di Edoardo Gennarini
All' inizio di questo secolo, il calcio era uno sport come tanti; lungi dal diventare il fenomeno quasi ascetico del  mondo di oggi, riusciva comunque a dimostrare la propria immediatezza e la propria adattabilità alle masse richiamando folte rappresentanze di pubblico in stadi ancora "artigianali"; è sempre stato fuori di dubbio, del resto, che il calcio sia uno sport plebeo: plebei sono i suoi tifosi, i suoi praticanti e soprattutto le sue origini (ma, come si dice, questa è un' altra storia ); in questo contesto per lo più ancora piuttosto confuso perché costituito da uno sport in via di sviluppo, la realtà della nazionale italiana muove i suoi passi nei primissimi mesi dell' anno 1898 e completa la sua nascita al calcio con la prima apparizione in campo internazionale, concretizzassi il 15 maggio del 1910 nella sfida alla Francia battuta sonoramente per 6 a 2.
E' quello ancora un calcio di gladiatori, giocato da persone che oggi vivono in ricordi  virati in seppia, che fanno dell' annullamento del singolo a favore della patria uno stile di vita, ed infatti è proprio in questo periodo che, se riusciamo a voltarci abbastanza indietro, troviamo quei personaggi, o meglio quelle icone di personaggi, che tanto piacciono agli appassionati di oggi. Si tratta di uomini in cui è facile, anzi naturale,scorgere un' immagine di dedizione che oggi è un modello (o almeno dovrebbe essere) per i giovani calciatori smaniosi di arrivare alla ribalta dei riflettori; per fare dei nomi il trio difensivo Combi-Rosetta-Caligaris diventa così un esempio lampante di amicizia fra uomini che diventa ferrea collaborazione in campo fra compagni di squadra; con questi 3 giocatori siamo già negli anni '20, ed è in questo periodo che comincia a configurarsi in modo più preciso il movimento di una squadra rappresentante una nazione che col passare del tempo diventerà sempre più soprattutto un fenomeno di costume; arrivano le prime vittorie importanti (ma anche pesanti sconfitte, che temprano e insegnano) e si giunge lentamente agli anni '30, un decennio che si svelerà essere davvero ricco di ricordi per i giorni nostri, con la vittoria dei mondiali '34 e '38 e l' olimpiade '36; è in questi anni che fra i nomi di maggior fama spicca quello di Giuseppe Meazza, figura-mito del calcio italiano di tutti i tempi (una vera e propria fotografia da consegnare alla memoria) ma soprattutto campione vero dentro e fuori dal campo. Dopo la guerra, una digressione dalla Nazionale ai club si impone per una menzione necessaria del grande Torino, imbattuto re degli ultimi

campionati degli anni '40 e dispensatore generosissimo di elementi da nazionale; la tragedia penosamente celebre di Superga distrugge non solo (ma soprattutto) delle vite umane ma anche i sogni di migliaia di tifosi e le speranze della Nazionale per tutto il decennio '50, che infatti si rivela essere il più nero della storia calcistica italiana.
Un necessario ricambio generazionale si impone all' inizio dei '60, permettendo la conquista del titolo europeo 1968 che almeno in parte mitiga la cocente delusione dell' eliminazione dell' Italia dal mondiale '66 ad opera della Corea del Nord (e per gli italiani, al rientro in patria, furono ... pomodori!); è in questi anni che si può dire che il calcio in generale completa il suo processo di massificazione totale come evento, e si pone come passatempo principale per chi è tifoso in ogni angolo del mondo; un campionato mondiale, ad esempio, racchiude in sé la totalità delle emozioni possibili nella scala dei sentimenti del semplice appassionato come del più pericoloso hooligan, con gioia e dolore a fare da poli estremi; è quindi scontato che campioni di tecnica come Rivera, Mazzola, Bulgarelli si siano fatti inconsapevolmente carico della somma di tutte le speranze dei supporters azzurri in quanto, in un certo senso, facenti parte in maniera perfettamente integrante di una squadra di calcio; insomma, all'uomo di sport (e al tifoso) non sono concesse defezioni.
Gli anni '60 ebbero il merito inoltre di introdurre in modo indolore i '70, che comunque in sostanza sono una ripetizione (però non nei risultati) degli anni precedenti, almeno nei calciatori; da consegnare all' album dei ricordi il secondo posto del mondiale 1970, alle spalle del Brasile probabilmente più forte di sempre.
Gli anni '80 sono storia recente, e sicuramente buona parte di chi sta leggendo può già ricordare da solo i trionfi di Spagna '82, che aprono (e in ogni caso richiudono) questo periodo di storia . Il mondiale di Spagna resta, ad oggi, un punto altissimo  della favola azzurra, nel segno di Pablito Rossi ma di tutto un gruppo che onestamente, alla vigilia, non godeva di alcun favore; ma nel calcio è quasi sempre così. Forse è proprio da questo risultato che l'Italia calcistica comincia a rendersi conto che il mondo, visto dalla cima, è più piccolo; infatti, anche a livello di clubs, gli anni '80-'90 sono caratterizzati da un predominio pressoché uniforme, nel tempo, di squadre italiane in Europa e oltre; ciò non toglie la parziale delusione di un terzo posto ad Italia '90 che avrebbe dovuto essere un primo, e l'amarezza per una finale persa ai rigori (mai successo prima) nel '94. La traversa colpita da Di Biagio all' ultimo rigore contro la Francia padrona di casa  chiude per noi i Mondiali del ‘98, ma il bello è che di  storie da raccontare il Campionato del Mondo ne regala sempre,  ogni 4 anni; e così si arriva dall’ altra parte del pianeta, e le gare di Giappone-Corea del 2002 ci offrono in sintesi delusioni cocenti che solo in parte sono imputabili completamente alla squadra azzurra. Il passare del tempo allora sembra rinvigorire l’ orgoglio nazionale quando i ricordi si trasformano in splendido presente, con l’ Italia campione del Mondo in terra tedesca; e oggi, 9 luglio 2006, la nascita e l’ ultimo capitolo degli Azzurri coincidono, in una partita con la Francia che è storia. La quarta stella sulla maglietta è il dono più bello che i giocatori e il tecnico Marcello Lippi fanno a sessanta milioni di tifosi da troppo tempo rimasti senza parole a causa di scandali, dirigenti arrivisti ed etica sportiva sotto steroidi. Il futuro è un immagine di rinnovamento, negli uomini e nelle idee, nella visione di uno sport uguale per tutti sia in verticale che in orizzontale, a partire dai campi polverosi di periferia fino ai giocatori della Nazionale. E a pensarci, quale miglior nuovo inizio di una Coppa del Mondo tutta nostra?

Albo d'oro

Mondiali: Partecipazioni 16 (Prima 1934).
Vittorie: 4 (Coppa Rimet 1934, Coppa Rimet 1938, Coppa del Mondo FIFA 1982, Coppa del Mondo FIFA 2006).

Europei: Partecipazioni 7 (Prima 1968).
Vittorie: 1 (Campionato Europeo 1968).
Olimpiadi: 1936 Oro; 1928 Bronzo; 2004 Bronzo.
Coppe Internazionali: 1930; 1935.
Esordio internazionale: Italia 6 - 2 Francia, Milano (Italia), 15 maggio, 1910, partita n.1.
Migliore vittoria: Italia 9 - 0 USA, Brentford (Inghilterra), 2 agosto, 1948, partita n.167.
Peggiore sconfitta: Ungheria 7 - 1 Italia, Budapest (Ungheria), 6 aprile, 1924, partita n.42.
Record presenze: Fabio Cannavaro (135).
Capocannoniere: Luigi Riva (35).
Palmares

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