa ciò che un capitano non dovrebbe mai fare, ovvero perdere la testa: due fallacci su Marchisio, il secondo gli costa l’espulsione per doppio giallo. Non c’è tempo per approfittarne, l’Italia pareggia. La rivedremo a settembre. Ma non da rimandata, perché l’esame di Spalato è stato superato.
(dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line")
|
| 772. |
16.06.2015 Lancy (Ginevra - Svizzera), Stade de Genève (Stade de la Praille) h. 20.45 (Amichevole)
PORTOGALLOITALIA 10
MARCATORI: Eder 52
PORTOGALLO: Beto, Vieirinha (Cedric 46), Fonte, Bruno Alves (Carriço 59), Fabio
Coentrao (Eliseu 25), Moutinho, Danilo, Tiago (Adrien Silva 46), Quaresma (Pizzi
87), Eder, Varela (Nani 76) Allenatore Fernando Santos
ITALIA: Sirigu, De Sciglio (Pasqual 73), Ranocchia, Bonucci, Darmian, Soriano
(Vazquez 58), Pirlo, Bertolacci (Parolo 76), Candreva (Gabbiadini 65), Immobile
(Matri 74), El Shaarawy (Sansone N. 68) Allenatore Conte Antonio
ARBITRO: Studer (Svizzera)
NOTE: Serviva una vittoria. Per diventare testa di serie nel sorteggio delle qualificazioni a Russia 2018, innanzitutto. E poi per alzare la percentuale di successi (ora è il 50%) del c.t. Antonio Conte in Nazionale. Missione completamente fallita. Contro il Portogallo, in amichevole a Ginevra, l'Italia non solo non festeggia, ma perde la prima partita nella gestione del tecnico in dieci gare ufficiali. Decide un gol di Eder a inizio secondo tempo. E le sue treccine diventano così il simbolo di una serataccia.
Conte non riserva sorprese rispetto alle previsioni della vigilia. In porta c'è Sirigu, dopo l'infortunio di Buffon in Croazia. Darmian, Ranocchia, Bonucci e De Sciglio i quattro dietro. Soriano e Bertolacci da interni, capitan Pirlo in cabina di regia. Davanti Candreva-Immobile-El Shaarawy. Nel Portogallo non c'è Cristiano Ronaldo. Tiago e Quaresma le vecchie conoscenze della Serie A, Varela il presente, anche se non il futuro (scontato il suo addio al Parma). Pronti e via, il primo acuto è di Pirlo: punizione velenosa su cui Beto mette i pugni. L'Italia c'è e spinge. A ricamare il gioco è sempre il capitano, particolarmente ispirato. Dai suoi lanci nascono nei primi 10' un paio di situazioni invitanti per Immobile, cui manca però la zampata decisiva. L'attaccante del Borussia Dortmund si muove molto, ma difetta spesso e volentieri in precisione. Una costante nella sua (sfortunata) stagione. Non è da meglio, a proposito di dea bendata, Fabio Coentrao, che al 23' alza bandiera bianca per un problema muscolare. Entra Eliseu, altro volto noto (chi se lo ricorda alla Lazio?) e presto un fattore sulla fascia sinistra.
ERRORI — Senza le unghiate di CR7, il Portogallo in avvio pare un gattino mansueto. Gli azzurri però ci mettono del loro per renderlo una piccola tigre. Prima Sirigu pasticcia con i piedi e per poco Varela non infila la porta azzurra (bravo Ranocchia a salvare sulla linea). Poi al 36' è lo stesso Ranocchia a sbagliare un comodo disimpegno, servendo Joao Moutinho al limite: il portiere del Psg stavolta rimedia bloccando in due tempi. Per la serie come farsi male da soli. Dall'altra parte El Shaarawy ubriaca Tiago e spara fuori di un soffio col destro a giro. È il primo lampo del Faraone, incoraggiante. Atleticamente il talento del Milan è in palla e lo si vede quando poco dopo va via in tunnel a Vieirinha con una facilità disarmante. L'Italia però si spegne pian piano, col calare di Pirlo. E anche El Sha sparisce in fretta.
All'intervallo nessun cambio tra gli azzurri. Un segnale preciso. Sarà un'amichevole, ma Conte vuole vincere. Cinquanta secondi e Soriano sfiora l'incrocio col sinistro. Poi al 5' Bonucci colpisce il palo raccogliendo con la spalla una punizione di Pirlo. Ti aspetti da un momento all'altro il gol azzurro e invece due minuti più tardi una grande progressione di Eliseu innesca Quaresma, il quale cross (con tanto di trivela...) pesca Eder a pochi passi da Sirigu. Bonucci sorpreso alle spalle, portiere fuori causa. È l'1-0 del Portogallo, nel momento migliore dell'Italia, che accusa il colpo. Il neo-entrato Adrien Silva per poco non assesta il colpo del k.o. (rasoterra a lato). Dentro Vazquez, dal 4-3-3 si passa al 4-2-3-1, ma è il Portogallo ora a fare il bello e cattivo tempo. Al 20' prima Joao Moutinho e poi Quaresma non riescono a concludere a rete a pochi metri dalla porta di Sirigu. Brividi. La reazione della Nazionale è tutta in un'azione convulsa, con Darmian a sfiorare il palo col sinistro a Beto battuto. Il c.t. prova a scuotere la squadra con i cambi. Il Portogallo rischia nel finale: Beto "miracoleggia" su Gabbiadini e Vazquez, Ranocchia col sinistro calcia a lato in mischia . Gli ultimi lampi. Conte alza bandiera bianca, e per lui è sempre un problema, perché il k.o. fa male anche in amichevole. Soprattutto pensando al Mondiale...
(dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line")
|
Pagina
precedente - Previous Page

|