2013 - 2014

2013

738.

06.02.2013, Amsterdam (Olanda), Amsterdam Arena, h. 20.45
OLANDA-ITALIA 1-1 (1-0)
RETI: Lens (O) al 33', Verratti (I) al 47' s.t.
OLANDA (4-3-3): Krul; Janmaat (dal 40' s.t. Van Rhijn), De Vrij, Martins Indi, Blind; Strootman, Maher, Clasie (dal 1' st De Guzman); Lens, Van Persie (dal 1' st Robben), Ola John (dal 15' s.t. Kuyt). (Vermeer, Mathijsen, Vlaar, Van Ginkel, Vorm). All.: Van Gaal.
ITALIA (4-3-3): Buffon; Abate, Barzagli (dal 29' s.t. Ranocchia), Astori, Santon; De Rossi ( dal 16' s.t. Verratti), Pirlo (dal 1' s.t. Florenzi), Montolivo; Candreva (dal 1' s.t. Diamanti), Balotelli ( dal 16' s.t. Osvaldo), El Shaarawy (dal 26' s.t. Gilardino). (De Sanctis, Sirigu, Peluso, Gastaldello, Nocerino, Giaccherini). All.: Prandelli.
ARBITRO: Cakir (Turchia).
Recupero: 1' p.t.; 3' s.t.
Multimedia: Foto (1);
Spettatori: 50.000 circa.
NOTE: Serata fredda, terreno in buone condizioni. Olanda-Italia finisce 1-1, ma le creste non funzionano. La Nazionale ad Amsterdam pareggia nel recupero la rete di Lens con il primo gol di Verratti, dopo una partita tutta in sofferenza, nella quale il migliore in campo è stato Buffon. Ma il modulo 4-3-3 non ha mai ingranato e Balotelli ed El Shaarawy, sostituiti, non hanno convinto
L'Italia sfata il tabù amichevole, ma non per merito delle "creste". Balotelli ed El Shaarawy non funzionano, come la Nazionale di Prandelli, che fa tanta fatica contro l'Olanda, ad Amsterdam. Ma è comunque brava ad acciuffare per i capelli il risultato nel recupero: segna Verratti al 92', dopo che le parate di Buffon avevano tenuto in piedi gli Azzurri prima e dopo il gol di Lens, al 33'. Finisce 1-1. E così la Nazionale stoppa a cinque la striscia di sconfitte consecutive in amichevole, addirittura nella tana dei vicecampioni del mondo. Certo, il gioco non ha funzionato. Così come il modulo 4-3-3. E gli attaccanti tanto attesi. La differenza in positivo l'hanno fatta i cambi: Verratti, Gilardino e Osvaldo. La speranza è che il 21 marzo, nell'amichevole contro il Brasile, si veda un'Italia migliore.
Stavolta l'Italia del 4-3-3, quella del tridente con Mario centravanti e il Faraone sulla sinistra, non funziona. Se a Parma contro la Francia, a novembre, aveva perso, ma giocato bene per lunghi tratti (leggi l'articolo), stavolta all'Amsterdam Arena toppa la partita. Schiacciata dall'Olanda, salvata da Buffon, bravissimo. Con Balotelli nervoso ed El Shaarawy poco nel gioco. E con una manovra impacciata: non riesce a cucirsi addosso il 4-3-3, abituata al consolidato 4-3-1-2. L'Olanda è piaciuta parecchio, anche se, come spesso le accade, è stata più bella che concreta. Ed ha finito per pagare gli sprechi. Sono comunque tanti i ragazzini promettenti: soprattutto il centrocampista centrale dai piedi buoni Maher, classe 1993. Ed è piaciuto pure l'uomo gol Lens, attaccante di orgine del Suriname: lui non è un bambino: è del 1987.
L'Italia stenta a carburare. Parte col 4-3-3, con Candreva sulla destra. Modulo a specchio per Van Gaal, come centravanti ha Van Persie, attorniato da un gruppo di ragazzi. Maher costringe agli straordinari Buffon. Prima il capitano azzurro fa il fenomeno sulla girata del numero dieci, parando, controtempo, addirittura con il piede sinistro. Poi para ancora su Maher, pericolosissimo quando si inserisce centralmente a rimorchio, che lo impegna in acrobazia dall'area piccola. Balotelli si fa vedere con un destro su un lancio in profondità di Pirlo, ma non trova la porta. A segnare è l'Olanda. Bravissimo Lens, che si permette il lusso di un palleggio in area, che manda per aria Astori, si aggiusta il pallone secondo lui di petto, secondo gli Azzurri aggiustandosi palla con il braccio, poi indovina un tiro al volo angolato. Stavolta Buffon non può fare miracoli. Oranje avanti: 1-0.
Dopo lo svantaggio l'Italia, finalmente, si scuote. Spinge soprattutto sulla destra, con Abate, che si procura la migliore occasione. Se ne va sulla fascia, sull'uscita del portiere mette al centro, pallone rinviato da Martins, che anticipa l'accorrente Balotelli. All'intervallo i tulipani sono avanti. Con merito.
Entrano Florenzi per Pirlo e Diamanti per Candreva. Nell'Olanda esce Van Persie, ma entra Robben. Balotelli nervoso, prende a pallonate un cartellone pubblicitario. È il preludio del cambio, quando si prende qualche fischio del pubblico olandese e lascia il posto ad Osvaldo. Il pallino del gioco continua a tenerlo in mano l'Olanda. Magari a ritmo un po' più basso, ora, potendo gestire il vantaggio. Ma l'Italia è troppo timida, quasi balbettante. il migliore dell'Italia è ancora Buffon, su un sinistro potentissimo ancora di Lens, l'autore del gol. E poi risponde a Robben, attivissimo.
In pieno recupero. Lui, subentrato a De Rossi, sfrutta l'uno-due con Gilardino, entrato al posto di El Shaarawy, e segna la sua prima rete in Nazionale. Insomma, Prandelli è premiato dai tanti (sei) cambi. E nel volenteroso finale l'Italia vede premiata la sua caparbietà, sfruttando il peso di due attaccanti veri, Osvaldo ed il Gila. Intanto arriva il risultato. E per il prestigio va bene così.
(dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line")


739.

21.03.2013, Ginevra (Svizzera), Stade de Genèveh. 20.45
ITALIA - BRASILE 2-2 (0-2)
MARCATORI:Fred (B) al 33’, Oscar (B) al 42’ p.t.; De Rossi (I) al 9’ Balotelli (I) al 12’ s.t.
ITALIA (4-3-1-2): Buffon; Maggio, Barzagli, Bonucci, De Sciglio (dal 29’ s.t. Antonelli); De Rossi (dal 36’ s.t. Diamanti), Pirlo (dal 1’ s.t. Cerci), Montolivo; Giaccherini (dal 22’ s.t. Poli); Balotelli (dal 38’ s.t. Gilardino), Osvaldo (dal 1’ s.t. El Shaarawy). (De Sanctis, Sirigu, Marchetti, Abate, Ranocchia, Astori, Candreva, Giovinco). All. Prandelli.
BRASILE (4-3-3): Julio Cesar; Dani Alves, David Luiz, Dante, Filipe Luis (dal 32’ s.t. Marcelo); Fernando, Hernanes (dal 46’ s.t. Luiz Gustavo); Hulk (dal 40’ s.t. Jean), Fred (dal 23’ s.t. Diego Costa), Neymar, Oscar (dal 17’ s.t. Kakà). (Diego Cavalieri, Thiago Silva, Osvaldo). All. Scolari.
ARBITRO: Studer (Wicht-Pozzi/Amhof).
Ammoniti: Fred (B), Hernanes (B), Filipe Luis (B), Maggio (I), Poli (I).
Recupero: 0’ p.t., 3’ s.t.
Spettatori: 29.700.
Multimedia: Foto (1);
Note: L'Italia gioca un partitone contro il Brasile, a Ginevra, in amichevole. Pareggia 2-2, rimontando le reti di Fred e Oscar con i gol di De Rossi e Balotelli. Ma solo un grande Julio Cesar e sprechi assortiti sottoporta salvano la Seleçao. L’Italia gioca bene, ma va sotto nel primo tempo, col 4-3-1-2. Poi, trascinata da un Balotelli versione "comando io" esonda nella ripresa col 4-3-3 (bene Cerci all’esordio da esterno alto di destra). Gli ultimi due pessimi precedenti col Brasile, datati 2009, finiti con altrettante "ripassate", come risultati (0-2 in amichevole a Londra, 0-3 a Pretoria in Confederations Cup) sono cancellati. Anche se la vittoria azzurra nella sfida diretta continua a mancare dal glorioso successo del 1982 in Spagna. Ma in prospettiva Confederations Cup, stavolta in Brasile, e magari guardando anche più in là al Mondiale di Brasile 2014, l’Italia è parsa più avanti. Come equilibri e identità di gioco. I verdeoro hanno grandi solisti, come dimostra la trama del 2-0, ma non sono ancora un coro intonato. E difendono da mani nei ricci, quelli di David Luiz e Dante (Thiago Silva era acciaccato).
L'Italia è senza Marchisio, fermato dalla febbre accusata dalla tarda mattinata, a Ginevra fa un freddo cane, e neanche in panchina. Guadagna un posto da titolare Montolivo. Giaccherini resta trequartista, curioso esperimento di serata di Prandelli. Proprio Giaccherini crea la prima palla gol: salta un avversario, poi conclude di destro sul primo palo, Julio Cesar si rifugia in angolo. Il Brasile replica subito: destro da fuori area di Neymar, Buffon, reattivo, respinge.
Il Brasile è pieno zeppo di attaccanti. Come nella miglior tradizione verdeoro. Scolari fa coesistere Fred e Neymar, centrali, e Hulk e Oscar, esterni alti. Il Brasile concede ampi spazi: fa paura quando attacca, ma pure quando si difende. Balotelli ha tanta voglia di prendersi il palcoscenico, contro un avversario di rango: sfrutta un lancio lungo e un buco della lenta e anarchica difesa avversaria, ci prova di sinistro, ma Julio Cesar fa il fenomeno. Poi Mario ci prova con l’altro piede: destro di poco largo, deviato da David Luiz. Julio Cesar, per la par condicio, fa il gatto pure su Maggio, messo in porta da Pirlo con un lancio super.
All 33’, dopo tanti tremori, segna. Destro al volo vincente di Fred, che mette dentro un cross da sinistra deviato da Bonucci. Balotelli ci riprova, Julio Cesar gli ridice di no. Anche Pirlo, che regala sprazzi di classe che fanno invidia pure ai brasiliani, prova la conclusione. A lato. E in contropiede il Brasile fa male. Malissimo. Con un’azione superlativa rifinita da Neymar, che si fa metà campo palla al piede e poi sforna un assist gusto bacio, e finalizzata da Oscar, che taglia davanti a De Sciglio e infila Buffon in uscita. 2-0. Pesante. Ingeneroso. Verso un’Italia forse un po’ tenera, quando c’è da essere implacabile, ma certo non messa sotto dalla Seleçao. Nel finale di tempo ci prova anche Osvaldo, che prova a raddrizzare il suo momento storto. Julio Cesar lo tiene in versione Torre di Pisa. All’intervallo, dunque, Brasile avanti di due gol.
Prandelli dopo De Sciglio fa debuttare in azzurro anche Cerci. Che sostituisce Pirlo. El Shaarawy entra al posto di Osvaldo. L’Italia passa al 4-3-3, variazione tattica del 4-4-1-1 di partenza. L’Italia sfiora la rete col Faraone, poi segna con De Rossi, con una zampata furba in mischia, su corner da sinistra. E’ il suo 14° centro in Nazionale. L’Italia ci prende gusto. E Balotelli segna il gol che stramerita. Se lo va a prendere, con una prodezza: un meraviglioso destro liftato da fuori area. 2-2. Sesto gol in azzurro. L’unica cosa incredibile della serataccia di Hulk è come si divora un gol inciampando sul pallone. Incredibile è piuttosto l’ennesima parata di Julio Cesar su Balotelli. La gara resta spettacolare. L’Italia gioca bene. Bonucci sfiora il gol, di testa. Il Brasile difende in maniera inguardabile. Si fa male De Rossi. Finisce 2-2. Ma l’Italia è da applusi anche se non vince.
(dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line")


740.

21.03.2013, La Valletta (Malta), Ta' Qali Stadiumh. 20.45
MALTA - ITALIA 0-2 (0-2)
MARCATORI: 7’(Rig.) e 44’ Balotelli (I)
MALTA (4-4-2): Haber; Camilleri, Dimech, Caruana, A.Muscat; Herrera, Sciberras, Briffa, Failla (37' st Cohen); Schembri; Mifsud (43' st Vella). A disposizione: Hogg, Borg, Agius, R.Fenech, P.Fenech, R.Muscat. Ct.: Ghedin.
ITALIA (4-3-1-2): Buffon; Abate, Barzagli, Bonucci, De Sciglio; Montolivo, Pirlo, Marchisio; Giaccherini (16' st Candreva); Balotelli (41' st Gilardino), El Shaarawy (30' st Cerci). A disposizione: Sirigu, De Sanctis, Astori, Maggio, Ranocchia, Diamanti, Florenzi, Poli, Gilardino, Giovinco. Ct. Prandelli.
Arbitro: Sedar Gozubuyuk
Ammoniti: 15’ Buffon (I)
Angoli: 7-2 per l'Italia.
Recupero: 1' p.t.; 2' s.t.
Spettatori: 17.000 circa
Multimedia: Foto (1);
Note: Serata ventosa, terreno in buone condizioni. Mario Balotelli è lungo come l'Italia: dalle Alpi al Mediterraneo. Cinque giorni dopo il meraviglioso gol di Ginevra al Brasile, ecco la doppietta a Malta che spiana la pratica nel primo tempo e ci avvicina ancora di più al Mondiale 2014, complici anche risultati amici. Balo è arrivato a 10 gol in 9 partite da quando è tornato in Italia. A forza di sentirsi chiedere continuità, non la smette più di timbrare il cartellino. La seconda doppietta azzurra, dopo quella gloriosa alla Germania, lo porta a quota 8, al fianco di Sivori e Boniperti, un gradino oltre Schillaci: Mario è nato nell'estate '90, quella delle notti magiche. A Palermo, da genitori ghanesi: ha il sud nel sangue. Per questo spiace ancora di più che anche a Malta sia stato insultato e bersagliato dai buu. Se un figlio dell'Africa viene perseguitato anche a queste latitudini, siamo messi male.Classifica buona La forza con cui Balotelli ha sopportato le provocazioni è una prova di maturità in più. Come lo è stata la sua presenza continua, da trascinatore, al di là dei gol, a sostegno di una squadra che stava per complicarsi la vita: Buffon ha dovuto parare un rigore e ringraziare la traversa. Il rigore del vantaggio se lo è procurato El Shaarawy, bravo; il raddoppio lo ha costruito De Sciglio, con un'invenzione da predestinato. Balotelli, El Shaarawy, De Sciglio: tre ragazzi dal '90 in su. Anche da Malta abbiamo intravvisto un bel futuro. Non abbiamo goleado come la Bulgaria, ma, salvo implosioni catastrofiche, non servirà fare il conto dei gol. I bulgari, che non sono andati oltre l'1-1 in Danimarca, sono 3 punti sotto con una partita in più e li aspettiamo in Italia. Alle prossima affronteremo la Repubblica Ceca con 5 lunghezze in più. Siamo sereni.Balo di rigore Le difficoltà del match sono quelle previste: Schembri, presunto trequartista del 4-4-1-1, in marcatura filatelica su Pirlo e due linee chiuse come i negozi a Ferragosto. Ci disponiamo a lavorare di trapano, per imbucare il piccolo Giaccherini, Marchisio o chi ci prova, con l'aiuto di Balotelli ed El Shaarawy che fanno il pendolo. Dopo 8 minuti siamo già in gol, grazie a un guizzo del Faraone che strappa un fallo goffo al pesante Dimech. Mario impone la sua tassa dal dischetto: 14 rigori su 14. È ispirato il Balo. Esce spesso dall'area a fare l'Ibra con sponde raffinate. Su un suo tacco il Faraone sfiora il secondo. Non c'è neppure il temuto vento. Sembra tutto così facile che un'Italia presuntuosa («Abbiamo spaventato il Brasile, noi...») si affloscia come le bandiere lungo i pennoni e passiamo un brutto quarto d'ora. La palla che perde Bonucci racconta bene il momento svampito degli azzurri: Schembri s'invola e strappa il rigore a Buffon. Buon per noi che «Mosquito» Mifsud tremi davanti al monumento e Gigi smanacci via il pareggio. Turbato dai rimorsi, il Mosquito tuona la sua frustrazione tre minuti dopo: traversa.Italia molle Abbiamo concesso più a Malta in un quarto d'ora che al Brasile in due tempi. Perché? Perché a Ginevra c'era la disponibilità ad aggredire la palla in massa e la concentrazione per farlo con i tempi giusti. Qui né l'una né l'altra e nel cuore del campo apriamo varchi imbarazzanti. Quando poi recuperiamo palla, nessuno aggredisce la profondità come dovrebbe. Marchisio, reduce dalla tonsillite, non è lui; Giaccherini non trova la rotta. Risultato: soffriamo più del dovuto e costruiamo poco. È verso la mezz'ora che l'Italia realizza che deve mettersi a lavorare in un altro modo. Cresce Montolivo, Pirlo dà una tirata alle redini, ma soprattutto alza il ritmo la catena di sinistra, dove De Sciglio ed El Shaarawy, con la collaborazione di Balotelli, dimostrano l'intesa coltivata a Milanello. L'affondo con cui De Sciglio cucina il raddoppio di Mario, per tecnica, personalità e tempismo è uno spot delle enormi possibilità del ragazzo. Una spettacolare promessa di futuro.Tridente Nella ripresa l'Italia pensa soprattutto a gestire, senza frenesie di goleade. L'anima ogni tanto si affloscia sul pennone, ma Buffon il peggio l'ha già passato. Giaccherini sbaglia il 3-0 prima di lasciare il posto a Candreva che porta in campo il 4-3-3, poi rinfrescato da Cerci. Finisce 2-0, come a Modena. Siamo ancora un po' più vicini alle coste mondiali del Brasile. Ma il Carnevale è già qui: ha la cresta e di nome fa Mario. 
(dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line")


741.

21.03.2013, Bologna (Italia), Stadio Dall'Arah. 20.45
ITALIA-SAN MARINO 4-0 (2-0)
RETI: Poli al 28’, Gilardino al 34’ p.t.: Pirlo al 5’, Aquilani al 34’ s.t.
ITALIA (4-3-3): Buffon (dal 25’ s.t. Sirigu); Maggio (dal 31’ s.t. Abate), Ranocchia, Ogbonna, Antonelli (dal 45’ p.t. De Sciglio); Poli, Pirlo, Aquilani; Diamanti (dal 4’ s.t. Cerci), Gilardino (dal 4’ s.t. Balotelli), Bonaventura (dal 4’ s.t. Sau). (Agazzi, Astori, Bonucci, Chiellini, Giaccherini, Giovinco). All. Prandelli.
SAN MARINO (4-5-1): A. Simoncini (dal 1’ s.t. Valentini); Rinaldi, D. Simoncini, Della Valle (dal 26’ s.t. G. Bollini), F. Vitaioli (dal 33’ s.t. D. Rinaldi); F. Bollini (dal 22’ s.t. Buscarini), Cervellini; Gasperoni (dal 14’ s.t. Berretti), Coppini (dal 1’ s.t. Cibelli), M. Vitaioli; Selva. (Genghini, Andreini, Calzolari, Mazza, Bianchi). All. Mazza.
ARBITRO: Borg (Malta).
Ammonito: Della Valle (S).
Recupero: 1’ p.t., 2' s.t.
Spettatori: 24.804 (incasso 122.358 euro).
Multimedia: Foto (1);
Note: L’Italia batte San Marino 4-0 nell’amichevole bolognese calibrata sull’imminente Confederations Cup brasiliana. Segnano Poli, l’eroe di casa Gilardino, Pirlo e Aquilani. Siccome era una prova per le seconde linee, schierate in massa insieme a Buffon e Pirlo, una specie di provino/selezione per valutare il supporting cast da portare in Sudamerica dal 9 giugno (primo impegno di coppa il 16, col Messico a Rio de Janeiro) va registrata l’iperattività di Antonelli, la solita fame di gol di Gilardino, unico vero centravanti d’area in rosa, le reti di Poli e Aquilani, e i continui scatti uno contro uno di Cerci, altro esemplare unico per la sua interpretazione del ruolo di esterno nel 4-3-3 prandelliano. Bonaventura e Sau hanno esordito, senza incantare.
L’Italia fatica un po’ ad ingranare. Sarà che le seconde linee non sono abituate a giocare insieme, sarà che gli stimoli per queste partite, con avversari diciamo morbidi, sono sempre difficili da trovare per l’Italia, persino quando in palio per molti c’è un posto sull’aereo che il 9 giugno porterà in Brasile. I primi 28’ sono la presentazione di Aldo Junior Simoncini al mondo del pallone che conta. Il portiere di San Marino, ex terzo e poi quarto portiere del Cesena, para prima sul debuttante Bonaventura, poi concede il bis sul rientrante, in Nazionale, Aquilani, e quindi addirittura triplica gli interventi decisivi facendo arrabbiare Gilardino - come Diamanti applauditissimo -, che davanti al suo pubblico vorrebbe tanto segnare. Ma lo fa poi in fuorigioco, come Maggio. E così Fort Aldo Junior, secondo nome alla brasiliana, Simoncini tiene, mentre in tribuna stampa su Google è cliccatissimo il nome del carneade portiere degli ospiti.
Al 28’, quando lo 0-0 comincia a diventare fastidioso per gli Azzurri, segna di destro Poli, che si inserisce bene in verticale dal centro-destra. E’ la prima rete per l’Italia per il 23enne centrocampista della Samp. Al 34’ arriva il raddoppio di Gilardino, che segna sulla corta respinta di Simoncini su Aquilani. Per il Gila è il 18° gol in Nazionale, di questo gruppo Azzurro è quello che ha sporcato più tabellini. All’intervallo è 2-0. All’ultimo minuto è uscito acciaccato Antonelli (forte contusione al perone).
Al 4’ della ripresa. Fuori i bolognesi Gila e Diamanti, cui i tifosi dedicano il coro “Alino resta con noi” deterrente contro i rumors di mercato, dentro Balotelli, applauditissimo dal pubblico di Bologna e appoggiato a parole nel prepartita pure dal ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge oltre che da Abete, e Cerci. Staffetta tra i debuttanti: dentro Sau per Bonaventura. Pirlo, lui invece gioca sempre, trova il 3-0 su punizione. Bella, angolatissima. Dopo un palo di Balotelli, Aquilani arrotonda il risultato, sfruttando un paperone del secondo portiere avversario, Valentini. Finisce 4-0. Contro la Repubblica Ceca, il 7 giugno a Praga, in palio punti per le qualificazioni a Brasile 2014, sarà tutto più complicato. Intanto, bene così, anche se è stato fin troppo facile.
(dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line")


742.

07.06.2013, Praga (Repubblica Ceca), Velký strahovský stadionh. 20.45
REPUBBLICA CECA - ITALIA 0-0
REPUBBLICA CECA (4-2-3-1): Cech; Gebre Selassie, Kadlec, Sivok, Limbersky (dal 19’ p.t. Suchy); Hubschmann, Darida (dal 30’ s.t. V. Kadlec); Plasil, Rosicky, Jiracek (dal 41’ s.t. Kolar); Kozak. (Drobny, Vaclik, Pekhart, Kalas, Lafata, Prochazka, Krejci). All. Bilek.
ITALIA (4-3-1-2): Buffon; Abate, Barzagli, Bonucci, Chiellini; Marchisio, Pirlo (dal 32’ s.t. Aquilani), De Rossi; Montolivo; Balotelli, El Shaarawy (dal 1’ s.t. Giovinco).(Sirigu, Marchetti, Maggio, De Sciglio, Astori, Diamanti, Giaccherini, Candreva, Cerci). All. Prandelli.
ARBITRO: Moen (Nor)
Espulso: Balotelli al 27’ s.t. per doppia ammonizione.
Ammoniti: Darida (R.Cec) e Montolivo (I).
Recupero: 1’ p.t., 3's.t.
Spettatori: 18.235.
Multimedia: Foto (1);
Note: A Praga contro la Repubblica Ceca brutta prova degli azzurri, mai pericolosi e salvati dalle parate dello juventino. Nella ripresa due gialli in 4' a Supermario. Situazione tranquilla in chiave Brasile 2014
L’Italia pareggia 0-0 a Praga, contro la Repubblica Ceca. Un risultato che va bene, classifica del girone B alla mano, in cui la Nazionale guarda tutti dall’alto in basso. Ma il risultato in chiave qualificazione a Brasile 2014, è stato forse l’unica cosa da salvare della prestazione degli Azzurri. Irriconoscibili. Messi sotto per lunghi tratti da un avversario feroce, come determinazione, ma modesto, in quanto a tecnica. Buffon ha fatto parate ottime, e pure mezzi miracoli. E’ stato il migliore in campo. Tra le note negative di serata c’è pure l’espulsione di Balotelli per doppia ammonizione. Per falli non cattivi, ma gratuiti e ingenui. Insomma, l’Italia sull’aereo per il Brasile, che prenderà domenica sera alle 22.30, destinazione Rio de Janeiro, non si porta certezze recenti come bagaglio a mano. Quelle pesanti, che erano già nella stiva, risalgono allo scorso Europeo, l’ultimo torneo affrontato prima di questa imminente Confederations Cup in cui affronterà Messico, Giappone e Brasile, dal 16 giugno.
Nella prima mezz’ora la pioggia attesa e mai arrivata a Praga si manifesta piuttosto sotto forma di tiri in porta verso Buffon. Che mette su il tergicristallo e non fa passare niente. Para il colpo di testa di Sivok in fuorigioco, il portierone azzurro, bravissimo anche se non conta, e poi, soprattutto, fa muro in uscita bassa su Jiracek, che sta mandando al manicomio Abate e Marchisio. L’Italia fa fatica come una Cinquecento in salite da Giro d’Italia. Eppure è una fuoriserie, sono i risultati dell’era Prandelli a dimostrarlo. Ma i cechi la buttano sul ritmo, sulla voglia matta di fare il colpaccio di fronte ai loro tifosi, e pur senza fare nulla di trascendentale come gioco, dominano. Con Kozak davanti che farebbe a gomitate pure col Diavolo, e un tridente a suo supporto nel quale spicca per tecnica Rosicky che è come il Brunello - se l’annata è buona, il tempo non gli fa male -, i bianchi costringono i vicecampioni d’Europa sulla difensiva. Altro che i 90’ nella metà campo avversaria in cui sperava Prandelli alla vigilia.
Abate rischia una clamorosa autorete con un ripiegamento fuori equilibrio, e la burrasca passa solo dopo il 30’. Perché la Nazionale sceglie il minor male e abbassa il ritmo, imbastisce un minimo di possesso palla, e così placa gli avversari. Ma Pirlo non ha gambe e per una sera neppure idee, e allora la difesa ceca per gli Azzurri diventa off limits come il Ponte Carlo ai turisti dopo il nubifragio dei giorni scorsi.
Nel secondo tempo in campo c’è Giovinco, entrato al posto di un deludente El Shaarawy. La gara è bruttina, ma quantomeno equilibrata, ora. Al 15’ un lampo: lancio lungo per Kozak, sul sinistro del lungagnone centravanti di casa Buffon è ancora provvidenziale, di piede. La scena si ripete poco più tardi: stessi protagonisti, il duello lo vince ancora il portiere, stavolta sul destro del laziale. Balotelli viene cacciato dall’arbitro norvegese Moen per doppia ammonizione prima della mezz’ora finale. L’Italia ringrazia pure il palo colpito da Jiracek a botta sicura e il sinistro di Kolar nel recupero, che va fuori di poco. Finisce 0-0. Ma per fare strada in Brasile ci vorrà un’Italia ben diversa.
(dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line")


743.

12.06.2013, Rio de Janeiro (Brasile), Estádio São Januárioh. 20.45
ITALIA - HAITI 2-2 (1-0)
Reti: nel pt 1' Giaccherini; nel st 27' Marchisio, 40' Saurel (rigore), 46' Peguero
Italia (4-3-3): Sirigu 6,5 (1' st Marchetti 5), Maggio 5.5, Bonucci 5.5, Astori 5, De Sciglio 5.5, Giaccherini 6.5 (9' st Montolivo 5.5), Aquilani 5.5 (26' st Marchisio 6.5), Diamanti 6 (9' st De Rossi 5.5), Cerci 6 (14' st El Shaarawy 6.5), Gilardino 6 (9' st Balotelli 6.5), Candreva 6.5. (1 Buffon, 20 Abate, 15 Barzagli, 3 Chiellini, 21 Pirlo, 10 Giovinco). All.: Prandelli.
Haiti (4-3-3): Montreil 6.5, Alcenat 6.5, Aveska 5.5 (37' st Jerome s.v.), Lafrance 5 (11' st Desmarets 6.5), Guerrier 6.5, Charles 6 (33' st Saurel 6.5), Alexandre 6.5, Monuma 6, Louis 6 (16' st Joseph 6.5), Saint-Preux 7 (25' st Peguero 7), Maurice 7. (22 Julien, 5 Garry, 12 Bitielo). All.: Blake Cantero.
Arbitro: De Lima Henrique (Brasile) 6.5
Angoli: 3-3
Ammoniti: Joseph (H) per gioco falloso, Maurice (H) per proteste
Recupero: 0' e 2'
Spettatori: 4.000.
Multimedia: Foto (1);
Note: Lo spettro di Sanon improvvisamente si rimaterializza dopo 39 anni. L'Italia per una sera rivive l'incubo chiamato Haiti e, a dispetto del '74, quando lo 0-1 si tramutò presto in un più logico 3-1 nel giro di mezz' ora, riesce addirittura a far peggio facendosi rimontare da 2-0 a 2-2 negli ultimi 5'. Al di là della brutta figura internazionale, preoccupano la scadente condizione atletica, a pochi giorni dal via della Confederations Cup e, soprattutto, un preoccupante calo di concentrazione, non giustificabile solo con la presenza di un avversario non di blasone.
L'Italia-due, schierata per tutti i 90' col 4-3-3 da Prandelli, ha giocato bene solo a tratti. Ha dato l'impressione di far male solo in parte con le accelerazioni di Cerci e Candreva sulle fasce, è andata leggermente meglio nella parte centrale della ripresa quando sono entrati in campo gli interpreti principali, ovvero Balotelli ed El Shaarawy. Ma è clamorosamente mancata sotto il profilo mentale. Troppo spesso gli azzurri sono arrivati secondi sulla palla contro avversari poco più che volenterosi. Emblematico, tra tutti, l'episodio dell'ingenuo fallo da rigore commesso da Astori nel finale ai danni di Maurice che, in pratica, ha galvanizzato Haiti trascinandola verso un'impresa da raccontare ai posteri.
Pronti via e l'Italia ha subito sbloccato il risultato: Diamanti ha lanciato a sinistra Candreva che ha subito centrato per Giaccherini, bravo ad anticipare Aveska e a battere da pochi passi Montrevil. Erano trascorsi appena 19", nuovo record assoluto della storia della nazionale. Battuto di un secondo il precedente primato, appartenente a Salvatore Bagni, in rete dopo 20" contro il Messico a Roma, il 4 febbraio 1984.
Gli azzurri hanno commesso l'errore di pensare di poter presto dar vita ad una goleada e hanno finito per fare i conti con una squadra sempre propositiva, capace con una sola punta, il carneade Leonel Saint-Preux, uno costretto a 29 anni a cercar gloria nel campionato malese per avere un ingaggio, di mettere in apprensione Bonucci e compagni. L'Italia ha provato a rialzare i ritmi solo nel finale di tempo quando Gilardino prima (palo da due passi) e Diamanti poi (punizione di poco a lato) hanno sfiorato il raddoppio.
Nella ripresa chi si aspettava un cambio di marcia è rimasto deluso. Haiti ha preso coraggio e ha sfiorato per due volte il pareggio con Lafrance (colpo di testa a lato di un soffio da due passi) e Maurice (tiro deviato in angolo dal subentrato Marchetti). Prandelli ha provato a risvegliare la squadra lanciando nella mischia Balotelli, De Rossi, Montolivo, El Shaarawy e Marchisio e, in effetti, i cambi hanno prodotto subito il 2-0: Balotelli è andato via a destra e ha servito il Faraone il cui destro è stato respinto da Montrevil e ribadito in rete da Marchisio.
L'Italia si è addormentata, ha cercato di calmierare il gioco e, puntualmente, è stata punita dai centroamericani: Maurice all'85' si è procurato il rigore del 2-1, trasformato dal subentrato Saurel. Poi, al 91', è toccato a Jean-Philippe Peguero, un 31enne addirittura senza squadra, riuscire a entrare nella storia del proprio Paese. Non sappiamo se sostituirà nei cuori dei tifosi haitiani il povero vecchio Sanon. Di certo è già entrato di diritto nella galleria dei tanti incubi azzurr
(dal sito "La Repubblica on-line")


744.

16.06.2013, Rio de Janeiro (Brasile), L'Estádio Jornalista Mário Filho (più noto con il suo nome originario di Maracanã), h. 20.50
ITALIA - MESSICO 2-1 (1-1)
RETI: Pirlo (I) al 27’, Hernandez (M) al 34’ p.t.; Balotelli (I) al 33’ s.t.
ITALIA (4-3-2-1): Buffon; Abate, Barzagli, Chiellini, De Sciglio; De Rossi, Pirlo, Montolivo; Marchisio (dal 23’ s.t. Cerci), Giaccherini (dal 43’ s.t. Aquilani); Balotelli (dal 39’ s.t. Gilardino). (Sirigu, Marchetti, Maggio, Bonucci, Astori, Candreva, Diamanti, Giovinco, El Shaarawy, Gilardino). All. Prandelli.
MESSICO(4-2-3-1): Corona; Flores, Rodriguez, Moreno, Salcido; Zavala (dal 39’ s.t. Jimenez), Torrado; Aquino (dall’8’ s.t. Mier), Dos Santos, Guardado; Hernandez. (Ochoa, Reyes, Molina, Barrera, Reyna, De Nigris, Meza, Herrera, Torres, Talavera). All. De la Torre.
ARBITRO: Osses (Cil).
Ammoniti: Barzagli, Moreno, Dos Santos, Balotelli, De Rossi.
Recupero: 1’ p.t., 3’ s.t.
Spettatori: 74.000 circa.
Multimedia: Foto (1);
Note: Buon esordio degli azzurri al Maracanà: apre il bianconero con un gioiello su punizione, chiude SuperMario di forza. Inutile il gol di Hernandez su rigore.
Erano gli Azzurri più attesi, sono quelli che con i loro gol hanno regalato il successo all’Italia sul Messico, 2-1, all’esordio nella Confederations Cup, nel mitico Maracanà di Rio de Janeiro. Pirlo ha predicato calcio. Mario è stato Mario: tanti tiri, parecchie proteste, prodezze e qualche scatto di nervi. Ma, quel che conta, ha fatto la differenza. Quando è uscito, è stato salutato da una standing ovation. Promosso da una giuria dal palato fine.
L’Italia comincia bene, comoda nel suo vestitino nuovo, il 4-3-2-1, pensato apposta da Prandelli per la Conf Cup. Montolivo se ne va sulla sinistra, serve Balotelli che col mancino tira forte, ma centrale, Corona respinge. Il Messico replica con Guardado: gran sinistro, palla sulla traversa. Poi Pirlo comincia il suo show: chiede un evidente rigore che l’arbitro cileno Osses non concede. La difesa messicana è incerta, il capitano, Rodriguez, una sciagura. Balotelli è centravanti solitario, ma tira appena può, volitivo.
Al 27’ l’Italia segna. Con Pirlo, che festeggia la 100a presenza in Azzurro col 13° gol. Una punizione favolosa. Tutto il Maracana urla forte “Pirlo, Pirlo”. Qui sanno riconoscere e apprezzare il talento calcistico. E Pirlo ha piedi da brasiliano.
Cinque minuti dopo un pasticcio di Barzagli, raro come il freddo da queste parti, regala il rigore a Dos Santos. Il difensore controlla male, l’attaccante col suo passo rapido gli si mette davanti e poi, quando c’è contatto va a terra. Dal dischetto Hernandez spiazza Buffon: 1-1. È il 33° gol per il Messico del centravanti del Manchester United. L’Italia finisce meglio il tempo, con un’apertura sulla destra di Pirlo bella come le spiagge di Rio, ma è 1-1, all’intervallo.
Montolivo spreca su una punizione di Pirlo che il pubblico aveva preceduto con l’applauso ritmato, come prima di un salto nell’atletica. Balotelli si innervosisce per un fallo appena fuori area: il Maracana lo fischia e lo insulta persino, allora. Il ritmo cala, la gara si imbruttisce. Prandelli quindi cambia. Fuori Marchisio, dentro Cerci. E 4-3-3, ora. E segna Balotelli. Palla dentro di Giaccherini, Mario, prepotente, spazza via l’inguardabile Rodriguez e segna il gol partita. E il Maracanà ora fa i cori per lui. L’Italia non rischia più, e vince all’esordio, come in Sudafrica. Ma questa sembra proprio un’altra storia, perché è proprio un’altra Italia. E i fantasmi del passato, con un Pirlo così e Balotelli davanti, non fanno paura.
(dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line")


745.

19.06.2013, Recife (Brasile),  Stadio Adelmar da Costa Carvalho h. 00.00 (ora italiana)
ITALIA - GIAPPONE 4-3 (1-2)
Reti: nel pt 21' Honda (rigore), 33' Kagawa, 41' De Rossi; nel st 5' Uchida (autorete), 7' Balotelli (rigore), 23' Okazaki, 41' Giovinco 
Italia (4-3-2-1): Buffon 5,5, Maggio 5 (14' st Abate), Barzagli 6, Chiellini 6, De Sciglio 5, De Rossi 7, Pirlo 6,5, Montolivo 5,5, Aquilani 5 (30' pt Giovinco 6,5), Giaccherini 6.5 (23' st Marchisio 6.5), Balotelli 6.5. (12 Sirugu, 13 Marchetti, 4 Astori, 19 Bonucci, 20 Abate, 6 Candreva, 8 Marchisio, 23 Diamanti, 11 Gilardino, 14 El Shaarawy, 17 Cerci). All.: Prandelli. 
Giappone (4-2-3-1): Kawashima 6, Uchida 5 (28' st Sakai s.v.), Yoshida 6, Konno 5.5, Nagatomo 6, Hasebe 6.5, Endo 6.5, Okazaki 6.5 (45' st Nakamura s.v.), Honda 6.5, Kagawa 7, Maeda 5.5 (36' st Havenaar s.v.). (12 Nishikawa, 23 Gonda, 2 Inoa, 3 Sakai, 16 Kurihara, 21 Sakai, 8 Kiyotake, 13 Hosogai, 19 Inui, 20 Takahashi). All.: Zaccheroni. 
Arbitro: Abal (Argentina) 5.
Angoli: 5-3 per il Giappone.
Recupero: 1' e 3' 
Ammoniti: Buffon (I), De Rossi (I), Hasebe (G), Konno (G).
Spettatori: 45.000.
Multimedia: Foto (1);
Note: Missione compiuta, ma quanta fatica. L'Italia centra con una gara d'anticipo l'obiettivo delle semifinali in Confederations Cup ma deve decisamente ringraziare la Dea Bendata. Contro un Giappone mai domo soffre fino all'ultimo secondo, rischia a più riprese di incassare uno storico ko ma alla fine colleziona un 4-3 che le consente di rendere la temuta sfida con il Brasile poco più che un'amichevole di lusso.
Non la ricorderemo come Italia-Germania del '70 ma Italia-Giappone passerà alla storia come una delle partite più pazze e divertenti della nazionale. Oltre a 7 gol si sono visti 4 pali, una rete annullata e almeno 5 limpide occasioni da rete mancate o sventate di un soffio. Insomma, un premio ai tanti tifosi rimasti in piedi a casa, malgrado la tarda, per sostenere gli azzurri.
Ai punti, diciamolo subito, avrebbe ampiamente meritato di vincere la nazionale di Zaccheroni. Abulici e spesso fuori tempo, gli azzurri sono stati a tratti dominati dagli avversari. E se alla fine il punteggio li ha premiati è solo per l'evidente maggiore esperienza. E' una vittoria che deve far riflettere Prandelli. La squadra, non sorretta da una soddisfacente condizione atletica, ha ancora sbandato troppo in difesa. Sarà bene probabilmente trovare una soluzione diversa a centrocampo rispetto al modulo ad albero di Natale. Specie ora che il livello tecnico degli avversari inevitabilmente salirà.
Il ct ha cambiato solo due pedine nella formazione che ha sconfitto il Messico: Aquilani per Marchisio, apparso un pesce fuor d' acqua nel ruolo di trequartista, e Maggio in sostituzione di Abate sulla corsia di destra in difesa. Zaccheroni sul fronte opposto ha cambiato ancora meno, malgrado la brutta prestazione con il Brasile, preferendo solo Maeda a Kiyotake in modo da avere una punta di maggior peso in attacco. Chiara l'intenzione di dare ai suoi l'opportunità di riscattarsi.
E, in effetti, è stato premiato. Il Giappone è parso subito ben altra squadra rispetto a quella mezza addormentata ammirata con il Brasile. Ha posto dall'avvio un buon ritmo al match, sorprendendo gli azzurri, per la verità troppo passivi. Kagawa e Nagatomo hanno messo in mezzo Maggio sulla destra, Honda e Okazaki hanno tolto punti di riferimento a Barzagli, Chiellini e De Sciglio. E in questo tourbillon a farne le spese è stato proprio il giovane milanista che, al 20', ha ingenuamente sbagliato un retropassaggio costringendo Bufon a uscire alla disperata in maniera scomposta su Okazaki lanciato a rete. L'arbitro argentino Abal non lo ha perdonato fischiando un severo rigore che Honda ha trasformato. L'Italia ha accusato il colpo e il Giappone ne ha immediatamente approfittato per raddoppiare con una pregevole girata volante di Kagawa.
Per svegliare gli azzurri, ravvivata nel frattempo dall'innesto di Giovinco al posto di uno spento Aquilani, c'è voluta un'incornata di De Rossi che, al 41', ha scaricato su un perfetto pallone proveniente da un angolo di Pirlo tutta la rabbia per aver incassato, pochi minuti prima, un ammonizione che gli farà saltare la sfida con il Brasile. Gol al primo tiro nello specchio della porta. D' incanto l'Italia si sé svegliata e per poco non ha subito pareggiato con Giaccherini che ha colpito la base del palo prima della fine del tempo con un sinistro radente.
L'intervallo non ha tranquillizzato il Giappone che è tornato in campo spaventato combinando in 2' un incredibile patatrac. Al 50' Uchida ha deviato nella propria porta un cross di Giaccherini, al 52' Hasebe ha tratto in inganno l'arbitro dandogli l'impressione di fermare con un braccio un pallone in area. Rigore inesistente che, comunque, è servito a Balotelli per migliorare la sua impeccabile striscia dal dischetto.
A questo punto l'Italia, rassicuratasi, è tornata a dormire e il Giappone si è arrabbiato. Ha attaccato in forze, ha chiuso gli azzurri nella propria area e, al 69', ha meritatamente pareggiato con un perfetto colpo di testa in anticipo sul primo palo di Okazaki su punizione dalla destra di Endo. Costretti a vincere, gli uomini di Zaccheroni hanno insistito ma la fortuna non li ha accompagnati: per due volte Okazaki e poi Kagawa, a porta vuota, hanno colpito i legni a Buffon battuto. L'Italia ha ringraziato e all'86' li ha puniti: De Rossi ha lanciato in area sulla destra il subentrato Marchisio che ha messo Giovinco in mezzo in condizione di segnare a porta vuota il decisivo 4-3. Non avrà ricordato il famoso gol di Rivera ma di certo ha fatto tirare a tutti un sospiro di sollievo.
(dal sito "La Repubblica on-line")


746.

22.06.2013, Salvador (Brasile),  Fonte Nova Arena h. 21.00 (ora italiana)
ITALIA-BRASILE 2-4 (0-1)
RETI: Dante (B) al 46’ p.t.; Giaccherini (I) al 6’, Neymar (B) al 10’, Fred (B) al 21’, Chiellini (I) al 26’, Fred (B) al 44’s.t.
ITALIA (4-2-3-1): Buffon; Abate (dal 30’ p.t. Maggio), Bonucci, Chiellini, De Sciglio; Montolivo (dal 26’ p.t. Giaccherini), Aquilani; Candreva, Diamanti (dal 27’ s.t. El Shaarawy), Marchisio; Balotelli. (Sirigu, Marchetti, Barzagli, Astori, Cerci, Giovinco, Gilardino). All. Prandelli.
BRASILE (4-2-3-1): Julio Cesar; Dani Alves, Thiago Silva, David Luiz (dal 33’ p.t. Dante), Marcelo; Luiz Gustavo, Hernanes; Oscar, Neymar (dal 24’ s.t. Bernard), Hulk (dal 31’ s.t. Fernando); Fred. (Jefferson, Cavalieri, Jean, Rever, Filipe Luis, Jadson, Lucas, Jo). All. Scolari.
ARBITRO: Irmatov (Uzb).
Ammoniti: David Luiz (B), Neymar (B), Marchisio (I), Luiz Gustavo (B).
Recupero: 2’ p.t., 3’ s.t.
Spettatori: 48.864.
Multimedia: Foto (1);
Note: Ci toccherà di nuovo la Spagna (manca solo la matematica). All'Italia non riesce l'impresa di battere in casa il Brasile e in semifinale di Confederations Cup sarà costretta giovedì 27 a una temuta rivincita con i campioni del mondo, un anno dopo la lezione incassata a Kiev (4-0) nella finale degli Europei. Per approdare in finale, insomma, servirà una grande impresa.
Ha vinto 4-2 il Brasile che per due ore ha almeno regalato qualche momento di spensieratezza a un popolo che continua ad essere in subbuglio e che anche durante la partita ha trovato modo per scaricare la propria rabbia per il caro-vita con manifestazioni di protesta che hanno richiesto l'intervento della polizia.
Malgrado entrambe le squadre fossero già qualificate, è stata partita vera. Combattuta e dura, con contrasti spesso ai limiti. A testimonianza che tra Italia e Brasile non potrà mai essere un'amichevole. La differenza è stata davvero sottile se si pensa che l'Italia, prima di incassare il gol del definitivo 4-2 ha mandato sulla traversa con Maggio la palla del 3-3. Gli azzurri hanno giocato a sprazzi e in maniera discontinua ma hanno dimostrato, con un ottimo finale, che sul piano nervoso ci sono. Continua a mancare la condizione atletica e a farne le spese in questo momento è soprattutto la difesa. Ma in questo periodo della stagione è difficile chiedere di più a giocatori che paiono centellinare le ultime energie.
Spaventato dall'avversario o forse deluso dalla prova caotica con il Giappone, Prandelli ha cambiato modulo varando il 4-2-3-1 con il tridente Candreva-Diamanti-Marchisio a sostegno di balotelli. La volontà di spaventare il Brasile è svanita dopo appena 3'. La Selecao, con una partenza fortissima, ha infatti subito impegnato Buffon con Hulk e messo alle corde la difesa azzurra, tanto da far subito correre ai ripari il ct che ha ordinato di passare a un più coperto 4-4-1-1 con Candreva e Marchisio tenuti più bassi.
Una mossa che ha dato i suoi frutti visto che, a poco a poco, il Brasile ha finito per trovare meno spazi e divenire più prevedibile. Non a caso per rendersi di nuovo pericolosa la formazione di Scolari ha avuto bisogno di un'invenzione di Oscar (colpo di tacco smarcante) che ha messo in condizione Neymar di battere a rete dalla sinistra: il diagonale si è perso di poco a lato.
Nel frattempo l'Italia si è dovuta ulteriormente risistemare dovendo rinunciare per infortunio prima a Montolivo e poi ad Abate. Ko imprevisti che hanno costretto Prandelli a rivedere ancora tatticamente la squadra, spostando Marchisio in mezzo e a far entrare Giaccherini e Maggio. Gli azzurri non hanno subito contraccolpi ma, in pieno recupero di tempo, hanno comunque incassato l'1-0. Un gol beffardo, segnato in fuorigioco non rilevato da Dante, subentrato all'infortunato David Luiz, lesto a riprendere una corta respinta di Buffon su un colpo di testa di Fred.
Prandelli ha cambiato ancora, ordinando il 4-3-1-2 con Giaccherini dietro a Balotelli e Diamanti e l'Italia ha subito pareggiato in avvio di ripresa: Balotelli di tacco ha smarcato in area Giaccherini che con un preciso destro in diagonale ha battuto Julio Cesar. Neppure il tempo di assaporare l'1-1 che il Brasile è tornato avanti grazie a Neymar che si è procurato e ha trasformato una punizione dal limite battendo sul proprio palo un incerto Buffon.
L'Italia si è riversata in avanti, ha sfiorato il 2-2 con una punizione da 30 mt di Balotelli ma su un lancio dalle retrovie di Marcelo si è fatta di nuovo infilare da Fred, bravo ad andar via a Chiellini e a scaraventare un gran sinistro sotto la traversa.
Gara finita? Macché. L'Italia ha tirato fuori l'orgoglio e, dopo appena 5', ha riaperto il risultato con Chiellini che ha girato in rete una palla servitagli da Aquilani sugli sviluppi di un angolo. Stanco, il Brasile ha vacillato e per poco non ha incassato il 3-3 su una nuova azione da corner. Maggio all'80' è stato perfetto nell'inserimento sulla battuta di Candreva ma da due passi ha malamente spedito di testa il pallone sulla traversa.
Il Brasile ha ringraziato e, all'88', ha chiuso definitivamente in conti con Fred, lesto a riprendere una corta respinta di Buffon su un tiro dal limite di Marcelo. Andiamo dunque a Fortaleza. Con tante paura ma anche con una certezza. Coi rientri di Pirlo e De Rossi la squadra ritroverà anche il necessario equilibrio. Contro la Spagna sarà fondamentale.
(dal sito "La Repubblica on-line")


747.

27.06.2013, Fortaleza (Brasile),  Estadio Castelao h. 21.00 (ora italiana)
SPAGNA - ITALIA 7-6 dcr (0-0)
RETI: -
SEQUENZA DEI RIGORI: Candreva gol, Xavi gol, Aquilani gol, Iniesta gol, De Rossi gol, Piqué gol, Giovinco gol, Sergio Ramos gol, Pirlo gol, Mata gol, Montolivo gol, Busquets gol, Bonucci fuori, Navas gol.
SPAGNA (4-3-3) Casillas; Arbeloa, Piqué, Sergio Ramos, Jordi Alba; Xavi, Busquets, Iniesta; Silva (52’ Navas), Torres (Javi Martinez), Pedro (78’ Mata). A disp.: Valdes, Reina, Raulalbiol, Azpilicueta, Monreal, Fabregas, Cazorla, Villa, Soldado. All. Del Bosque.
ITALIA (3-4-2-1) Buffon; Barzagli (46’ Montolivo), Bonucci, Chiellini; Maggio, De Rossi, Pirlo, Giaccherini; Candreva, Marchisio (79’ Aquilani); Gilardino (91’ Giovinco). A disp.: Marchetti, Astori, De Sciglio, Diamanti, Cerci, El Shaarawy. All. Prandelli.
ARBITRO: Howard Webb (Ing) (Mullarkey-Cann/Proença).
Ammoniti :De Rossi al 20' s.t., Piqué al 15'.
Recupero: Recuperi: 0' nel p.t., 3' nel s.t., 1' nel p.t.s., 1' nel s.t.s.
Spettatori: 64.800 circa
Multimedia: Foto (1);
Note: L’Italia sfiora soltanto l’impresa. Perde ai rigori, 7-6 contro la Spagna, nella semifinale di Confederations Cup. Decide l’errore dal dischetto di Bonucci, l’unico rigore non realizzato in 14 tentativi. Gli Azzurri giocheranno il 30 giugno a Salvador la finalina per il terzo posto, con l’Uruguay. A Rio, a sfidare il Brasile, ci va la Roja, che prolunga a 26 partite la sua imbattibilità, nella serata meno brillante. L’Italia ha giocato una partita meravigliosa nel primo tempo e in assoluto ottima nei 90’, poi, dopo il gioco, ha fatto vedere di avere l’anima di cui parlava Prandelli alla vigilia e ha resistito alla Roja, che è uscita fuori, più fresca, e la classe dei singoli, esaltata dal ritmo lento, la conosciamo tutti, nei supplementari. Fino a quel momento la Spagna aveva fatto più bella figura grazie alla bellezza delle compagne di Casillas e Pique, Sara Carbonero in sala stampa e Shakira in tribuna, che sul campo verde.
L’Italia, che gioca col lutto al braccio per la morte di Borgonovo, gioca un primo tempo impressionante. Sembra che i campioni, la squadra da battere, siano gli Azzurri. E la Roja sia l’ambiziosa, ma timida sfidante. De Rossi recupera palla e fa il playmaker aggiunto accanto a Pirlo, Candreva e Marchisio scattano a ripetizione, e le occasioni si susseguono. Ma non arriva il gol. Ed è troppo facile, ma non per questo sbagliato, fare riferimento all’assenza di Balotelli. Enorme. Gilardino fa il suo. Mario la differenza. Comunque l’Italia mette in fila occasioni da gol, una dietro l’altra. Con un tiro di Giaccherini, storto, i colpi di testa di De Rossi e Marchisio, larghi, e il duello Maggio-Casillas. Purtroppo lo vince due volte il portiere della Spagna: su due colpi di testa del laterale destro del Napoli. La seconda capocciata è un errore da penna rossa: Maggio aveva tutto il tempo per prendere la mira, magari di piede, e invece si mangia un gol facilissimo cercando un complicato contorsionismo. L’Italia è coraggiosa, come voleva Prandelli. Viva sulle gambe. Volitiva. Prende fiducia, prova anche le giocate di classe, con Pirlo, ma non solo. La Spagna frena. Anzi, inchioda. Rallenta, per capirci qualcosa. Vanno troppo forte, gli Azzurri. Fa possesso palla, ma fine a se stesso, per far passare il tempo, più che altro. Il pubblico neutrale al Castelao di Fortaleza tifa Italia, e se la gode. Partono persino gli olè quando la Nazionale dimostra che pure lei sa fare il possesso palla, se serve. La Roja ha un unico guizzo: con Fernando Torres, che si divora Barzagli nello stretto, ma il sinistro del centravanti finisce appena a lato. Tutto qui. Per il resto l’Italia ha dominato. Ma non ha segnato. Lo 0-0 dell’intervallo è più bugiardo di Pinocchio.
Ora si gioca alla pari. La Spagna cresce, anche solo perché non poteva calare, l’Italia tira un po’ il fiato. Prandelli inserisce subito Montolivo in mezzo, esce Barzagli, con De Rossi che scala al centro della difesa a tre. Pedro grazia Buffon su un errore di Bonucci: il portierone azzurro gli chiude bene lo specchio della porta, lui sparacchia fuori. La manovra dell’Italia ora è discreta, ma meno penetrante. E Pique dimostra perché fa il difensore, quando mette in curva da centroarea un assist di Navas, il migliore dei suoi. Al 93’ è 0-0. Si prosegue.
Entra Giovinco. Il Gila non ce la fa più. Giaccherini esibisce un gran sinistro, palla sul palo. Che sfortuna. Del Bosque capisce l’andazzo: fuori il centravanti, Torres, dentro un mediano, Javi Martinez, che peraltro va inspiegabilmente a fare la punta. La Spagna crea due-tre mischie pericolose, De Rossi, gigantesco come Chiellini, è provvidenziale. Jordi Alba prova a rifarci lo scherzetto di Kiev: non è sempre festa. Xavi ci prova da lontano, Buffon è più fortunato che bravo quando si salva in qualche modo con l’aiuto del palo. Poi si riscatta su Navas. La Spagna è più fresca. L’Italia, esausta, sbuffa, soffre. Ringhia. E tiene. Sino ai rigori. Che premiano la Spagna.
(dal sito "La Repubblica on-line")


748.

30.06.2013, Salvador (Brasile),   Fonte Nova Arena h. 18.00 (ora italiana)
URUGUAY - ITALIA 4-5 dcr (2-2)
RETI: nel pt 24' Astori, nel st 13' e 33' Cavani, 28' Diamanti.
SEQUENZA DEI RIGORI: Forlan (parato), Aquilani (gol), Cavani (gol), El Shaarawy (gol), Suarez (gol), De Sciglio (parato), Caceres (parato), Giaccherini (gol), Gargano (parato)
Italia (4-3-1-2): Buffon 7, Maggio 6, Astori 6.5 (5' pts Bonucci 6), Chiellini 6.5, De Sciglio 6, Montolivo 5.5, De Rossi 6.5 (25' st Aquilani 5.5), Candreva 6.5, Diamanti 7 (38' st Giaccherini 6), Gilardino 5, El Shaarawy 5. (12 Sirigu, 13 Marchetti, 8 Marchisio, 10 Giovinco, 15 Barzagli, 17 Cerci, 21 Pirlo). All.: Prandelli
Uruguay (4-3-3): Muslera 5.5, Maxi Pereira 5.5 (36' st Alvaro Pereira 6), Lugano 6.5, Godin 6, Caceres 6, Gargano 6, Arevalo Rios 6.5 (2' sts Perez s. v.), Rodriguez 5.5 (11' st Gonzalez 6), Suarez 6, Cavani 7.5, Forlan 6. (12 Castillo, 23 Silva, 4 Coates, 13 Aguirregaray, 19 Scotti, 8 Eguren, 14 Lodeiro, 15 Perez, 18 Ramirez, 11 Hernandez). All.: Tabarez
Arbitro: Haimoudi (Algeria)
Angoli: 8-3 per l'Uruguay
Recupero: 2' e 3'; 1' e 0'
Espulso: Montolivo al 5' sts per doppia ammonizione
Ammoniti: Maxi Pereira, Chiellini, Suarez per gioco scorretto
Spettatori: 43.382
Multimedia: Foto (1);
Note: L'Italia chiude la Confederations Cup a testa alta, conquistando il gradino più basso del podio. A tre giorni dall'eliminazione in semifinale contro la Spagna arrivata i calci di rigore, l'Italia mette la medaglia di bronzo al collo battendo l'Uruguay per 5-4 al termine dei tiri dal dischetto, dopo che i tempi supplementari si erano chiusi sul 2-2. Può finalmente sorridere Cesare Prandelli che per tutta la competizione ha dovuto combattere con acciacchi e infortuni e che questa sera ha trovato risposte positive da alcuni giocatori (vedi Candreva, De Rossi e Diamanti), e negative da altri (su tutti El Shaarawy che non segna addirittura dal 24 febbraio scorso). Prima rete in azzurro, invece, per Astori e Diamanti.
La formazione di Cesare Prandelli impiega qualche minuto a entrare in partita, rischiando qualcosina nel primo quarto d'ora sulle accelerazioni di Forlan da una parte e Suarez dall'altra. Poi sale in cattedra Diamanti e la squadra azzurra cambia decisamente ritmo. De Rossi e Candreva dettano legge a centrocampo e il fantasista del Bologna dà il ritmo alle avanzate azzurre. Proprio da una sua punizione (24'), mal valutata da Muslera, nasce la rete di Astori. Il pallone sbatte prima sulla traversa, poi sulla schiena dell'ex portiere della Lazio, quindi viene depositato sul fondo dal centrale del Cagliari quando la sfera è ancora sulla linea. La reazione della Celeste è immediata, ma è affidata principalmente ai tiri da fuori di Forlan che Buffon blocca facilmente. L'occasione più nitida per i sudamericani capita sui piedi di Suarez, ma il diagonale sul primo palo dai 13 metri del Pistolero viene prontamente deviato in corner dal numero uno azzurro, attento poi qualche minuto più tardi su un destro insidioso di Maxi Pereira da dentro l'area di rigore. L'Italia risponde con El Shaarawy che, però, trova l'ottima risposta di un attento Muslera.
Nella ripresa l'Italia resta mentalmente negli spogliatoi e, dopo aver dato all'Uruguay il pallino del gioco, subisce il pareggio al 13' ad opera di Cavani lesto nel piazzare sul secondo palo un pallone recapitatogli da Gargano. Decisivo l'errore a centrocampo di Maggio in fase di impostazione. Qualche minuto più tardi, un altro errore in mediana manda Forlan davanti a Buffon, il capitano azzurro è bravissimo e reattivo nel respingere per ben due volte la conclusione del Toro uruguagio. Nel momento migliore degli avversari, El Shaarawy si guadagna una punizione dal limite, Diamanti si impossessa della sfera e la pennella sotto l'incrocio dove Muslera non può arrivare. Il nuovo vantaggio italiano dura appena 5', perché dall'altra parte Cavani si guadagna un'altra punizione, questa volta dai 25 metri, e la spedisce in rete ristabilendo la parità e mandando le due formazioni ai supplementari.
Con la stanchezza dell'extra-time disputato contro la Spagna nelle gambe, gli azzurri provano a evitare problemi facendo girare il pallone senza commettere ulteriori errori in fase di impostazione. Così l'unico sussulto del primo tempo supplementare è un'entrata rischiosissima da tergo di Aquilani in area su Lugano che il direttore di gara valuta nel migliore dei modi tra le proteste uruguaiane. Nel secondo supplementare ci prova Candreva dalla lunghissima distanza, ma un minuto più tardi Montolivo commette il secondo fallo da ammonizione e lascia i suoi in 10. Sotto di un uomo, Buffon e compagni sperano e trovano nuovamente i calci di rigore: questa volta dal dischetto il protagonista è proprio il numero uno azzurro che para tre penalty e manda l'Italia sul gradino più basso del podio della Confederations Cup.
(dal sito "La Repubblica on-line")


749.

14.08.2013, Roma (Italia), Olimpico h. 21.00
ITALIA - ARGENTINA 1-2 (0-1)
RETI: 20′ pt Higuain, 4′ st Banega, 31′ st Insigne
Italia (4-3-2-1): Buffon (9′ st Marchetti); Maggio (27′ st Cerci), De Rossi, Chiellini, Antonelli; Montolivo (1′ st Florenzi), Verratti, Marchisio (1′ st Aquilani); Candreva (1′ st Insigne), Giaccherini (9′ st Diamanti); Osvaldo. (Sirigu, Astori, Bonucci, De Silvestri, Ranocchia, Pirlo, El Shaarawy, Gilardino). All.: Prandelli
Argentina (4-3-3): Andujar; Campagnaro, F. Fernandez, Garay (27′ st Coloccini), Basanta; Biglia, Mascherano (30′ st Rodriguez), Di Maria (37′ st Alvarez); Lamela (1′ st Banega), Higuain (16′ st Lavezzi), Palacio (44′ st A. Fernandez). (Romero, Ustari, Ansaldi, Zabaleta, Cerro). All.: Sabella
Arbitro: Stark (GER)
Recuero: 2' e 4'
Ammoniti: Campagnaro per proteste
Spettatori
: 74.282
Multimedia: Foto (1);
Note: Sarà pure calcio d'agosto, ma l'Italia di Cesare Prandelli non esce benissimo dall'amichevole dell'Olimpico contro l'Argentina, carica di significato più per quanto successo nella vigilia, con l'udienza concessa da Papa Francesco nella giornata di ieri, che per i responsi del campo. Appare però evidente lo squilibrio tra gli azzurri e la Selección: il ritorno alla difesa a 4 non ha dato risposte positive e in fase offensiva gli unici spunti degni di nota sono stati figli del talento dei singoli. Candreva, Diamanti, Insigne: sono loro i lati positivi di una serata in cui l'attacco azzurro ha sofferto come il resto della squadra. Nota di merito anche per Marchetti, autore di un finale di gara che ha permesso di limitare il passivo. Regge poco l'alibi del ritardo di condizione, avendo affrontato una formazione che per 9/11 mandava in campo giocatori che militano nella Liga e nella Serie A, con Garay e Basanta uniche eccezioni. All'Olimpico finisce dunque 1-2, così come nell'ultimo precedente, stesso stadio, 12 anni fa: all'epoca furono Crespo e Kily Gonzalez a condannarci, oggi Higuain e Banega.
Il forfait di Balotelli regala a Osvaldo - fischiatissimo in avvio - la maglia di centravanti titolare, con Giaccherini e Candreva a supporto. Esperimenti in difesa, dove il tandem centrale della linea a 4 è composto da De Rossi e Chiellini. Sabella replica con Lamela, Higuain e Palacio in avanti, per un modulo che dipende parecchio da Di Maria, libero di fare il trequartista o l'intermedio a seconda delle necessità. L'avvio azzurro è difficilissimo, i due centrali difensivi non trovano le distanze e devono intervenire per rimediare alle reciproche disattenzioni: De Rossi salva Chiellini al 6′ su un cross di Higuain, lo juventino ricambia la cortesia due minuti più tardi, entrando in scivolata su Palacio. Al 12′ è ancora l'interista a seminare il panico sulla destra: cross per Di Maria, un'esitazione di troppo per il madridista al momento di concludere. Al quarto d'ora si vede l'Italia: chi non vede bene è Giaccherini, che preferisce il destro da fuori area - contrato dalla difesa - all'assist per il solissimo Candreva. Minuto 20, l'Argentina sblocca. Il pressing albiceleste fa pensare troppo la difesa azzurra, De Rossi calcia in orizzontale dove ci sono solo sudamericani: Lamela raccoglie e apre per Higuain, "el Pipita" stringe da sinistra e con il destro trafigge l'incolpevole Buffon.
Il gol placa la furia argentina, il baricentro della squadra di Sabella si abbassa ma in casa Italia non c'è nemmeno l'ombra di un'idea. Non resta che affidarsi ai singoli e il più ispirato, nella prima metà di gara, è senza alcun dubbio Candreva. Il laziale al 38′ mette in mezzo da destra, cross velenoso, non ci arriva Osvaldo. Il bis, che arriva un giro d'orologio dopo, per poco non vale il pari. Traversone calibrato alla perfezione per Marchisio, lo juventino è solo in area piccola ma manca clamorosamente l'impatto col pallone dell'1-1. In coda di frazione, con gli azzurri sbilanciati in avanti sugli sviluppi di una punizione, l'Argentina si scatena in contropiede: Palacio per Di Maria, doppio passo dell'ex Benfica e pallone di ritorno per l'interista, che in scivolata manda sopra la traversa a porta vuota, complice anche una deviazione di Chiellini in disperato ripiegamento. Prandelli durante l'intervallo deve fare i conti con gli imminenti impegni dei club e lascia negli spogliatoi Marchisio, Montolivo e Candreva: gli ingressi di Florenzi, Aquilani e Insigne non spostano di una virgola l'equilibrio della contesa nell'immediato, a Sabella basta un cambio per il raddoppio.
Fuori Lamela, abbastanza in ombra nonostante l'assist per Higuain, dentro Banega: il centrocampista del Valencia mette la firma in soli quattro minuti. Altro contropiede da palla inattiva a favore degli azzurri, la gestione di Higuain è illuminata, con lo scarico per l'esterno destro vincente dai 18 metri dell'ex Boca. I cambi giusti, per Prandelli, arrivano in corso d'opera. Marchetti, entrato al 9′, nega a Higuain il gol del tris, dopo l'ennesima fuga di Palacio. Stesso minuto dell'ingresso in campo di Diamanti, che inizia a correre per tutti e a mettere in area palloni pericolosissimi. E' sua la punizione che al 22′ fa tremare la traversa, toccata in maniera decisiva da un attento Andujar. Serve una magia per provare a riaprire il match, la trova Lorenzo Insigne: il talento del Napoli pennella con il destro a giro dai 20 metri, cuoio a spolverare l'angolo alto. E' un fuoco di paglia, visto che nei minuti finali della sfida a mettersi in mostra è Federico Marchetti, lucidissimo nel restare in piedi quando Di Maria gli si presenta a tu per tu dopo aver saltato come birilli i difensori azzurri e strepitoso allo scadere, riuscendo ad alzare di puro istinto un destro potente e preciso di Maxi Rodriguez. In mezzo, un mini brivido per parte: Insigne col sinistro non trovava la porta al 36′, così come Ricky Alvarez al 41′. Vince, meritatamente, l'Argentina. L'Italia è ancora in fase di costruzione.
(dal sito "La Repubblica on-line")


750.

06.09.2013, Palermo (Italia), Barbera h. 20.45
ITALIA - BULGARIA 1-0 (1-0)
RETI: nel pt 38' Gilardino.
Italia (4-3-3): Buffon 7.5, Abate 6.5 (34′ st Maggio sv ), Bonucci 6, Chiellini 6, Antonelli 5.5 (18′ st Astori 6), De Rossi 6, Pirlo 6.5, Thiago Motta 5.5, Candreva 7, Gilardino 7, Insigne 5.5 (19′ st Giaccherini 6). (13 Marchetti, 5 Ranocchia, 18 Florenzi, 7 Aquilani, 23 Diamanti, 10 Verratti, 14 El Shaarawy, 9 Gabbiadini, 12 Sirigu) All. Prandelli.
Bulgaria (4-1-4-1): Mihaylov 6, Minev Y. 5.5, Bodurov 5.5, Ivanov 5, Minev V. 6, Dyakov 6 (30′ st Delev sv), Gadzhev 6.5, Popov 6.5, Manolev 5.5 (10′ st Iliev 5.5), Nedelev 6.5, Tonev 6 (16′ st Rangelov 6.5) (1 Stoyanov, 11 Dimitrov, 12 Hrstov Y., 16 Milanov I., 3 Aleksandrov, 23 Gargoroy, 19 Zlatitinsky, 20 Hristov V., 4 Zanev) All. Penev.
Arbitro: Velasco Carballo (Spa) 6
Angoli: 9 a 7 per la Bulgaria.
Recuero: 0' e 4'
Ammoniti: Giaccherini per gioco falloso.
Spettatori
: 30.000
Multimedia: Foto (1);
Note: Il Brasile è più vicino. L'Italia batte 1-0 la Bulgaria a Palermo e mette una grossa ipoteca sul primo posto del girone di qualificazione ai Mondiali. Ma quanta sofferenza. Per difendere il gol realizzato nel primo tempo dagli azzurri c'è voluto, infatti, un super Buffon, autore di tre interventi decisivi, e un pizzico di fortuna per evitare un beffardo pari.
Una vittoria arrivata con qualche patema d'animo che conferma, però, la solidità del gruppo azzurro, già emersa in Confederations Cup. C'era da stringere i denti viste le tante assenze, l'Italia lo ha fatto trovando una fondamentale mano anche dalla buona sorte. Le note lieti della serata, oltre al ritrovato Giardino, in gol in una gara ufficiale della nazionale dopo esattamente 3 anni, arrivano da Candreva, decisamente il più vivace sul fronte d'attacco, e dai sempreverdi Pirlo e Buffon. In ombra Insigne, che solo a sprazzi è riuscito ad entrare nel vivo della manovra, e Thiago Motta che è sembrato un po' arrugginito dopo essere stato messo un anno in naftalina dal ct.
Costretto a rinunciare a Montolivo, Osvaldo e Balotelli, squalificati, e a De Sciglio, Marchisio e Barzagli, infortunati, Prandelli ha deciso di rilanciare Bonucci e Antonelli in difesa e Thiago Motta a centrocampo, varando l'inedito duo Candreva-Insigne a sostegno del rispolverato Gilardino. La Bulgaria ha risposto con l'atteso 4-5-1 con l'unica novità di Nedelev preferito a Iliev a centrocampo.
L'Italia ha inevitabilmente faticato a trovare i giusti automatismi e la Bulgaria ha provato ad approfittarne impegnando in due tempi (20') Buffon con un sinistro da fuori di Tonev. Col passare dei minuti però gli azzurri hanno iniziato a premere con insistenza e, sfruttando soprattutto la vena di Candreva, hanno finito per passare, alla prima buona occasione: il tornante della Lazio è andato via a sinistra e ha fornito un cross al bacio per Gilardino che, con una bella schiacciata di testa, si è tolto la soddisfazione di raggiungere Bettega a quota 19 nella classifica all-time azzurra.
La Bulgaria non si è disunita e, nella ripresa, cambiando modulo (dal 4-5-1 al 4-3-3) ha iniziato a mettere costantemente in crisi gli azzurri. Specie grazie alle iniziative di Nedelev, spostato da Penev a sinistra per mettere in difficoltà Antonelli. A tenere in piedi la baracca ha pensato Buffon, che per due volte ha respinto sulla linea due conclusioni a colpo sicuro di Popov e poi, sugli sviluppi di un angolo, un colpo di testa ravvicinato di Rangelov.
E laddove non è arrivato il portierone azzurro è stato un pizzico di imprecisione dei giocatori bulgari a graziarci: un sinistro di Nedelev dal limite ha lambito il palo, un colpo di testa, in pieno recupero, di Yordan Minev da mezzo metro è incredibilmente terminato a lato di un soffio. E l'Italia? Ha faticato a ripartire e ad alleggerire la pressione. Gli attaccanti hanno finito per restare troppo isolati e, non è un caso, che l'unico pericolo per Mihaylov sia nato da un pasticcio con Bodurov che per poco non ha consentito a Gilardino di raddoppiare.
Martedì a Torino con la Repubblica Ceca, all'ultima spiaggia dopo il clamoroso scivolone interno con l'Armenia (1-2), ci sarà bisogno di ben altra prestazione se si vorrà brindare alla qualificazione con due gare d'anticipo. Malgrado, probabilmente, mancheranno anche Abate e Antonelli, infortunatisi durante la sfida, Prandelli può dormire sonni tranquilli: i rientri di Montolivo, Osvaldo e Balotelli garantiranno altro peso e pericolosità all'attacco.
(dal sito "La Repubblica on-line")


751.

10.09.2013, Torino (Italia), Juventus Stadium h. 20.45
ITALIA - REPUBBLICA CECA 2-1 (0-1)
RETI: 19′ Kozak, 7′ st Chiellini, 9′ st Balotelli (rig.).
Italia (3-4-2-1): Buffon 6.5, Bonucci 7, De Rossi 6.5, Chiellini 7, Maggio 6, Pirlo 6.5, Montolivo 6.5 (41′ st Thiago Motta s. v.), Pasqual 6.5 (33′ st Ogbonna s. v.), Candreva 6.5, Giaccherini 6.5 (1′ st Osvaldo 6), Balotelli 7 (13 Marchetti, 12 Sirigu, 4 Astori, 7 Florenzi, 10 Verratti, 23 Diamanti, 14 El Shaarawy, 11 Gilardino, 20 Insigne). All. Prandelli.
Rep. Ceca (4-3-2-1): Cech 5, Gebre Selassie 5.5 (31′ st Rabusic s. v.), Sivok 6, Suchy 6.5, Limbersky 6, Plasil 6, Prochazka 6, Darida 5.5 (10′ st Vanek 5), Rosicky 6 (38′ Kolar 5), Jiracek 6.5, Kozak 6,5. (16 Vaclik, 23 Drobny, 3 M. Kadlec, 7 Husbauer, 20 Kusnir, 17 Horava, 14 V. Kadlec, 21 Lafata). All. Bilek. Arbitro: Eriksson (Svezia) 6.
Angoli: 12 a 3 per l'Italia.
Recupero: 2′ e 4′.
Espulso: Kolar (R) per doppia ammonizione.
Ammoniti: Balotelli (I), Kolar (R), Kozak (R) per gioco falloso.
Spettatori: 35.299 per un incasso di 708.316 euro.
Multimedia: Foto (1);
Note: Si va in Brasile. Con due gare d'anticipo l'Italia centra la qualificazione ai Mondiali battendo in rimonta (2-1) la Rep. Ceca. Una vittoria storica (la n. 400) in una serata da ricordare: mai gli azzurri avevano centrato l'obiettivo fase finale con così largo anticipo. E per Buffon la festa è doppia visto che ha tagliato il traguardo festeggiando la 136/a presenza azzurra che lo ha fatto diventare il recordman di sempre raggiungendo Fabio Cannavaro.
L'Italia ha dovuto soffrire prima di gioire ma, ancora una volta, ha dimostrato la netta superiorità rispetto alle rivali del girone. La Rep. Ceca si è rivelata davvero lontana parente di quella di qualche anno fa. Si è limita a gestire il vantaggio arrivato a sorpresa grazie a una zampata di Kozak al 19' e, nella ripresa, non ha resistito al ritorno azzurro. Nel finale, poi, quando doveva tentare il tutto per tutto, è stata capace di farsi viva sterilmente dalle parti di Buffon solo grazie a un evidente calo di tensione degli azzurri.
Una qualificazione che porta la firma di Prandelli che ha avuto, anche stasera, il merito di cambiare in corsa una squadra disegnata male in avvio. Ha ridato forza e equilibrio nel secondo tempo alla squadra, riportando De Rossi a centrocampo e affiancando Osvaldo a Balotelli. E, non a caso, nel giro di pochi minuti, è riuscito a ribaltare una situazione che si era fatta inaspettatamente complicata.
Recuperati, dopo la squalifica, Montolivo e Balotelli ma persi, per infortunio, Abate ed Antonelli, il ct inizialmente ha deciso di riproporre il 3-4-2-1 utilizzato in Confederations Cup contro la Spagna con Super Mario unica punta di riferimento e Giaccherini, preferito a Insigne, al fianco di Candreva. Sulle fasce sono andati Maggio e Pasqual mentre a fare il libero è stato spedito De Rossi.
L'Italia ha subito scaldato le mani a Cech con un destro da fuori di Balotelli ma al primo affondo dei cechi si è fatta sorprendere: Jiracek si è fatto trovare smarcato sulla sinistra e con un cross col contagiri ha smarcato in mezzo all'area Kozak, bravo a infilare a Buffon con un preciso destro in diagonale in spaccata.
L'Italia ha reagito rabbiosamente ma non è stata supportata a dovere da Balotelli che ha iniziato a litigare con la porta ospite: prima ha colpito una clamorosa traversa da due passi poi ha spedito incredibilmente alto una pallone respinto corto da Cech su un tiro di Giaccherini infine ha mandato addosso al portiere del Chelsea un colpo di testa ravvicinato.
Prandelli ha rimescolato le carte, è passato al 4-4-2 e, con un avvio veemente, ha capovolto in risultato in appena 3': al 51' Chiellini ha approfittato di un'uscita a vuoto di Cech su un angolo di candreva per infilare il pallone nella porta rimasta sguarnita. Due minuti dopo Balotelli è andato via in area a Gebre Selassie che per fermarlo è stato costretto a farlo. Rigore netto che ha consentito a Super Mario di allungare la sua strepitosa serie record dal dischetto a 20 su 20.
Bilek ha tentato il tutto per tutto inserendo prima Vanek e poi Rabusic ma per arrivare dalle parti di Buffon la Rep. Ceca ha avuto bisogno di un calo di attenzione degi azzurri: Jiracek ci ha provato da fuori (sinistro bloccato da Buffon), Kozak con due girate in area che, come unico risultato, hanno prodotto una brutta ferita alla fronte di Pasqual, costretto a uscire in barella per un brutto taglio alla fronte dovuto a un'involontaria gomitata dell'ex attaccante della Lazio.
L'Italia così può far festa in anticipo. Il rischio, ora, è che i prossimi impegni si tramutino in fastidiosi obblighi spezza-campionato. Prandelli farà fatica a tenere alta l'attenzione di tutti, dai tifosi ai giocatori. E questo, certo, non sarà un vantaggio per preparare al meglio il Mondiale.
(dal sito "La Repubblica on-line")


752.

11.10.2013, COPENHAGEN (Danimarca), Parken Stadium h. 20.15
DANIMARCA - ITALIA 2-2 (1-1)

RETI: 28' Osvaldo (I), 46' pt Bendtner (D); 34' Bendtner (D), 46' st Aquilani (I)
DANIMARCA (4-2-3-1): Andersen; Jakobsen, Bjelland, Agger, Boilesen; Kvist, Zimling (37' s.t. Andreasen); Braithwaite (1' s.t. Larsen), Eriksen, Krohn Dehli; Bendtner (39' s.t. Makienok). (K.Schmeichel, Hansen, Kjaer, P.Ankersen, J.Ankersen, Delaney, Larsen, Nielsen, Sloth, Fischer) All. Olsen
ITALIA (4-1-3-2): Buffon, De Silvestri, Ranocchia, Chiellini, Balzaretti; Thiago Motta; Candreva, Montolivo (dal 35’ s.t. Gilardino), Marchisio (dal 23’ s.t. Aquilani); Diamanti (dal 32’ s.t. Cerci), Osvaldo. (Sirigu, Marchetti, Abate, Astori, Bonucci, Florenzi, Pirlo, Giaccherini, Rossi). All. Prandelli
ARBITRO: Lannoy (Francia)
Angoli: 9-0.
Recupero: 1’ p.t.; 3’ s.t.
Espulso: Kolar (R) per doppia ammonizione.
Ammoniti: Bjelland (D), Zimling (D) e Boileson (D)
Spettatori: 38.000
Multimedia: Foto (1);
Note: Con il fiatone, ma ancora imbattuta. L’Italia se l’è vista brutta, ha rischiato di dover rifare tutto, di rimettere in corsa la Danimarca per il secondo posto nel girone, di autocostringersi a vincere con l’Armenia, a Napoli, per non rischiare di arrivare al sorteggio di inizio dicembre senza essere testa di serie. Poi al penultimo assalto, con Aquilani, ha messo al sicuro almeno un 2-2, che le consentirà di non arrivare con l’acqua alla gola alla gara di martedì. Sarebbe stata la prima sconfitta nel girone di qualificazione, è comunque stata la grande serata di Nicklas Bendtner: l’Italia (la Juve) non lo aveva capito e lui si è "vendicato" dell’Italia con una doppietta che aveva capovolto una gara dall’andamento anomalo. L’Italia l’aveva tenuta saldamente in pugno per quasi tutto il primo tempo, poi se l’era fatta sfuggire di mano quasi completamente, fino al gol di Aquilani arrivato 2’ abbondanti dopo il 90’, con una deviazione anche fortunata di stinco, su conclusione di Osvaldo.
Senza Pirlo (preservato per Italia-Armenia) e Balotelli (affaticamento muscolare più influenza in extremis: all’orizzonte un forfeit per la gara di martedì a Napoli?), per affrontare la Danimarca Prandelli aveva comunque scelto la formula con una sola punta vera, ma in versione atipica. Una sorta di il 4-1-3-2, con Thiago Motta in doppia versione di play basso e tampinatore di Eriksen e per il resto il solito tourbillon dei centrocampisti: in fase offensiva Montolivo e Candreva ad alternarsi nell’affiancare Diamanti alle spalle di Osvaldo; in fase difensiva Candreva largo a destra e Marchisio a sinistra, per disegnare un 4-4-1-1 comunque sempre molto mobile. Così Prandelli aveva "incartato" la Danimarca, apparsa subito molto in difficoltà nel mettere pressione agli azzurri e nella ricerca di spazi e soluzioni incisive. Il c.t. contava molto sulla invidiabile condizione psicologica (Italia già qualificata), ma anche sulle motivazioni della sua squadra, alla quale aveva affidato la missione di mettere al sicuro il primato nel girone e dunque lo “status” di testa di serie per il Mondiale che verrà: così, l’Italia ha usato la prima mezzora scarsa per impadronirsi del campo e poi alla prima occasione ha punito la squadra di Olsen.
Con Osvaldo, tornato titolare in gara ufficiale dopo un anno e arrivato ieri sera al suo quarto gol in maglia azzurra. L’ex giallorosso avrebbe già potuto segnare un quarto d’ora prima, quando Montolivo gli aveva fatto vedere la porta, ma lui aveva perso il tempo per la conclusione. Si è rifatto al minuto 27, grazie a un’illuminazione di Thiago Motta, con invito in profondità trasformato in gol con un meraviglioso controllo a seguire con cui ha fatto secco Agger, prima di battere Andersen in uscita. La Danimarca ha accusato il colpo e a parte un tiro cross di Eriksen sull’esterno della rete era sembrata prigioniera delle sicurezze azzurre.
Messe in discussione, però, proprio al tramonto del primo tempo, grazie ad un lampo di Bendtner, fino a quel momento in difficoltà con i centrali azzurri: su cross da sinistra di Krohn-Dehli (antipasto dell’assist era stato un minuto primo un suo slalom pericoloso, ma finito nel nulla), l’ex juventino ha sovrastato Balzaretti e schiacciato di testa, sorprendendo Buffon sul suo palo sinistro. Tutto da rifare e gara trasformata dal punto di vista dell’approccio, con la Danimarca che ha ripreso coraggio: l’Italia ha avuto la possibilità di colpirne il fianco scoperto (al 5’ ripartenza tre contro due, conclusa da Diamanti con un sinistro fuori), ma all’11’ è stato di nuovo Buffon a tremare, quando Eriksen ha colpito secco il palo alla sua sinistra, su punizione da venti metri concessa per fallo di Chiellini su Larsen.
La partita a quel punto ha perso molti degli equilibri tattici su cui era vissuta nel primo tempo: ancora una possibilità per gli azzurri al 14’, con intuizione di Diamanti per Marchisio, che si è fatto chiudere la porta da Andersen, concludendo troppo debolmente. Ma ancora, soprattutto, la Danimarca vicinissima a ribaltare il risultato: prima (21’) con una conclusione centrale di Zimling alzata sopra la traversa da Buffon; poi, soprattutto, con Bjelland, che un minuto dopo ha risolto una batti e ribatti in area con un tiro violentissimo che si è stampato sulla traversa, molto vicino all’incrocio dei pali, ed è rimpallato quasi sulla linea di porta, prima del salvataggio di Buffon sui piedi di Bendtner. E’ stato il momento psicologicamente più difficile per l’Italia, che nel frattempo Prandelli aveva ridisegnato con Aquilani al posto di Marchisio e poi con Cerci per Diamanti. E quando la Danimarca ha raccolto le ultime energie ha pagato al 33’, prendendo un gol fotocopia dell’1-1: cross dalla sinistra, ancora di Krohn-Dehli, e stacco di testa di Bendtner, ancora su Balzaretti.
A quel punto sembrava troppo tardi per provare a rimediare, ma l’Italia ci ha creduto anche stavolta. E ha trovato il premio alle sue motivazioni con il gol in extremis di Aquilani.
(dal sito "La Repubblica on-line")


753.

15.10.2013, Napoli (Italia), Sadio San Paolo h. 20.45
ITALIA-ARMENIA 2-2 (1-1)
RETI: Movsisyan (A) al 5’, Florenzi (I) al 24’ p.t.; Mkhitaryan (A) al 25’, Balotelli (I) al 31’ s.t.
ITALIA (4-1-4-1): 13 Marchetti; 2 Abate, 19 Bonucci, 4 Astori, 14 Pasqual; 21 Pirlo; 16 Florenzi (dal 16’ s.t. 8 Candreva), 7 Aquilani (dal 29’ s. t. 20 Rossi), 18 Montolivo, 17 Insigne; 10 Osvaldo (dal 9’ s.t. 9 Balotelli). PANCHINA 1 Buffon, 12 Sirigu, 3 Chiellini, 6 Balzaretti, 22 Giaccherini, 5 Thiago Motta, 15 De Silvestri, 23 Verratti, 11 Cerci. ALLENATORE Prandelli .
ARMENIA (4-2-3-1):
1 Berezovski; 15 Mkoyan, 3 Haroyan 5 Arzumanyan, 20 Hayrapetyan (13 Hovhannisyan dal 18’ s.t.); 7 Yedigaryan (dal 45’ s.t. 8 Pizzelli), 6 Mkrtchyan; 23 Ozbiliz (dal 34’ s.t. 11 Sarkisov), 18 Mkhitaryan, 10 Ghazaryan; 14 Movsisyan. PANCHINA 12 Kasparov, 16 Aleksanyan, 17 Avagyan, 21 Manoyan, 22 Dashyan. ALLENATORE Minsayan.
ARBITRO: Oliver (Ing)
Ammoniti:
Pasqual per gioco scorretto e Haroyan per gioco scorretto.
Spettatori: 22.000.
Tiri in porta: 10-3.
Tiri fuori: 7-5.
Fuorigioco: 4-2.
Angoli: 7-4.
Recuperi: 1’ p.t.; 3’ s.t.
Multimedia: Foto (1);
Note: L’imbattibilità nel cammino di qualificazione è salva, seppur a fatica, ma il pareggio con l'Armenia (2-2) e le vittorie di Uruguay (3-2 con l'Argentina) e Colombia (2-1 in Paraguay) escludono l'Italia dalla Top 8 del calcio mondiale: l'Italia dunque non sarà testa di serie al Mondiale in Brasile. La "colpa" è di un pareggio in casa con l’Armenia: esito sicuramente non scandaloso, per una gara nella quale l’Italia ha tradito difficoltà impreviste e soprattutto un volto molto diverso da quasi tutte le precedenti apparizioni. E neanche l’ingresso nella ripresa di Balotelli, che pure stava per vincere da solo la partita, è bastato a portare i tre punti della sicurezza.
Sciolto già lunedì sera l’unico vero dubbio che si era tenuto Prandelli - Balotelli inizialmente in panchina e ancora fiducia a Osvaldo al centro dell’attacco - si è vista l’Italia prevista: con il 4-1-4-1 fondato su Pirlo davanti alla difesa, Montolivo e Aquilani coppia centrale con Florenzi e Insigne esterni larghi, a supporto dell’ex centravanti giallorosso. E’ stato l’approccio alla gara degli azzurri a risultare imprevisto: squadra distratta più che molle, imprecisa più che demotivata, troppo lunga in campo e portata ad abbandonarsi a iniziative più estemporanee che studiate. Giocate troppo stesso solitarie, fuori contesto e dunque poco lucide. Risultato: errori in serie e brividi da subito. Il primo dopo 4’, per una leggerezza di Astori, di cui Movsisyan non ha approfittato. Ma l’attaccante armeno ha perdonato una volta e non la seconda, appena un minuto dopo, quando il pasticcio è stato combinato da Aquilani. Il centrocampista viola, che aveva raddrizzato in extremis la gara di venerdì scorso con la Danimarca, ieri l’ha messa in discesa all’Armenia con un disimpegno sbagliato, da cui è nato un rimpallo che ha lanciato Movsisyan davanti a Marchetti: Astori saltato e oplà, per l’Italia l’incubo di una notte da streghe.
L’impasse azzurra è durata perlomeno un altro quarto d’ora, fra disattenzioni e giocate sempre imprecise, come il sinistro completamente fuori misura con cui Osvaldo, al minuto 12, aveva vanificato un buon controllo con cui aveva preparato il tiro. Per fortuna di Prandelli la scossa è arrivata da Insigne, via via più brillante e incisivo fino ad arrivare ad essere per distacco il migliore dell’Italia nel primo tempo. Il ragazzo di casa ha "avvertito" l’Armenia colpendo un palo al 22’ (con tap in molle di Osvaldo sulla respinta), poi le ha fatto male segnando in pratica mezzo gol con cui gli azzurri hanno riaperto la partita, al 24’: nessun perdono per un errore in impostazione di Yedigarian, numero di prestigio e cross al bacio per Florenzi, che ha confermato il suo eccezionale senso per il gol, soprattutto di testa, andando a raccogliere l’invito del compagno per l’1-1.
Era già cominciata un’altra partita: l’Italia l’aveva via via presa in mano, lasciando all’Armenia solo un capovolgimento di fronte, con tiro di Ozbiliz al 34’, bloccato a terra da Marchetti. La vera chance gol è stata di nuovo per la squadra di Prandelli un minuto dopo, ancora con Insigne, che si è liberato con un colpo di tacco e giravolta incorporata per il tiro, andato a morire a pochi centimetri dal palo alla sinistra di Berezovski. E sempre l’esterno del Napoli è stato quello ad aver avuto le chance migliori anche nella ripresa, e anche quando Prandelli si è giocato la carta Balotelli, entrato al minuto 9 al posto di Osvaldo, in versione uomo squadra, più che solista. Lo spartito tattico e l’inerzia della partita non erano cambiati neanche con la sostituzione Florenzi-Candreva: iniziativa prevalentemente in mano all’Italia, per l’Armenia sporadici tentativi in ripartenza. Insigne ha sfiorato il gol al 13’ (sinistro sul primo palo, protetto bene da Berezovski) e lo ha mancato al 16’, quando proprio un’iniziativa di Balotelli sulla destra lo ha portato ad un faccia a faccia con il portiere armeno, risparmiato con una conclusione a colpo sicuro, ma troppo affrettata e centrale.]
Ma la beffa era in agguato, ed è arrivata puntuale al 25’, per un doppio errore di Marchetti: il portiere prima ha letteralmente regalato un corner agli armeni con una presa difettosa, poi sugli sviluppi dell’azione è uscito a vuoto consentendo a Mikhitaryan di rimandare sotto l’Italia. Ma l’apnea è durata 6’, il tempo servito a Balotelli per mettere la firma sulla partita. Con la collaborazione di Pirlo, che ha inventato per lui un passaggio di prima, diventato assist appena Mario si è messo in faccia alla porta. Cercata di nuovo poco dopo, con una punizione da 25 metri che in qualche modo Berezovski è riuscito a deviare in angolo, e poi trovata al 40’, ma con un colpo di testa su cross dalla sinistra di Insigne viziato da una spinta su un difensore. Ma la vera chance è arrivata nel recupero, quando Balotelli ha guadagnato metri di campo con un’azione personale irresistibile, una fuga di quaranta metri conclusa con un diagonale finito davvero fuori di un soffio. E lì sono tramontate le ultime speranze dell’Italia di risolvere già stasera anche la pratica testa di serie al Mondiale, senza attendere l'esito dei match sudamericani.
(dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line")


754.

15.11.2013, Milano (Italia), Sadio Meazza h. 20.45
ITALIA-GERMANIA 1-1 (1-1)
RETI: Hummels (G) all’8’, Abate (I) al 28’ p.t.
ITALIA (4-3-1-2): Buffon; Abate, Barzagli (dal 26’ s.t. Ogbonna), Bonucci, Criscito; Marchisio, Pirlo (dal 37’ s.t. Cerci), Thiago Motta; Montolivo; Balotelli, Osvaldo (dall’8’ s.t. Candreva). (Sirigu, Marchetti, Maggio, Pasqual, Ranocchia, De Rossi, Poli, Parolo, Florenzi, Giaccherini, Diamanti, Insigne, Gilardino). All. Prandelli.
GERMANIA (4-2-3-1): Neuer; Howedes, Boateng, Hummels, Jansen; Khedira (dal 22’ s.t. S. Bender), Lahm; Mueller (dal 42’ s.t. L. Bender), Kroos, Schuerrle (dal 14’ s.t. Reus); Goetze (dal 15’ s.t. Ozil). (Adler, Weidenfeller, Schmelzer, Westermann, Draxler, Sam, Kruse). All. Loew.
ARBITRO: Benquerenca (Por).
Ammoniti: Lahm (G), Marchisio (I), Kroos (G) e Motta (I).
Recupero: 0’ p.t., 2’ s.t.
Spettatori 49.000 circa, incasso 627.070 euro.
Multimedia: Foto (1);
Note:Una bella Italia pareggia con la Germania, a San Siro. Finisce 1-1. Alla rete di Hummels risponde Abate. L’Italia contro una corazzata come quella tedesca, che come valori individuali dei singoli non teme confronti in campo internazionale, fa come da tradizione bella figura. Certo, rischia la mareggiata nel primo tempo quando finisce sotto, e per 15’ annaspa, ma prima e dopo dimostra personalità e gioco. Il centrocampo a 4, quello con cui, c’è poco da fare, dopo i tanti esperimenti ormai è un fatto, l’Italia di Prandelli gioca meglio, è promosso a pieni voti, con Pirlo bussola rassicurante, il gioco sulle fasce, non sempre convincente, è migliorato col ritorno di Criscito e con Abate galvanizzato dal primo gol in Nazionale. E così Prandelli porta a tre i risultati utili contro la Germania: vittoria all’Europeo, in semifinale, quando contava di più, e pari a Dortmund e ora a Milano. L’Italia, a 7 mesi dal Mondiale, manda un bel segnale. Anche se è un’amichevole. Lunedì ne giocherà un’altra, a Londra con la Nigeria.
Il primo tempo è divertente. Entrambe le squadre provano sempre a giocare la palla, e con un possesso non fine a se stesso, ma sempre votato alla giocata offensiva, anche in profondità. Prandelli rilancia Criscito a sinistra, e il terzino sinistro dello Zenit ripaga la fiducia dimostrando l’importanza dei suoi piedi buoni, e propone la coppia d’attacco Balotelli-Osvaldo, perché Rossi è indisponibile per colpa della tonsillite. Mario parte forte, con un doppio dribbling che sfocia in un destro largo. Poi fa gridare al gol San Siro, c’è una buona presenza di pubblico, una punizione di poco alta di Pirlo. Il regista cercava il bis del gol al Napoli, sempre su calcio piazzato. All’8’, però, alla prima occasione, segna la Germania. Colpo di testa ngolatissimo di Hummels su corner da destra di Kroos, la palla carambola sul palo e finisce dietro a Buffon. L’Italia sbanda, per quarto d’ora. Ora è Howedes a farsi pericoloso di testa, sempre su corner. Poi Khedira dalla distanza colpisce il palo, poi la palla carambola su Buffon, che se la cava. L’Italia si salva. E pareggia al 28’ con un gran sinistro (!) di Abate, che sfrutta la sponda di Bonucci dopo un disimpegno sbagliato tedesco. 1-1. E primo gol in Nazionale di Abate, in 17 presenze. Bella partita.
Bonucci rischia l’inimmaginabile quando regala parla a Schurrle, che sul suo rinvio sbagliato colpisce la traversa con una conclusione di potenza. E così si va all’intervallo in parità. L’Italia è piaciuta perché se l’è giocata senza paura. Come occasioni comunque i tedeschi hanno fatto qualcosina di più: due legni clamorosi parlano chiaro.
Marchisio subito pericoloso con uno schema su punizione, Neuer para, coprendo il suo palo. Poi Prandelli inserisce Candreva per Osvaldo e vira sul 4-2-3-1, con Motta basso insieme a Pirlo e il laziale a sinistra sulla linea di Montolivo, che non cambia posizione, con Marchisio che si “alza” un po’. Loew replica inserendo Reus e Ozil. Muller va a fare il centravanti al posto di un deludente Goetze. Esce Barzagli, problemino muscolare. L’Italia del secondo tempo è più propositiva dei tedeschi, ma la gara è meno aperta. La stanchezza esce fuori, la grinta non esce dal campo, come dimostra un accenno di rissa, risolto con i cartellini gialli a Kroos e Motta. Howedes al 92’ prova a fare come il pari ruolo Abate, ma colpisce solo il palo, terzo legno dei suoi. E’ stata partita vera. E’ l’Italia ha fatto quantomeno il suo.
(dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line")


755.

18.11.2013, Londra (Inghilterra), Sadio Craven Cottage h. 20.45
ITALIA-NIGERIA 2-2 (1-2)
RETI: Rossi (I) al 12’, Dike (N) al 35’, Ameobi (N) al 40’ p.t.; Giaccherini (I) al 2’ s.t.
ITALIA (4-3-1-2): Sirigu; Maggio, Ranocchia, Ogbonna, Pasqual; Candreva (dal 20’ s.t. Cerci), Motta (dall’8’ s.t Parolo), Giaccherini (dal 31’ s.t. Poli); Montolivo (dall’8’ s.t. Pirlo); Balotelli, Rossi (dall’8’ s.t. Diamanti). All. Prandelli.
NIGERIA (4-2-3-1): Ejide (dal 21’ s.t. Enyeama); Kwambe, Egwuekwe, Oboabona, Benjamin; Onazi, Mikel; Ameobi (dal 20’ s.t. Emenike), Oduamadi (dal 1’ s.t. Ogu), Moses (dal 31’ s.t. Ideye); Dike (dal 20’ s.t. Ahmed). All. Keshi.
ARBITRO: Atkinson (Inghilterra).
Spettatori 15.267.
Ammoniti: Candreva (I), Egwuekwe (N), Ogu (N), Mikel (N).
Angoli: 10-3.
Recuperi: 1’ p.t, 2’ s.t.
Multimedia: Foto (1);
Note: L’Italia parte bene. Un tiro di Rossi dopo tre minuti è il preludio del gol che arriva al 12’: assist splendido di Balotelli e Rossi, di destro, fulmina Ejide. Nella prima mezz’ora, gli azzurri governano la partita grazie ad una rete di passaggi in cui il palleggio di Thiago Motta illumina il Craven Cottage. Balotelli, tornato a Londra dopo averla salutata in un freddo lunedì dello scorso gennaio per imbarcarsi sull’aereo che lo avrebbe portato al Milan, è motivatissimo. Ha voglia di giocare e si vede: la difesa nigeriana soffre da matti i suoi tocchi di genio e il centrale Egwuekwe si arrangia tra falli, calcioni e strattonate. Montolivo sfiora il bis dopo un triangolo in velocità e come spesso accade quando non piazzi il colpo del k.o., è l’Italia ad andare al tappeto nel giro di otto minuti. Dike pareggia di testa su cross di Shola Ameobi, riproponendo il problema della sofferenza difensiva azzurra nel gioco aereo – Pasqual è anticipato di brutto -, mentre il 2-1 è un mezzo capolavoro di Shola Ameobi su cross di Benjamin: tocco in spaccata del centravanti del Newcastle e tifosi nigeriani in delirio.
L’Italia pareggia al 47’. Balotelli avvia l’azione con un tacco, Rossi serve Candreva e il laziale libera Giaccherini: tiro perfetto, 2-2. Balotelli è scatenato. Gli manca solo il gol. Ejide para un tiro di Mario a botta sicura, poi su una punizione di Pirlo – osannato all’ingresso in campo – respinta dal portiere nigeriano, è Parolo ad ostacolare l’attaccante del Milan. Parolo olpisce un palo, i cambi spezzano il ritmo dell’Italia ripartita a tavoletta. Al 77’ sembra finalmente arrivato il momento del gol di Balotelli, ma nell’occasione più facile, il tiro al volo è un insulto al suo talento. Diamanti, su punizione, colpisce la traversa: non è serata fortunata. L’Italia cerca il terzo gol, la Nigeria pensa solo a difendersi. Il portiere Enyeama è un muro.
L’ultima occasione passa per i piedi di Cerci, ma il suo suggerimento per Balotelli è sballato. Finisce 2-2, ma per l’Italia è un pareggio importante: siamo sulla buona strada.
(dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line")

2014

756.

05.03.2014, Madrid (Spagna), Estadio Vicente Calderón h. 21.45
SPAGNA-ITALIA 1-0 (0-0)
RETI: 18’ s.t. Pedro (S)
SPAGNA (4-2-3-1): Casillas (dal 1’ s.t. Valdes); Azpilicueta, Javi Martinez, Ramos (dal 21’ s.t. Albiol), Jordi Alba; Thiago Alcantara, Busquets (dal 1’ s.t. Xabi Alonso); Pedro (dal 28‘ s.t. Cazorla), Fabregas (dal 1’ s.t. Silva), Iniesta (dal 21’ s.t. Navas); Diego Costa. (Reina, Juanfran, Xavi, Koke, Negredo). All. Del Bosque.
ITALIA (4-3-2-1): Buffon; Maggio (dal 1’ s.t. Abate), Paletta, Barzagli, Criscito (dal 1’ s.t. De Sciglio); Montolivo, Thiago Motta (dal 17’ s.t. Giaccherini), Marchisio; Cerci (dl 24’ s.t. Destro), Candreva (dal 1’ s.t. Pirlo); Osvaldo (dal 24’ s.t. Immobile). (Perin, Sirigu, Astori, Bonucci, Chiellini, Parolo, Verratti, Giaccherini, Gilardino, Insigne). All. Prandelli.
ARBITRO: Aranovski (Ucraina)
Ammoniti: Destro (I) e Criscito (I) per gioco scorretto.
Recuperi: 0‘ p.t., 3‘s.t.
Multimedia: Foto (1);
Note: A salutare le squadre un 'Vicente Calderon' vestito per le grandi occasioni. Non solo per una partita, sia pur amichevole, di livello assoluto. L'Atletico Madrid e tutti gli sportivi spagnoli hanno commemorato Luis Aragones, scomparso il mese scorso, stella dei biancorossi madrileni prima in campo, poi in panchina, infine ct della nazionale campione d'Europa nel 2008 (la vittoria che ha dato inizio al trittico completato da Del Bosque: il Mondiale 2010 e l'altro Europeo, 2012). Sugli spalti l'enorme striscione 'Eterno Luis Aragones', mentre in campo il soprano Mariola Cantarero interpretava l'Ave Maria di Mascagni.
Sconfitta netta, ma almeno non è stata una disfatta. Se nei peggiori incubi di Prandelli aleggiava una batosta ammazza-morale, l’1-0 del Vicente Calderon in amichevole non abbatte l’Italia in vista del Mondiale. Ma resta preoccupante il divario con la Spagna, che è di un altro pianeta. E sa far male con gli uomini meno reclamizzati, perché Del Bosque non ha una panchina, ha un’altra formazione titolare che inizia la partita da seduta. A fermare Diego Costa ci pensa un Paletta positivo alla sua “prima” in Nazionale, ma Pedro non lo ferma nessuno. Né c’è modo di arginare Silva, uno che quando vede azzurro, come all’Europeo, mostra tutta la sua classe. E così l’Italia alla fine cede, facendosi viva raramente in attacco.
L’avvio degli spagnoli fa temere che la serata sarà lunga, con Buffon costretto a uscire dai pali dopo nemmeno due minuti di gioco. Ma appena si va dall’altra parte, ecco un’inattesa chance azzurra: Cerci aziona il turbo sulla fascia destra, entra in area e con un cross imperfetto fa trattenere il fiato al Calderon. Palo. Per riprendersi dallo spavento, la Roja (in maglia nera, per l’occasione) fa quello che le viene più naturale: comprime l’avversario nella trequarti, fraseggia e cerca il varco giusto, quasi sempre allargando il gioco al limite dell’area all’ultimo istante, quando la difesa collassa al centro sul portatore di palla. Ne nasce una ventina di minuti in cui ci si aggrappa alla solidità di Barzagli e alla volenterosa foga di Paletta, che prende fiducia con un paio di chiusure “last minute” sull’altro debuttante, l’attesissimo Diego Costa.
Deve metterci i guanti un paio di volte anche Buffon, perché sulle fasce si soffre parecchio, con Pedro e Iniesta che abusano calcisticamente di Criscito e Maggio in più di una circostanza. In regia, invece, Del Bosque ha preferito la freschezza di Thiago Alcantara a Xabi Alonso, “panchinando” anche l’altro veterano Xavi per dare spazio a Fabregas dietro la prima punta. L’Italia soffre, spesso non riesce a restare alta come auspicava Prandelli, ma poco prima della mezz’ora ha un altro sussulto: Osvaldo si libera al limite dell’area e sfiora la traversa. Poi è apnea fino all’intervallo, anche se la Spagna non crea pericoli tremendi.
Molto più seri i rischi che si corrono a inizio ripresa. L’ingresso di Pirlo, Abate e De Sciglio (fuori Candreva e i due terzini) deve essere ancora metabolizzato, mentre dall’altra parte l’avvicendamento di un nervoso Fabregas con Silva dà subito i suoi frutti: idea sontuosa per Thiago Alcantara che esalta Buffon in una parata da copertina, poi tiro di poco fuori. Motta, spostato a sinistra, fatica e si fa male: entra Giaccherini e assiste, suo malgrado, al gol spagnolo. Silva crea lo scompiglio una volta di più, il duetto con Iniesta è a velocità da playstation, sul rimpallo arriva Pedro e trova impreparato Buffon per la prima volta: 1-0. E’ il meritato vantaggio spagnolo, che gli azzurri non avranno occasione di recuperare, se si eccettua una mezza opportunità per Immobile, anche lui entrato a gara in corso. La Roja, invece, potrebbe aumentare il passivo azzurro nella serata in cui omaggia la memoria di Aragones. Ma si accontenta di regalare al “Sabio” un record eguagliato e prossimo a essere battuto: 31 partite consecutive senza perdere in casa, con 29 vittorie e 2 pareggi. Serve altro?
(dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line")


757.

31.05.2014, Londra (Inghilterra), Craven Cottage h. 20.45
ITALIA - IRLANDA 0-0
Italia (4-3-1-2): Sirigu, Darmian (87' Abate), Paletta, Bonucci, De Sciglio, Montolivo (13' Aquilani) (37' Parolo), Thiago Motta (62' De Rossi), Verratti, Marchisio, Rossi (71' Cerci), Immobile (56' Cassano). A disp: Buffon, Maggio, Pasqual, Barzagli, Chiellini, Ranocchia; Candreva, Pirlo, Romulo, Balotelli, Destro, Insigne, Perin, Mirante. All.: Prandelli
Irlanda (4-5-1): Forde; Coleman, O'Shea, Pearce, Ward; Pilkington (58' McClean), Meyler (85' Green), Hendrick, McGeady, Hoolahan (67' Quinn); Long (73' Cox). A disp. Keogh, Clark, Sammon, Doyle, Kelly, Stokes, J. Murphy, D. Murphy, Delanye, Lawlor, Duffy. All.: O'Neill
ARBITRO: Oliver (Inghilterra)
Multimedia: Foto (1);
Note: Nessun gol e un infortunio che toglie il Mondiale a Riccardo Montolivo. Finisce 0-0 Italia-Irlanda penultimo test per gli azzurri prima della partenza per il Brasile. Sul volo che porterà la Nazionale a Rio de Janeiro quasi certamente non ci sarà. Per Montolivo sospetta frattura alla tibia dopo uno scontro con Pearce. Il centrocampista è uscito in barella e poi è stato trasportato in ospedale. La lastra ha confermato la frattura della tibia: la diagnosi arriva da Enrico Castellacci, medico della nazionale intervistato dalla Rai. Per Montolivo il Mondiale è finito prima ancora di iniziare.
Quello del Craven Cottage era un test che per molti rappresentava un vero e proprio esame. In palio un posto tra i 23 per il Brasile. Prandelli schiera un 11 senza molti titolari. Il ct, nel 4-3-1-2 che oppone agli irlandesi, vuole vedere all’opera in particolare Darmian, Verratti e Rossi, il primo fa l’esterno destro, il secondo si muove sulla trequarti, il terzo affianca Immobile. Tra i pali Sirigu, Paletta-Bonucci la coppia centrale con De Sciglio largo a sinistra. Thiago Motta davanti alla difesa con Montolivo e Marchisio interni. O’Neill, il successore del Trap, schiera il 4-2-3-1 e va subito in sofferenza perché gli azzurri partono bene. Immobile prima reclama un rigore per un mani in area, poi sbaglia lo stop dopo un ottimo assist di Verratti. Al 6’ gran destro di Marchisio, Forde vola a deviare in angolo. Le buone sensazioni, al 9’, fanno spazio all’apprensione per l’infortunio di Montolivo che va a terra dopo uno scontro con Pearce ed è costretto ad abbandonare il campo in barella. Al suo posto entra Aquilani, ma dal viso del capitano azzurro e da quello dei compagni traspare tutta la preoccupazione per un problema alla gamba sinistra che sembra serio.
Da questo momento la partita cambia, l’Italia accusa il colpo, l’Irlanda comincia a giocare: al 22’ Pilkington impegna Sirigu su punizione, al 27’ il portiere del Psg deve deviare in angolo il sinistro di Meyler. Ancora Irlanda e ancora Sirigu a salvare gli azzurri al 34’ sul colpo di testa a botta sicura di Long, servito da McGeady che aveva saltato Paletta. Serata poco fortunata per gli azzurri, anche Aquilani, subentrato a Montolivo, deve lasciare il campo per un colpo alla testa e al suo posto, al 37’, entra Parolo.
L’Italia si rivede nel finale di tempo, ancora sull’asse Verratti-Immobile, ma Forde si salva. Nella ripresa non cambia il tema della partita, il migliore degli azzurri è sempre Sirigu che al 4’ dice no al destro di Long, mentre qualche secondo è di poco larga la conclusione di Pilkington. Soffrono gli azzurri. Al 10’ giustamente annullato per fuorigioco il gol di Immobile che subito dopo lascia il campo a Cassano, che torna in Nazionale dopo due anni. Cresce l’Italia e al 16’ Bonucci va vicino al gol di testa, mentre al 21’ è splendida l’azione Rossi-Cassano-Marchisio, ma il sinistro in corsa dello juventino è centrale. Intanto in campo anche De Rossi che colleziona la presenza numero 94 e raggiunge Giacinto Facchetti. Prandelli inserisce Cerci per Rossi.
Poco brillante «Pepito», mentre tra gli osservati speciali superano l’esame Darmian e Verratti. Al 30’ deviato in angolo il destro di Parolo.Un po’ di fortuna per l’Italia al 34’: Quinn colpisce la traversa a botta sicura, l’azione prosegue e Sirigu salva su McGeady. È l’ultima emozione, finisce 0-0. Sirigu il migliore, bene Darmian, Verratti e Cassano, serata no per Paletta e Thiago Motta, da dimenticare per lo sfortunato Montolivo.
(dal sito "La Stampa")


758.

04.06.2014, Perugia (Italia), Stadio Renato Curi h. 20.45
ITALIA-LUSSEMBURGO 1-1 (1-0)
RETI: Marchisio (I) al 9’ p.t; Chanot (L) al 40’s.t.
ITALIA (4-1-3-1-1): Buffon; Abate, Bonucci (dal 33’ s.t. Ranocchia), Chiellini, De Sciglio; De Rossi; Verratti (dal 9’ s.t. Cassano), Pirlo (dal 27’ s.t. Aquilani), Marchisio (dal 41’ s.t. Parolo); Candreva (dal 33’ s.t. Insigne); Balotelli (dal 33’ s.t. Cerci). (Sirigu, Perin, Mirante, Darmian, Paletta, Motta, Immobile). All.: Prandelli.
LUSSEMBURGO (4-5-1): Moris; Jans, Schnell, Chanot, Janisch; Holter (dal 27’ s.t. Deville), Gerson (dal 1’ s.t. Da Mota), Mutsch, Philipps (dal 9’ s.t. Payal), Bensi (dal 33’ s.t. Martins); Joachim (dal 44’ s.t. Turpel). (Joubert, Hoffmann, Bastos, Laterza, Frising, Ivesic). All.: Holtz.
ARBITRO: Skomina (Slo)
Ammonitio: Philipps (L) per gioco scorretto.
Spettatori: 24mila circa, incasso 206.144 euro.
Multimedia: Foto (1)
Note: Pareggiare in casa contro una nazionale che non rientra tra le prime 100 del ranking Fifa non è proprio il biglietto da visita più elegante con cui presentarsi al Mondiale. A Perugia, l’Italia ha un gol rapido di Marchisio, poi l’impegno (non sempre lucido) di Balotelli e infine la voglia matta di Cassano. Ma non basta: nel finale incassa la rete del piccolo Lussemburgo, recentemente maltrattato 5-1 dal Belgio, che è una mazzata nel morale. Tra le cose che mettiamo in valigia prima di decollare per il Brasile c’è anche questo 1-1, che speriamo non pesi troppo.
L’accoglienza del “Renato Curi” è più calda del clima perugino, che regala agli azzurri una serata lontana dalle temperature previste a Manaus. A evitare che l’entusiasmo possa raffreddarsi ci pensa Marchisio dopo 9 minuti: la fuga sul fronte destro e il bell’assist d’esterno sono di Balotelli, l’inserimento dello juventino (uno dei più brillanti anche contro l’Irlanda) vale l’incornata dell’1-0. Trovato il gol, l’Italia pensa più a eseguire che ad affondare il colpo. E il Lussemburgo, che tra le nazionali europee di ultima fascia è una delle meno peggio, tiene botta discretamente.
Gli azzurri eseguono i compiti e disegnano le trame per Balotelli, molto attivo nell’attaccare l’area ma impreciso davanti al portiere. De Rossi gioca davanti alla difesa in un 4-1-4-1 quando la squadra difende e spesso inizia l’azione nel complicato 4-1-3-1-1 che Prandelli sta provando in vista dell’Inghilterra. Uscendo dai numeri, che in questo caso non rendono granché l’idea, in sostanza abbiamo Candreva a destra più avanzato di Marchisio sul lato opposto, con quattro opzioni per impostare il gioco: Bonucci se De Rossi non arretra in tempo, poi Pirlo e Verratti in seconda battuta, pronti a ricevere palla e illuminare con un lancio. La qualità c’è, il ritmo e gli automatismi un po’ meno. E prima dell’intervallo Moris deve compiere solo due interventi difficili: dopo il tentativo di Balotelli, arriva quello di Pirlo su punizione, ma si torna negli spogliatoi col vantaggio minimo.
Sotto gli occhi del suo ex allenatore Allegri (in tribuna a godersi il match), il Mario nazionale ci prova ancora a inizio ripresa, con un diagonale senza fortuna. Per cambiare musica ci vuole Cassano: Fantantonio, applauditissimo, entra al 9’ e in due minuti manda di nuovo in porta Balotelli, fermato questa volta solo dalla traversa. Ed è ancora traversa un minuto dopo, quando Mario rifinisce e Candreva conclude. Un istante più tardi rischiamo il pareggio, con Joachim che non trova il tocco vincente da un metro, preludio della beffa. Che fa male, specialmente a un gruppo bisognoso di prendere fiducia. Vorrebbe infondersela anche Cerci, entrato nel finale al posto di Balotelli, ma Moris dice di no anche a lui. Ed ecco che si materializza la doccia gelata: a una manciata di minuti dalla fine, quando le sostituzioni si susseguono vorticose, Chanot mette dentro l’1-1 che cambia l’umore generale. Il tiro di Abate non riesce a raddrizzare la partita, quello di Parolo nemmeno. I tifosi del “Curi”, che prima del match avevano acclamato Giuseppe Rossi ai nostri microfoni, salutano comunque gli azzurri con un applauso. Speriamo sia loro d’incoraggiamento, perché una squadra che non vince da 7 partite ne ha bisogno. Davvero.
(dal sito "La Gazzetta dello Sport")


759.

08.06.2014, Volta Redonda (Brasile), Estádio Jornalista Mário Filho h. 22.30
FLUMINENSE-ITALIA 3-5 (2-2)
RETI: Insigne (I) al 26’, Chiquinho (F) al 29’, Immobile (I) al 34’, Carlinhos (F) al 40’ p.t.; Immobile (I) all’8’ e all’11’, Insigne (I) al 10’, Matheus Carvalho (F) al 20’ s.t.
FLUMINENSE (4-2-3-1): Felipe Garcia; Bruno, Gum, Fabricio, Carlinhos; Jean, Diguinho; Gustavo Scarpa (dal 16’ s.t. Matheus Carvalho), Conca, Chiquinho (dal 15’ s.t. Biro Biro); Walter. (Kelver, Rafinha, Willian, Michael, Fabricio,Kenedy, Fabio Braga, Wellington Carvalho). All: Borges dos Santos.
ITALIA (4-3-3): Perin (dal 18’ s.t. Mirante); Abate (dal 18’ s.t. De Sciglio), Paletta (dal 18’ s.t. Barzagli), Ranocchia (dal 18’ s.t. Bonucci), Darmian; Aquilani (dal 18’ s.t. Pirlo), Thiago Motta (dal 18’ s.t. De Rossi), Parolo (dal 39’ s.t. Candreva); Cerci (dal 18’ s.t. Marchisio), Immobile (dal 18’ s.t. Balotelli), Insigne (dal 18’ s.t. Cassano). (Buffon, Sirigu, Chiellini, Verratti). All.: Prandelli.
ARBITRO: De Lima Henrique.
Ammonito:
Walter (F) per proteste.
Spettatori: 21.000.
Multimedia: Foto (1)
Note: Ci voleva la trasferta tra le impervie vie di Volta Redonda, a nord di Rio de Janeiro, per riportare il sorriso e la vittoria alla Nazionale. Con una robusta iniezione di “napoletanità”. Non era un’amichevole ufficiale, quella col Fluminense, quindi il pazzo 5-3 ottenuto allo stadio Cidadania non è significativo per le statistiche. Come i tre gol di un fantastico Ciro Immobile, né la doppietta di Insigne. Ma l’Italia non batteva nessuno dallo scorso settembre e da sette partite, quindi il risultato conta, eccome.
Cerci, Immobile e Insigne devono convincere Prandelli che ci sono ottime alternative a una Nazionale mono-punta. E Ciro, affiancato dai compagni di avventura delle annate d’oro a Pescara e Torino, è ispiratissimo. Dopo 26 minuti in cui si segnala solo una parata di Perin sul rasoterra di Diguinho, ecco che il capocannoniere dell’ultima serie A confeziona l’assist per l’1-0 a porta vuota di Insigne. Merito anche di Parolo, che trova l’imbucata giusta: il passaggio filtrante per l’uomo che aggredisce la profondità (un attaccante o un terzino in avanscoperta) è il leitmotiv del nostro primo tempo.
Il guaio è che il 4-3-3 ci rende inevitabilmente vulnerabili ai lati della difesa: prima che Parolo o Aquilani arrivino a coprire le scorribande degli indemoniati Gustavo Scarpa e Chiquinho, le ali del Flu fanno in tempo a prendere velocità e puntano la nostra retroguardia con successo. Così, dopo appena tre minuti di gloria, nasce l’1-1 di Chiquinho, servito dall’incursione sulla destra di Gustavo Scarpa. E così incassiamo pure il 2-2 di Carlinhos, che beffa Abate con un elementare “dai-e-vai” e trova impreparato Perin. In mezzo, però, c’era stato il nuovo lampo della coppia Insigne-Immobile: stavolta è Lorenzo l’uomo che mette il pallone sulla testa dell’altro scugnizzo, eccellente nella torsione. Per il resto, prima dell’intervallo, da segnalare i fischi a Thiago Motta (uno che il calcio di queste latitudini lo conosce) per un intervento duro, nonché i frequenti incitamenti di un Prandelli “bello carico” a Cerci e Darmian.
La ripresa si apre con un brivido, il primo errore della partita di Immobile quasi ci costa caro: retropassaggio su cui si avventa Jean e destro di poco largo. La scampiamo e improvvisamente voliamo via, con un triplo colpo di Immobile (altri due gol, altro assist per Insigne) di quelli che faranno alzare i boccali di birra a Dortmund e forse preoccupare un po’ Balotelli. Coinvolti nelle reti di questa terna anche Cerci (tiro parato) e Thiago Motta (altro filtrante che buca i morbidi centrali brasiliani).
Cerci si complimenta con Immobile per la tripletta del napoletano. Reuters
Cerci si complimenta con Immobile per la tripletta del napoletano. Reuters
CAMBIO MULTIPLO — Il test alle seconde linee, o presunte tali, per Prandelli finisce qui: lascia in campo solo Darmian e Parolo, cambiando nove uomini per la mezz’ora finale, per la gioia dei tifosi carioca che osannano Pirlo. Nel Fluminense, intanto, sono entrati Biro Biro e Matheus Carvalho: il secondo impiega un attimo per dare un dispiacere a Mirante e portare il pallottoliere sul 3-5 con un tiro secco. Il Flu ci prova ancora tre volte, ma Mirante si salva e il punteggio non cambia più. Finisce col pubblico di Volta Redonda che canta sulle note di “funiculì funiculà”: d’altronde, è la serata dei napoletani. E il Fluminense è il Tricolor dello Stato di Rio. Tra meno di una settimana, esaurite le prove generali, toccherà agli azzurri tenere alto il nostro.
(dal sito "La Gazzetta dello Sport")


760.

14.06.2014, Manaus Redonda (Brasile), Arena da Amazônia h. 18.00 (WORLD CUP)
INGHILTERRA-ITALIA 1-2 (1-1)
RETI:
Marchisio (It) al 35’, Sturridge (In) al 37’ p.t.; Balotelli (It) al 5’ s.t.
INGHILTERRA (4-2-3-1): Hart; Johnson, Cahill, Jagielka, Baines; Henderson (dal 28’ s.t. Wilshere), Gerrard; Welbeck (dal 16’ s.t. Barkley), Sterling, Rooney; Sturridge (dal 34’ s.t. Lallana). (Foster, Forster, Smalling, Jones, Shaw, Milner, Oxlade-Chamberlain, Lampard, Lambert). All.: Hodgson.
ITALIA (4-1-3-1-1): Sirigu; Darmian, Barzagli, Paletta, Chiellini; De Rossi; Verratti (dal 12’ s.t. Motta), Pirlo, Marchisio; Candreva (dal 34’ s.t. Parolo); Balotelli (dal 28’ s.t. Immobile). (Perin, Abate, Bonucci, Aquilani, Cerci, Cassano, Insigne). All.: Prandelli.
ARBITRO: Kuipers (Ola)
Ammonito: Sterling (ING) per gioco scorretto.
Recuperi: 2’ p.t.; 5’ s.t
Spettatori: 40.000 circa.
Multimedia: Foto (1)
Note: Più forti della sfortuna, dell’emozione da debutto, dello scetticismo, di tutto: Manaus doveva essere un inferno per l’Italia, invece la Nazionale di Prandelli esordisce nel Mondiale con un 2-1 sull’Inghilterra che vale l’anticamera del paradiso. E’ presto per illudersi, siamo solo all’inizio, ma l’infortunio di capitan Buffon aveva lasciato un bel po’ di musi lunghi nella carovana azzurra: spazzati via da una grande prestazione, dopo una partita equilibrata e piena di occasioni, che alla fine premia il coraggio di chi cerca sempre di fare gioco. Nelle amichevoli la Nazionale non brilla, ma nelle partite ufficiali non sbaglia quasi mai. Un motivo ci sarà. L’Italia all’Arena Amazonia è quella annunciata, con Chiellini a sinistra e Paletta al centro della difesa. Nell’Inghilterra alla fine c’è Sterling e non Lallana, ma il piccolo fenomeno del Liverpool si posiziona alle spalle di Sturridge, con Welbeck a destra e Rooney sul lato opposto.
La mossa di Hodgson dovrebbe spaventare Darmian, che invece non trema nemmeno un po’. E galoppa, sfruttando la scarsa propensione di “Wazza” al contenimento in fascia. La migliore tra le incursioni dell’esterno granata trova Balotelli finalmente in grado di eludere la guardia di Jagielka e Cahill, ma la deviazione di testa non arriva. E’ il primo acuto azzurro dopo cinque pericoli inglesi: due missili di Sturridge e Henderson, un cross rasoterra velenosissimo di Sterling e due interventi alla disperata di Barzagli, che copre le lacune dell’impacciato e lento Paletta, a costo di rischiare l’autogol.
Detta così, sembrerebbe che l’Italia venga dominata. Invece no, tutt’altro. Le insidie nascono da ripartenze avversarie, inevitabili quando si cerca di costruire una manovra. Il doppio playmaker funziona, Pirlo e Verratti si cercano, dalla parte di Candreva e Darmian riusciamo ad allargare il gioco. Manca un po’ di aiuto a Balotelli in area, ma abbiamo alternative. E così, quando Verratti corre a raccogliere un corner corto e Pirlo fa velo sul suo passaggio, Marchisio si ritrova metri liberi per caricare il destro dai venti metri. Gol! Rasoterra su cui Hart non arriva. Ma non c’è nemmeno tempo di festeggiare: passano due minuti e un pallone perso malamente finisce a Sterling, che mette in partita Rooney, sul cui cross Sturridge si avventa come un centometrista per l’1-1. Pausa per l'infortunio del fisioterapista Lewin (nei festeggiamenti dell'1-1) e finale di tempo in forcing per gli azzurri: lob di Balotelli salvato sulla linea da Jagielka, poi palo di Candreva con un altro rasoterra. Tutti al riposo tra gli applausi.
Si esce dagli spogliatoi con una parata di Sirigu su Sturridge, ma al 5’ è di nuovo boato Italia: Candreva fa ammattire Baines, Cahill perde Balotelli e Mario gli salta alle spalle, incornando il 2-1 che fa esplodere Manaus, dove lo amano in tanti. I minuti successivi sono infuocati, l’indiavolato Sturridge chiama al lavoro Sirigu e Rooney si divora il pareggio dopo un fuorigioco azzurro sbagliato. Dentro Thiago Motta per Verratti, Hodgson risponde con Barkley al posto di Welbeck. In mezzo ci sono due proteste in area di Welbeck e Gerrard, ma Kuipers fa proseguire senza esitazioni. I Leoni ci provano anche coi terzini: prima Johnson, poi Baines su punizione. Ne usciamo indenni. Il clima di Manaus ci dà una mano, perché smorza la foga dei nostri avversari protesi nel tentativo di recuperare. I due c.t. si marcano: dentro Immobile insieme a Wilshere, dentro Parolo con Lallana. Fuori Balotelli, Henderson, Candreva e Sturridge. Gerrard ci grazia su punizione, i minuti corrono, Rooney spreca l’ultimo regalo di Barkley. Il brivido finale lo regala Pirlo, osannato dal popolo dell’Amazzonia come al Maracanà: traversa su punizione in pieno recupero. Poi finisce. Abbracci, sorrisi. “We go again”, ci verrebbe da dire, rubando le famose parole d’incitamento a Gerrard… ma visto che non vogliamo fare la fine del suo Liverpool in Premier League, evitiamo. Ci vediamo a Recife: il 20 giugno scontro al vertice con la Costa Rica. L’avreste mai detto?
(dal sito "La Gazzetta dello Sport")


761.

20.06.2014, Recife (Brasile), Arena Pernambuco h. 13.00 (WORLD CUP)
ITALIA-COSTA RICA 0-1 (0-1)
RETI: Ruiz al 44’ p.t.
ITALIA (4-1-4-1): Buffon; Abate, Barzagli, Chiellini, Darmian; De Rossi; Candreva (dal 12’ s.t. Insigne), Motta (dal 1’ s.t. Cassano), Pirlo, Marchisio (dal 25’ s.t. Cerci); Balotelli. (Sirigu, Perin, De Sciglio, Paletta, Bonucci, Aquilani, Parolo, Verratti, Immobile). All.: Prandelli.
COSTA RICA (5-4-1): Navas; Gamboa, Duarte, Gonzalez, Umana, Diaz; Ruiz (dal 36’ s.t. Brenes), Borges, Tejeda (dal 23’ s.t. Cubero), Bolaños; Campbell. (Pemberton, Cambronero, Acosta, Myrie, Francis, Miller, Barrantes, Granado, Calvo). All.: Pinto.
ARBITRO: Osses (Cile)
Ammoniti: Cubero (C) per gioco scorretto, Balotelli (I) per proteste.
Recuperi: 2’ p.t., 4‘ s.t.
Spettatori 40.285.
Multimedia: Foto (1)
Note: Ingabbiati. Sconfitti dalla Costa Rica e in un mare di guai grande come l’oceano che bagna Recife, anche se per fortuna il passivo minimo ci consentirà due risultati su tre contro l’Uruguay, nel match decisivo del 24 giugno. La seconda partita del Mondiale si conferma maledetta per gli azzurri, che non la vincono dal '98: perdiamo 1-0 e i Ticos, oltre a eliminare l’Inghilterra prima ancora di giocarci, fanno la storia qualificandosi agli ottavi in anticipo e pareggiando il risultato di Italia '90. Con pieno merito.
BARZAGLI C’E — Cronaca di una gara tremenda. Barzagli supera i dolori muscolari, c’è e si sente: al 6’ Bolaños se lo vede comparire davanti all’ultimo istante prima di calciare verso Buffon, altro “big” recuperato in extremis. E’ l’avvisaglia di un avvio difficile per gli azzurri, che soffrono anche sui calci da fermo: Borges sovrasta Abate e manda alto, Buffon interviene di pugno dopo un corner regalato da Marchisio. Come si temeva, con Thiago Motta il modulo a due playmaker funziona meno che con Verratti: il 5-4-1 di Pinto ci ingabbia e non consente scarichi sui lati, trasformandosi in 3-5-2 o in 3-4-3 quando sono i centramericani a ripartire. Tutto prevedibile e previsto, ma il rebus resta complicato da risolvere.
La soluzione c’è e può trovarla soltanto Pirlo, che ha nei piedi e nella mente il lancio a scavalcare i tre centrali per la corsa di Balotelli. Pennellata proposta due volte a cavallo della mezz’ora, la seconda con correzione aerea di Motta, ma Mario fallisce il bersaglio: perdonabile il secondo tentativo respinto da Navas, molto meno il primo, sciagurato pallonetto. L’Italia sembra poter sfondare, ma da lì all’intervallo è black-out totale: Bolaños e Ruiz chiamano Buffon all’intervento, Duarte manda alto di testa su invito di Ruiz, dimenticato al limite dell’area.
E poi, malauguratamente, per una volta ci lascia a piedi Giorgione: al 43’, Chiellini liscia un retropassaggio, toccando Campbell in area nel tentativo di recuperare. Il rigore negato dall’arbitro Osses fa inferocire l’aficion dei Ticos, che però in un minuto passa dalla rabbia all’estasi, perché il cross di Diaz pesca Ruiz per l’1-0, con Chiellini di nuovo in ritardo nella copertura sulla testata vincente. Gli animi restano caldi, negli spogliatoi si accende un principio di rissa. Si mette male.
Prandelli corre ripari: dentro Cassano alla ripresa del gioco, poi anche Insigne e Cerci. Finisce la partita di Motta, Candreva e Marchisio, opaca per tutti e tre. Balotelli si vede negare un possibile penalty, s’innervosisce e rimedierà un giallo per proteste poco più avanti. Un destro violento di Darmian e una punizione di Pirlo, su cui Navas mostra a tutti il motivo per cui gioca nella Liga spagnola, sono l’illusione di una riscossa azzurra. Ma dura lo spazio per un sospiro. A metà tempo siamo già agli “olé” della marea rossa sugli spalti, triste contrappasso di quanto avvenuto a Manaus con gli inglesi.
FInsigne e Cerci provano a dare un senso al loro ingresso in campo arrivando in zona tiro, ma sono confusionari come tutta la nostra gara. Cassano non incide. Non è la nostra partita, anzi, è già qualcosa che Chiellini si redima con un paio di chiusure finali che ci evitino un altro gol al passivo, pesante per la differenza reti. Dicasi lo stesso per un destro largo di Brenes nel recupero. E’ la partita della Costa Rica, è il giorno di gloria di una nazionale che passa il turno dopo due sole giornate come nessuno, neanche un mago, poteva prevedere. Noi ce la giocheremo a Natal. E speriamo di tornare in fretta i guerrieri dell’Amazzonia, perché se siamo questi sarà dura.
(dal sito "La Gazzetta dello Sport")


762.

24.06.2014, Natal (Brasile), Estadio das Dunas h. 13.00 (WORLD CUP)
ITALIA­URUGUAY 0­1
MARCATORI: Godin 81
ITALIA: Buffon G., Barzagli, Bonucci, Chiellini, Darmian, Verratti (Thiago Motta
75), Pirlo, Marchisio, De Sciglio, Balotelli (Parolo 46), Immobile (Cassano 71) ­
Allenatore Prandelli Claudio Cesare
URUGUAY: Muslera, Gimenez, Godin, Caceres, Gonzalez, Arevalo Rios, Rodriguez
(Ramirez 78), Alvaro Pereira (Stuani 63), Lodeiro (Maxi Pereira 46), Suarez,
Cavani ­ Allenatore Tabarez
ARBITRO: Rodriguez Moreno (Messico)
ESPULSIONI: Marchisio 59 (Italia)
NOTE: Finisce a Natal il Mondiale dell’Italia. A giocare gli ottavi di finale, a Rio de Janeiro, ci andrà l’Uruguay. Ci sono uomini segnati dal destino: Diego Godin è uno di questi. E’ la sua stagione. Ha deciso la Liga, stava per diventare il match-winner di Champions League, oggi porta avanti la Celeste. Sempre alla stessa maniera, nel modo in cui può farlo un difensore centrale: con le incornate sui calci da fermo. La Nazionale di Prandelli torna a casa, sconfitta da un avversario che non si è certo mostrato inarrivabile, punita da un’espulsione che farà discutere e messa al tappeto da un calcio d’angolo a una manciata di minuti dalla fine.
Allo stadio Das Dunas, fino all’intervallo è una partita bloccata dalla paura, o magari dalla prudenza, per usare un termine più gentile. L’Italia non ha interesse a forzare i ritmi, l’Uruguay sa che un gol potrà trovarlo in qualsiasi momento della gara, mentre due sarebbero impresa troppo complicata. D’accordo, ci sono là davanti Cavani e Suarez, ma dietro c’è un centrocampo di pedalatori, non in grado di dare palloni decenti ai due mostri in attacco. La difesa juventina schierata da Prandelli ha gioco facile per tutto il primo tempo, l’unico rischio vero arriva poco oltre la mezz’ora, quando Lodeiro ha un guizzo isolato e indovina il duetto con Suarez: Buffon è bravo in uscita prima sul Pistolero e poi sul trequartista del Botafogo.
Il brivido arriva proprio nel momento migliore per gli azzurri, trascinati da un Verratti tutto dribbling e personalità, forse aiutato dal riposo con la Costa Rica. Clamoroso il suo 100% di passaggi completati in 45 minuti: 31 su 31. Arrivano un paio di tiri rimpallati di Marchisio e addirittura Barzagli, che fanno seguito a una punizione di Pirlo contenuta in qualche modo da Muslera. E Balotelli? Male, come un Immobile piuttosto timido. La coppia inedita non funziona granché, anche perché Mario mostra il lato peggiore del repertorio: un’ammonizione evitabile (gli sarebbe costata la squalifica agli ottavi) lo condiziona e porta in regalo all’Italia un paio di stop mancati e un tiraccio inguardabile. Dagli spogliatoi passerà direttamente alla panchina, dentro Parolo.
Nella ripresa, Tabarez smonta subito l’assetto che aveva proposto a sorpresa (con difesa a tre Gimenez-Godin-Caceres), inserendo il laterale destro Maxi Pereira al posto di Lodeiro. Ne nasce un 3-5-2 che ricalca quello azzurro del primo tempo, ma noi abbiamo già cambiato pelle, con Parolo che si posiziona con Verratti in appoggio a Immobile. Al 13’, un “dai e vai” Rodriguez-Suarez quasi costa carissimo, col “Cebolla” che grazia Buffon. Un istante dopo, ecco l’episodio che spacca la partita. E arriva inatteso, dal nulla. Rosso a Marchisio, che in un contrasto con Arevalo Rios affonda troppo il colpo e viene punito severamente dall’arbitro Rodriguez. Da lì cambia tutto. Da lì è apnea.
Dentro Stuani, l’Uruguay passa a tre punte. Miracolo di Buffon mentre ancora ci stiamo risistemando: il capitano vola a terra in un micro-secondo e nega il gol a Suarez, che aveva trovato inserimento e zampata. Intanto, i nostri amati giovani cadono come mosche: si arrende prima Immobile (entra Cassano), poi un polpaccio blocca Verratti e tocca a Thiago Motta. L’Uruguay assalta con tutto quello che ha, l’Italia stringe i denti ma li stringe anche Suarez, che rispolvera la versione vampiro (ricordate il caso con Ivanovic?) e dà a Chiellini quello che ha tutta l’aria di essere un morso.
Giorgione mostra la spalla, ma sarà Godin, al minuto 81, a usare la sua. E a mandarci fuori dal Mondiale. Il centrale della Celeste prende posizione su un corner, indovina la torsione aerea e manda il pallone dove non può arrivare nemmeno il super Buffon di oggi. Non c’è modo di rimediare, nonostante lo sforzo finale in inferiorità numerica, con Gigi che gioca fuori dalla porta tutto l’ultimo minuto. Il Mondiale azzurro finisce qui. Ma così fa male.
(dal sito "La Gazzetta dello Sport")


763.

04.09.2014, Bari (Italia), Stadio San Nicola h. 20.45 (Amichevole)
ITALIA­OLANDA 2­0
MARCATORI: Immobile 3, De Rossi rigore 10
ITALIA: Sirigu, Ranocchia, Bonucci, Astori, Darmian (Candreva 72), Marchisio
(Verratti 63), De Rossi (Parolo 67), Giaccherini, De Sciglio (Pasqual 67), Immobile
(Giovinco 77), Zaza (Destro 72) ­ Allenatore Conte Antonio
OLANDA: Cillessen, Janmaat (Van der Wiel 72), De Vrij, Martins Indi, Blind, Wijnaldum (Fer 85), De Jong (Pieters 63), Sneijder, Kuyt, Van Persie (Narsingh
80), Lens (Veltman 12) ­ Allenatore Hiddink
ARBITRO: Karasev (Russia)
ESPULSIONI: Martins Indi 9 (Olanda)
NOTE: Felice e sereno. Antonio Conte, dopo la vittoria 2-0 in amichevole sull'Olanda, non nasconde l'emozione per un debutto da sogno: "Al di là del risultato mi interessava la risposta dei ragazzi che è stata sicuramente positiva come impegno, disponibilità e aggressività. Ho trovato giocatori che hanno voglia di fare qualcosa di importante. Il percorso è ancora lungo, ma queste sono partite che danno fiducia. Abbiamo intrapreso un percorso, fatto insieme sei allenamenti abbastanza intensi, per dare dei principi tattici: ho visto grande applicazione da parte di questi ragazzi. Un mix di ragazzi maturi e ragazzi giovani che possono diventare giocatori importanti, una squadra che può arrivare lontano. Vincere aiuta a vincere. E l'intesa tra i due attaccanti non mi ha sorpreso, si sono trovati bene anche Destro e Giovinco. Adesso recuperiamo perché mercoledì ci attende una battaglia contro una Norvegia che si è dimostrata una squadra molto ostica. Marco Verratti può essere sia il presente che il futuro, ma in quel ruolo abbiamo una copertura importante: De Rossi ha fatto una grandissima partita, Pirlo che farà crescere questi ragazzi, Verratti lo vedo come centrale perché gli interni voglio che si inseriscano".
"Dopo il Mondiale si sono cercati dei capi espiatori - spiega Daniele De Rossi, stuzzicato sulla Nazionale senza Balotelli - mettendo in bocca a qualcuno cose che non ha detto: personalmente se avessi voluto attaccare qualcuno lo avrei fatto direttamente. Il ruolo in mezzo al centrocampo mi piace, è quello che occupo da 2-3 anni più frequentemente, ma posso occupare tutti i ruoli, e mi metto a disposizione con grande piacere. In quel ruolo c'è Pirlo che è un maestro assoluto".
(dal sito "La Gazzetta dello Sport")


764.

09.09.2014 Oslo (Norvegia), Ullevaal Stadion, h. 20.45 (Qualificazioni Europei)
NORVEGIA­ITALIA 0­2
MARCATORI: Zaza 16, Bonucci 62
NORVEGIA: Nyland, Elabdellaoui, Nordtveit, Forren, Flo P., Daehli, Skjelbred
(Pedersen 75), Johansen, Jenssen (Tettey 70), Nielsen (Elyounoussi 50), King ­
Allenatore Hogmo
ITALIA: Buffon G., Ranocchia, Bonucci, Astori, Darmian (Pasqual 61), Florenzi
(Poli 87), De Rossi, Giaccherini, De Sciglio, Zaza (Destro 83), Immobile ­
Allenatore Conte Antonio
ARBITRO: Mazic (Serbia)
NOTE:Non dovremo risalire la corrente come i salmoni norvegesi. Torniamo da Oslo con tre punti, due gol, un’altra porta inviolata e la conferma che sì, abbiamo una squadra, e non più un’accozzaglia di presunti o aspiranti campioni divisi e litigiosi. La strada verso l’Euro 2016, considerati i prossimi impegni con Azerbaigian e Malta, è già in discesa. Lasciamo che ci porti la corrente, i salmoncini possono nascere al mare di Palermo, prossima sede che ospiterà gli azzurri, non ci sarà bisogno di lottare in salita.
La seconda di Conte (il primo a vincere qui dopo Pozzo dopo 77 anni) è ancora targata Zaza, che stavolta segna un gol e ne sfiora altri due, in contropiede nella ripresa: una traversa piena, uno scavetto da "zoppo" (uscirà poco dopo), salvato da Forren sulla linea. In mezzo la solita corsa, alternata a colpi di classe. La "pesca miracolosa" di Conte (ok, aveva segnato col Sassuolo, ma…) e la continuità, rappresentata da Bonucci. Leo, quello che, della rodata difesa juventina, sembrava il meno sicuro del posto: invece c’è lui a guidare il gruppo, e a metterci la testa sul cross di Pasqual. Nel finale avremmo potuto dilagare, Buffon torna a casa coi guanti nemmeno da lavare. Tutti meriti nostri? Demerito della Norvegia? Lo scopriremo nel girone. Ma "l’avversario non esiste", diceva il "professor" Scoglio. Senza esagerare, l’impressione è che conti poco, per Conte. Si gioca sempre alla stessa maniera. Se poi finisce sempre 2-0, siamo a cavallo.
Per un attimo pare che il nostro gol debba arrivare sempre, puntuale, al 3’: lancio De Rossi, cross Darmian, Zaza è lì ma non ci arriva. No, niente bis della partenza lampo. Bisogna aspettare, ma nemmeno troppo. Minuto 16, De Sciglio da sinistra la mette rasoterra verso il centro: doppia finta di Giaccherini e Immobile, Zaza sembra defilarsi troppo, poi tira. Il diagonale è deviato da Nordtveit, vale l’1-0 e il primo gol azzurro del nostro nuovo centravanti. Al c.t., in questa fase va tutto bene, al 17’ della ripresa mette Pasqual e 15 secondi dopo quello piazza il cross del 2-0, per un Bonucci dimenticato dalla difesa. Poi blocca il cambio di Zaza, e Simone quasi fa il 3-0. L’unico brivido finale è per Immobile, che esce in barella.
Solidità, velocità, intensità. E’ tutta un accento sulla a, questa ItalConte. La Norvegia è meno catenacciara di come era stata dipinta, ad aprirla poi ci pensano anche Darmian e De Sciglio, larghissimi sulla linea degli attaccanti quanto impostiamo. Così, i vichinghi devono aprirsi per forza. Logico, viene da chiedersi perché non lo facciano tutti. Forse perché gli esterni si sfiancano, e quindi talvolta (più il milanista) perdono di lucidità. Per il resto la ricetta è quella di Bari: rispetto delle posizioni (Conte li teleguida, dalla panchina), lanci immediati e cambi di gioco, punte che si fanno il mazzo. Giaccherini è più lucido e propositivo di un impreciso Florenzi (tanto che Giak arriva anche al tiro al 31’), la difesa concede qualcosa in più rispetto a Bari. Un paio di tiri alti di King, niente di trascendentale, ma anche qualche brivido in mischia e una certa titubanza ad uscire dal pressing. Ma siamo ai dettagli, o quasi. Non è male esserci dopo due sole partite della nuova gestione.
(dal sito "La Gazzetta dello Sport")


765.

10.10.2014 Palermo (Italia), Stadio Renzo Barbera, h. 20.45 (Qualificazioni Europei)
ITALIA­AZERBAIJAN 2­1
MARCATORI: Chiellini 44, Chiellini autorete 76, Chiellini 82
ITALIA: Buffon G., Ranocchia, Bonucci, Chiellini, Darmian (Candreva 81), Florenzi
(Giovinco 77), Pirlo (Aquilani 73), Marchisio, De Sciglio, Zaza, Immobile ­
Allenatore Conte Antonio
AZERBAIJAN: Agayev K., Qirtimov (Ramaldanov 46), Guseynov, Sadygov,
Allahverdiyev, Qarayev, Amirguliyev (Nadirov 86), Abdullayev, Dadasov
(Huseynov 59), Nazarov, Aliyev ­ Allenatore Vogts
ARBITRO: Gocek (Turchia)
NOTE: Missione compiuta: l'Italia centra l'euro successo numero due. Finisce 2-1 e fa tutto Chiellini: doppietta e autogol dell'1-1 in comproprietà con Buffon (minuto 76'!). Tre punti, va detto, comunque strameritati.
alermo risponde: stadio esaurito e inno cantato a tempo e con intonazione niente male. Rispetto alla vittoria norvegese, Conte recupera Pirlo, Marchisio e Chiellini, che prendono il posto di De Rossi, Giaccherini e Astori, fra l'altro tutti infortunati. Vogts rispolvera un calcio antico: Dadasov su Pirlo in ogni zona del campo, tutti dietro, un pizzico di ostruzionismo qua e là, quindi palla in tribuna se serve. In avanti faticano Zaza e Immobile, anche se Ciro ci mette parecchio cuore in più, rincorrendo qualunque cosa e servendo anche un paio di morbidi e velenosi cross. Spazi zero, di fatto si può passare solo su palla da fermo. Arma che l'Italia sa sfruttare molto bene grazie al delicato piede di Pirlo e ai corazzieri della difesa. Il Genio bresciano pesca prima la testa di Bonucci (parata a terra di Agayev), poi Ranocchia (palla di poco alta), quindi ispira la craniata vincente di Chiellini che manda a farfalle il numero uno azero. In tutto il primo tempo, gli ospiti producono una sola conclusione verso Buffon: destro dai 25 metri di Dadasov e palla che finisce lontanissima dalla porta azzurra.
Lampo a inizio ripresa, Bonucci suggerisce e Zaza sfiora il palo alla sinistra di Agayev: per poco non viene giù lo stadio. L'Italia è ora più brillante, attacca gli spazi come piace a Conte, recupera palla velocemente, si rivedono con continuità quei meccanismi che già avevano mandato in tilt Olanda e Norvegia. Ancora Zaza sotto porta: palla fuori, un mezzo errore a dire il vero. Al 74' esce Pirlo: boato. Entra Aquilani, Marchisio va in regia. L'Italia sbanda un attimo, l'Azerbaigian conquista un corner e sul tiro dalla bandierina Buffon e Chiellini combinano la frittata: autogol e 1-1. Reagisce Conte (dentro Giovinco e Candreva), cambia marcia l'Italia: assist dolce dolce di Seba, altra testata vincente di Chiellini. Titoli di coda firmati Giovinco: prima una grande serpentina e fuga di 60 metri ad alleggerire la pressione avversaria; in pieno recupero, bomba che si stampa sulla traversa. Ma alla fine arrivano 3 punti, che mandano l'Italia a quota 6 con la Croazia. Punteggio pieno, come quello di Conte in azzurro.
(dal sito "La Gazzetta dello Sport")


766.

13.10.2014 Ta' Qali (Attard ­ La Valletta - Malta) ­ Ta' Qali National Stadium, h. 20.45 (Qualificazioni Europei)
MALTA­ITALIA 0­1
MARCATORI: Pellè 23
MALTA: Hogg, Muscat Z., Agius, Camilleri, Mintoff (Baldacchino 72), Briffa, Muscat
R., Fenech P., Failla (Bezzina 90+3), Schembri (Cohen 85), Mifsud ­ Allenatore
Ghedin
ITALIA: Buffon G., Darmian, Bonucci, Chiellini, Candreva, Florenzi (Aquilani 59),
Verratti, Marchisio, Pasqual, Pellè (Ogbonna 76), Immobile (Giovinco 65) ­
Allenatore Conte Antonio
ARBITRO: Hategan (Romania)
ESPULSIONI: Bonucci 73 (Italia); Mifsud 27 (Malta)
NOTE: Il distillato migliore sono i tre punti e il gol da debuttante di Graziano Pellè: il resto è stato francamente poco entusiasmante. A Ta'Qali, se non fosse bastata la sofferta vittoria di tre giorni fa a Palermo contro l’Azerbaigian, si è capito ancora meglio. Servirà tempo per vedere la "vera" Italia di Conte, impegnato nella doppia missione di far capire il suo calcio e capire quali sono gli uomini più adatti ad interpretarlo. Nel frattempo, dopo l'1-0 a Malta, guidare il girone a punteggio pieno è la maniera migliore per avvicinarsi alla gara con l'altra capolista Croazia del 16 novembre, che potrebbe indirizzare ulteriormente, e positivamente, il nostro gruppo, avvicinando ulteriormente l’Italia all’Europeo.
Conte ha sciolto i dubbi della vigilia secondo previsioni: nel cuore del centrocampo Verratti e non Pirlo, al quale è stata risparmiata la doppia gara in quattro giorni, anche in considerazione di quella giocata otto giorni fa contro la Roma, al rientro dopo uno stop piuttosto lungo per infortunio. In attacco non Zaza ma Pellè, all’esordio assoluto in Nazionale, e subito da titolare: un premio al suo grande inizio di stagione, ma soprattutto una valutazione delle sue caratteristiche da parte del c.t., che non a caso in mattinata, ai microfoni di Rai Sport, aveva spiegato di "non avere in rosa un attaccante così fisico, che sa difendere bene la palla, importante specie quando si affrontano squadre che si difendono nella loro area". Ma Conte non ha fatto comunque mancare una sorpresa: Ranocchia in panchina e nel ruolo di centrale destro Darmian, abitualmente impiegato come esterno di centrocampo. Così aveva giocato contro l’Azerbaigian, ma sulle fasce il c.t. ha (come annunciato) cambiato entrambi gli interpreti, piazzando Candreva davanti al granata e Pasqual sull’altra corsia.E proprie due delle novità di Conte, Pasqual e Pellè, avrebbero "aperto" la partita, ma dopo 20’ di Italia intermittente e non padrona del campo come ci si sarebbe potuto aspettare. Subito un lampo, dopo appena 35”, per una girata di destro di Immobile non lontana dal palo, ma poi un lungo momento di gioco provvisorio, faticoso, senza occasioni pericolose: un’Italia spenta come Verratti, a disagio al di là della marcatura di Schembri, il "francobollatore" di Pirlo nella gara qui a Ta’ Qali di un anno e mezzo fa. E’ stata addirittura la squadra di Ghedin ad andare vicina al clamoroso vantaggio, per un’indecisione di Darmian che ha favorito un tiro secco di Failla (15’) deviato in corner dopo essere finito non lontano dal palo di Buffon.
Sarà stato lo spavento, ma lì la squadra di Conte si è perlomeno un po’ scossa. Elettricità accesa anzitutto da Pasqual, molto più a suo agio nel percorrere la fascia rispetto a Candreva, piuttosto grigio dall’altra parte: su un cross del mancino della Fiorentina (18’) Pellè ha colpito di testa la traversa, imitato sul calcio d’angolo successivo da Chiellini (palo esterno); ancora su azione avviata da Pasqual su corner, il centravanti è stato il più veloce di tutti a risolvere un batti e ribatti in area seguito ad una respinta su colpo di testa di Bonucci. Come dire: questa squadra - si era già visto a Palermo contro l’Azerbaigian - scatena in attacco i suoi difensori sulle palle inattive, ma stavolta la firma ce l’ha messa un attaccante. Un gol non proprio da Pellè, in verità, ma comunque il premio ad un primo tempo passato non solo a cercare la porta, ma anche a fare a sportellate per allargare la ragnatela difensiva maltese, ad aprire spazi e a cercare sponde per i compagni.
Quattro minuti dopo, un’entrata di Mifsud su Florenzi (da giallo, in verità) ha convinto l’arbitro romeno Hategan a espellere l’attaccante di Ghedin. In vantaggio di un gol e di un uomo era facile aspettarsi un’Italia più leggera e fluida e Malta ancora più chiusa, per evitare l’imbarcata: in realtà gli azzurri hanno ricominciato a fare una gran fatica a trovare spazi, ma soprattutto soluzioni di gioco "pulite" e occasioni nitide. L’ha avuta dopo 8’ della ripresa Immobile, che però è arrivato "morbidissimo" di testa su un buon suggerimento di Verratti. Le cose non sono migliorate granché anche quando Conte ha provato a cambiare faccia all’attacco mettendo Giovinco vicino a Pellè, dopo aver cercato un po’ più di qualità in mezzo, con Aquilani al posto di Florenzi. Anzi, pur senza correre particolari pericoli, le cose si sono fatte ancora più complicate nell’ultimo quarto d’ora abbondante, quando l’arbitro ha punito un intervento di Bonucci che ha cercato di fermare Schembri, lanciato verso Buffon da un errore di Chiellini. Cartellino rosso (28’) e dunque dieci contro dieci: senza il regista difensivo, Conte ha rinunciato a Pellè mettendo nel cuore della difesa Ogbonna e da lì in poi l’Italia si è limitata a controllare. Senza cercare il raddoppio, ma anche senza rischiare di perdere anche i tre punti, non solo alcune delle sicurezza incamerate dopo la doppia vittoria (Olanda e Norvegia) di settembre. Finale tutto per Giovinco, ancora tra i più vivaci nonostante l'utilizzo limitato: dopo la traversa con gli azeri, palo a Malta in pieno recupero. Ci riproverà.
(dal sito "La Gazzetta dello Sport")


767.

16.11.2014 Milano (Italia), Stadio Giuseppe Meazza, h. 20.45 (Qualificazioni Europei)
ITALIA­CROAZIA 1­1
MARCATORI: Candreva 11, Perisic 15
ITALIA: Buffon G., Darmian, Ranocchia, Chiellini, De Sciglio, Candreva, De Rossi,
Marchisio, Pasqual (Soriano 28), Zaza (Pellè 63), Immobile (El Shaarawy 52) ­
Allenatore Conte Antonio
CROAZIA: Subasic, Srna, Corluka, Vida, Pranjic, Modric (Kovacic 28), Brozovic
(Badelj 83), Perisic, Rakitic, Olic (Kramaric 68), Mandzukic ­ Allenatore Kovac N.
ARBITRO: Kuipers (Olanda)
NOTE: Partita sospesa per due volte a causa del lancio di petardi e fumogeni dal settore ultra croato: la prima al 15°, per circa 2 minuti, dopo il gol del pareggio della Croazia; la seconda al 76° per circa 10 minuti.
Tanto fumo (colorato) e poco arrosto, a San Siro. Le intemperanze dei piromani slavi rovinano Italia-Croazia, che a San Siro viene interrotta a un quarto d’ora dalla fine e riprende solo dopo una decina di minuti. Il quarto match di qualificazione a Euro 2016 finisce 1-1, azzurri e biancorossi restano appaiati in testa al gruppo H ma non più a punteggio pieno, con la Norvegia che si fa sotto. La Croazia resta tabù per gli azzurri nell’era moderna, ma il risultato e l’impegno profuso contro una nazionale tecnicamente fortissima non sono certo da buttare.
I primi 11 minuti dell’Italia scaldano i cuori di chi è convinto che il possesso palla non sia tutto nella vita: infinito fraseggio croato, Rakitic va al tiro dopo un’azione lunga un minuto, Modric, Corluka e Vida saggiano i nervi di Buffon, si va dall’altra parte e oplà, è 1-0 per la Nazionale di Conte. Com’è successo? Semplice: Zaza scalcia di pura voglia il primo pallone buono, poi lo pulisce per il destro secco di Candreva e San Siro esplode. Ci togliamo la soddisfazione di infliggere ai croati il primo gol al passivo nelle qualificazioni, sarà dunque l’Islanda l’ultima a veder violata la sua porta, qualche minuto più tardi, in Repubblica Ceca.Peccato non ci sia il tempo di valutare come i biancorossi reagiscano a una condizione, quella di svantaggio, a cui non sono abituati. Ci pensa Perisic, mezzapunta di sinistra, a trovare l’1-1 al 15’ con un diagonale potente, sì, ma più che parabile, se Buffon non si smaterializzasse misteriosamente. Paperona di Gigi ed entusiasmo alle stelle per i tifosi ospiti a Milano. Troppa gioia per loro, o almeno troppo maleducata: fumogeni in campo, ripresa del gioco ritardata di qualche minuto, calciatori che si prodigano per il cessate il fuoco (d’artificio).
Il botta e risposta cambia il match, che prende una nuova svolta poco prima della mezz’ora: Modric e Pasqual (problema muscolare) si fanno male contemporaneamente, dentro Kovacic e Soriano. Con tutto il rispetto per Manuel e Mateo, nel doppio cambio ci perde molto di più Kovac. Rakitic si abbassa sulla linea di Brozovic, Candreva si allarga a destra e De Sciglio cambia fascia. C’è più alternanza, ora, nel costruire: l’Italia si affida alla sponda veloce dalla trequarti sulla verticalizzazione di chi inizia la manovra, la Croazia va di fioretto con Rakitic e di clava con Mandzukic. E quando Kuipers non fischia una carica della punta dell’Atletico su Buffon, Ranocchia deve salvare su Olic a porta vuota.
La ripresa inizia con un bel fendente di Zaza e una carambola su Kovacic: attenti i due portieri. Conte passa al 4-4-2 con Candreva e Marchisio ali, poi sprazzi di 4-1-4-1 con El Shaarawy al posto di un opaco Immobile, preludio all’ingresso di Pellé per Zaza. I croati comprimono indietro gli azzurri per cinque minuti, chiudendo gli occhi sembra di essere a Zagabria. Un tiro alto di El Shaarawy rianima San Siro, Kramaric sostituisce Olic, poi ancora fumogeni. Ancora imbecilli.
Kuipers ne ha abbastanza, Buffon si arrabbia sotto il settore più esagitato, gara sospesa al minuto 76. Si riparte dopo 10’, El Shaarawy ci prova tre volte senza fortuna, ma il brivido più grande lo procura ancora Perisic: stavolta il suo diagonale in solitudine è impreciso, sospiro di sollievo e tutti a casa. Ma per la Croazia non finisce qui, la Uefa su certi comportamenti degli ultrà non transige. Sanzioni in arrivo.
(dal sito "La Gazzetta dello Sport")


768.

18.11.2014 Genova (Italia), Stadio Luigi Ferraris, h. 20.45 (Amichevole)
ITALIA­ALBANIA 1­0
MARCATORI: Okaka 82
ITALIA: Sirigu (Perin 73), De Silvestri, Bonucci (Acerbi 82), Moretti, Cerci
(Gabbiadini 77), Parolo, Aquilani, Bertolacci (Bonaventura 70), Antonelli, Destro
(Matri 64), Giovinco (Okaka 65) ­ Allenatore Conte Antonio
ALBANIA: Berisha, Hysaj (Ajeti 74), Cana, Mavraj, Agolli, Lila (Rama 90), Abrashi
(Shala 71), Kukeli (Roshi 67), Memushaj, Lenjani (Balaj 86), Cikalleshi (Salihi 78) ­
Allenatore De Biasi
ARBITRO: Harkam (Austria)
NOTE: Amichevole organizzata in segno di solidarietà per le popolazioni alluvionate di Genova e della Liguria.
C’è un modo migliore di riassaporare l’azzurro? Entri a metà ripresa, segni il gol decisivo e lo fai nello stadio di casa. Chiedetelo al sampdoriano Stefano Okaka, rapido a insaccare di testa insacca il pallone che dà all’Italia l’1-0 sull’Albania. Poche luci per la Nazionale, nell’amichevole benefica contro la selezione allenata da De Biasi (e meritatamente in corsa per qualificarsi a Euro 2016). Ma almeno arriva una vittoria che aiuta il morale e il ranking.
Si comincia con l’espressione un po’ così che abbiamo noi mentre guardiamo Genova, per citare un Conte famoso almeno quanto Antonio… il motivo è che il Ferraris è colorato di rosso in nettissima prevalenza, sembra di giocare a Tirana. Ma gli albanesi della Liguria, con striscioni e cori di vicinanza agli italiani, danno una dimostrazione di civiltà incoraggiante, impreziosita dagli applausi ritmati al nostro inno. Bravi. Ci voleva, dopo la Croazia. Peccato rovinino un po’ tutto nella ripresa, con tre invasioni di campo isolate e qualche petardo di troppo.
Poi gli occhi si fissano sul c.t. azzurro, osservato speciale dopo lo sfogo di questa mattina contro “chi non ama faticare e collabora poco”. Conte vive la gara come una furia: insoddisfatto di ciò che vede, applaude solo una volta, quando Destro fa l’unica cosa notevole del suo primo tempo e impegna Berisha con un tiro da lontano. Per il resto, sbraita contro Bertolacci e Cerci, anche se il beniamino di casa mette due volte i brividi al portiere albanese e altrettanto fa l’attaccante dell’Atletico, che sale come e più di Antonelli quasi sulla linea degli attaccanti: l’Italia difende a quattro e poi, in attacco, ripristina i meccanismi di un 3-5-2 a trazione offensiva.
Ma i risultati sono modesti. De Biasi ha chiuso la sua nazionale in un 4-5-1 non facile da scardinare, soprattutto se la manovra azzurra fluisce così lenta. Conte telecomanda i suoi da bordocampo: vuole che De Silvestri, Moretti o meglio ancora Bonucci (quasi mai Aquilani) diano la palla in verticale a Bertolacci, a Parolo o a uno degli esterni, che a loro volta devono essere rapidi nell’imbeccare Destro e Giovinco. L’operazione, però, non riesce quasi mai e due volte gli albanesi leggono i passaggi per fulminarci con le ripartenze: nella seconda occasione, la punta Cikalleshi scaraventa un destro contro la traversa, con Memushaj che ci riprova, senza trovare la porta, un istante più tardi.
Si va in spogliatoio e si riparte con due sussulti: Giovinco calcia su Berisha e Sirigu rimedia a un mezzo pasticcio, fermando l’insidioso Cikalleshi. Due cross insidiosi di Antonelli e una punizione di Giovinco chiamano Berisha al tuffo, ma è Destro a divorarsi una chance colossale intorno al quarto d’ora, calciando largo in perfetta solitudine. Sul ribaltamento di fronte, Sirigu dice no a Lenjani e si ripete su Memushaj poco dopo.
Comincia il turbine dei cambi, gli ultimi venti minuti vedono gli ingressi di Okaka, Matri, Bonaventura, Perin, Gabbiadini e Acerbi. E Okaka fa capire subito che ha intenzione di sfruttare bene l’occasione: prima impegna Berisha con una giocata spalle alla porta, poi lo batte - con la complicità di Salihi - anticipando la spizzata su palla inattiva, segnando il gol dell’1-0 che pareva ormai inatteso. Non sarà tanto, ma almeno è una gioia per il 2000 bambini delle scuole calcio venuti a sostenere gli azzurri, in una marea rossa.
(dal sito "La Gazzetta dello Sport")


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