2009

685.
Londra (Inghilterra), 10/02/2009. Emirates Stadium h. 20.45 (AM)
Brasile - Italia 2-0 (1-0)
Reti: Elano (B) al 13’, Robinho (B) al 27’ p.t.
Brasile (4-3-1-2): Julio Cesar; Maicon, Lucio, Juan (dal 32’ s.t. Thiago Silva), Marcelo; Elano (dal 25’ s.t. Dani Alves), Gilberto Silva (dal 43’ s.t. Josue), Felipe Melo; Ronaldinho; Adriano (dal 36’ s.t. Pato), Robinho (dal 43’ s.t. Julio Baptista). (Doni, Luisao, Adriano). All. Dunga.
Italia (4-3-3): Buffon; Zambrotta, Legrottaglie, Cannavaro, Grosso; De Rossi (dal 14’ s.t. Aquilani), Pirlo (dal 29’ s.t. Dossena), Montolivo (dal 1’ s.t. Perrotta); Pepe (dal 1’ s.t. Camoranesi), Gilardino (dal 1’ s.t. Toni), Di Natale (dal 1’ s.t. Rossi). (Amelia, Bonera, Gamberini, Iaquinta, Quagliarella). All. Lippi.
Arbitro: Webb (Ing).
Ammoniti:
Perrotta (I), Grosso (I) e Zambrotta (I).
Angoli: 3-4
Recupero: 2' pt, 2' st;
Spettatori: 60.000
Multimedia: Foto (1); Foto (2);
Note: Si gioca allo Emirates Stadium di Londra, stadio tutto esaurito. Serata fresca, terreno in buone condizioni.
Il tredicesimo confronto diretto con il Brasile non porta bene all’Italia. Che perde 2-0, messa al tappeto dai gol di Elano e Robinho. E così sfuma il record solitario di risultati utili consecutivi per Lippi, che si ferma a 31. L’Italia non ha brillato, ma è partita bene, ed ha giocato una buona ripresa. Semplicemente stasera si è trovata di fronte una squadra più forte, che ha giocato meglio, e a tratti benissimo. Un gol valido annullato a Grosso sullo 0-0 suscita un pizzico di rimpianto. Sarebbe stata una partita diversa. Ma in questa di spettacolo ce n’è stato in abbondanza, per la rivincita gli azzurri non dovranno attendere molto: a giugno, in Sudafrica, nella Confederations Cup.
Il primo tempo decolla subito. Si vola sul tappeto morbido dell’Emirates, da una parte e dell’altra. Poi continuerà a farlo solo il Brasile. L’Italia segna subito. Prima Di Natale esordisce a Londra con un colpo di tacco, tanto per far capire che non ha paura di nessuno, poi Pirlo verticalizza per Grosso, che converge da sinistra e segna al volo. Rete che sembra una magia. E difatti sfuma subito. Troppo bella per essere vera. Colpa dell’arbitro Webb, che annulla per un fuorigioco che non c’è. Il terzino sinistro azzurro era tenuto in gioco da Marcelo.
Il Brasile tira un sospiro di sollievo e segna alla prima palla gol, con una combinazione di grande tecnica rifinita da Robinho per Elano, che si libera di Legrottaglie e scavalca Buffon. 1-0. La Seleçao cresce. Tanto. Troppo per noi. I verdeoro prendono fiducia e cominciano a danzare sul campo. A volte esibendo numeri gratuiti, altre volte combinando fantasia e praticità. Robinho ruba palla a Pirlo - fino a quel momento il migliore degli azzurri - al limite, ubriaca di finte Zambrotta e supera Buffon con un diagonale. Gol brasiliano se ce n’è uno. Il Brasile rischia di esondare. Hanno tutti i piedi buoni, a cominciare dai centrali di difesa, la palla gira che è un piacere per gli spalti londinesi, dove tifosi brasiliani e italiani si mischiano persino nella "ola", come non siamo più abituati a vedere. Uno spettacolo nello spettacolo. Ronaldinho, che incanta, pur muovendosi il minimo indispensabile, su punizione calibra appena alto il suo destro. L’Italia rischia l’imbarcata, ma è brava a rialzare la testa nel finale di tempo. La carica la suona De Rossi, che impegna Julio Cesar. Gli azzurri soffrono, ottengono poco da Montolivo, e sulla loro fascia destra soffrono da matti, specie quando Dinho si allarga. All’intervallo è 2-0. Si sono divertiti Brasile e pubblico. L’Italia un po’ meno.
Dentro Perrotta, Camoranesi, Rossi e Toni, i dubbi della vigilia. Fuori Montolivo, Pepe, Di Natale e Gilardino. Il Brasile resta quello. E chi si sogna di cambiar qualcosa? L’Italia spinge a inizio ripresa. Con Rossi a supporto di Toni. Che segna, ma dopo aver controllato aiutandosi con una mano. La gara nel finale si incattivisce: l’Italia non ci sta a fare da sparring partner, per niente, il Brasile a volte esagera nella ricerca del colpo ad effetto. Dunga e Zambrotta si beccano. Toni esalta il riflesso ravvicinato di Julio Cesar, sull’assist delizioso di Rossi. Niente da fare. E Julio Cesar si ripete su una punizione di un positivo Grosso. Il pallone non vuole entrare. Perdiamo 2-0.
(dal sito "La Gazzetta dello Sport online")


Per l'Italia un brutto Derby del Mondo. Facendo mente locale sulla partita emergono alcuni punti sulla serataccia di ieri a Londra. Dietro, l'assenza di Chiellini è stata determinante. Cannavaro un po' - troppo - distratto ma sempre unico come carattere e tenacia. Legrottaglie conferma lo scarso feeling col capitano ma è un giocatore di indubbio valore utile alla causa azzurra (certo su Elano è stato decisamente poco reattivo ed è arrivato improvviso l'1-0). A centrocampo Montolivo ha perso una grande occasione. Ma davanti le incursioni di Grosso sembravano quelle del Mondiale, Rossi ha carattere da vendere e a Toni ha detto no solo un grande Julio Cesar. Camoranesi non sembrava in palla ma è di certo un punto fermo di questa nazionale (quante entrate dure...). Pepe e Di Natale decisamente negativi soprattutto se si considera che sono rismasti - ancora - a casa Del Piero e Cassano e che lo straordinario Giuseppe Rossi partiva dalla panchina. Zambrotta migliore in campo, punto e basta. Dossena e Aquilani, entrati dopo, confermano una personalità ancora acerba in nazionale, speriamo per il futuro perchè per ora sono del tutto sostituibili. Perrotta sempre utile, pure in copertura, anche se non ha più il fiato di una volta. De Rossi in serata no ma sempre imprescindibile e come lui Pirlo che, tuttavia, ha alternato lampi di genio a buio totale (come sul goal di Robinho). Gilardino impalpabile, ma si è mosso molto e di certo è stato supportato pochissimo dai compagni. Se sarà o meno Amauri in avanti i presupposti ci sono, ma serve più sostegno alle punte per non lasciarle sole in balia delle difese avversarie (oppure Lippi deve avere il coraggio di cambiare modulo in modo radicale per consentire il migliore inserimento delle nuove leve). II ct resta il condottiero del nostro esercito del pallone, ma ora serve più lucidità sin dalle convocazioni. Se "alcuni" restano a casa deve essere perchè chi va in azzurro è più in forma o più bravo e ieri non è parso così.
di Alfredo Tommaselli

686.
Podgorica (Montenegro) 28/03/2009. City Stadium h. 20.45 (QM)
Montenegro - Italia 0-2 (0-1)
Reti: Pirlo su rigore all’11’ p.t., Pazzini al 29’ s.t. .
Montenegro (4-3-2-1): Poleksic; Pavicevic, Batak, Basa, V. Bozovic; Drincic, Pekovic (dal 34’ s.t. Vujovic), Boskovic; Vukcevic (dal 44’ s. t. Zverotic), Jovetic; Djalovic (dal 26’ s.t. Beciraj). (M. Bozovic, Pejovic, Tanasijevic, Novakovic). All. Filipovic.
Italia (4-2-3-1): Buffon; Zambrotta, Cannavaro, Chiellini, Grosso; Palombo, De Rossi; Quagliarella, Pirlo (dal 36’ s.t. Brighi), Di Natale (dal 9’ p.t. Pepe); Iaquinta (dal 14’ s.t. Pazzini). (Amelia, Gamberini, Motta, Rossi). All. Lippi.
Arbitro: Atkinson (Ing).
Ammoniti:
Cannavaro (I), Palombo (I), Batak (M), Pekovic (M), Pavicevic (M).
Angoli: 3-3
Recupero: 2’ p.t., 3' s.t.
Spettatori: Stadio esaurito, spettatori circa 11.500.
Multimedia: Foto (1); Foto (2);
Note: Serata fresca, campo in buone condizioni ma particolarmente viscido. L’Italia torna dal Montenegro con tre punti in più, il primo posto ora solitario nel girone di qualificazione al Mondiale 2010, e il primo gol in azzurro, all’esordio, di Pazzini. Jovetic e compagni, che in casa aveva frenato Irlanda e Bulgaria, sono liquidati con un gol per tempo, con la calma della squadra di rango, che magari non sfavilla, quello no, ma sa come e quando colpire. E poi non guasta avere in porta Buffon: una parata, ma salva risultato.
Nel primo tempo il Montenegro è più fumo che arrosto, mentre l’Italia è super cinica. I padroni di casa sono vivaci, ma inconcludenti. Jovetic è bello da vedere come una quadro da museo, anche se qualche volta esagera, e Vukcevic conferma di avere qualità tecnica, ma davanti l’assenza di Vucinic si fa sentire, e Djalovic è stritolato dalla morsa Cannavaro-Chiellini, con "l’uomo mascherato" che sembra un supereroe da fumetti. L’Italia sfrutta l’esperienza. Contiene senza affanni le sfuriate locali e riparte con De Rossi e Pirlo, che calamita di tutti i palloni.
Il vantaggio azzurro arriva proprio grazie al regista del Milan, oggi più avanzato: cross dalla destra di Pirlo, mani in area di Batak e rigore decretato dall’arbitro inglese Atkinson. Sul dischetto proprio Pirlo, che fa il cucchiaio alla Totti e porta avanti l’Italia. 1-0 azzurri. Che dal 9’ hanno perso Di Natale, infortunatosi al ginocchio sinistro cadendo da solo in occasione di un cambio di direzione. Al suo posto un altro Udinese, Pepe, che fatica sulla sinistra, lui che è un destro naturale. E’ proprio Pepe, favorito da una chiusura sbagliata dello sciagurato Batak, a trovarsi sul piede il più casuale degli assist, ma spreca calciando alto da ottima posizione. L’Italia amministra il risultato, e rischia solo quando Cannavaro atterra Jovetic lanciato verso la porta: ammonito. Per il resto gli azzurri non incantano, perchè in avanti sono poco ispirati e non riescono a sfruttare le corsie esterne, ma amministrano il vantaggio con la sicurezza dei forti. All’intervallo è 1-0.
L’Italia rientra in campo con gli stessi 11, ma Quagliarella e Pepe si sono scambiati le corsie. Iaquinta colpisce malissimo, solo a centroearea sull’eccellente passaggio di Pepe, più volitivo a destra, e spreca un rigore in movimento. E’ proprio l’attaccante della Juventus, acciaccato, a lasciare spazio a Pazzini, al debutto. L’attaccante della Samp cerca subito il finale da favola, ma un suo destro ravvicinato è respinto da Poleksic, ex portiere del Lecce.
L’Italia viene "bucata" una sola volta, e Buffon ci mette una pezza, anzi i suoi guantoni, salvando la patria su Djalovic, che davanti a lui colpisce debolmente su un cross da sinistra che chiedeva migliore sorte. Parata favolosa.
Dove eravamo rimasti con lui? Al gol sfiorato. Che diventa il 2-0 quando, il Pazzo sbatte dentro di testa un cross di Pepe, lanciato al millimetro in profondità da Pirlo. Esordio da sogno, il tempo dirà se da predestinato. Gara chiusa. E vittoria Italia. Che sorride due volte: perchè dall’Irlanda arriva la notizia agognata: la Bulgaria ha pareggiato. E gli azzurri allungano.
(dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line")

687.
Mercoledì 01-04-2009, Bari (Ita) (ore 20.45). Stadio San Nicola (QM)
Italia - Irlanda 1-1 (1-0)
Reti: Iaquinta (I) all’11' p.t.; Keane (I) al 43' s.t.
Italia (4-2-1-3): Buffon; Zambrotta, Cannavaro, Chiellini, Grosso; De Rossi, Brighi; Pirlo (dal 1' s.t. Palombo); Pepe (dal 9' s.t. Dossena), Pazzini, Iaquinta (dal 45' s.t. Rossi). (Amelia, Gamberini, Motta, Quagliarella). All. Lippi.
Irlanda (4-4-2): Given; McShane, O’Shea, Dunne, Kilbane; Keogh (dal 22' p.t. Folan), Whelan, Andrews (dall’8' s.t. Gibson), Hunt; Doyle (dal 18' s.t. N. Hunt), Keane. (Kiely, Foley, Kelly, Miller). All. Trapattoni.
Arbitro: Stark (Ger)
Espulso: Pazzini al 3' p.t.
Ammoniti: Grosso (It), McShane (Ir), Iaquinta (It), De Rossi (it).
Angoli: 1-7
Recupero: 1' p.t. 3' s.t
Spettatori: 41.000 circa, incasso 803.000 euro.
Multimedia: Foto (1); Foto (2).
Note: Serata piovosa, campo in buone condizioni. L’Italia è sempre prima in classifica con due punti di vantaggio sulla Repubblica d’Irlanda. Ma il pareggio di Bari ha un sapore amaro, per colpa di un episodio accaduto al 4’ di gioco che ha condizionato tutto l’incontro: l’espulsione di Pazzini (ingiusta). Passa quasi in secondo piano la grinta e il carattere del gruppo di Lippi che, in inferiorità numerica, è passato in vantaggio con un goal di Iaquinta e poi ha sofferto e chiuso gli spazi in maniera encomiabile, fino ad una manciata di minuti dal fischio finale, al 41’, quando è arrivato il colpo d’ala dell’Irlanda con il pareggio di Keane.
Partita densa di motivazioni e di emozioni. Con una vittoria l’Italia può ipotecare la qualificazione e mettere mezzo piede in Sudafrica, l’Irlanda può superare gli Azzurri in classifica e vestire i panni della lepre. Lippi contro Trapattoni, vecchia storia di colleghi-rivali, con l’attuale ct che ha sostituito l’ex tecnico azzurro per ben due volte, alla Juventus e sulla panchina della Nazionale. Trap e l’Italia, quanti ricordi, in campo giocatori che lui stesso lanciò in maglia azzurra, tra tutti Pirlo, Grosso, Brighi.
Bari raccoglie tutti gli stati d’animo in un applauso caloroso che fa rabbrividire il Trap, un tifo da grandi occasioni. E la Nazionale lo è. Reduce dal successo di sabato scorso in casa del Montenegro, l’Italia cerca conferme. E’ una squadra diversa da quella di Podgorica: confermata in blocco la difesa, novità a centrocampo con l’inserimento di Brighi e in attacco con Pazzini al centro.
Per l’ottava volta gli Azzurri scendono in campo a Bari, dove hanno sempre vinto. Spinti dall’entusiasmo dei tifosi, gli uomini di Lippi partono in avanti, ma dopo 4’ ecco un episodio che condizionerà l’incontro. Un intervento di Pazzini a braccia alzate su O’Shea spinge l’arbitro tedesco Stark ad una decisione affrettata quanto sbagliata, probabilmente condizionata dal sangue che scorre sul volto dell’irlandese- Una “gomitata” involontaria punita col cartellino rosso lascia l’Italia in inferiorità numerica per tutta la gara, già di per sé delicata.
In dieci, gli Azzurri trovano subito la giusta reazione. E al 10’ passano in vantaggio con il sinistro di Iaquinta (servizio di Pirlo per Grosso, cross basso e intervento vincente dello juventino), al suo secondo sigillo con la maglia della Nazionale.
L’Irlanda è squadra che lotta e pressa, ma non sembra avere la grinta del suo condottiero. L’Italia chiude bene tutti gli spazi e si adatta a tutte le circostanze, anche alla sostituzione di Keogh con Folan (al 22’), un attaccante in più per dare maggiore incisività alla manovra offensiva.
Ma è la squadra di Lippi ad andare vicinissima al raddoppio con un’azione che è la fotocopia del gol: lancio di Pirlo per Grosso, stavolta è Pepe che va a chiudere ma senza fortuna. Al 40’ l’Irlanda si fa vedere dalle parti di Buffon con una conclusione di controbalzo di Hunt, alla quale il portiere risponde con grande prontezza di riflessi deviando sulla traversa. Nella ripresa Lippi decide di lasciare Pirlo negli spogliatoi ed inserisce al suo posto Palombo. Al 10’ gli Azzurri rischiano grosso: Buffon, in ritardo, esce su Hunt e l’Irlanda reclama il calcio di rigore. L’Italia difende con i denti il vantaggio, gara di grande sacrificio da parte di Iaquinta che lotta su tutti i palloni e aiuta i compagni in copertura. Ma gli Azzurri sono in dieci dall’inizio della gara e il dispendio di energie è enorme.
Nel finale le occasioni migliori. Dopo l’ammonizione a De Rossi che, diffidato, salterà la prossima gara con la Georgia, l’Italia ha la possibilità di chiudere il match: grande progressione di Iaquinta che mette al centro per Dossena, subentrato a Pepe, ma il tiro è debole. La fatica tra gli Azzurri si fa sentire. Cambio di fronte e mano provvidenziale di Buffon . Un minuto dopo il pareggio dell’Irlanda: palla lunghissima su cui si avventa Roby Keane, quando il tempo a disposizione è troppo poco, eppure tanto lungo, per un altro cambio di scena. L’Irlanda ci prova e mette in seria difficoltà la porta di Buffon per ben due volte. Questo è lo spirito del Trap ma, per fortuna degli Azzurri, è uscito tardi.
(dal sito "FIGC.it")

688.
Sabato 06-06-2009, Pisa (Ita) (ore 20.45). Stadio Romeo Anconetani (AM)
Italia - Irlanda del Nord 3-0 (1-0)

Reti: Rossi al 20' p.t.; Foggia all'8', Pellissier al 28' s.t.
Italia (4-2-1-3): Marchetti; Santon, Legrottaglie, Gamberini, Grosso (dal 1' s.t. Dossena); Gattuso (dal 1' s.t. Brighi), D'Agostino (dal 30' s.t. Galloppa); Montolivo (dal 1' s.t. Palombo); G. Rossi, Pazzini (dal 17' s. t. Pellissier), Mascara (dal 1' s.t. Foggia). (De Sanctis, Cassani, Esposito, Biagianti). All.: Lippi.
Irlanda del Nord (4-1-4-1): Tuffey (dal 17' s.t. Mannus); Johnson, Casement, Coates, McGivern; C. Evans (dal 33' s.t. Ferguson); Little (dal 38' s.t. Donelly), O'Connor (dal 17' s.t. Garrett), McCann, Carson (dal 25' s.t. Lawrie); Healy (dal 45' pt. McGinn). (Duffy). All. Worthington.
Arbitro: Blom (Olanda).
Ammoniti: Tuffey.
Corner: 5-2
Recupero: 0' p.t. 0' s.t
Spettatori: 8.200 per un incasso di 120.000 euro
Multimedia: Foto (1);
Note: Serata tiepida campo in buone condizioni. L'Italia dei debuttanti batte 3-0 l'Irlanda del Nord in amichevole grazie ad una bella prestazione: il miglior viatico per l'avventura in Sud Africa degli azzurri, che partiranno domani sera per andare a giocare la Confederations Cup. Gol di Rossi, il primo con l'azzurro dei "grandi", di Foggia e Pellissier. Tre reti spettacolari. La festa è completata dal pareggio per 1-1 tra Bulgaria e Irlanda. Italia che con una partita in meno giocata conserva un punto di vantaggio sui verdi di Trapattoni nel gruppo 8 di qualificazione mondiale. La Bulgaria a questo punto sembra tagliata fuori in chiave qualificazione.
Lippi schiera quattro debuttanti dal 1': Marchetti, Santon, D'Agostino e Mascara. Combinati con due campioni del mondo: Gattuso e Grosso. Ringhio è il capitano.
L'Irlanda del Nord, prima nel proprio girone di qualificazione mondiale, ma rimaneggiata, rende subito chiare le sue intenzioni: primo non prenderle. E allora si arrocca dietro, con Healy isolato in avanti. L'Italia dei debuttanti - schierata da Lippi con il solito tridente offensivo - è un po' timida, ma volenterosa. Manovra, con D'Agostino playmaker, e prova a pungere con Rossi e Mascara ai lati di Pazzini, centravanti di serata rimasto fuori dai convocati per la Confederations Cup. È proprio un lampo, ma abbagliante, di Pepito Rossi, a portare avanti gli azzurri. Al 20' l'attaccante del Villarreal segna il suo primo gol in Nazionale con un sinistro violento dal limite dell'area che sorprende Tuffey su suo palo. Gol da super attaccante, con cui interrompe un digiuno personale che risaliva al 21 febbraio, col gol al Gijon nella Liga. L'Italia insiste. Gamberini sfiora il primo centro personale con un colpo di testa su angolo, poi si fanno pericolosi pure Mascara e Montolivo. All'intervallo è 1-0. Confortante il rientro di Gattuso, grintoso e tonico in mezzo. È recuperato fisicamente. Bene anche Santon, che ha spinto con personalità sulla fascia destra. Della paventata contestazione degli ultrà pisani - furiosi per la retrocessione dalla serie B alla Prima Divisione - solo un minimo accenno intorno alla mezzora.
Spogliatoio azzurro con le porte girevoli a Pisa: fuori Grosso, Gattuso, Montolivo e Mascara, dentro Dossena, Brighi, Palombo e Foggia. E grande avvio di ripresa degli azzurri, che si esaltano nei fraseggi tecnici Rossi-Foggia.
Arriva proprio da una combinazione tra i due avanti azzurri. Dribbling secco e pallonetto morbido vincente dell'esterno della Lazio sulla verticalizzazione di Rossi: 2-0. E gol splendido.
Quella che si ammira a inizio ripresa. D'Agostino aumenta i giri del suo motore, e colpisce addirittura un palo direttamente su angolo, Pazzini si guadagna un rigore, che poi si fa parare da Tuffey, che si aiuta col palo alla sua destra, l'Itaia spinge forte e convince. Lippi fa esordire anche il 30enne Pellissier, che subentra al "Pazzo". E segna subito. Con una bellissima girata acrobatica di sinistro. È festa assoluta. Foggia imperversa sulla destra. Entra anche Galloppa. Pellissier sfiora il 4-0, ma sarebbe stato persino troppo. L'Italia due vince e convince. Come si augurano di fare i titolari in Sud Africa dal 15 giugno.
(dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line")

689.
Mercoledì 10-06-2009, Atteridgeville (SAF) (ore 20.45). Super Stadium (AM)
Italia - Nuova Zelanda 4-3 (1-2)
Reti: Smeltz (NZ) al 13', Gilardino (I) al 33', Killen (NZ) al 42' p.t.; Gilardino (I) al 3', Killen (NZ), su rigore, al 12', Iaquinta (I) al 23' e al 28' s.t.
Italia (4-2-3-1): Amelia; Santon (dal 21' s.t. Zambrotta), Legrottaglie, Gamberini, Dossena; Gattuso (dal 16' s.t. Montolivo), Palombo; Pepe (dal 16' s.t. Camoranesi), Rossi (dal 1' s.t. Pirlo), Quagliarella (dal 16' s.t. Iaquinta); Gilardino (dal 16' s.t. Toni). (De Sanctis, Chiellini, Grosso). All. Lippi.
Nuova Zelanda (4-4-1-1): Moss; Mulligan, Vicelic, Boyens, Lochhead; Brocke (dal 30' s.t. Barron), Brown, Elliott, Bertos; Smeltz; Killen (dal 36' s.t. Wood). (Paston, Scott, Oughton, Sigmund, Christie, James, Old, Bright, Smith, Bannatyne). All. Herbert.
Arbitro: Bennett (Sud Africa).
Ammoniti: Boyens e Brown per gioco scorretto.
Corner: 0-8
Recupero: 1' p.t. 3' s.t
Spettatori: 2.000
Multimedia: Foto (1);
Note: Serata fredda e piovosa, campo in discrete condizioni. La prima partita dell'Italia in Sud Africa si chiude con un successo: 4-3 sulla Nuova Zelanda. Gara bizzarra per andamento - con gli azzurri per tre volte in svantaggio e per amnesie difensive diffuse, che producono un risultato inusuale. Lippi testa l'altitudine di Pretoria, il clima piovoso, e in attesa dell'esordio con gli Usa di lunedì in Confederations Cup, contro una avversario che ha voglia di giocarsela, le seconde linee, parecchie delle quali sono in campo dal 1'. Risposte in chiaroscuro. Bene Pepe e Quagliarella come uomo dell'ultimo passaggio, ma soprattutto benissimo Gilardino - che si gioca con Toni la maglia da titolare - e il subentrato Iaquinta. Entrambi autori di una doppetta, gol che evitano uno scivolone innocuo quanto rovinoso.
Quello che mette nei guai gli azzurri. Ma non è emicrania, bensì mal d'alta quota. Non quella di Pretoria, oltre i mille metri, ma degli attaccanti "tutti neri". Che ci infilano due volte da calcio piazzato, salendo in alto e trafiggendo un Amelia poco convincente. Le reti portano le firme di Smeltz e Killen, due carneadi.
Sarà il fascino della sfida ai campioni del mondo, oppure il tipo di calcio che la Nuova Zelanda pratica, cioè un gioco fisico, fatto più di ritmo che di qualità tecnica. Comunque gli All Blacks ci danno che è un piacere (per i loro tifosi, ogni tanto meno per gli stinchi dei nostri giocatori). Niente sconti, dunque, anche se la prima gara ufficiale per la squadra di Lippi, in Confederations, è ancora presto. Sano agonismo e corsa per la squadra di Herbert, e gli azzurri faticano a trovare risposte adeguate. Gattuso, capitano ristabilito, prova a suonare la carica, ma la manovra - in assenza di Pirlo e De Rossi - è poco convincente. Il più pericoloso dei nostri è Gilardino, che segna di testa su assist delizioso da sinistra di Quagliarella, mentre il più dinamico nel gioco è Pepe, pendolino sulla destra. Il Gila di testa segna il provvisorio 1-2. Poi in chiusura di tempo ancora lui, e ancora di testa, sfiorerà il 2-2, ancora su invito di Quagliarella.
L'Italia pareggia ancora, a inizio ripresa. Di nuovo con Gilardino, di testa, di nuovo su cross da sinistra, stavolta teso, di Quagliarella: 2-2. Con i due attaccanti che dimostrano una buona intesa. I gol di Gilardino in azzurro diventano 12. Nel frattempo Lippi ha sostituito Rossi con Pirlo. Italia che passa dal 4-2-3-1 con Rossi trequartista al 4-3-3 con il milanista mezzosinistro.
Che incappa in una serataccia, complici il campo e il pallone scivolosi, per la pioggia. Il vice Buffon, già tuttaltro che impeccabile in occasione dei primi due gol, stende Killen in area. L'attaccante dal dischetto perfeziona la personale doppietta: 3-2.
Al quarto d'ora della ripresa Lippi cambia molto. Fuori Gattuso, Pepe, Quagliarella e Gilardino e dentro al loro posto rispettivamente Montolivo, Camoranesi, Iaquinta e Toni. L'Italia va meglio.
Che segna il suo terzo gol in azzurro con un destro calibrato, capitalizzando un assist con il contagiri di un Pirlo, che ha messo ordine e regalato qualità alla manovra azzurra. Non basta. Perchè Iaquinta trova il bis. Lo juventino di sinistro raccoglie una corta respinta di Moss su Montolivo e insacca il 4-3. Che chiude i conti. L'italia non incanta, ma vince. Da lunedì si farà sul serio.
(dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line")

690.
Lunedì 15-06-2009, Pretoria (SAF) (ore 20.45). Loftus Versfeld Stadium (CON)
USA - Italia 1-3 (1-0)

Reti: Donovan (U) su rigore al 41’ p.t.; Rossi (I) al 13’, De Rossi (I) al 27’, Rossi (I) al 48’ s.t.
USA (4-4-2): Howard; Spector, DeMerit, Onyewu, Bornstein (dal 41’ s.t. Kljestan); Feilhaber (dal 28’ s.t. Beasley), Bradley, Clark, Dempsey; Donovan, Altidore (dal 21’ s.t. Davies). (Robles, Guzan, Bocanegra, Casey, Pearce, Winne, Califf, Kljestan, Adu, Torres). All. Bradley.
Italia (4-3-3): Buffon; Zambrotta, Legrottaglie, Chiellini, Grosso; Gattuso (dal 12’ s.t. Rossi), De Rossi, Pirlo; Camoranesi (dal 12’ s.t. Montolivo), Gilardino (dal 23’ s.t. Toni), Iaquinta. (Amelia, De Sanctis, Santon, Cannavaro, Gamberini, Dossena, Palombo, Pepe, Quagliarella). All. Lippi.
Arbitro: Pozo (Cile).
Ammoniti: Legrottaglie (I), Bornstein (U), Grosso (I).
Espulso: Clark al 33’ per gioco scorretto
Corner: 3-7
Recupero: 2' p.t. 4' s.t
Spettatori: 50.000
Multimedia: Foto (1);
Note: Serata fresca, campo in buone condizioni. L’Italia parte col botto in Confederations Cup. Quello dello schiocco violento del pallone colpito da Rossi che inizia la rimonta azzurra contro gli Usa, coronata poi dalla rete di De Rossi e dal bis dell’attaccante del Villarreal. Vinciamo con il carattere e con la voglia matta di restare più in alto di tutti, quella che Lippi sa di avere instillato nella testa prima ancora che nelle gambe del gruppo cementato dai campioni del Mondo, con una spruzzatina, una correzione, manco fosse un caffè da gustare, di gioventù. Quella portata nella ripresa di una partita iniziata male, anche per colpa di un Donovan scatenato, da Rossi e un positivo Montolivo. Non avremo impressionato come la Spagna, almeno come gioco, quello no, ma questa è una squadra che con Lippi sembra sempre e comunque rifiutare di perdere.
Il primo tempo è divertente. Ricco di occasioni e di episodi che fanno discutere. Con come colonna sonora trombette assordanti. Lo spettacolo infatti è sugli spalti, parte anche lo ola. In campo l’Italia parte invece discretamente, con Grosso pungente sulla sinistra, e con un colpo di testa largo di Legrottaglie sottomisura. Gli Stati Uniti tengono botta, poi riprendono fiato e replicano. Donovan, ispirato, che galleggia tra centrocampo e attacco, inventa per Bradley prima e per Altidore poi, entrambi sprecano ciccando il sinistro davanti a Buffon. Salvi. Poi Howard è goffo, ma para una punizione velenosa di Pirlo.
Al 33’ la gara sembra girare. Per un’espulsione decisa dall’arbitro Pozo per il fallo a metà campo di Clark su Gattuso. Più plateale che cattivo. Usa in 10 uomini. Con Donovan che scala a centrocampo.
L’Italia passa dal quasi gol al gol subìto. In un battito di ciglia. Gran palla di De Rossi, sempre lucido, per l’inserimento dalla destra di Camoranesi, Bornstein interviene maldestro e insacca nella sua porta, ma Camoranesi era di un filo in fuorigioco. Finale di azione da riscrivere. E sul rovesciamento di fronte arriva il rigore per gli Usa, per un lieve trattenuta di Chiellini sul colosso classe 1989 Altidore. Donovan, capitano e recordman dei bianchi di Bradley, segna dal dischetto. 1-0 Usa. Risultato con cui le squadre vanno al riposo. Italia sotto, pur con l’uomo in più. E’ dura.
Modulo, non uomini. Accentra Iaquinta, a supporto di Gilardino, lasciando libera la fascia sinistra per le incursioni di Grosso. Non basta per pareggiare a inizio ripresa, e allora fa entrare Montolivo e Rossi i suoi golden boys.
E Pepito Rossi, appena entrato, fa subito il fenomeno. Recupera palla a centrocampo, fa qualche passo ed esplode un sinistro cattivo da circa 25 metri. La sassata feroce di chi proprio non ci sta a perdere contro il Paese dove è nato. Lui in questo gruppo azzurro, è arrivato da poco, ma non in punta di piedi. Lui vuole far rumore: far suonare ancora più forti le trombette, sulle tribune del Loftus Stadium, e far scrosciare gli applausi.
Tutti avanti nel finale. Sfruttando la superiorità numerica e la stanchezza degli americani, tranne Donovan, scatenato. Pirlo chiama in causa Howard, ancora pasticcione, sulla respinta Iaquinta sfiora il 2-1. Che trova De Rossi, che corona una buona prestazione con un destro tagliato che viene mancato da un paio di difensori e trafigge Howard, sorpresissimo. Italia avanti. Nell’abbraccio sfrenato di De Rossi con i compagni c’è tutta la fame di successi di cui aveva parlato Lippi alla vigilia. Ha avuto ancora ragione lui. L’Italia vince in rimonta. E nel recupero Rossi fa tris. La Confederations Cup azzurra è partita bene.
(dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line")

691.
Giovedì 18-06-2009, Johannesburg (SAF) (ore 20.45). Ellis Park Stadium (CON)
Italia - Egitto 1-0 (1-0)
Reti: Homos 40' p.t.
Italia (4-3-3): Buffon, Zambrotta, Cannavaro, Chiellini, Grosso, Gattuso (57' Montolivo), De Rossi, Pirlo, Rossi (57' Toni), Iaquinta, Quagliarella (63' Pepe) (Amelia, Santon, Dossena, Legrottaglie, Gamberini, Palombo, Camoranesi, Gilardino, De Sanctis). All. Lippi.
Egitto (4-4-2): El Hadar, Fathi (75' Hassan), A.Said, H.Said, Gomaa, Moawad (68' Farag), Shawki, Abd Rabbou, Homos, Aboutrika, Zidan (55' Eid) (Sobhi, Fathalla, Khairy, Abdelgani, Tawfik, Abougrisha, Raouf, Wahid). All.
Arbitro: Hansson (Svezia).
Ammoniti: Eid, El Hadar, Gomaa (E).
Corner: 3-3
Recupero: 2' p.t. 4' s.t
Spettatori: 61.000
Multimedia: Foto (1);
Note: Serata fresca, campo in buone condizioni. La Confederations Cup dell’Italia si complica parecchio. Gli azzurri in Sud Africa, nella loro seconda uscita, perdono contro i campioni del continente nero, l’Egitto, 1-0. Stavolta la rimonta - riuscita contro gli Usa - non arriva, nonostante le tante occasioni costruite nella ripresa e vanificate dal portiere avversario, tale El Hadary, che ha fatto il fenomeno. Ma l’Italia ha lasciato parecchio a desiderare sul piano della manovra, soprattutto nei primi 45’, sottoritmo e sottotono. E così è arrivato il secondo k.o. del Lippi bis, dopo il passo falso con il Brasile, proprio il nostro prossimo avversario. Che ora dovremo probabilmente battere, domenica a Pretoria, per guadagnarci le semifinali, e potrebbe addirittura non bastare in caso di arrivo di tre squadre a quota 6 punti. Entrerebbero infatti in ballo differenza reti e numero di gol segnati. Al fischio d’inizio subito una sorpresa: Rossi gioca centravanti. Una novità sostanziale, visto che Lippi è solito schierare in quel ruolo un giocatore di stazza: Gilardino, Toni o Iaquinta. Quagliarella, altra sorpresa della formazione, stavolta in assoluto, parte a sinistra, con il tuttofare Iaquinta esterno destro avanzato. Quello di inizio gara, con l’Italia che fa possesso palla, ma si rende pericolosa solo con tiri dalla distanza, due volte con il sinistro secco di Rossi, una con il destro potente di Iaquinta. Predominio territoriale, ma nulla di trascendentale. Nel frattempo Lippi modella la sua "creatura" neanche fosse di pongo. Rossi scala a destra (ma fatica a stare largo e tende ad accentrarsi con continui tagli), e Pirlo avanza dalla posizione di mezzala sinistra a quella di trequartista, in pratica dal 4-3-3 di partenza si passa ad un elastico 4-2-3-1, con Iaquinta centravanti. Ma non ingraniamo, al di là del modulo tattico. E così i campioni d’Africa prendono fiducia. E in due minuti prima fanno venire i brividi a Buffon, che alza sopra la traversa un tiro da fuori area di Rabbou, poi vanno in vantaggio. Sul conseguente angolo dalla destra Homos approfitta del mancato colpo di testa di De Rossi, che salta a vuoto, e di testa segna l’1-0. All’intervallo siamo sotto. Come contro gli Usa. E anche stavolta al termine di 45’ poco brillanti. Si riparte senza cambi e con le posizioni di inizio gara. Gattuso resta in mutande dopo un contrasto. Il pubblico, appassionato, si diverte. Meno l’Italia, che si accende quando uno splendido lancio di Quagliarella trova Iaquinta in profondità: lo juventino controlla in qualche modo, poi calcia su El Hadary in uscita. Occasionissima sprecata. Fuori Gattuso, dentro Montolivo. E ancora, fuori Rossi, dentro Toni. Continuiamo a faticare. Tanto, troppo. Pirlo ci prova su punizione: quasi gol. Ma non basta. Lippi prova l’ultima carta: Pepe sostituisce Quagliarella. Finalmente la gara si anima. L’Italia si sbilancia, le occasioni arrivano. Pepe entra subito in partita, e sforna cross dalla destra, su uno di questi Iaquinta gira a botta sicura, il portiere egiziano è bravissimo. Poi è Montolivo ad avere la palla buona: ancora El Hadary che fa il fenomeno. Ora però, finalmente, l’Italia c’è. Preme, attacca, crea. Questo El Hadary però non ha finito di stupire. Para ancora, e ancora su Iaquinta. La porta egiziana sembra stregata. Come dimostra l’incrocio dei pali del solito generoso Iaquinta nel finale. Non è serata. E perdiamo con l’Egitto.
(dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line")

692.
Giovedì 21-06-2009, Pretoria (SAF) (ore 20.45). Loftus Versfeld Stadium (CON)
Italia - Brasile 0-3 (0-3)
Reti: Luis Fabiano (B) al 37’ e 43’, Dossena (I) autorete al 45’ p. t.
Italia (4-3-3): Buffon; Zambrotta, Cannavaro, Chiellini, Dossena; Pirlo, De Rossi, Montolivo (dal 1’ s.t. Pepe); Camoranesi, Toni (dal 12’ s.t. Gilardino), Iaquinta (dal 38’ p.t. Rossi).(Amelia, De Sanctis, Legrottaglie, Gamberini, Santon, Grosso, Gattuso, Palombo, Rossi, Quagliarella). All. Lippi.
Brasile (4-2-2-2): Julio Cesar; Maicon, Lucio, Juan (dal 24’ p.t. Luisao), Andre Santos; Gilberto Silva (dal 37’ s.t. Kleberson), Felipe Melo; Ramires (dal 41’ s.t. Josuè), Kakà; Luis Fabiano, Robinho. (Gomes, Victor, Miranda, Daniel Alves, Kleber, Elano, Julio Baptista, Pato, Nilmar. All. Dunga.
Arbitro: Archundia (Mes).
Ammoniti: Chiellini (I) e Dossena (I).
Corner: 5-5
Recupero: 0' p.t. 3' s.t
Spettatori: 50.000
Multimedia: Foto (1);
Note: Serata fresca, campo in buone condizioni. L’Italia torna a casa dal Sud Africa con sul groppone la seconda sconfitta della sua Confederations Cup, e i tre gol beccati dal Brasile. Poteva essere la celebrazione di capitan Cannavaro che raggiunge Maldini a 126 presenze in azzurro.. e invece. Una punizione, più ancora che un’eliminazione. Merito ai verdeoro di Dunga, spettacolari, colpa degli azzurri di Lippi, che sembrano lo spot del "vorrei, ma non posso". Ci sarebbe bastato un golletto per andare avanti in un girone stradominato dal Brasile, nel quale tra Italia, Egitto e Usa si è qualificato (gli States) chi ha fatto meno peggio. Un k.o. pesante, che aprirà processi sportivi sul cambio generazionale da accelerare, e sull’effettivo valore attuale di questo gruppo, che ha mostrato tutte le sue rughe, ma ha ricevuto anche poco dai ricambi. Ma al di là di tutto, il Brasile stasera ha regalato agli appassionati e rumorosi spettatori del Loftus Stadium di Pretoria un trattato di calcio da battimani. La possibile, anzi probabile, finale con la Spagna sarebbe da leccarsi i baffi. Entra in campo con un discreto piglio, decisa a fare la partita. D’orgoglio. Ma dopo pochi minuti si vede subito che questo Brasile stasera è di un’altra categoria. Passaggi a uno-due tocchi, stop morbidi, palloni filtranti di Robinho e Kakà per un Luis Fabiano che tiene fede al soprannome di O Fabuloso. E’ proprio lui a mettere Ramires solo davanti a Buffon: incrocio dei pali. La scampiamo. Quello di Camoranesi, forse il più ispirato degli azzurri. Lo juventino ci prova di prima intenzione, e con un destro in diagonale dopo un rimbalzo mette i brividi a Julio Cesar. Tutto qui. Per l’Italia. Il Brasile invece ha solo cominciato il suo show. La Seleçao colpisce un altro legno. Stavolta Buffon è salvato dal palo, quando De Rossi devia verso la propria porta un cross di Lucio. Ci va ancora bene. Ma non può durare. E dire che l’Egitto perde, e saremmo qualificati. Perché il portiere africano, El Hadary, che contro di noi aveva fatto il fenomeno, regala il vantaggio agli Usa. Ma Buffon si vede spuntare davanti avversari da tutte le parti. Il destino della gara è inevitabile. Il Brasile segna quando il tiro di Maicon si trasforma in un assist per Luis Fabiano, tenuto in gioco da Cannavaro. Il centravanti del Siviglia segna con un destro incrociato. Lippi cambia: fuori Iaquinta, un po’ acciaccato e molto fuori dal gioco, e dentro Pepito Rossi. Ma non basta. C’è poco da fare. Arriva il meraviglioso raddoppio del Brasile. Azione Kakà-Robinho-Luis Fabiano, che segna con un tocco morbido. Allo scadere ne becchiamo un altro. In contropiede. La nostra arma. Robinho se ne va sulla sinistra, centra per Ramires, anticipato da Dossena, che spiazza Buffon e mette nella propria porta il 3-0 verdeoro. All’intervallo siamo già sull’aereo verso casa. Avrebbe poco da dire. C’è Pepe al posto di Montolivo, partito bene e poi naufragato. Come tanti suoi compagni. Il Brasile fa quello che gli riesce meglio, possesso palla. Al rallentatore, con i suoi ispirati palleggiatori. L’Italia attacca da copione, ma non ha nè la forza nè il morale per fare paura a Julio Cesar. Ma le emozioni arrivano dagli altri campi. Gli Usa segnano ancora due volte e ci rimettono in corsa, ci basta un gol per qualificarci e affrontare la Spagna in semifinale. Lo sfioriamo anche, in un paio di occasioni, con Gilardino e Pepe, che come Rossi portano freschezza. Ma perdiamo 3-0. E usciamo dalla Confederations Cup a testa bassa, stritolati da un grande Brasile.
(dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line")

693.
Mercoledì 12.08.2009, Basilea (SVI) h. 20.45, Stadio “St Jacob Park” (AM)
Svizzera (4-4-2): Benaglio; Degen (24' s.t. Schwegler), Senderos, Grichtin, Magnin (42' s.t. Ziegler); Padalino (38' s.t. Derdyiok), Fernandes, Inler, Barnetta (34' s.t. Vonlanthen); Frei (24' s.t. Yakin), Nkufo (24' s.t. Streller). (Woelfli, Dijorou, Huggel). All. Hitzfeld.
Italia (4-4-2): Buffon; Zambrotta (1' s.t. Santon), Cannavaro, Chiellini, Criscito; Camoranesi (31' s.t. Pepe), Pirlo (16' s.t. D'Agostino), Palombo, Marchisio (27' s.t. Grosso), Gilardino (1' s.t. Iaquinta), Rossi (16' s.t. Quagliarella) (Marchetti, Bocchetti, Di Natale). All. Lippi.
Arbitro: Kircher (Ger).
Corner: 3-6
Recupero: 0' p.t., 1' s.t.
Spettatori: 33.000.
Multimedia: Foto (1);
Note: L'Italia dei grandi numeri - 127 come le presenze di Cannavaro e 38 come gli esordienti di Lippi, stasera è stato il turno di Criscito e Marchisio - si ferma sullo 0-0 a Basilea nell'amichevole contro la Svizzera. Gli azzurri, alla prima uscita dopo il fiasco in Confederations Cup, partono bene e collezionano occasioni, poi nel finale ci vuole però un super Buffon per evitare la beffa. Ma è calcio c'agosto, i giudizi andranno aggiornati a settembre nel doppio impegno per le qualificazioni mondiali con Georgia e Bulgaria.
La prima notizia arriva al fischio iniziale: Cannavaro è in campo, con la fascia di capitano al braccio, e porta così a 127 le sue presenze in maglia azzurra. Record assoluto, una in più di quelle di Paolo Maldini.
L'Italia parte forte. Schierata con un lineare 4-4-2, una novità di modulo rispetto al collaudato 4-3-3 utilizzato in Confederations Cup, la squadra di Lippi spinge sull'acceleratore sulla destra, con Zambrotta molto propositivo e Rossi, che sa inventare la giocata smarcante per Gilardino o per gli inserimenti dei centrocampisti. Gli esordienti di giornata, Criscito e Marchisio, sfiorano entrambi il gol. Ma la ciambella non riesce con il buco per "colpa" del portiere svizzero Benaglio, bravo sul colpo di testa del difensore mancino del Genoa e ad ipnotizzare il centrocampista juventino, la cui conclusione ravvicinata finisce appena fuori, deviata quanto basta per evitare lo 0-1. L'Italia sfiora il gol anche con Gilardino e lo trova con Chiellini, invalidato però proprio da un offside del Gila.
Dopo i primi 20' in apnea gli svizzeri rialzano la testa. E sfiorano il gol con Barnetta, che colpisce la traversa approfittando di un errore in appoggio di Chiellini. L'Italia alla mezz'ora perde Camoranesi, acciaccato alla caviglia destra. Al suo posto Pepe. La gara perde ritmo e quota. Sarà la preparazione approssimativa dei giocatori, sarà che la Svizzera, che bada soprattutto a non prenderle, ora copre meglio il campo, più accorta dopo i troppi spazi lasciati in avvio. All'intervallo è 0-0. Che sta stretto all'Italia.
Dallo spogliatoio non riemergono Zambrotta e Gilardino. Al loro posto Santon, molto sulle sue, e Iaquinta, generoso e molto mobile. Il pericolo più grande della ripresa è però di marca svizzera: farina del sacco di Barnetta, che arriva male, in spaccata, solo davanti a Buffon, sull'assist da sinistra di Nkufu. Italia graziata. E che replica con la corsa di Iaquinta, che quando può scatenarsi negli spazi mette in crisi la compassata difesa svizzera.
L'Italia torna a sfiorare il vantaggio grazie ad una grande idea di Marchisio per Iaquinta, che di sinistro calcia di poco a lato sull'uscita del portiere svizzero. In questa ripresa la gara è più equilibrata, e le squadre un po' più lunghe. La Svizzera è più intraprendente, con Inler, centrocampista dell'Udinese, in evidenza. Lippi fa entrare anche D'Agostino e Quagliarella, ai quali regala 30' ciascuno. D'Agostino da vice Pirlo fa buona figura, sarà interessante vedere se in futuro Lippi proverà a farli giocare insieme. La Svizzera, che evidentemente a quest'amichevole ci tiene, eccome, effettua i primi cambi solo al 24'. Ma il risultato non cambia più: finisce 0-0.
Grazie a Buffon, che all'89' salva la patria parando un destro di Derdiok lanciato in contropiede. A fine gara dichiara Lippi: "La Confederations Cup è stata un mese in tre anni in cui non abbiamo fatto bene. Oggi siamo ripartiti con un altro spirito ed un altro entusiasmo. Qui ci sono ragazzi interessanti che hanno già fatto bene e giocheranno ancora, è un nuovo inizio positivo. Abbiamo creato tante occasioni a inizio gara, poi nel finale abbiamo rischiato la beffa".
(dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line")

694.
Sabato 05.09.2009, Tblisi (GEO), h. 20.00, "Boris Paichadze" Stadium (QM)
Gerogia - Italia 0-2 (0-0)

Reti: Kaladze (autogoal) (G) all'11' st. e al 22' st.
Gerogia (4-5-1): Lornaia; Lobjanidze, Khizanishvili, Kaladze, Sanaia; Ananidze (dal 15’ s.t. Vatsadze), Radmadze (dal 27’ s.t. Tskitishvili), Khmaladze , Kobiashvili, Kenia; Dvailishvili. (A disp.: Mamaladze, Kvakhadze, Devdariani, Gongadze, Menteshashvili). All.: Cuper.
Italia (4-4-2): Buffon; Zambrotta, Cannavaro, Chiellini, Criscito; Marchionni (dal 14’ s.t. D’Agostino), Palombo, Pirlo, Camoranesi 8dal 26’ s.t. Santon); Iaquinta, Rossi (dal 14’ s.t. Quagliarella). (A disp.: Marchetti, Legrottaglie, Di Natale, Gilardino). All.: Lippi.
Arbitro:  Borski (Pol).
Corner: 3-5
Ammoniti: Criscito (I), Khmaladze (G), Kobiashvili (G).
Recupero: 1' p.t., 4' s.t.
Spettatori: 60.000 circa
Multimedia: Foto (1);
Note: All’Italia mancava il gol da tre partite. Ci si interrogava su chi potesse essere l’uomo della provvidenza - nel cammino verso il Mondiale - in zona gol. Ebbene, ha un cognome inatteso: Kaladze, il difensore centrale del Milan, che con due autoreti risolve a Tbilisi i problemi di un’Italia zoppicante nel gioco, soprattutto nel primo tempo, e condanna per 2-0 la sua Georgia, di cui è capitano. L’Italia vince, dunque, e consolida il primato nel raggruppamento di qualificazione mondiale. Il Sud Africa è più vicino, ora a un passo. Ma quanta fatica. Tanta, troppa. Perché i georgiani hanno dimostrato tanto cuore e una buona individualità in Kenia, poco più. Eppure ci hanno messo in difficoltà a lungo, e c’è voluto un Buffon in vena di miracoli per non finire sotto. Poi un’Italia senz’altro migliore nella ripresa, anche grazie agli azzeccati cambi di Lippi - dentro D’Agostino e Quagliarella -, ma anche a parecchia fortuna e un Kaladze sciagurato.
Il primo tempo è alla camomilla. Colpa soprattutto degli azzurri, perché la Georgia ci prova, e parte a razzo. Nei primi 15’ la squadra di Cuper esercita un forcing convinto, che non va però oltre qualche mischia e un possesso di palla sterile. La difesa azzurra si fa trovare pronta, Chiellini è un gigante: i palloni in area sono tutti suoi. Dopo il primo quarto d’ora, il motore dei padroni di casa comincia a perdere colpi: del resto siamo di fronte al massimo a un’utilitaria.
L’Italia prova a scuotersi dal torpore del caldo di Tbilisi, ma con risultati rivedibili. Un paio di occasioni a voler essere generosi: un colpo di testa alto di Camoranesi, e un rigore richiesto, ma non accordato dall’arbitro polacco per un fallo su Criscito, cresciuto con il passare dei minuti. Troppo poco per i campioni del mondo. Sottoritmo e sottotono, con Iaquinta e Rossi poco serviti. A fare un figurone è invece Kenia, guizzante centrocampista offensivo mancino, qua chiamato con l’impegnativo appellativo di Messi di Georgia. All’intervallo è 0-0: applausi del pubblico al fischio di fine primi 45’. Ai tifosi di casa, che contro ogni previsione non fanno realizzare il tutto esaurito, va bene così.
Si riparte senza cambi. Non cambia neanche la musica. Di gioco se ne vede pochino, anche se l’Italia è più intraprendente.. Al 10’ Buffon salva la patria. Il portiere della Juventus para con un balzo clamoroso il colpo di testa sottomisura di Dvalishivili, attaccante del Maccabi Haifa, che sfiderà il portiere azzurro anche in Champions League. L’attaccante georgiano era in fuorigioco, però non ravvisato.
Pericolo scampato, e due minuti dopo l’Italia segna. Grazie ad un autogol. La fortuna è dalla nostra parte. Palombo calcia dalla distanza, palla deviata nella sua porta da Kaladze, in un crudele scherzo del destino, che penalizza il difensore del Milan. Italia avanti.
Dentro D’Agostino e Quagliarella per Marchionni e Rossi, poco brillanti. I nuovi entrati combinano subito in verticale, l’attaccante del Napoli sfiora il palo lungo e il 2-0. La partita, finalmente, prende quota. Il ritmo cresce, aumentano emozioni ed agonismo. Pirlo scala dietro Iaquinta, il modulo si trasforma in una sorta di 4-2-3-1 con Quagliarella che parte largo e poi si accentra. Funziona.
Che chiude la partita. Facendo ancora centro nella porta sbagliata, la sua. Incredibile. Stavolta correggendo in tap in un cross da sinistra di Criscito. Gara chiusa. E pubblico prima inferocito con il difensore, poi demoralizzato. L’Italia vince - c’è pure un doppio palo nel finale di Quagliarella e Iaquinta - pur senza cancellare i dubbi sulle ultime uscite poco convincente. Ma il Mondiale ora è dietro l’angolo. Accontentiamoci.
(dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line")

695.
Mercoledì 09.09.2009, Torino (ITA), h. 20.45, Stadio Olimpico (QM)
Italia - Bulgaria 2-0 (2-0)

Reti: Grosso (I) all’11’, Iaquinta (I) al 40’ p.t.
Italia (4-3-1-2): Buffon; Zambrotta, Cannavaro, Chiellini, Grosso; Camoranesi, De Rossi, Marchisio (dal 28’ s.t. Pepe); Pirlo; Gilardino (dal 13’ s.t. Rossi), Iaquinta (dal 37’ s.t. D’Agostino). (Marchetti, Legrottaglie, Santon, Di Natale). All. Lippi.
Bulgaria (4-4-2): Ivankov; Manolev, I. Stoyanov, Angelov, Kishishev; Yankov (dal 28’ s.t. Domochiyski), Sarmov, S. Petrov, M. Petrov (dal 18’ s.t. Georgiev); Berbatov, Rangelov (dal 18’ s.t. Bojinov). (Petkov, Minev, Nikolov, Iv. Stoyanov). All. Stoilov.
Arbitro:  Meyer (Ger).
Corner: 4-4
Ammoniti: Yankov (B) e Cannavaro (I).
Recupero: 1' p.t., 3' s.t.
Spettatori: 25.000 circa
Multimedia: Foto (1);
Note: Il Sud Africa è qui, a portata di mano. All’Italia basta un punticino da portare a casa da Dublino contro l’Irlanda del Trap - oggi sugli spalti dell’Olimpico di Torino -. Grazie ai quattro punti di vantaggio nel girone di qualificazione a due partite dalla conclusione, gli azzurri potranno infatti giocare oltremanica con due risultati utili a disposizione, e se anche andasse male, ci sarebbe sempre il paracadute Cipro, da battere a Parma, per garantirsi il matematico primo posto che vale il passaporto per il Mondiale 2010. Una situazione ideale, merito di una finalmente convincente vittoria degli azzurri, un 2-0 sulla Bulgaria che porta le firme di Grosso e Iaquinta. Lippi ha azzeccato la mossa Pirlo vertice alto del rombo di centrocampo, la manovra ne ha tratto ampio beneficio, e gli inserimenti in formazione di Marchisio e Grosso - rispetto a Tbilisi - sono stati un successone. Ah, poi c’è sempre Buffon. Che sull’1-0 ha tirato fuori un altro paratone dei suoi, di quelli che non ti sembra vero. E così l’Italia cala la saracinesca sulla propria porta, ora inviolata da tre partite.
Con il vestito buono, quello da campione del mondo, con reminescenze tedesche, al suo nuovo pubblico, quello dell’Olimpico, che non lo ha ancora visto esordire nella Juventus. E’ Grosso a portare avanti l’Italia con un sinistro al volo potente, sul lancio con il calibro di Pirlo. Quarto gol in Nazionale per il terzino sinistro ex Lione, che con il suo centro corona la partenza stavolta da sprinter degli azzurri, che ci mettono ritmo e qualità, grazie ad un centrocampo ricco di piedi buoni. Iaquinta potrebbe chiudere i conti, ma si divora un gol a porta spalancata su assist di Gilardino. Ma i primi 25 minuti sono di fatto un monologo dell’Italia.
Poi viene fuori la Bulgaria. All’improvviso, inaspettata. Ma Buffon sembra uno stuntman di un film d’azione americano. Su una deviazione molto ravvicinata di Stiliyan Petrov su angolo calciato da destra il portiere della Juve - uno dei sette bianconeri in campo dal 1’ - si lancia nel vuoto alla sua sinistra. E tira fuori un pallone che i bulgari reclamano invano già oltre la linea bianca. Un miracolo che fa il paio con quello di Tbilisi. Come un gol. La Bulgaria insiste con un’altra botta dalla distanza di Stiliyan Petrov, di poco a lato. Basta così.
Gli azzurri capiscono infatti che non è il caso di portare un risultato striminzito fino ai minuti finali, che non si sa mai. E cercano il raddoppio con insistenza. Iaquinta fa disperare quando colpisce male di testa sottoporta, ma c’è sempre. Ed è proprio lui a timbrare il 2-0 dopo una combinazione con Gilardino. Quinto centro in azzurro, pesante come quello contro l’Irlanda. Squadre all’intervallo, con l’Italia che esce tra gli applausi. E non ci era più abituata.
La Bulgaria ora fa la partita. Ma non fa troppo male all’Italia. Che trema solo in mischia, per un colpo di testa di Sarmov, e per un tiro dalla distanza di Bojinov, altro ex Juve. L’unica cattiva notizia per l’Italia è l’ammonizione di Cannavaro, che, diffidato, per squalifica salterà così l’Irlanda. Ma è davvero un piccolo neo di una prestazione incoraggiante, nel finale scandita dai cori del pubblico pro Del Piero. L’Italia vince e gioca bene - e volevamo scriverlo da un po’ - e condanna alla prima sconfitta delle qualificazioni la Bulgaria. Il Sud Africa è dietro l’angolo.
(dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line")

696.
Sabato 10.10.2009, Dublino (IRL), h. 21.00, Croke Park (QM)
Irlanda - Italia 2-2 (1-1)

Reti: 8' Whelan (E); 26' pt Camoranesi (I); 41' St. Ledger, 45' st Gilardino (I).
Irlanda (4-4-2):  Given; O'Shea, Dunne, St.Ledger, Kilbane; Lawrence, Whelan (25' st Rowlands), Andrews, McGeady (33' st S.Hunt); Keane, Doyle (22' st Best). (Westwood, McShane, Nolan, N.Hunt). All. Trapattoni
Italia (4-2-3-1):  Buffon; Zambrotta, Legrottaglie, Chiellini, Grosso (31' st Bocchetti); De Rossi, Palombo (44' st Pepe); Camoranesi, Pirlo, Di Natale (31' st Gilardino); Iaquinta. (Marchetti, Gamberini, Gattuso, D'Agostino). All. Lippi
Arbitro:  Hauge (Norvegia).
Corner: 5-4
Ammoniti: Whelan (E), De Rossi (I), Best (E).
Recupero: 1' p.t., 2' s.t.
Spettatori: 80.000 circa
Multimedia: Foto (1);
Note: Serata fresca, terreno in buone condizioni. Prima della partita osservato un minuto di raccoglimento per ricordare le vittime dell'alluvione in provincia di Messina. Missione compiuta. L’Italia pareggia 2-2 in Irlanda grazie al gol di Gilardino al 90’ e si qualifica per il Sud Africa. Dove nel 2010 difenderà il titolo mondiale. E allora, forse, poco importa se a Dublino ha sofferto davvero oltremisura un’Irlanda coraggiosa, spinta dal ruggito degli 80.000 del Croke Park. Perchè - come risultati - ora tutto si azzera. Qualche amichevole, magari di lusso, servirà per provare a darle più sicurezze. Lippi avrà tempo per qualche ritocco, magari qualche inserimento nel gruppo, poi conterà molto in quale condizione psicofisica gli azzurri si presenteranno in Africa.
Però la partita di Dublino non ha fatto neanche intravedere il bel gioco mostrato contro la Bulgaria, nè la personalità da grande squadra. Il primo tempo è stato sottotono, salvato dal gol di Camoranesi, che ha risposto a Whelan. Poi una ripresa più convinta, ma non ancora convincente. Solo un gol di Gilardino al 90’ ci ha evitato di doverci aggrappare al salvagente Cipro, dopo che St. Ledger aveva segnato nel finale. Trapattoni, pur beffato, può sorridere. Perchè l’Italia finisce prima nel girone 8 delle qualificazioni mondiali, ma Irlanda è seconda, e va ai playoff, grazie alla sconfitta della Bulgaria con Cipro. E poi il Trap doppia il pari (a Bari fu 1-1) dell’andata: con una squadra di qualità inferiore ha preso due punti agli azzurri.
I verdi del Trap partono a mille all’ora. Gasati dall’atmosfera incandescente del Croke Park e incoraggiati dalle titubanze di un’Italia timida. Che sembra più una debuttante in società che la squadra campione del mondo. E così l’Irlanda domina i primi 20’. Pressa alta, fisica, sportivamente cattiva. Utilizza le fasce, con McGeady scatenato a sinistra, e in mezzo trova un Whelan che recupera palloni come il raccattapalle più tonico. Il gol arriva inevitabile, spontanea conseguenza di quello che si vede. E favorito da una "dormita" della difesa azzurra, che non prendeva rete da tre partite. Il vantaggio dei padroni di casa scaturisce da una punizione, una specie di corner corto battuto dalla destra: palla fuori area per Whelan, che, indisturbato, ha il tempo per prendere la mira e trafiggere con un destro incrociato Buffon, coperto dalla tonnara a centroarea.
Poi all’Italia vengono i 5 minuti. Si arrabbia, smette di farsi prendere a sberle, e reagisce. Al 25’ arriva la prima conclusione in porta azzurra: un bel tiro al volo di Grosso, troppo centrale per impensierire Given. E’ la sveglia. Passa un minuto e Camoranesi pareggia, di testa, su angolo calciato da sinistra da Pirlo. Italia cinica, e 1-1. L’Irlanda non si demoralizza, e continua a spingere. L’Italia invece torna a soffrire, ammalata di paure misteriose. Ma al di là di tante mischie non concede poi molto. Gli irlandesi fanno la partita, attaccano generosi, e le folate immaginate alla vigilia si susseguono: ma sottoporta i verdi pasticciano, e Chiellini spesso ci mette una pezza con il suo strapotere atletico, che spicca ancor di più poiché gli irlandesi la buttano sui muscoli. All’intervallo è 1-1.
In avvio di ripresa l’Italia segna subito. Chiellini, di testa trova la porta, ma la rete è invalidata dal fuorigioco di Iaquinta, che tocca dentro davanti a Given. Ma l’Italia cresce. Ed era ora. Sfrutta l’inevitabile stanchezza dei verdi, e comincia a sfruttare le qualità dinamiche di Iaquinta, che galoppa negli spazi, dando profondità agli uomini di Lippi. Ora la partita è equilibrata: l’Irlanda non ha nulla da perdere, e insiste caricando a testa bassa, ma l’Italia ora riparte più convinta.
Il finale è clamoroso. St. Ledger segna di testa a una manciata di minuti dalla fine. Lo stadio diventa una bolgia e sembra crollare sopra gli azzurri. Che però dimostrano orgoglio e carattere. Una volta di più. E un pizzico di fortuna, che non guasta. Perchè allo scadere Gilardino, entrato per Di Natale, trova la zampata sottoporta che vale il 2-2 finale. Che vale il viaggio in Sud Africa.
(dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line")

697.
Mercoledì 14.10.2009, Parma (ITA) Stadio Tardini, h. 20.00 (QM)
Italia - Cipro 3-2 (0-1)
Reti: Okkas (C) al 12’, p.t.; Michail (C) al 3’, Gilardino (I) al 33’, al 36’ e al 47’ s.t.
Italia (4-2-3-1):  Marchetti; Santon, Gamberini, Cannavaro, Bocchetti; Pepe (dal 1’ s.t. Camoranesi), D’Agostino (dal 21’ s.t. De Rossi), Gattuso; Rossi (dal 1’ s.t. Di Natale), Quagliarella; Gilardino. (De Sanctis, Zambrotta, Chiellini, Iaquinta). All. Lippi.
Cipro (4-2-3-1): Avgousti; Ilia, Christou (dal 31’ p.t. Satsias), Michail, Charalambous; Avraam, Dobrasinovic; Michail, Charalampidis, Makridis, Aloneftis (dal 29’ s.t. A. Costantinou; Okkas.(Morphis, Nikolau, M. Constantinou, Alexandrou, Maragkos). All. Anastasiades.
Arbitro:  Yefet (Isr).
Corner: 5-2
Ammoniti: Satsias (C), Gattuso (I).
Recupero: 3’ p.t., 3’ s.t.
Spettatori: 15.009 per un incasso di 234.160 euro.
Multimedia: Foto (1);
Note: L’Italia vince a Parma, contro Cipro, con una clamorosa rimonta nel finale, che evita in extremis una figuraccia storica. Sotto 2-0 alla mezz’ora del secondo tempo, si aggrappa ad un Gilardino spietato sottoporta. Il Gila triplica così la prodezza con l’Irlanda, ed è la nota lieta - abbinata al carattere di una squadra che non molla mai - di una serata contraddittoria.
Lippi ha cambiato 11 uomini rispetto al pareggio di Dublino che ci ha regalato il Mondiale 2010: le "riserve" hanno perso un’occasione per dimostrarsi all’altezza dei titolari. Se di gioco in Irlanda se n’era visto pochino, sacrificato forse ad un risultato fondamentale, stavolta se n’è visto ancora meno, e dire che l’avversario era modesto e non c’era alcuna pressione psicologica. E’ ovvio che si tratta di una partita anomala, che non può essere considerata probante a 360 gradi.
La prestazione sottotono per 75’ è stata sottolineata dal pubblico del Tardini, che ha invocato Cassano, per poi stringersi comunque intorno agli azzurri durante la rimonta, conquistato dal carattere dei ragazzi di Lippi. Certo gli impacci restano, specie se confrontati con le nostre rivali in chiave Sudafrica: la Spagna ha chiuso il girone con 10 vittorie, a punteggio pieno, "passeggiando" stasera in Bosnia nonostante il turnover.
Gli azzurri sbagliano partenza, come in Irlanda. Cipro è venuto a Parma per cercare il risultato di prestigio, dopo che a Larnaca, all’andata, avrebbe meritato qualcosa di più. E così i primi 20’ sono tutti degli ospiti, aggressivi, che sorprendono una formazione azzurra sperimentale, che fatica a trovare le distanze, molto offensiva negli uomini, ma poco propositiva nella pratica. I ciprioti sfiorano subito il vantaggio con il capitano, Okkas, dopo una mischia. Poi proprio Okkas trova il vantaggio a centroarea, con una conclusione angolata sull’assistenza di Makridis da sinistra. Italia sotto, da non crederci. E gli azzurri rischiano ancora. Okkas elude il fuorigioco e se ne va in contropiede, poi ciabatta a lato. Dopo 20’, così, si alza dagli spalti il coro Cassano, Cassano di un pubblico tra il sorpreso e l’esasperato. L’Italia capisce che non può andare avanti così, e perlomeno prende in mano il pallino del gioco. Si vede qualche bella discesa di Santon sulla destra, qualche sprazzo sporadico di Rossi e una splendida punizione appena a lato di D’Agostino. Pochino. Perchè in tridente d’attacco non funziona, Pepe commette un paio di strafalcioni tecnici, D’Agostino è preciso, ma troppo timido in fase di impostazione. E Gattuso si fa ammonire per un fallo ingenuo a centrocampo. All’intervallo l’Italia è sotto di un gol.
Si riparte senza Pepe e Rossi, sostituiti da Camoranesi e Di Natale. E Cipro raddoppia, al volo con Michail, che sovrasta Bocchetti. Il pubblico del Tardini riprende a rumoreggiare: fischi. L’italia reagisce con un destro di Gattuso che purtroppo fotografa la situazione. Non è lui che deve concludere. Gli azzurri spingono, adesso, non convincono. Lippi manda dentro anche De Rossi, per D’Agostino. Qualche occasione la creiamo anche, ma il portiere ospite, tale Avgousti, risponde a De Rossi e Di Natale.
Poi l’attaccante della Fiorentina si prende il proscenio. Segna due volte, prima su cross di Camoranesi, poi di Quagliarella. Gol da centravanti vero, da salvagente. Salvafiguracce. L’abbraccio collettivo è di sollievo e testimonia una volta di più carattere e unità di questo gruppo. Salvato da uno della vecchia guardia. Che nel recupero, dopo che Marchetti nel finale evita il 2-3, addirittura segna il 3-2. Stasera contro Cipro questa Italia da grande rimonta basta e avanza, in futuro basterà?
(dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line")

698.
Sabato 14.11.2009, Pescara (ITA), Stadio Adriatico, h. 20.50 (AM)
Italia - Olanda 0-0
Italia (4-1-4-1): Buffon; Zambrotta, Cannavaro, Chiellini, Grosso (dal 35’ s.t. Criscito); Palombo (dal 25’ s.t. Biondini); Camoranesi (dal 42’ s.t. Marchionni), Pirlo, Candreva (dal 32’ s.t. Montolivo), Palladino (dall’11’ s.t. Rossi); Gilardino (dal 32’ s.t. Pazzini). (Marchetti, De Sanctis, Maggio, Cassani, Legrottaglie, Bocchetti, Galloppa, Marchionni, Di Natale). All. Lippi.
Olanda (4-2-3-1): Stekelenburg; Van der Wiel, Heitinga, Mathijsen, Van Bronckhorst; Van Bommel, De Jong; Kuyt, Van der Vaart (dal 31' s.t. Afellay), Elia (dal 26’ s.t. Babel); Van Persie (dal 13’ p.t Huntelaar). (Vorm, Velthuizen, Boulahrouz, Braafheid, Schaars, Engelaar, Brama). All. Van Marwijk.
Arbitro: Circhetta (Svi).
Corner: 5-2
Ammoniti: De Jong (O), Van Bommel (O), Chiellini (I), Grosso (I).
Recupero: 2’ p.t., 4’ s.t.
Spettatori: 14.137, incasso di 190.220 euro.
Multimedia: Foto (1);
Note: Italia-Olanda finisce 0-0. Tutto rimandato: il test che sulla carta doveva essere probante per stabilire l’evoluzione degli azzurri, non risolve i dubbi della vigilia. Le squadre si sono affrontate senza fare complimenti - le botte non sono mancate -, ma senza mai scoprirsi, nè alzare troppo il ritmo. Candreva e Palladino - gli esperimenti di Lippi - hanno fatto intravedere qualcosa di buono, ma senza continuità, insomma, andranno rivisti pure loro. Di buono c’è che l’Italia ha concesso solo un’occasione limpida ad una squadra che nel suo girone di qualificazione ha saputo vincere otto volte in altrettante uscite. Di negativo, invece, la manovra: ancora poco convincente.
Il primo tempo è intenso, con diversi contrasti poco amichevoli, ma poco divertente. L’episodio più ghiotto da raccontare è l’invasione indisturbata di un tifoso con la maglietta "Cassano in Nazionale". Il pubblico dello stadio Adriatico di Pescara per il resto incita forte gli azzurri, ma al contempo non si nega qualche coro per l’attaccante della Sampdoria.
L’Olanda è come previsto tecnica e veloce, cerca il fraseggio di prima, trovandolo solo a tratti. L’Italia è tosta e compatta in mezzo, ma Gilardino in avanti è molto solo nel 4-1-4-1 di Lippi, con Palombo tappabuchi davanti alla difesa. Si fa male Van Persie che esce in barella dopo uno scontro con Chiellini, che comunque entra sul pallone. Dentro il milanista Huntelaar.
I due esperimenti di Lippi, Candreva e Palladino, si "accendono" a tratti. Il centrocampista del Livorno parte forte, mostra la capacità di inserirsi senza palla e di verticalizzare il gioco, poi si perde un po’, l’esatto opposto per l’attaccante esterno del Genoa, che dopo l’iniziale nascondino cresce con il passare dei minuti. E’ anche il più pericoloso, in mischia, palla fuori. L’occasione più grossa però ce l’ha Kuyt: il suo destro finisce appena largo. Lippi dopo la mezzora cambia modulo: mette Palladino a far compagnia là davanti a Gilardino. Il risultato non si sblocca: all’intervallo resta 0-0.
Si riparte senza cambi. E con poche emozioni. E allora dopo 10’ Lippi inserisce Rossi per Palladino. Ma la partita non decolla, anzi perde ritmo. Lippi fa debuttare in azzurro dopo Candreva anche Biondini. Nel finale, dopo una marea di cambi, Pazzini, segna sottoporta, ma di mano. Il boato resta in gola al pubblico: tutto da rifare. Nel finale l’Italia, cresciuta sui ritmi bassi, si fa pericolosa. Ma non passa. Finisce senza reti. Almeno, contro un avversario di rango nonchè pretendente al Mondiale, è finita molto meglio che contro il super Brasile. Come prestazione e risultato.
(dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line")

699.
Mercoledì 18.11.2009, Cesena (ITA), Stadio Dino Manuzzi, h. 20.50 (AM)
Italia - Svezia 1-0 (0-0)
Rete: Chiellini al 29’ p.t.
Italia (4-3-3):  Marchetti; Maggio (dal 1’ s.t. Cassani), Legrottaglie, Chiellini, Criscito (dall’11’ s.t. Bocchetti); Candreva (dal 1’ s.t. Rossi), Montolivo (dal 19’ s.t. Palombo), Biondini (dal 1’ s.t. Galloppa); Marchionni (dal 33’ s.t. Camoranesi), Pazzini, Di Natale. (De Sanctis, Grosso, Gilardino, Palladino). All. Lippi.
Svezia (4-2-3-1): Isaksson; Lustig (dal 28’ s.t. Wernbloom), Mellberg, Majstorovic, Dorsin (dal 14’ s.t. Wendt); V. Elm (dal 1’ s.t. R. Elm), A. Svensson; Larsson, Elmander (dal 35’ s.t. Rosenberg), Safari (dal 14’ s.t. Djuric); Hysen (dla 28’ s.t. Toivonen). (Gustavsson, Bjarsmyr, Granqvist, Holmen, G. Svensson, Wiland). All. Hamren.
Arbitro: Skomina (Slo).
Corner: 7-6
Ammoniti: Larsson (S), Chiellini (I), Galloppa (I).
Recupero: 0’ p.t., 3’ s.t.
Spettatori: 18.260, incasso 242.525 euro.
Multimedia: Foto (1);
Note: L’Italia sperimentale, al fischio d’inizio senza campioni del mondo in campo, batte la Svezia 1-0: decide la rete di uno strepitoso Chiellini, giovane veterano, in questo contesto. Gli azzurri - pur in formazione rivoluzionata rispetto non solo all’Olanda, ma all’assetto base, per le grandi manovre di Lippi, che testa alcuni "papabili" in chiave Sudafrica - dopo i brividi iniziali domano una Svezia modesta, non a caso non qualificata per il Mondiale. La Nazionale, stavolta applaudita dal 1’ all’ultimo minuto (Lippi è invece stato fischiato all’annuncio delle formazioni, nel recupero è arrivato un coro per Cassano), mette in mostra un ottimo Marchetti, che si conferma contagiato dal morbo paratutto, tipico di Buffon, e un buon Di Natale, in versione capitano.
Pronti, via: e subito la Svezia sfiora per due volte il gol. Marchetti è strepitoso su Hysen, che aveva eluso il fuorigioco, e poi sull’ex juventino Mellberg.
L’Italia reagisce. La gara non è bella, perché si vede qualche errore di troppo, ma è spettacolare. Le occasioni da rete infatti si susseguono. E Chiellini di testa sfiora il pari: grande parata di Isaksson, ex riserva nella Juve. Isaksson poi para su Di Natale, che al solito dimostra tecnica sopraffina, poi sulla respinta Biondini a porta spalancata non trova la rete. Sarebbe stata l’apoteosi per il giocatore del Cagliari, nato a Longiano, vicino Cesena, con i tribuna i suoi tifosi, con tanto di parrucche rosse.
Dopo 20’ Lippi effettua la prima correzione: trasforma il 4-3-3 di partenza in 4-4-2, con Di Natale vicino a Pazzini. L’Italia cresce. Elmander mette appena fuori il diagonale di destro. Ma il gol lo trovano i campioni del mondo. Corner dalla destra, Chiellini segna di testa, appostato sul secondo palo, correggendo la sponda di Pazzini. Secondo gol in Nazionale per il difensore toscano, dopo quello segnato alle Far Oer. Il Chiello si guadagna addirittura l’ovazione del pubblico del Manuzzi quando, dopo aver sfiorato la doppietta in mischia, di destro, torna in difesa e, sul rovesciamento di fronte, chiude in scivolata fermando un contropiede. All’intervallo l’Italia sperimentale è sopra di un gol.
Dagli spogliatoi riemergono tre volti nuovi: Cassani (al debutto), Galloppa (positivo) e Rossi sostituiscono Maggio, Biondini e Candreva, meno brillante rispetto all’Olanda. Il ritmo cala, l’Italia - schierata ora con il 4-2-3-1, amministra il vantaggio senza soffrire. Un paio di assist di Di Natale non vengono sfruttati da Marchionni e Rossi. Nel finale entra un campione del mondo, Camoranesi. Il risultato non cambia, Marchetti è ancora sicuro nel recupero e il portiere svedese mette alto di testa: finisce 1-0 Italia.
(dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line")

2010

700.
Montecarlo (PdM), mercoledì 03.03.2010, Stade Louis II, h. 20.45 (AM)
Italia - Camerun 0-0
Italia (3-4-3):  Marchetti; Bonucci, Cannavaro (dal 36’ s.t. Cassani), Chiellini; Maggio, Pirlo (dal 1’ s.t. Montolivo), De Rossi (dal 1’ s.t. Gattuso), Criscito (dal 1’ s.t. Marchisio); Cossu, Borriello (dal 1’ s.t. Pazzini), Di Natale (dal 16’ s.t. Quagliarella). (De Sanctis, Sirigu, Bonera, Legrottaglie, Palombo, Pepe). All. Lippi
Camerun (4-3-3): Souleymanou; Mbia (dal 30’ s.t. Abouna), Nkoulou, Bassong (dal 1’ s.t. Nounkeu), Ekotto; Song (dal 13’ s.t. Makoun), Mandjaeck, Eyong (dal 1’ s.t. Matip); Emana (dal 1’ s.t. Tchoyi), Kouemaha (dal 30’ s.t. Webo), Eto’o. (Kameni, Bedimo, Mabouka, Nguemo, Idrissou). All. Le Guen.
Arbitro: Ennjimi (Fra).
Corner: 5-4
Ammoniti: Chiellini (I), Eyong (C), Pirlo (I), Bonucci (I).
Recupero: 0’ p.t., 4’ s.t.
Spettatori: 18.000 circa.
Multimedia: Foto (1);
Note: Italia-Camerun promuove la difesa dell’Italia, e in particolar modo l’esordiente del reparto, Bonucci, che si regala un debutto con i fiocchi e propone una candidatura autorevole in chiave Mondiale. La partita, nulla di spettacolare, finisce 0-0, gli azzurri fanno di più, pur in formazione sperimentale - "in maschera" - aveva detto Lippi alla vigilia, ma non raccolgono quanto seminano.
Perchè l’attacco non convince quanto la retroguardia, stasera. L’atteso Borriello, alla prima con Lippi, e Pazzini, possibili duellanti come vice Gilardino in prospettiva Sudafrica, pareggiano i conti, ma senza lode, perchè, contrati dalla fisicità dei Leoni Indomabili, non riescono a incidere. E così, a 100 giorni dal Mondiale, qualche dubbio, e un po’ di suspence, rimane e rimarrà su alcune scelte - poche, sono rimaste in bilico 5-6 - del c. t. viareggino. Giudice ultimo sarà il campionato, e i tormentoni - Balotelli in testa - da qui al 1 giugno, alla consegna della lista mondiale dei 23 azzurri, terranno ancora banco. Nel frattempo, l’Italia assimila nel gruppo un secondo esordiente, Cossu, positivo, e un nuovo modulo, la difesa a tre, che resta comunque per il momento solo un’alternativa al consolidato schieramento a quattro.
Del primo tempo piace che le squadre sia diano battaglia, al di là dell’amichevole: i primi 45’ si chiuderanno con tre ammoniti, Chiellini e Pirlo per l’Italia, si fa sul serio. Per il resto, però, sono più le partenze che gli arrivi. Nel senso che l’Italia è volenterosa, ma la poca abitudine a giocare insieme di un gruppo rivoluzionato da prove e infortuni si fa sentire. E però gli esordienti non dispiacciono. A Bonucci è toccata una bella gatta da pelare: dalla sua parte gioca Eto’o, mica uno qualsiasi. Il centrale del Bari comunque se la cava bene, anche d’agilità, a destra nell’inedita difesa a tre del Lippi bis, nonostante la stazza imponente. Cossu invece non riesce ad entrare sempre nel gioco, defilato sulla destra, lui che naturalmente tende ad accentrarsi, posizionandosi dietro le punte. Ma alcune giocate sono di classe, su tutte un paio di cambio-campo per Di Natale, che sfiora il bersaglio al volo.
Fa più fatica Borriello, stretto nella morsa tra i due colossi centrali africani, perlomeno si sbatte e gioca di sponda, cercando di rifornire le volate degli esterni. Ma le occasioni sono un’onda anomala: Marchetti rischia lisciando un retropassaggio di Chiellini, poi proprio il difensore centrale bianconero segna su cross di Cossu, rete annullata per fuorigioco. All’intervallo è 0-0.
Le grandi manovre continuano. E poi c’è qualche titolare che è inutile spremere. Così al posto di Pirlo e De Rossi entrano Montolivo e Gattuso, mentre Marchisio - davvero ottimo - sostituisce Criscito, largo a sinistra. Infine Pazzini fa staffetta con Borriello. L’Italia cambia anche nel modulo: torna alla difesa a quattro, con Maggio e Chiellini larghi. A sfiorare subito il gol, in avvio di ripresa, è Di Natale: il capocannoniere di serie A prova la conclusione con insistenza. Dopo un’ora lascerà il posto a Quagliarella. L’Italia del secondo tempo cerca il successo con caparbietà, il Camerun ora bada solo a difendersi, anche se qualche numero in dribbling Eto’o lo regala sempre. Ma la rete non arriva, il ritmo cala inesorabilmente e la gara si chiude senza squilli: 0-0.
(dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line")

701.
Bruxelles (BEL), giovedì 03.06.2010, Stadio Re Baldovino, h. 19.15 (AM)
Italia - Messico 1-2 (0-1)
Reti: Vela (M) al 17’ p.t.; Medina (M) al 39’, Bonucci (I) al 44’ s.t.
Italia (4-2-3-1): Buffon; Zambrotta (dal 18’ s.t. Maggio), Bonucci, Cannavaro (dal 44’ s.t. Bocchetti), Criscito; De Rossi (dal 31’ s.t. Quagliarella), Pirlo (dal 37’ s.t. Palombo); Iaquinta, Marchisio, Di Natale (dal 1’ s.t. Pepe); Gilardino (dal 18’ s.t. Pazzini). (Marchetti, De Sanctis, Gattuso, Montolivo, Cossu, Borriello, Rossi). All. Lippi.
Messico (4-3-3): Perez; Aguilar, Osorio, Rodriguez (dal 24’ s.t. Moreno), Salcido; Juarez (dal 42’ s.t. Guardado), Marquez (dal 1’ s.t. Barrera), Torrado; Giovani (dal 7’ s.t. Medina), Hernandez (dal 26’ s.t. Blanco), Vela (dal 38’ s.t. Castro). (Ochoa, Michel, Magallon, Bautista, Torres). All. Aguirre.
Ammoniti: Bonucci, Marchisio, Pepe, Hernandez, Torrado, Blanco.
Arbitro: Verbist (Bel).
Assistenti: Huens, Gerard (Bel).
Recuperi: 2’, 4’.
Spettatori: 30.000 circa.
Multimedia: Foto (1);
Note: L’Italia va in barca... a Vela. Nel senso che il giovane attaccante dell’Arsenal, icona di questo Messico brillante, mette in seria difficoltà degli azzurri che danno poche certezze al loro c.t. e preoccupano sul piano del gioco e della tenuta, oltre il risultato.
C’è un dato curioso e che alimenta qualche riflessione. I messicani, gente più che altro abituata a vivere su altipiani sopra i duemila metri, hanno deciso di svolgere in Europa, a livello del mare, la loro preparazione. Mentre noi, paese di navigatori (lasciamo perdere santi ed eroi), abbiamo deciso di prepararci ai duemila metri del Sestriere (dove la squadra rientrerà subito per dormire ancora in altura in nottata). Scelte che vedremo come pagheranno fra un paio di settimane, quando si giocherà per i 3 punti.
Questo test ha ben poco di amichevole per l’irruenza che ci mettono soprattutto i centrocampisti messicani, abbastanza cattivelli in certe entrate, che i nostri ricambiano senza troppa diplomazia e anche su questo aspetto Lippi dovrà lavorare molto perché di cartellini gialli non se ne dovrebbero vedere in queste situazioni. Significa insomma che non si è stati lì a tocchettare e che la squadra di Javier Aguirre ci ha messo nettamente sotto sul piano del gioco.
E dire che l’Italia parte bene, con Iaquinta che colpisce una traversa in conseguenza di un calcio d’angolo di Pirlo. Ma da quel momento però è il 4-3-3 messicano a prendere le redini della gara, con l’esperto capitano Marquez davanti alla difesa a far girar palla a ritmi apparentemente lenti, salvo rapide accelerazioni sfruttando la verve del tridente Giovani-Hernandez-Vela: 65 anni in 3 che stridono con i 69 accumulati dai soli Cannavaro e Zambrotta. Ma al di là dell’anagrafe, augurandosi si tratti solo di una questione di preparazione e carichi di lavoro, è evidente che la nostra squadra soffra maledettamente le accelerazioni avversarie. Ne è la chiara dimostrazione con il gol: Giovani che si smarca al cross senza che Criscito sia in grado di contrastarlo, e Carlos Vela che "taglia" in mezzo senza che Bonucci o Cannavaro riescano a chiuderlo. Altre occasioni di Hernandez e tiri dalla distanza di Torrado e Salcido sanciscono la netta superiorità messicana nel primo tempo.
Un Lippi che nel primo tempo si sgola per cercar di far mantenere distanze fra i reparti (abissali in certi momenti), nella ripresa decide di lasciar fuori Di Natale e, inserendo Pepe, si passa a un 4-4-1-1 con Iaquinta spostato dietro Gilardino, ma più impegnato a chiudere le falle del centrocampo che a offendere. Sì perché continua a imperversare il Messico chdivora con Hernandez (cross del solito Vela) la più semplice delle occasioni per raddoppiare. E ci sarebbe anche un calcio di rigore per un fallo di Zambrotta sullo sgusciante Vela. L’Italia fatica a costruire gioco e l’unica azione degna di nota è un gol di Gilardino, giustamente annullato per fuorigioco. Poi la girandola di cambi rende ancora più complicata la valutazione di una prestazione comunque al di sotto, e di parecchio delle aspettative.
C’è però il tempo per il raddoppio di Medina, con una difesa presepe. In mischia c’è anche il battesimo del gol di Bonucci e una reazione caratteriale confortante. Ma ci vuole il miglior Buffon per evitare, su Guardado, un passivo più pesante. Auguriamoci si tratti solo di un problema fisico e che bastino i 10 giorni che ci separano dall’esordio col Paraguay, a Città del Capo.

(dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line")

702.
Ginevra (SVI) 05.06.2010, Stade de Genève , h. 20.45 (AM)
Svizzera - Italia 1-1 (1-1)
Reti: Inler (S) al 10’, Quagliarella (I) al 14’ p.t.
Svizzera (4-4-2): Benaglio (dla 1’ s.t. Woelfli); Lichtsteiner, Senderos, Grichting, Ziegler (dal 36’ s.t. Magnin); Behrami (dal 13’ s.t. Barnetta), Huggel, Inler, Fernandes (dal 43’ s.t. Shaquiri); Frei (dal 30’ s.t. Yakin), N’Kufu (dal 23’ s..t Derdiyok). All. Hitzfeld.
Italia (4-3-3): Marchetti; Maggio, Bocchetti, Chiellini, Zambrotta (dal 36’ s.t. Criscito); Gattuso (dal 41’ s.t. Iaquinta), Palombo (dal 43’ s.t. De Rossi), Montolivo; Cossu (dal 1’ s.t. Pepe), Pazzini (dal 32’ s.t. Gilardino), Quagliarella (dal 21’ s.t. Di Natale). All. Lippi.
Ammoniti: Bocchetti (I), Gattuso (I), Chiellini (I), Lichtsteiner (S) e Magnin (S).
Arbitro: Piccirillo (Fra).
Recuperi: 2’ p.t. , 3’ s.t.
Spettatori: 30.000 circa.
Multimedia: Foto (1);
Note: L’Italia fa un passettino avanti. Piccolo come il pareggio che raccoglie a Ginevra contro una modesta Svizzera, ma dopo gli stenti visti contro il Messico è forse il caso di accontentarsi. Ci sono ancora 9 giorni alla partita inaugurale del Mondiale azzurro, e almeno si registrano due buone notizie: una tecnica e l’altra statistica. Quagliarella, entrato in extremis nei 23 convocati, segna e regala un’opzione in più a Lippi, che gli ha dato fiducia un po’ a sorpresa. Può giocare in tutti i ruoli dell’attacco, e soprattutto, si sa, in un Mondiale, un attaccante caldo, magari pure incandescente, fa sempre comodo, e allora la speranza è che il suo 4° gol azzurro, il primo per il c.t. viareggino, sia destinato ad avere presto compagnia. E poi c’è la cabala a farci coraggio: a Ginevra, in un’amichevole premondiale, finisce ancora 1-1. Negli altri due precedenti l’Italia è poi salita sul tetto del mondo, in Spagna nel 1982 e in Germania nel 2006.
Formazioni: Lippi tiene fuori Pepe, che conosce bene, e schiera dal 1’ Cossu, che vuole saggiare come alternativa nel ruolo all’acciaccato Camoranesi, e in assoluto come possibile sostituto nei 23 di uno tra l’italoargentino e Pirlo, infortunato. Cossu ha esordito il 3 marzo contro il Camerun, proprio da esterno alto nel tridente d’attacco azzurro, dove oggi gli fanno compagnia Quagliarella, sulla sinistra, e Pazzini, centravanti. Le altre novità sono il ritorno di Chiellini - che era mancato tanto contro il Messico, pure lui acciaccato -, e il centrocampo con Palombo playmaker e Gattuso e Montolivo interni. Zambrotta è il capitano, visto che gli altri titolari sono seduti in panchina, a riposare.
Quello degli azzurri, che sembrano continuare la partita di Bruxelles. Molli, incerti dietro. Così da lasciare libertà a Inler, dell’Udinese, che non si fa pregare: il suo sinistro dal limite dell’area è angolato, e Marchetti si fa trovare impreparato. Non porta bene ai portieri di riserva azzurri l’ultima gara prima di una competizione ufficiale: Amelia con la Nuova Zelanda, prima della Confederations Cup, aveva fatto di peggio, combinandole parecchie, e beccandone tre. Sulla traiettoria del tiro c’è peraltro Behrami in fuorigioco. Comunque, Svizzera avanti.
Qui l’Italia è brava a non sprofondare. Tra infortuni, gambe dure e episodi negativi. E invece si ricorda di essere la squadra campione del mondo, e replica immediata. Sempre poco brillante, ma testarda, come Gattuso, che va in scivolata su tutti i palloni, e come Quagliarella, che su un cross di Montolivo, va due volte di testa, pur contrastato dal gigante Senderos. La seconda è quella buona: palla all’angolino, 1-1.
A riscuotere. Sì perchè il c.t., tra lo scetticismo di molti, aveva inserito l’attaccante del Napoli nella lista dei 23 per il Sudafrica, preferendolo a Borriello e Rossi. E la scelta viene ripagata subito dalla caparbietà dell’attaccante di Castellammare di Stabia, che non segnava in Nazionale dal 6 febbraio 2008, contro il Portogallo, proprio qui in Svizzera, ma a Zurigo. L’Italia cresce. Non brilla, no. Però cresce. Spronata dagli urlacci di Gattuso, da qualche invenzione di Montolivo, poco continuo ma l’unico capace di idee originali, da un Chiellini che comincia a macinare takle, dando coraggio al timido Bocchetti. All’intervallo è 1-1, con Pazzini che non raccoglie un assist al bacio di Montolivo.
Si riparte con lui al posto di Cossu. Il piccolo fantasista sardo non ha convinto. Quagliarella trasloca a destra, con Pepe a sinistra. Nella ripresa l’Italia non incanta, ma non soffre, e costringe a diversi pasticci i centrali biancorossi, peraltro già predisposti di loro a cercarsi guai. Il risultato però non cambia più: l’Italia fa 1-1 e offre una fotografia migliore rispetto al Messico. Non che ci volesse tanto.
(dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line")

703.
Cape Town (SAF) 14.06.2010, Cape Town Stadium, h. 20.30 (M)
Italia - Paraguay 1-1 (0-1)
Reti: Alcaraz (P) al 39’ p.t.; De Rossi (I) al 18’ s.t.
Italia (4-2-3-1): Buffon (dal 1’ s.t. Marchetti); Zambrotta, Cannavaro, Chiellini, Criscito; De Rossi, Montolivo; Pepe, Marchisio (dal 14’ s.t. Camoranesi), Iaquinta; Gilardino (dal 28’ s.t. Di Natale). (De Sanctis, Maggio, Bonucci, Boc
chetti, Pirlo, Palombo, Gattuso, Di Natale, Quagliarella, Pazzini). All. Lippi.
Paraguay (4-4-2): Villar; Veron, Da Silva, Alcaraz, Morel; Vera, Riveros, Caceres, Torres (dal 15’ s.t. Santana); Barrios (dal 31’ s.t. Cardozo), Valdez (dal 23’ s.t. Santa Cruz). (Barreto, Bobadilla, Caniza, Caceres, Bonet, Ortigoza, Barreto, Benitez, Gamarra). All. Martino.
Arbitro: Archundia (Mes).
Ammoniti: Caceres (P), Camoranesi (I).
Recupero: 1’ p.t.; 3' s.t.
Spettatori: 62.869.
Multimedia: Foto (1); Foto (2).
Note: Sotto il diluvio di Città del Capo l’Italia prende paura e pure una rete, ma non naufraga, e pareggia i conti con il Paraguay, grazie a De Rossi. L’esordio al Mondiale sudafricano è sofferto, tanto. Perchè gli azzurri non riescono a concretizzare un buon inizio di gara, e finiscono sott’acqua, per la pioggia, e pure sotto nel punteggio oltre i loro demeriti, di qualità della manovra e di pericolosità sottoporta, quando il difensore centrale dei sudamericani Alcaraz trova il vantaggio al primo tiro nello specchio dell’Albirroja. E però gli azzurri, più con la volontà che con il gioco, riescono con merito a riequilibrare una partita che negli episodi sembrava girata male, grazie ad un regalo del portiere biancorosso, e alla prontezza di De Rossi. La sfida con l’avversaria sulla carta più temibile del nostro girone rimanda ogni verdetto. Tra le buone notizie c’è la solidità della difesa azzurra, che neutralizza i temuti attaccanti avversari; male invece Gilardino, e la mancanza di inventiva. E soprattutto l’infortunio che manda sotto la doccia già al 45’ Buffon.
Piove a dirotto. Infreddolendo gli spettatori e attutendo gli entusiasmi e persino il suono delle solite, immancabili, vuvuzelas. L’Italia comunque parte forte, e De Rossi prova a suonare la carica, lui sì, recuperando palla e innescando Montolivo, autore da vice Pirlo di un buon inizio di partita, in cui la sua eleganza si coniuga con la concretezza, non sempre un fatto acquisito. Gli azzurri giocano un buon primo quarto d’ora. Volitivo, determinato, nel quale il centrocampo giovane sprinta e recupera, e pazienza se non arrivano particolari occasioni gol. Il Paraguay dietro è solido, ma lento. Si può fare.
Lo conferma un erroraccio di Vera, Montolivo conquista palla, ma non riesce a trasformarla in qualcosa di più di un tiro debole e centrale. Arriva subito la replica del Paraguay, che finalmente mette la testa fuori dal guscio di una partita impostata per non prenderle, anzitutto: il sinistro di Torres finisce a lato, nonostante avesse la porta spalancata. Ma il ritmo di gara cala, mentre la pioggia aumenta, e l’Italia, che pure mantiene il possesso palla ed il controllo del gioco, diventa troppo prevedibile. Manca la scintilla, in una squadra molto muscolare, ma poco brillante, e poi Gilardino arriva sempre secondo sui palloni a centroarea. E così arriva pure la beffa: il gol di testa del difensore centrale Alcaraz, che sbuca tra Cannavaro e De Rossi sul cross tagliato di Torres a centroarea. 1-0 per il Paraguay. La punizione che ha originato la rete (contatto di Chiellini su Valdez) non sembra esserci, ma è una magra consolazione. Siamo sotto, all’intervallo.
Si riparte senza Buffon. Risentimento al nervo sciatico, secondo le prime notizie. Dentro Marchetti. Iaquinta e Pepe hanno cambiato fascia. Ma i risultati non cambiano, tanta buona volontà e volate, pochi risultati concreti, e gli azzurri devono ringraziare Vera, che non punisce un errore di rilancio di Criscito. Lippi cambia. Per forza. Perchè l’Italia ha poche idee, e sembra più demoralizzata che furiosa. Dentro Camoranesi, fuori Marchisio, che da centrocampista avanzato continua a non convincere.
Il centrocampista della Roma al 18’ della ripresa scaccia i brutti pensieri e la paura che sembrava frenare gli azzurri. Corner di Pepe, Villar fa un "paperone" in uscita, e De Rossi è il più lesto di tutti, in mischia a centroarea, e la mettere dentro. Sospirone azzurro, e 1-1. L’Italia passa al 4-4-2, con Pepe e Camoranesi larghi e Iaquinta che va a far compagnia a Gilardino, sostituito prima della mezz’ora da Di Natale. L’Italia finisce forte, a caccia di un successo che ci starebbe. Ma Villar si riscatta su Montolivo. Finisce 1-1, tocca accontentarsi.
(dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line")

704.

Nelspruit  (SAF) 20.06.2010, Mbombela Stadium, h. 16.00 (M)
Italia - Nuova Zelanda 1-1 (1-1)

Reti: Smeltz (Nz) al 7’, Iaquinta (I) (rigore) al 29’ p.t.
Italia (4-4-2): Marchetti; Zambrotta, Cannavaro, Chiellini, Criscito; Pepe (dal 1’ s.t. Camoranesi), De Rossi, Montolivo, Marchisio (dal 16’ s.t. Pazzini); Gilardino (dal 1’ s.t. Di Natale), Iaquinta. (De Santis, Bonucci, Bocchetti, Maggio, Gattuso, Palombo, Quagliarella). All. Lippi.
Nuova Zelanda (3-4-3): Paston; Reid, Nelsen, Smith; Bertos, Elliott, Vicelich (dal 35’ s.t. Christie), Lochhead; Smeltz, Killen (dal 47’ s.t. Barron), Fallon (dal 18’ s.t. Wood). (Moss, Sigmund, Boyens, Brown, McGlinchey, Clapham, Mulligan, Brockie). All. Herbert.
Arbitro: Batres (Gua).
Ammoniti: Fallon, Smith, Nelsen.
Recupero: 1’ p.t., 4’ s.
Spettatori: 38.229.
Multimedia: Foto (1), Foto (2);
Note: L’Italia fa ancora 1-1. Ma stavolta non ci sono dubbi: il bicchiere è mezzo vuoto dopo il pari con la Nuova Zelanda. A Smeltz replica Iaquinta su rigore, ma non è abbastanza. Nè per battere gli All Whites, colossi atletici, ma modesti pedatori, nè per aprirci la strada verso gli ottavi. Il Paraguy ora ci guarda dall’alto, con due punti di vantaggio nel gruppo F, e battere la Slovacchia, pienamente in corsa, diventa un probabile obbligo per essere certi di passare il turno, e comunque non ci garantirebbe per niente il primo posto nel girone, che significa evitare l’Olanda. Ma sono pensieri che ora non ci possiamo neanche permettere di avere, costretti a concentrarci sull’immediato, che significa la sfida del 24 giugno ad Hamsik e compagni a Johannesburg. Servirà un’Italia migliore. Meno arruffona di questa, generosa ma inconcludente, che ha attaccato tanto, ma creato poco. E serviranno attaccanti più ispirati rispetto ai primi 180’ di Sudafrica 2010, nei quali il reparto avanzato è stato il nostro punto debole. Stavolta De Rossi, dopo il gol al Paraguay, ha evitato guai peggiori ottenendo un rigore, ma serve più concretezza, dalle punte.
Si parte, con l’Italia che risponde ai muscoli avversari con i muscoli nostrani. A quelli del tridente d’attacco dei palestrati All Whites replicano Gilardino e Iaquinta. Di Natale è seduto in panchina, e con lui la fantasia. Al 7’ la Nuova Zelanda passa in vantaggio. Punizione di Elliott, palla sfiorata da Reid (e nel caso di tocco nitido sarebbe fuorigioco), Cannavaro - che festeggia male le 17 presenze mondiali, come Zoff - controlla male in area e la sua deviazione di coscia diventa un assist per Smeltz, che a un metro da Marchetti mette dentro il comodo 1-0. Da stropicciarsi gli occhi, ma non è un incubo: siamo sotto. E la partita non si mette per niente bene, nonostante l’immediata reazione azzurra: la Nuova Zelanda lancia lungo per i suoi colossi, gli azzurri subiscono fisicamente, anche perchè gli avversari si aiutano con gomiti affilati. E l’Italia fa l’errore di replicare con la stessa moneta: lanci lunghi, che vedono Gilardino anticipato dai centrali di Herbert, che pure non sono dei fulmini.
Ma non può finire così, e infatti gli azzurri con il passare dei minuti trovano, almeno parzialmente, i rimedi tattici. Lippi si sbraccia, Montolivo fa il playmaker, distributore di palloni. Un suo bel destro finisce sul palo, e lui con le mani tra i capelli. L’Italia spinge sulla destra con Zambrotta, pericoloso al tiro, Chiellini si mangia un’occasione in mischia e subisce l’ennesima gomitata di Fallon, già ammonito. Niente secondo giallo, l’arbitro Batres lo grazia. E poi al 28’ assegna un rigore ai campioni del mondo. Smith trattiene in area De Rossi su cross di Chiellini. Trattenuta lieve, per il direttore di gara è penalty. Dal dischetto Iaquinta spiazza Paston. 1-1. E il festeggiamento azzurro è formato vuvuzela. L’Italia finisce all’arrembaggio, sollevata dal sollievo del pari, ma all’intervallo si va sul pareggio.
Fuori Gilardino, sottotono, dentro Di Natale. Fuori Pepe, dentro la qualità di Camoranesi. In un 4-3-3 con Camoranesi alto che modifica il 4-4-2 del fischio d’inizio. Ma l’Italia di inizio ripresa è confusionaria più di quella andata al riposo. E allora Lippi osa ancor di più, con una mossa quasi disperata: dentro Pazzini, per Marchisio. Ora in campo ci sono Iaquinta, il Pazzo, Di Natale, più centrocampisti offensivi come Camoranesi e Montolivo.
Vicelich con un tiraccio della domenica, ed è appunto giornata, fa venire i brividi a Marchetti, palla a lato. E tanta paura. L’Italia attacca a testa bassa, ma fatica tanto, troppo. Montolivo ci riprova, Paston è bravo e respinge. E la palla gol più clamorosa - ed è tutto dire - ce l’ha la Nuova Zelanda nel finale: il sinistro di Wood passa di fianco alle mani protese in tuffo di Marchetti, appena largo. Sarebbe stata una beffa, però questo 1-1 è comunque un passo indietro. Italia, così non va.
(dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line")


705.

Johannesburg (SAF) 24.06.2010, Ellis Park Stadium, h. 16.00 (M)
Italia - Slovacchia 2-3 (0-1)

Reti: Vittek (S) al 25’ p.t.; Vittek (S) al 28’, Di Natale (I) al 36’, Kopunek al 44’ s.t., Quagliarella (I) al 47’ s.t.
Italia (4-3-3): Marchetti; Zambrotta, Cannavaro, Chiellini, Criscito (dal 1’ s.t. Maggio); Montolivo (dall’11’ s.t. Pirlo), De Rossi, Gattuso (dal 1’ s.t. Quagliarella); Pepe, Iaquinta, Di Natale. (De Santis, Bonucci, Bocchetti, Palombo, Marchisio, Camoranesi, Gilardino, Pazzini). All. Lippi.
Slovacchia (4-2-3-1): Mucha; Pekarik, Skrtel, Durica, Zabavnik; Strba (dal 42’ s.t. Kopunek), Kucka; Stoch, Hamsik, Jendrisek (dal 49’ s.t. Jendrisek); Vittek (dal 47’ s.t. Sestak). (Pernis, Cech, Salata, Weiss, Sapara, Kuciak, Holosko, Jakubko, Kozak). All. Weiss.
Arbitro: Webb (Ing).
Ammoniti: Strba (S), Cannavaro (I), Vittek (S), Pekarik (S), Chiellini (I), Pepe (I), Mucha (S), Quagliarella (I).
Recupero: 3’ p.t., 7’ s.t.
Spettatori: 53.412
Multimedia: Foto (1), Foto (2); Foto (3); Foto (4); Foto (5).
Note: L’Italia è fuori dal Mondiale. Torna già a casa, sconfitta dalla Slovacchia 3-2. Il risultato è la sintesi di una partita incredibile per svolgimento ed emozioni, ma che boccia gli azzurri oltre il clamoroso risultato. La Nazionale perde contro un avversario apparso modesto, che ha comunque surclassato almeno fino all’ultimo quarto d’ora gli azzurri, irriconoscibili persino rispetto alla partita solo discreta contro il Paraguay e a quella modesta contro la Nuova Zelanda.
Non ha funzionato quasi niente, stasera a Johannesburg. Non è bastato neanche un finale con il cuore in mano, in cui finalmente gli azzurri, con più niente da perdere, hanno provato un disperato assalto premiato dalle reti di Di Natale e Quagliarella, cui è stato pure annullata la rete dell’eventuale 2-2 per fuorigioco. Poi Pepe al 5’ di recupero si è divorato il gol qualificazione. Niente da fare: la Slovacchia, esordiente al Mondiale, avanza agli ottavi. Finisce invece il nostro torneo e comincia il tempo dei processi: perchè la nostra Nazionale non usciva alla fase a girone di un Mondiale dal 1974.
L’Italia parte con il tridente d’attacco Pepe-Iaquinta-Di Natale e la voglia di spaccare il mondo, anzi, meglio, di salirci in vetta. Almeno sembra così, quando dopo pochi secondi dal fischio d’inizio Di Natale prova un destro dalla grande distanza a lato. Italia vogliosa, come annunciato da Lippi, dunque? Sbagliato, sbagliatissimo. Perchè il resto del primo tempo degli azzurri sarà un disastro.
Lo si comincia a capire quando Hamsik viene lasciato solissimo appena dentro area, il centrocampista del Napoli grazia Marchetti. Ma sorprende il clamoroso buco della difesa azzurra, che nelle prime due partite era stata solida. E invece questo pomeriggio è disattenta, con Cannavaro in palese difficoltà, presto ammonito e che rischia anche guai peggiori. Gli azzurri appaiono imbambolati, contro un avversario cui non sembra vero di affrontare questa versione dimessa dei campioni del mondo. Marchetti sembra impaurito nei suoi interventi: non rischia mai la presa. Iaquinta segna a gioco fermo, ma dopo un’evidente trattenuta in area.
Il gol slovacco è nell’aria tersa di Johannesburg. E arriva nella maniera peggiore. Con un errore grossolano di De Rossi che sbaglia un appoggio di piatto comodo per Montolivo, palla al centravanti Vittek, un bestione strapotente, che indovina il diagonale col giusto angolo. Slovacchia avanti 1-0.
Gli azzurri non riescono a reagire. Paralizzati dallo svantaggio, chissà, dalla paura. Commettono sbagli grossolani, viene da rimpiangere la prestazione con la Nuova Zelanda: è tutto dire. La Slovacchia prende fiducia e ci prova con tiracci che partono da Soweto, "annusa" la serata magica con le conclusioni di Strba e Kucka: brividi per Marchetti che arriva sulla prima conclusione, nonostante la distanza chilometrica, all’ultimo istante con la punta delle dita. L’Italia ha bisogno di aiuto. Prova a darglielo Skrtel, che rischia di testa una clamorosa autorete. Finisce il primo tempo: Italia in svantaggio. Un’unica consolazione: non possiamo fare peggio.
Fuori Criscito e Gattuso, dentro Maggio e Quagliarella. Italia tutta d’attacco e nuovo schema, il 4-4-2. Maggio mette davanti alla porta Di Natale, che ciabatta a lato. Gol divorato. E allora dentro anche Pirlo, per Montolivo. L’Italia sfiora il pari con Quagliarella, che trova lo spiraglio giusto con una girata di destro, Skrtel sulla linea di porta, o forse oltre, libera. Stavolta ci ha detto male.
Ma l’Italia non c’è, al di là degli episodi. Concede praterie in contropiede, non supera il pressing alto. E va sotto 2-0, quando Vittek segna il terzo gol del suo Mondiale, tanti quanti i gol dei suoi, anticipando Chiellini sugli sviluppi di un angolo. E’ il 28’ della ripresa. Sembra la resa.
E invece no. Sullo 0-2 l’Italia si riversa tutta in avanti. Segna con Di Natale, poi l’Italia subisce l’1-3 di Kopunek, quindi segna ancora con una perla di Quagliarella, il migliore tra gli uomini di Lippi, e spreca l’incredibile con Pepe nel recupero. Il finale è pazzesco, ma non ci premia. L’Italia torna a casa, ultima nel girone, dopo un Mondiale da dimenticare.
(dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line")


706.

Londra (ING) 10.08.2010, Upston Park, h. 20.45 (ora italiana). (A)
Italia - Costa d'Avorio 0-1 (0-0)

Reti: Kolo Toure al 10’ s.t.
Italia (4-2-3-1): Sirigu; Motta (dal 25’ s.t. Cassani), Bonucci, Chiellini, Molinaro; De Rossi, Palombo (dal 36’ s.t. Montolivo); Pepe (dal 28’ s.t. Marchisio), Cassano (dal 25’ s.t. Rossi), Balotelli (dal 14’ s.t. Quagliarella); Amauri (dal 14’ s.t. Borriello). (Viviano, Mirante, Astori, Lucchini, Antonini, Lazzari). All. Prandelli.
Costa d'Avorio (4-3-3): Yeboua; Demel (dal 12’ s.t. Kafoumba), Kolo Toure, Zokora, Tiene; Eboue, Yaya Toure, Tiote; Kalou (dal 39’ s.t. Fae), Doumbia (dal 17’ s.t. Sagbo), Gervinho (dal 47’ s.t. Kone). (Zogbu, Angoua, Bamba). All. Zahoui.
Arbitro: Atkinson (Ing).
Ammoniti: Eboue (C), Bonucci (I).
Recupero: 1’ p.t., 3’ s.t.
Spettatori: 11.177
Multimedia: Foto (1)
Note: L’Italia di Prandelli parte male. Gli azzurri perdono 1-0 a Londra con la Costa D’Avorio: decide una rete al 10’ del secondo tempo di Kolo Toure. Gli stenti patiti al Mondiale non vengono cancellati in 90’ con un colpo di bacchetta magica del nuovo timoniere della Nazionale. Non poteva essere tutto così facile. Non basta la rivoluzione di uomini, in campo c’erano 5 debuttanti, tra cui due con nomi altisonanti, Balotelli, niente male, e Amauri, non un granché, oltre a Motta, Molinaro e Sirigu. E poi c’era Cassano, discreto, ma più intenzioni che risultati. Le aspettative per lui erano altre. Un test agostano non può e non deve suonare come una sentenza, quindi l’Italia di Prandelli, comunque volenterosa e che ha giocato alla pari contro una squadra dai buoni valori, è rimandata a settembre, quando affronterà Estonia prima e Far Oer poi per le qualificazioni all’Europeo 2012. Allora il risultato conterà, e gli azzurri avranno nelle gambe più "benzina".
Prandelli esordisce con una sconfitta, come hanno fatto anche c.t. poi saliti sul tetto del mondo come Bearzot e Lippi. La cabala non lo condanna, tutt’altro. L’Italia perde con una squadra africana per la seconda volta in 17 confronti, era successo solo con l’Egitto, in Confederations Cup, lo scorso anno.
L’Italia parte nel segno di Balotelli. Carico come una molla. Subito pericoloso con una punizione violenta, appena fuori bersaglio. Ma è una partenza illusoria. L’Italia non scintilla sotto la pioggia di Londra. L’atmosfera non aiuta: Upton Park, stadio da 35.000 posti, è riempito per non più di un terzo: siamo passati dalle vuvezalas del Sudafrica alla quiete londinese. E fa quantomeno fresco, di sicuro non sembra il 10 agosto. Insomma, non una cornice da "prima" di cartello, eppure di motivi di curiosità ce ne sarebbero parecchi. Ad esempio seguire Cassano, che però girovaga per il campo, più fumo che arrosto. C’è Amauri, che corre tanto, ma il pallone lo tocca poco: ha un’occasione, di testa: palla alta. La Costa D’Avorio non gioca a ritmo alto, ma ha comunque fiammate rimarchevoli: ha qualità, fisiche (Yaya Toure è un gigante che sembra uscito da una fiaba) e tecniche, pure senza il trascinatore Drogba. Chiellini, ben coordinato con Bonucci, salva alla disperata su un inserimento di Doumbia; poi Gervinho si mangia un gol fatto, solo davanti a Sirigu. L’Italia perde colpi, soffre sugli esterni bassi e a centrocampo fa legna, ma costruisce poco. Però è proprio il playmaker azzurro, capitan De Rossi, a sfiorare il vantaggio, su punizione. Palla di pochissimo a lato. All’intervallo è zero a zero. Italia così così.
Si riparte con gli stessi 22 del primo tempo. Amichevole, sì, ma probante. Motta, disattento in chiusura, tira fuori il meglio del suo repertorio quando spinge, come a inizio ripresa, quando un suo destro in diagonale finisce sul palo. Poi è Pepe a rendersi pericoloso, Amauri, caricato dal portiere degli africani, non riesce a ribadire in rete.
Il gol lo trova invece la Costa D’Avorio. Con il difensore centrale Kolo Toure, vecchio leone, che di testa anticipa Chiellini su un cross dalla destra e timbra 1-0. Doccia gelata - e non è la pioggia - per l’Italia di Prandelli: l’atmosfera se possibile si raffredda ancora di più.
Prandelli mette dentro Quagliarella e Borriello per Balotelli ed Amauri prima, e poi Cassani, Marchisio, Montolivo e Rossi, ma il pari non arriva. L’Italia di Prandelli parte male. Ma ha tutto il tempo per rifarsi.
(dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line")


707.

Tallinn (EST) 03.09.2010, Le Coq Arena , h. 20.30 (ora italiana) (QE)
Estonia - Italia 1-2 (1-0)
Reti: Zenjov (E) al 31’ p.t.; Cassano (I) al 15’, Bonucci (I) al 18’ s.t.
Estonia (4-4-1-1): Pareiko; Jaager, Rahn, Piiroja, Klavan; Puri (dal 32’ s.t. Purje), Dmitrijev, Vunk, Kruglov (dal 37’ s.t. Kink); Vassiljev; Zenyov (dal 20’ s.t. Saag). (Kotenko, Sidorenkov, Kams, Barengrub). All. Ruutli.
Italia (4-3-3): Sirigu; Cassani, Bonucci, Chiellini, Molinaro; Montolivo (dal 30’ s.t. Palombo), Pirlo, De Rossi; Pepe (dal 15’ s.t. Quagliarella), Pazzini, Cassano (dal 35’ s.t. Antonelli). (Viviano, De Silvestri, Bovo, Gilardino). All. Prandelli.
Arbitro: Carballo (Spa).
Ammoniti: Vunk (E), Klavan (E).
Recupero: 1’ p.t., 4’ s.t.
Spettatori: 8000 circa
Multimedia: Foto (1)
Note: L’Italia vince a Tallin 2-1 con l’Estonia, e fa il primo passettino sulla strada verso Euro 2012. L’Italia vince, e si dimostra squadra, quello che chiedeva Prandelli alla vigilia, perchè è capace di rimontare lo svantaggio iniziale, un macigno sul quale pesavano 7 gare senza successi di fila. L’Italia vince e lo fa nel segno di Cassano, che dopo un primo tempo storto, raddrizza la sua partita e quella dell’Italia con un gol ed un assist. Gli si chiedeva di fare la differenza: accontentati. Certo, non è stato tutto rose e fiori, nel freddo di Tallinn: l’Italia ha rischiato grosso, di beccare il 2-0 da un avversario non certo irresistibile. Ma ha dimostrato carattere.
Il primo tempo della Nazionale non è neanche male, ma la concretezza resta un optional richiesto e non ottenuto. E allora la macchina azzurra carbura, ma sono più le partenze degli arrivi. Sulla gara pesa la variabile meteo: piove, fa freddo, il vento è un fattore, tra gli azzurri si esaltano corazzieri come Chiellini, che fa valere tutta la sua potenza. Il pubblico del piccolo stadio di Tallinn, la Coq Arena, si gasa ad ogni scivolata resa spettacolare dall’erba bagnata, che comunque tiene bene, degli eroi di casa. L’Estonia non ha niente da perdere: qui è già una festa giocare contro gli azzurri. Che non dispiacciono nei fraseggi a centrocampo: Pirlo, De Rossi e Montolivo si cercano parecchio, scambiando per poi verticalizzare per Pazzini, due volte pericoloso al tiro - una volta su splendido servizio in camera di De Rossi - con il suo destro potente, sempre respinto dal portiere estone. Cassani, che studia da Zambrotta anche nella barba, e Molinaro, spingono parecchio, anche se poi i cross dell’ex Stoccarda non sempre sono precisi. Manca qualcosa: l’ultimo passaggio, la rifinitura decisiva. Manca il miglior Cassano. Che gioca largo, a sinistra, nel tridente d’attacco, ma non riesce a incidere. Quando si ritrova la palla buona sul piede preferito, dopo un errore di Pareiko, conclude appena a lato. Prandelli incita i suoi: sempre in piedi, con le scarpe da ginnastica ai piedi percorre chilometri avanti e indietro, un leone in gabbia confinato in un recinto di poche zolle di campo, addosso un giubbino neanche poi così pesante, incurante del freddo. Concentrazione e trance agonistica mandano il freddo nel dimenticatoio.
L’Estonia non sta a guardare. Per niente. Si rende pericolosa con Vassiljev, e passa a sorpresa in vantaggio. Punizione violenta proprio di Vassiljev, Sirigu respinge corto, maluccio, irrompe Zenjov in mischia, che brucia Cassani e segna sottomisura. L’Italia dopo la mezzora è sott’acqua, e non solo per il clima. E andrà al riposo con questo risultato.
Si riparte senza cambi, con l’Italia che deve attaccare controvento e controcorrente: quella degli ultimi risultati. L’Estonia si esalta, quasi non crede al risultato sul piccolo tabellone luminoso, e Puri sfiora la rete in un paio di circostanze. Ma a segnare è l’Italia: angolo di Pirlo, colpo di testa vincente di Cassano. Paura scacciata. E azzurri che raddoppiano dopo 3’, al 18’. Ancora su azione d’angolo, ancora grazie ad un guizzo di Cassano, che prolunga di tacco per Bonucci, spietato in mischia: 2-1 Italia. Che amministra il vantaggio, e si spaventa per un paio di folkloristiche invasioni di campo di tifosi su di giri e per un’uscita a vuoto di Sirigu. Prandelli dimostra di sapersi anche coprire, quando è il caso, inserendo Palombo per Montolivo, e Antonelli, debuttante di serata, per Cassano. L’Italia tiene e finalmente vince. Non succedeva dal novembre 2009. E’ purtroppo diventata una notizia, invece della normalità, ma è una gran bella notizia.
(dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line")


708.

Firenze (ITA) 07.09.2010, Stadio Franchi, h. 20.30 (QE)
Italia - Far Oer 5-0 (3-0)
Reti: Gilardino al 10’, De Rossi al 21’, Cassano al 26’ p.t.; Quagliarella al 36’, Pirlo al 45’ s.t.
Italia (4-3-3): Viviano; De Silvestri, Bonucci, Chiellini, Antonelli; Montolivo, Pirlo, De Rossi (dal 31’ s.t. Palombo); Rossi (dal 13’ s.t. Quagliarella), Gilardino (dal 13’ s.t. Pazzini), Cassano. (Sirigu, Gastaldello, Cassani, Molinaro). All. Prandelli.
Far Oer (4-4-1-1): Nielsen; Davidsen, Bo, Gregersen, Rubeksen; Lokin (dal 29’ s.t. Naes), Petersen, Benjaminsen, Samuelsen; Mouritsen (dal 29’ s.t. Holst); Edmunssson (dal 43’ s.t. Udsen). (Thomsen, J. Hansen, A. Hansen, Eliasen). All. Kerr.
Arbitro:  Kubalkov (Blr).
Ammoniti: Davidsen (F).
Recupero: 1’ p.t., 4’ s.t.
Spettatori: 19.266, incasso 300.450 euro.
Multimedia: Foto (1)
Note: Festa doveva essere, e festa è stata. La Nazionale di Prandelli travolge 5-0 le Far Oer nel regno, anzi nel granducato, del c.t.: Firenze. E però Prandelli unisce tutta l’Italia nei consensi: raccoglie punti, tre, segna gol, cinque, porta avanti l’operazione simpatia azzurra, - e ce n’è tanto bisogno dopo il Mondiale sudafricano -, e intanto si porta in vetta solitaria al girone C di qualificazione per Euro 2012. Due gare, due vittorie. La festa è completa perchè il pubblico del Franchi applaude spesso e volentieri, altro che contestazione temuta. Vede aprire le marcature dal centravanti di casa, Gilardino, che aveva tanto bisogno di sbloccarsi, sottoporta. E poi, dopo De Rossi, segna Cassano, che passa la prova del nove dopo le prodezze di Tallinn. Infine chiudono i conti nella ripresa Quagliarella e Pirlo. Intendiamoci, le Far Oer ci hanno messo del loro, rispettando il ruolo di ospite cortese con uno zelo oltre ogni aspettativa. Ad un certo punto è venuto da chiedersi se a Baggio, alla prima uscita pubblica, in tribuna, da presidente del settore tecnico, non fosse venuta voglia di scendere in campo a cercare gloria, come ai vecchi tempi. Ma non dobbiamo neanche scordarci che al Mondiale avevamo pareggiato con la Nuova Zelanda e perso con la Slovacchia.
L’Italia parte subito forte. L’atmosfera - ben rappresentata dall’inno alla gioia sulle note del quale le squadre entrano in campo - carica gli azzurri: i viola Montolivo, Gilardino e De Silvestri, esordiente come Viviano, fiorentino di nascita e di fede calcistica. Le Far Oer, che erano state aggressive a parole, lamentandosi per i campi d’allenamento messi a loro disposizione, sono friabili nei fatti. E’ difficile giudicare la Nazionale: perchè la distanza tecnica sembra grande come quella da Firenze a Torshavn. Però l’Italia diverte, ed era tanto che non si poteva scrivere. Su angolo di Pirlo segna il Gila. Non succedeva dal 28 marzo, con la Fiorentina, e in Nazionale dall’ottobre 2009. Poi va a bersaglio De Rossi, con un bolide in mischia, arrivando così in doppia cifra (10) di reti in azzurro, poi tocca a Cassano con una sventola da fuori area: palla nel sacco. Prandelli gli aveva chiesto di cercare di più la porta: detto, fatto. Al 26’ siamo già 3-0. Le Far Oer indossano la divisa da versione turistica, più che da trasferta: rimangono imbambolati a guardare l’affascinante paesaggio fiorentino anche in campo, considerando evidentemente una forma d’arte anche gli slalom di Cassano, gli scatti di Rossi, le trame di Pirlo e Montolivo. Prandelli gongola e saluta la curva Fiesole, che lo acclama.
Poco prima del quarto d’ora entrano Pazzini e Quagliarella per Gilardino e Rossi, comunque promossi. La curva adotta la par condicio: cori per Gilardino, ma anche per Pazzo, l’ex. intanto Antonelli, per la prima volta in campo dal 1’ in azzurro, fa un figurone da terzino sinistro. Il ritmo cala per forza, sul 3-0, ma nel finale c’è ancora il tempo per le reti di Quagliarella, originata da un assolo di Montolivo, e di Pirlo su punizione. L’Itala vince e convince, per una volta era difficile chiedere di più.
(dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line")



709.

Belfast (NIR) 08.10.2010, Windsor Park Stadium, h. 20.45 (QE)
Irlanda del Nord - Italia 0-0
Irlanda del Nord (4-4-2): Taylor; McAuley, Craigan, Hughes, J. Evans; Brunt (dal 26’ s.t. McGinn), Baird, Davis, McCann (dal 35’ C. Evans); Feeney, Healy (dal 21’ s.t. Lafferty) (Tuffey, Clingan, Patterson, Gorman. ). All. Worthington.
Italia (4-3-3): Viviano; Cassani, Bonucci, Chiellini, Criscito; De Rossi, Pirlo, Mauri (dal 34’ s.t. Marchisio); Pepe (dal 39’ s.t. Rossi), Borriello (dal 29’ s.t. Pazzini), Cassano (Sirigu, Zambrotta, Bovo, Palombo). All. Prandelli.
Arbitro: Chapron (Fra).
Recupero: 0’ p.t., 3’ s.t.
Spettatori: 15.000, tutto esaurito
Multimedia: Foto (1)
Note: L’Italia di Prandelli stavolta non vince, ma lo 0-0 di Belfast contro l’Irlanda del Nord è tutt’altro che un risultato da buttare via. Perchè la Nazionale ha ridotto al minimo sindacale i rischi su un campo dove hanno perso nel passato recente Inghilterra e Spagna, e perchè la sconfitta interna della Serbia con l’Estonia (!) significa primato solitario consolidato nel girone C di qualificazione a Euro 2012, con 7 punti. Chissà che il primo avversario non diventi in prospettiva proprio l’antagonista di stasera, che ha 4 punti, ma una gara in meno. Certo, nella terra di Best, genio e sregolatezza, talento allo stato puro, le giocate di classe sono arrivate col contagocce. E l’Italia in avanti non ha brillato, per nulla. Però l’atteggiamento mentale è stato positivo: gli azzurri sono sembrati meno timidi che a Tallin, una trasferta sulla carta più agevole, ed hanno cercato sino alla fine di fare la gara, come testimoniato anche dal cambio nel finale Pepe-Rossi, subito vicinissimo alla rete da tre punti, lui che all’Irlanda del Nord aveva già segnato in amichevole. Gli azzurri hanno rischiato pochino, e creato qualcosa, Mauri, la novità di Prandelli, è andato bene, mentre le palle buone sono capitate sul sinistro di Borriello, come nelle previsioni del c.t., che si augurava però conclusioni migliori.
Il 4-3-3 annunciato da Prandelli è in realtà un 4-4-2 mascherato, e neanche tanto. Nel senso che Pepe non gioca per niente alla stessa altezza di Borriello e Cassano, in compenso Mauri giostra piuttosto alto sull’altra fascia, pronto a tagliare al centro ed inserirsi in avanti appena ne ha la possibilità. Il pubblico, apparso magicamente sulle tribune del Windsor Park all’ultimo momento, è scatenato, migliore in campo. Ai circa 15.000 tifosi di casa, molti con indosso solo un’improbabile maglietta a maniche corte (non fa così freddo, ma non c’è alcun dubbio che l’estate sia finita) per esaltarsi basta poco. Ed esplodono di gioia dopo qualche minuto solo perchè Chiellini è costretto ad un retropassaggio verso Viviano. L’Italia comunque non si lascia intimorire, e parte decisa a fare la partita, non certo a subirla. Ma De Rossi perde qualche pallone di troppo in mezzo, Cassano funziona a intermittenza, come un telefonino con una sola tacca di segnale, e Borriello si trova stretto nella morsa dei centrali di casa (più Evans, centrale, e pure forte, del Manchester United, schierato a sinistra, ma pronto a scalare al centro alla bisogna). Insomma, sfondare non è per nulla facile. Mauri è volenteroso, ma gli azzurri si inceppano al momento di entrare in area.
La gara si incendia dopo la mezz’ora. Ad appiccare il fuoco sono i padroni di casa. Colpo di testa a lato di Healy, l’uomo dei record ogni epoca, di gol, in maglia verde. Che però stavolta fa cilecca, colpendo a lato di testa l’invito immancabile dalla destra di Brunt. L’Italia replica subito. Senza neanche avere il tempo di metabolizzare il pericolo scampato. Borriello si ritrova di fronte al portiere sfruttando un lancio lungo, la sua conclusione mancina è respinta da Taylor, sulla ribattuta Cassano prova il destro al giro, palla appena larga, che lambisce il palo lungo. Poco altro, in cronaca. Se non le proteste dei verdi di Belfast per un mani De Rossi in area su cross di Evans, per l’arbitro non c’è volontarietà. E neanche il rigore. All’intervallo è 0-0. Un risultato che rispecchia l’equilibrio.
Si riparte senza cambi. Gli irlandesi, dinamici con Davis in mezzo, in avanti continuano a limitarsi a qualche cross in mezzo, che trova la retroguardia azzurra piazzata. Borriello si ritrova un’altra palla ghiotta sul sinistro, cortesia di Mauri, ma colpisce debolmente. Il ritmo cala, l’Itala stenta a far valere i maggiori quarti di nobiltà, il sangue azzurro. Pirlo spreca, mentre Cassano di testa, imbeccato ancora da Mauri, chiama Taylor alla parata. L’Italia chiude in forcing, ma il gol lo sfiora soltanto, con Rossi, sulla sponda dell’altro nuovo entrato, Pazzini. Accontentiamoci.
(dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line")


710.

Genova (ITA) 12.10.2010, Stadio Marassi, h. 20.45 (QE)
Italia - Serbia 3-0 a tavolino (decisa dalla UEFA il 29/10/2010)
Italia (4-3-3):  Viviano, Zambrotta, Bonucci, Chiellini, Criscito, Palombo, Pirlo, Marchisio, Mauri, Pazzini, Cassano CT.: Prandelli.
Serbia (4-4-2): Brkic, Ivanovic, Subotic, Rajkovic, Lukovic, Kuzmanovic, Stankovic, Krasic, Kacar, Tosic, Mrdja. CT.: Petrovic.
Arbitro: Thomson (Scozia)
Multimedia: Foto (1)
Note: Ultrà serbi scatenati a Marassi: sospesa la gara contro l'Italia. Match iniziato dopo 37 minuti di attesa e incidenti fuori e dentro lo stadio. La gara, iniziata comunque, è stata interrotta al 6' sullo 0-0 per le intemperanze dei tifosi ospiti. Il successo a tavolino per l'Italia è stato stabilito dallla UEFA il 29.10.2010. Una punizione esemplare per la federazione serba è stata comminata (multa e squalifiche del campo per le prossime partite). Per responsabilità oggettiva nell'organizzazione anche la FIGC si è vista multare e punire con la squalifica del campo per la prossima gara interna.


711.

17.11.2010 Klagenfurt (Austria), Hypo Arena h. 20.30 (A)
Romania - Italia 1-1
Reti:
Marica (R) al 34’ p.t.; Quagliarella (I) al 37’ s.t.
Italia (4-3-1-2):
  Viviano; Santon (Cassani dal 15’ s.t.), Bonucci, Ranocchia, Balzaretti; Aquilani, Ledesma (Pirlo dal 1’ s.t.), Mauri; Diamanti (De Rossi dal 1’ s.t., Pazzini dal 35’ s.t.); Rossi (Gilardino dal 1’ s.t.), Balotelli (Quagliarella dal 15’ s.t.). (Sirigu, Mirante, Astori, Criscito, Castaldello). All. Prandelli
Romania (4-4-2): Pantilimon (Tatarusanu dal 1’ s.t.); Rapa, Tamas, Chivu (Goian dal 16’ p.t.), Rat; Torje (Tanase dal 13’ s.t.), Ropotan (Alexa dal 35’ s.t.), Florescu, Deac (Ilie dal 45’ s.t.); Stancu, Marica. (Maftei, Gardos, Bucur, Bilasco). All: Razvan Lucescu.
Arbitro: Innwaller (Austria)
Ammoniti: Torje, Balzaretti, Santon per gioco scorretto.
Angoli: 4-2 per l'Italia.
Recuperi: 1’ p.t., 0 s.t.
Spettatori: 3000 circa
Multimedia:
Foto (1)
Note: Solo un indolore 1-1 con la Romania che pareva scritto alla vigilia. Ma anche una prova senza gloria della Nazionale, come incolore è stata la prestazione di Balotelli, riluttante al gioco di squadra e indolente quanto basta. Nemmeno reattivo di fronte agli slogan di qualche ultrà italiano piombato in Carinzia per provocare.
Le novità di Prandelli sono probabilmente lo spunto più interessante della serata austriaca. Così piovosa e scarsa di pubblico per entrare nella storia. Con una domanda colossale a cui rispondere: perché giocare un’amichevole a Klagenfurt, ridente sì, ma fuori mano e oscura? Ma sarà ricordata, appunto, per gli innesti di Prandelli, per la fascia di capitano affidata a Rossi e per la maglia numero 10 indossata da Mario Balotelli. L’inter la ricorderà invece per l’ennesimo infortunio che ha costretto Chivu a lasciare il campo dopo soli 15’ di gioco, per cedere il posto a un altro “italiano”: Goian del Palermo.
Quattro esordienti, un centrocampo e un attacco rivoluzionati. E lui, SuperMario, con i riflettori puntati addosso. Beccato come tutti gli azzurri dai “buuu” dei tifosi romeni, ma anche da uno sparuto gruppo provocatore di ultrà nostrani, identificati dal Viminale, al grido di “non ci sono negri italiani”. Ma che fatica entrare in partita. Lui come tutti gli azzurri. E’ infatti la Romania a dimostrarsi un blocco ordinato ed equilibrato. La squadra di Lucescu, secondo i canoni ormai noti del 4-4-2 sfrutta bene le fasce e gli spazi allegramente concessi dagli azzurri.
La prima cosa da Balotelli, dopo un paio di svarioni imbarazzanti, scocca al 23’; una punizione poco trascendentale che Pantilimon para senza problemi. E poi al 26’ quando dalla distanza conclude oltre la traversa. Alla prova incolore dell’Italia, sfilacciata e senza un’idea di gioco, fa da contraltare la manovra insistita dei romeni che al 34’ passano con Marica, al termine di un batti e ribatti. Però al 45’ Balo lascia il segno. Supera l’uomo in area e poi impegna con una rasoterra violento Pantilimon.
Nella ripresa entrano i campioni del mondo Pirlo, De Rossi e Gilardino (fuori Ledesma, Diamanti e Rossi) che al 3’ timbra il cartellino con un tiro da posizione defilata e subito dopo con un gol annullato per fuorigioco. L’ingresso dei tre veterani regala più spessore al gioco azzurro e più spazi a Balotelli, che però Prandelli sostituisce al 15’ con Quagliarella. Fuori anche Santon per Cassani e al 35’ De Rossi - fermato da una contrattura – per Pazzini. Più benzina nelle gambe e idee nella testa, che fruttano il pareggio di Quagliarella al 37’; una girata di testa su cross di Pirlo, deviato però nella propria rete da Marica, autentico goleador della serata. La nota positiva? Il finale di marca azzurra. Per rendere più gradevole il ritorno a casa.
(dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line")

 

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