2005


  1. Cagliari 09-02-2005. Stadio Sant'Elia h. 20.45 (AM)
    Italia-Russia 2-0 (0-0)
    Reti: Gilardino (I) all'11' e Barone (I) al 17' s.t.
    Italia (4-3-3): Buffon; Bonera, F.Cannavaro, Materazzi, Pancaro (Chiellini dal 24' s.t.); Gattuso, Pirlo (Blasi dal 6' s.t.), De Rossi (Barone dal 1' s.t.); Montella (Esposito dal 1' s.t.), Vieri (Gilardino dal 1' s.t.), Totti (Langella dal 1' s.t.). (De Sanctis, Zaccardo, Barzagli). All. Lippi.
    Russia (4-4-2): Malafieev; Aniukov, Bugaiev, Sennikov, Ievseev; Izmailov (Boyarintsev dal 22' s.t., Kolodin dal 33' s.t.), Khokhlov, Loskov, Zhirkov; Sytchev, Kerzakov (Karkyaka dal 1' s.t.). (Kozko, Smertin, Alenichev). All. Yartsev.
    Armitro: Michel (Slovacchia).
    Angoli: 8-3 per l'Italia.
    Ammoniti: Sennikov (R) per gioco scorretto.
    Recupero: 1' e 2'.
    Spettatori: 15.700 per un incasso di 276.975,00 euro
    NOTE: Applausi al Sant'Elia. Come ai tempi di "Giggirriva". Nella serata dedicata soprattutto al grande bomber del Cagliari, in cui viene sancito il ritiro della maglia numero 11 dell'ex bomber rossoblu, l'Italia batte la Russia 2-0. I gol nella ripresa: capolavori di Gilardino e Barone. Attorno la cornice del Sant'Elia che festeggia, oltre a "Rombo di tuono", la convocazione di Esposito e Langella in azzurro. La nazionale di Marcello Lippi va in campo a trazione anteriore: il tridente Totti-Montella-Vieri per divertire, con la novità Materazzi in difesa al posto del febbricitante Nesta. La Russia propone una tattica prudente cercando di mantenere basso il ritmo della gara. Splendido Gattuso, in serata di grazia, sia in fase difensiva che propositiva. L'Italia fa la partita, ma i russi vanno vicino al gol due volte. La traversa di Pirlo su punizione aumenta i meriti azzurri. Ripresa e ribaltone: fuori Totti, Montella, Vieri e De Rossi, dentro Esposito, Langella, Gilardino e Barone. E al poker di Lippi si aggiunge subito dopo Blasi che va a rilevare l'infortunato Pirlo. Lo spartito resta lo stesso ma la musica cambia. L'Italia accellera e quando Esposito regala a Gilardino una palla meravigliosa, questo palleggia e dalla linea di fondo trafigge incredibilmente Malafieev. Gran goal e tutti in piedi ad applaudire. Trascorre poco e Simone Barone, alla quarta presenza in azzurro trova la carambola vincente con un gran tiro dalla distanza, e siamo 2-0. Finisce così, manca solo la ciliegina di Langella ed Esposito, ma al Sant'Elia va bene.
    (dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line)

  2. Milano 27-03-2005. Stadio Meazza h. 20.45 (QM)
    Italia-Scozia 2-0 (1-0)
    Reti: Pirlo (I) al 35’ p.t. e al 40’ s.t
    Italia (4-3-1-2): Buffon; Bonera, Cannavaro, Materazzi, Chiellini; Camoranesi, Pirlo, Gattuso; Totti (De Rossi dal 27' s.t.); Gilardino, Cassano (Toni dal 38’ s.t.). A disp. Roma, Zaccardo, Grosso, Blasi, Esposito. Al. Lippi.
    Scozia (4-1-4-1): Douglas (Gordon dal 38’ p.t.), McNamara, Pressley, Weir, Naysmith; Caldwell; Hartley (Crawford dal 31’ s.t.), Ferguson, Quashie, McCulloch; Miller (O’Connor dal 40' s.t.). A disp. Webster, O’Neil, McCann, Anderson . Al. Smith
    Arbitro: Kyros Vassaras (Grecia)
    Angoli: 3-1
    Ammoniti Cannavaro, Caldwell, Pressley, Mc Namara e Hartley per gioco falloso, Quashie e Gattuso per comportamento non regolamentare.
    Recupero: 1' e 2'.
    Spettatori: 40.745.
    NOTE: Serata fresca e piovosa, terreno in buone condizioni. Ci sono volute due magie di Pirlo, due punizioni fotocopia, una per tempo, per chiudere il capitolo Scozia. L’Italia ha dominato l’incontro, dilagando nel primo tempo e controllando nella ripresa. La Scozia si è mostrata per quello che ci si aspettava. Una squadra fiera, ma sostanzialmente innocua: pochissime le occasioni giunte nei pressi di Buffon (occupato seriamente solo due volte all’inizio della ripresa), buone, ma non certo inespugnabili le trame difensive. Non ci vuole molto a capire che a fare la partita sarà l’Italia che parte subito all’attacco. Ferguson e i suoi fanno la parte degli sparring partner, costantemente in affanno sotto i colpi del nostro centrattacco. Serata di assoluto relax per la difesa azzurra (basti pensare che la prima parata di Buffon arriva al 44’) che ha persino modo di mettersi in evidenza in avanti con Chiellini, pericoloso due volte dalla distanza. A sbloccare il risultato ci pensa Pirlo con una punizione morbida da 25 metri al 35’. Douglas non può nulla e anzi si infortuna. Nella ripresa la squadra ospite scende in campo più convinta e nel giro di 2’ (al 7’ e al 9’) sfiora il pareggio due volte, sfruttando le uniche distrazioni della nostra difesa, ritornata in campo un po' troppo serena. Il folto pubblico scozzese non attendeva altro per scaldarsi e far sentire tutta la sua chiassosa presenza: per parecchi minuti sembra di star giocando a Glasgow. Per nostra fortuna i cori delle curve non valgono reti in campo e piano piano la squadra di Lippi riconquista il predominio territoriale. I ritmi sono molto più blandi rispetto al primo tempo e la squadra di Smith ne approfitta per imbastire qualche sortita in più, ma tutto sommato il pericolo di subire il gol del pareggio non sembra imminente. Complessivamente il 2-0 ci starebbe tutto e infatti arriva, esattamente come l’1-0, con una punizione morbida, perfetta, calciata da Pirlo da 25 metri. E’ il 40’ e Lippi può finalmente tirare un sospiro di sollievo: la corsa verso Germania 2006 prosegue senza intoppi.

    (dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line)

  3. Padova 30/03/2005. Stadio Euganeo h. 20.45 (AM)
    Italia-Islanda 0-0
    Italia (4-3-3): Roma (De Sanctis dal 1’ s.t.); Zaccardo, Barzagli, Materazzi (Cassetti dal 1’ s.t.), Grosso; Barone (Pinzi dal 29’ s.t.), Blasi (Diana dal 16’ s.t.), De Rossi; Esposito, Toni (Iaquinta dal 1’ s.t.), Langella (Di Michele dal 1’ s.t.). A disp. Bonera, Chiellini, Pinzi, Diana. Al. Lippi.
    Islanda (4-2-3-1): Arason; K. Sigurdsson, Bjarnason, Hreidarsson, I. Sigurdsson; Marteinsson (Gislason dal 26’ s.t.), Gunnarsson; Gudjonsson (Arnason dal 34’ s.t.), Einarsson (Thorvaldsson dal 46’ s.t.), Steinsson (Hallfredsson dal 44’ s.t.); H Sigurdsson (Skulason al 42’ s.t.). A disp. Finnbogason. Al. Sigurvinsson
    Arbitro: Alain Hamer (Lussemburgo)
    Angoli: 8-1
    Ammoniti Gudjonsson al 23’, Blasi al 41 del primo tempo’; Marteinsson al 21’ del secondo tempo.
    Espulso Arnason al 36’ del secondo tempo.
    Recupero: 4’ nel s.t.
    Spettatori: 16.997, incasso 270.490 euro.
    NOTE: Serata fresca, terreno in ottime condizioni. Lippi cercava buone notizie a Padova e le trova. A portargliele però non è il terreno dell’Euganeo che consegna alla storia uno scialbo 0-0 contro l’Islanda, ma i risultati che sono giunti nel corso di questa amichevole dagli altri campi dove si giocavano partite “vere” per la qualificazione al Mondiale 2006. La modesta Moldova infatti fermava in casa propria sullo 0-0 la Norvegia, mentre la Slovenia non riusciva ad avere ragione sul proprio campo della Bielorussia che conquistava un 1-1 preziosissimo. La partita di Padova, lo abbiamo anticipato, non regala grandi emozioni. L’Italia, nel primo tempo, conquista con il passare dei minuti un predominio territoriale che le serve principalmente a garantirsi una certa serenità in difesa (Roma viene chiamato in causa seriamente solo una volta al 5’ quando Barzagli non aggancia un pallone e Hannes Sigurdsson è bravo a raccogliere e a tentare il colpo). Nel secondo tempo Lippi inserisce De Sanctis tra i pali, Cassetti per Materazzi, Di Michele per Toni e Iaquinta per Langella. In sostanza non cambia molto: la difesa resta a 4 con Zaccardo in mezzo e Cassetti a destra, Di Michele è largo sulla sinistra e Iaquinta, più mobile di Toni, in mezzo. Ma tutto ciò non basta a dare emozioni alla gara. L’unico che riesce a dare una scossa all’incontro è l’islandese Arnason, ma lo fa nel peggiore dei modi: entra in campo al 34’ e 2’ più tardi si fa espellere per un bruttissimo fallo su Grosso, un'entrata sulla tibia che avrebbe potuto avere delle conseguenze molto gravi.

    (dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line)

  4. Oslo 04/06/2005. Ullevaal Stadion h. 20.45 (QM)
    Norvregia-Italia 0-0
    Norvegia (4-4-1-1): Myre; Bergdolmo, Hagen, Lundekvarm, J.A. Riise; Solli (Karadas dal 26’ s.t.), Andresen, Hestad, Pedersen; Iversen (F. Johnsen dal 39’ s.t.); Carew. (E Johnsen, Andersen, Borgersen, Hangeland, Karadas, Arst). All. Hareide.
    Italia (4-4-2): Buffon; Bonera (Diana dal 34’ s.t.), Cannavaro, Materazzi, Grosso; Camoranesi, Pirlo, De Rossi, Zambrotta; Vieri (Toni dal 12’ s.t.), Cassano (Iaquinta dal 23’ s.t.). (Roma, Zaccardo, Barone, Blasi). Al. Lippi.
    Arbitro: Mejuto Gonzalez (Spagna)
    Angoli: 2-6
    Ammoniti Riise al 30’, Camoranesi al 44’ del primo tempo’; Materazzi al 2’, Zambrotta al 39’ del secondo tempo.
    Recupero: 2’ nel p.t. 3’ nel s.t.
    Spettatori: 24.829.
    NOTE: Serata fresca e piovosa, terreno in condizioni non ottimali. L'Italia cercava la vittoria, ma si accontentava del pareggio. Marcello Lippi è stato sostanzialmente esaudito dagli dei del calcio che oltre a farlo uscire dall’Ullevaal Stadion di Oslo “appesantito” di un punto, gli hanno fatto il regalo aggiuntivo di bloccare le due pericolose antagoniste (pericolose nell’ambito di ciò che ha da offrire il girone 5 di qualificazione al Mondiale, s’intende) Bielorussia e Slovenia su un provvidenziale 1-1 che mantiene inalterate le posizioni di vertice (Italia prima con 4 punti di vantaggio su Norvegia e Slovenia, 7 sulla Bielorussia, 8 sulla Scozia e 11 sulla Moldova), ma con una partita in più disputata e quindi un passo più vicini al traguardo finale.
    Dal punto di vista squisitamente tecnico la partita a ha avuto ben poco da dire. L’Italia “operaia” di Lippi si è trovata ad affrontare una squadra fisicamente ben messa, ma tecnicamente povera. Ciò nonostante si sono viste anche delle buone cose. Anzitutto un Cannavaro in forma smagliante. Lucido, rapido, sempre puntuale sulla palla, non sembra proprio un giocatore al termine di una stagione da titolare fisso. Molto bene anche Camoranesi che, soprattutto nel primo tempo, ha fatto il bello e il cattivo tempo sulla fascia destra, sfiorando in un paio d’occasioni anche la zampata del colpaccio. Passa l’esame anche Pirlo, non ha brillato, ma ha fatto diligentemente il suo, senza farsi intimorire dalla decisione con cui i norvegesi si “dedicavano” a lui.

    (dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line)

  5. Toronto (Canada) 09/06/2005. Sky Dome h. 1.30 (AM)
    Italia-Serbia Montenegro 1-1
    Reti: 25' pt Zigic (S), 38' st C. Lucarelli (I)
    Italia (4-4-2): Peruzzi; Oddo (1' st Grosso), Zaccardo, Barzagli, Chiellini (19' st Brienza); Esposito (35' pt Mesto), Barone, Blasi, Mauri (1' st Coppola); Toni (1' st C. Lucarelli), Iaquinta (22' st Di Michele). (Roma, Guardalben, Cassetti, Dainelli, Baronio, Langella). Ct Lippi
    Serbia Montenegro (3-4-1-2): Kovacevic; Djordjevic (36' st Koroman), Dudic 6.5, Basa 6 (32' st Ivanovic sv); Rncic 6, Maric 6.5, Brnovic 6, Mladenovic (12' st Trajkovic); Vukcevic; Zigic, Vucinic (36' st Jestrovic). (Stojkovic, Dragutinovic, Burzanovic). Ct Petkovic.
    Arbitro: Depiero (Canada)
    Espulso: al 31' pt Blasi (I) per gioco scorretto.
    Ammoniti: Blasi, Mauri, Barone.
    Angoli: 4-5
    Recupero: 2' pt, 5' st.
    Spettatori: 35.000 circa.
    NOTE: Se il pari di Toronto con la Serbia è bello per come è stato conquistato, per Marcello Lippi è ancora più esaltante lo 0-0 contemporaneo tra Bielorussia e Scozia nel gruppo 5: in pratica, un'altra rivale sembra tagliata fuori dalla lotta per il Mondiale. Entrati in campo conoscendo questo risultato, gli azzurri sono sembrati però a disagio contro una Serbia Montenegro più vivace e determinata.
    Il modulo azzurro dovrebbe essere 4-4-2 ma in effetti Esposito resta molto più avanti e largo, quasi fuori dal gioco, trasformando il modulo in 4-3-3. Al 25' Zigic se ne va sulla destra, "tagliando" Chiellini un po' in ritardo, e segnando l'1-0. Sembra il gol del kappaò: perché al 31' Blasi, già ammonito, prende il secondo "giallo" e viene espulso. Lippi fa uscire Esposito: entra l'ottimo Mesto. Altri rischi. Al 45' del primo tempo, però, Zaccardo (forse il migliore in campo) sfiora il pari di testa. E' un segnale di quello che accadrà nella ripresa quando l'ingresso di Lucarelli (per Toni), la crescita di un Mesto irriducibile, la spinta di Grosso, il ritmo di Barone e Coppola a centrocampo schiantano la Serbia, presuntuosa e ormai a corto di benzina. Non inganni il palo colpito ancora da Zigic in contropiede: fa tutto l'Italia, anche se in dieci.
    Padroni del campo, e meglio sistemati tatticamente, gli azzurri premono con insistenza e sfiorano il gol con Barone (due salvataggi miracolosi del portiere). Finché, al 37', Grosso s'inventa un'azione da ala vera sulla sinistra, salta l'uomo e dà al centro: velo di Brienza e palla sui piedi di Lucarelli che deve soltanto appoggiare. Debutto e gol per la gioia di Lippi: "Non fate valutazioni tecniche - chiede il c.t. - venivamo da un volo Roma-Toronto di dieci ore e i ragazzi non hanno dormito. Però l'Italia ha giocato con il cuore ed è meritamente venuta fuori nel finale. La cosa più bella? L'abbraccio con la panchina dopo il pari".

    (dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line)

  6. New York (USA) 11/06/2005. Giants Stadium h. 21.00 (AM)
    Italia-Ecuador 1-1
    Reti: nel pt 6' Toni (I), 18' M. Ayovi (E) su rigore
    Italia (3-4-3): Roma, Zaccardo, Barzagli, Dainelli (1' st Baronio), Cassetti (43' st Iaquinta), Coppola (10' st Mesto), Barone, Grosso, Brienza (1' st Langella), Toni (1' Lucarelli), Di Michele (22' st Chiellini) (23 Guardalben, 1 Peruzzi, 22 Oddo, 16 Mauri, 7 Esposito). All. Lippi.
    Ecuador (4-4-2): Mora, De La Cruz (33' st Ambrosi), Hurtado, Espinoza (37' st Guagua), Reasco, Lara (6' st Gomez), E. Tenorio, M. Ayovi (33' st Quiroz), W. Ayovi, Baldeon (1' st Delgado), C. Tenorio (1' st Valencia) (1 Villafuerte, 2 Guagua). All. Suarez
    Arbitro: Vaugn (Usa)
    Angoli: 4-2 per l'Ecuador
    Ammoniti: Barone, Coppola, Langella, W. Ayiovi e Reasco per gioco falloso
    Recupero: 1' e 3'
    Spettatori: 28.000
    NOTE: Un'altra partita intensa e un altro 1-1. Gli azzurri di Lippi hanno pareggiato anche il secondo incontro amichevole della loro tournee negli Stati Uniti, nel quale hanno affrontato l'Ecuador al Giants Stadiumdi New York. Lo hanno fatto con la stessa grinta dimostrata contro la Serbia ma, contrariamente a quanto successo a Toronto, stavolta sono stati rimontati, hanno faticato e possono rimpiangere qualche errore di troppo.
    In particolare, nella fase centrale del secondo tempo, la nazionale si è procurata prima una palla gol con Mesto in contropiede - salvata sulla linea - e poi un rigore, generosamente fischiato dall'arbitro statunitense Vaughn che ha giudicato fallosa un'uscita del portiere ecuadoregno su Langella che era invece regolare. Ma Lucarelli si è fatto parare il tiro dagli undici metri da Mora e il punteggio non è cambiato. Anche se, nell'azione susseguente al rigore, i nostri hanno avuto altre due occasioni sotto porta salvate dai difensori sudamericani.
    L'Italia era andata in vantaggio dopo soli 6 minuti con Toni che, a centro area, aveva messo in rete di testa sfruttando un cross dalla sinistra di Brienza. Ma dopo dieci minuti veniva raggiunta su calcio di rigore originato da un fallo di Dainelli. Con Marlon Ayovi che tirava di potenza battendo Roma. Con questa partita si chiude l'esperienza nel nord America.

    (dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line)

  7. Dublino (Irlanda) 17/08/2005. Stadio Lansdowne Road h. 20.30 (AM)
    Eire-Italia 1-2
    Reti: 10' Pirlo, 31' Gilardino, 32' A. Reid
    Eire (4-3-3): Given; Finnan (12' st Carr), Cunningham, Dunne (1' st O'Brien), O'Shea (32' st Miller); S. Reid, Holland (39' Harte), Kilbane; A. Reid (29' st Elliott), Morrison, Duff. All. Kerr
    Italia (4-3-3): Roma; Zaccardo, Nesta (1' st Materazzi), Cannavaro (18' st Barzagli), Zambrotta, Gattuso, Pirlo (31' st Barone), De Rossi (1' st Grosso); Del Piero (1' st Diana), Gilardino (1' st Iaquinta), Vieri. All. Lippi
    Arbitro: Paulo Manuel Gomes Costa (Portogallo)
    Angoli: 4-2 per l'Italia
    Ammoniti: Gattuso, Cunningham
    Recupero: 1' e 3'
    Spettatori: 44.000
    NOTE: Un'Italia brillante nel primo tempo, più guardinga nella ripresa e con una manovra meno fluida complice anche la prevista girandola di cambi, passa 2-1 a Dublino in casa dell'Irlanda dando a Marcello Lippi confortanti segnali di crescita in vista della stagione che, passando per le restanti partite di qualificazione, si concluderà coi Mondiali di Germania. Finisce 2-1 per gli Azzurri, orfani di Buffon e Totti ma con un buon Del Piero nel 4-4-2 e una più che discreta intesa offensiva fra Vieri e Gilardino, a segno con Pirlo.
    In avvio Azzurri subito vicini al gol con un tiro di Vieri che si perde sul fondo, ma l'Eire non sta a guardare e al 7' applausi per un doppio intervento di Roma su due conclusioni irlandesi, Lippi deve cambiare ancora, entra Diana esce De Rossi. Ma al 10' Italia in vantaggio: gol di Pirlo che scarica in rete dopo una corta respinta e un miracolo di Given su Gilardino. La rete galvanizza gli ospiti, 28', Nesta per Vieri che al volo inventa un pallonetto che va a stamparsi sulla traversa. Altri tre minuti ed ecco il raddoppio, lo segna Gilardino, il milanista riceve da Del Piero, si fa respingere il primo tiro, ma poi insacca. Subito dopo però Andy Reid accorcia dopo una papera colossale di Zaccardo su uscita solo accennata da Roma, rasoterra sinistro nell'angolo opposto e 2-1, ma il portiere del Monaco si fa perdonare tutto al 41', miracolo su Duff. Ripresa a ritmo più blando e con parecchi volti nuovi, Materazzi per Nesta, Grosso per Del Piero, Iaquinta per Gilardino, Barzagli per Cannavaro. Le emozioni tutte nella parte centrale, 24', gran numero di Pirlo che dal fondo mette in mezzo dopo una serie di finte; la difesa irlandese rimedia su Vieri. 27' Rasoterra di Duff dal limite, palla che sfiora il palo alla sinistra di Roma. Entra Barone ed esce Pirlo, ma non succede più nulla sino al 90', quando prima Iaquinta sfiora la traversa, poi Roma salva tutto in uscita su Elliott.

    (dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line)

  8. Galsgow (Scozia) 03/09/2005. Stadio Hampden Park h. 18.45 (QM)
    Scozia-Italia- 1-1 (1-0)
    Reti: Miller (S) al 12' p.t. Grosso (I) al 30' s.t.
    Scozia (4-1-4-1): Gordon; Alexander, Weir, Webster, McNamara; Dailly; Hartley, Fletcher, Ferguson, quassie (McCann dal 21' s.t.); Miller. A disp. Douglas, Caldwell, McFadden, Beattie, Murray, O'Neil. Al. Smith
    Italia (4-3-1-2): Peruzzi; Zaccardo (Grosso dal 1' s.t.), Nesta, Cannavaro, Zambrotta; Gattuso, De Rossi (Camoranesi al 15' s.t.), Pirlo; Totti; Iaquinta (Toni dal 26' s.t.), Vieri. A disp. De Sanctis, Materazzi, Barone, Del Piero. Al. Lippi.
    Arbitro: Lubos Michel (Slovacchia)
    Angoli: 11 a 2 per l'Italia
    Ammoniti: Zambrotta al 21', Ferguson al 26', De Rossi al 35' del primo tempo'; Miller al 3', Totti al 6' Dailly al 9' Beattie al 41' del secondo tempo.
    Recupero: 3' nel p.t. 4' nel s.t.
    Spettatori: 50.670
    NOTE: Giornata fresca e soleggiata, terreno in ottime condizioni. Finisce 1-1 la sfida con la Scozia sul tappeto verde di Hampden Park, ma l'Italia non ha molto da rallegrarsi: sotto di un gol al 13' del p.t. (Miller) ha trovato il pareggio solo al 30' del s.t. (Grosso) rischiando più volte di crollare e mostrandosi confusa e pasticciona per gran parte dell'incontro. Questa è una partita che deve far riflettere Lippi e portare il tecnico azzurro a cercare delle soluzioni ai problemi mostrati dall'Italia qui a Glasgow.
    La partita comincia con un'ora di anticipo rispetto al previsto, Gilardino non solo non compare al centro del tridente tanto annunciato nei giorni scorsi, ma non è nemmeno tra gli uomini a disposizione di Lippi in panchina. Al suo posto viene annunciato Iaquinta.
    Totti va a posizionarsi dietro la coppia Vieri-Iaquinta. Il preannunciato 4-3-3 lascia dunque il posto a un 4-3-1-2 con Gattuso, De Rossi e Pirlo a fare da diga centrale dietro al trio di avanti azzurri. Come previsto si parte subito forte, o meglio, come previsto la Scozia parte con il piede pigiato sull'acceleratore. Sapevamo e avevamo facilmente predetto che il punto di forza di questa squadra sarebbe stato l'impeto e il "dodicesimo uomo", il pubblico sugli spalti. Avevamo anche detto che tutto sommato sarebbe stata poca cosa rispetto ai valori e alle velleità degli azzurri di Lippi. Mai previsione si rivelò più infondata. I quattro della metà campo scozzese hanno subito stretto il collo di questa squadra, immobilizzando Totti e, di fatto, tagliando fuori Vieri e Iaquinta.
    L'Italia si è fatta cogliere (incredibilmente) impreparata da questo assalto e si è sciolta come neve al sole. Sono bastati 13' alla squadra di Smith per mettere a segno il gol dell'1-0: azione rapida sulla destra, cross di Hartley per la testa di Miller. Zaccardo sta a guardare e Peruzzi non può fare altro che raccogliere la palla in gol. Da queste situazioni solitamente si esce in due modi: o distrutti o rabbiosi; l'Italia ha imboccato la terza via, quella della confusione che purtroppo non porta a nulla. Miller, unica punta di ruolo della Scozia è riuscito a seminare il panico nelle nostre retrovie in più occasioni. Lippi capisce la giornata no di Zaccardo e inserisce all'inizio del secondo tempo Grosso che va a sinistra con Zambrotta sulla destra. Al 15' esce anche uno spento De Rossi per Camoranesi, ma è la squadra in blocco a non esserci, difficile che un singolo innesto possa ribaltare la situazione.
    A questo punto si può solo sperare in un episodio, nell'estro del singolo. Ma quando al 19' Vieri manda alle stelle da posizione favorevole un bel pallone che Totti ha rubato sulla destra e gli ha servito rasoterra al centro, è chiaro che non è giornata. Al 26', già abbondantemente in zona miracolo, Lippi tenta anche la carta Toni (per Iaquinta). E il miracolo finalmente arriva al 30', in maniera rocambolesca, come a voler sottolineare quanto poco ce lo meritassimo: Grosso si procura un corner che Camoranesi batte. Fletcher tocca improvvisamente il pallone verso la sua porta, Gordon ci mette una pezza in extremis, ma Grosso si fa trovare pronto e ribadisce in rete. L'ultimo quarto d'ora di gioco è il migliore per la squadra azzurra che va vicina in più occasioni a un gol del 2-1 che sarebbe veramente beffardo. Già l'1-1 è generoso per gli azzurri che, onestamente, non se lo sarebbero meritato. Adesso è importante non cedere alla tentazione di minimizzare: l'Italia ha giocato una brutta partita, non bisogna cercare scuse, ma i problemi che ci hanno afflitto e risolverli rapidamente.

    (dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line)

  9. Minsk (Bielorussia), 07/09/2005. Stadio Dinamo Stadion h. 18.45 (QM)
    Bielorussia-Italia 1-4 (1-3)
    Reti: Kutuzov (B) al 4' p.t., Toni (I) al 6' p.t. e al 14' p.t., Camoranesi (I) al 46' p.t.; Toni (I) al 10' s.t.
    Bielorussia (4-3-1-2): Zhaunov; Omelyanchuk, Yaskhovich (Tarlovsky dal 33' p.t.), Shtanyuk, Lavrik; Kovba, Kulchy (Korytko dal 35' s.t.), A. Hleb; Belkevich; Kutuzov (V. Hleb al 31' s.t.), Bulyga. (Khomutovsky, Chelyadinsky, Kalachev, Kornilenko). Al. Baidachny
    Italia (4-3-1-2): Peruzzi; Zaccardo, Nesta, Cannavaro, Grosso; Camoranesi (Barzagli dal 39' s.t.), Pirlo, Gattuso; Totti, Gilardino (Barone dal 12' s.t.), Toni (Iaquinta dal 22' s.t.). (De Sanctis, Materazzi, Esposito, Vieri). All. Lippi
    Arbitro: Temmink (Ola)
    Angoli: 10 a 3 per la Bielorussia
    Ammoniti: Omelyanchuk al 20' del primo tempo; Shtanyuk al 3', Gattuso all'11' del secondo tempo, tutti per gioco scorretto.
    Recupero: 2' nel p.t. 3' nel s.t.
    Spettatori: 38.000 circa
    NOTE: Serata mite, cielo sereno, terreno in ottime condizioni. Le due nazionali maggiori di Bielorussia ed Italia si affrontano per la quarta volta nella loro storia e finora la Bielorussia non ha mai vinto: 2 pareggi (1-1 ad Ancona nel marzo 1999, 0-0 a Minsk nell'ottobre 1999) ed un successo azzurro (4-3 a Parma nell'ottobre 2004), il bilancio. Sono 4 le reti realizzate dai bielorussi, mentre i gol segnati dall'Italia sono 5. Dopo la partita contro la Scozia era auspicabile una vittoria se non scacciacrisi (perché parlare di crisi è decisavemente eccessivo) quantomeno scacciadubbi. La squadra di Lippi fa molto di più: vince 4-1 con la Bielorussia (con tripletta di Toni e gol di Camoranesi) e convince anche al di là del risultato. Ma soprattutto la Scozia va a vincere in Norvegia, bloccando la più accreditata rivale per il primo posto nel nostro girone (ora ci basta un punto con la Slovenia per avere la aritmetica certezza della qualificazione a Germania 2006) e rivalutando alla grande la prova degli azzurri di Glasgow.
    E pensare che l'inizio allo stadio Dinamo di Minsk è da incubo per Lippi e i suoi: al 4' primo pallone in avanti per i bielorussi in percussione centrale, Kutuzov scatta sul filo del fuorigioco imbeccato da un tagliente rasoterra di Kovba. L'attaccante della Sampdoria ha sui piedi un pallone d'oro. La sua è una esecuzione alla quale Peruzzi non può opporsi in alcun modo. Bene, se con la Scozia siamo rimasti interdetti per un colpo a "freddo" al 13' chissà cosa può accadere dopo un uppercut di questo tipo maturato in 250 secondi. E invece la squadra azzurra, forse vaccinata dall'esperienza scozzese, reagisce con spietato cinismo.
    L'ordine di grandezza è sempre quello dei secondi, questa volta sono un centinaio, tanto basta a Toni, pescato in area da un delizioso pallone morbido di Camoranesi, per riprendere la Bielorussia e far finta che non sia successo nulla. Trovato il pareggio gli azzurri non si fermano. Schierati come previsto secondo un 4-3-1-2 con Toni e Gilardino assistiti da un Totti in serata di grazia, con Camoranesi a fare il bello e il cattivo tempo sulla destra e Grosso laterale difensivo che sale a sinistra (con Zaccardo a destra), mettono rapidamente sotto la squadra di Baidachny (schierata come l'Italia con il 4-3-1-2), particolarmente "allegra" in fase difensiva. Al 14' Totti sale centrale, imbecca a sinistra Grosso che arriva sul fondo e mette in mezzo per Toni che salta sul primo palo e porta in vantaggio l'Italia.
    La squadra azzurra gira particolarmente bene. Come detto Totti è in grande forma e dirige alla perfezione il gioco azzurro, spesso retrocedendo a prendere palla anche nella nostra metà campo. Camoranesi conferma il suo ottimo momento, così come Grosso e Toni. Le occasioni arrivano a grappoli e al 46' arriva anche il gol del 3-1 con un velenoso diagonale da destra di Camoranesi, il primo in azzurro, servito da Totti.
    Il secondo tempo si apre con la Bielorussia pericolosa in avanti in almeno un paio di occasioni. Ma al 10' un contropiede capolavoro di Totti che serve Gilardino con Toni abile a ribadire in rete la conclusione del rossonero respinta da Zhaunov, chiude definitivamente l'incontro. Lippi approfitta del lungo finale in discesa per concedere spazio a Barone (dentro per uno spento Gilardino al 12'), Iaquinta (per Toni al 21') e Barzagli (per Camoranesi al 39'). Ottima serata per la nostra Nazionale che adesso deve solo trovare un punto per essere certa di staccare il biglietto per il Mondiale di Germania.

    (dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line)

  10. Palermo (Italia), 08/10/2005. Stadio La Favorita h. 20.45 (QM)
    Italia-Slovenia 1-0 (0-0)
    Rete: Zaccardo (I) 33’ s.t.
    Italia (4-3-1-2): Peruzzi; Zambrotta, Nesta, Cannavaro, Grosso; Camoranesi, Pirlo (De Rossi dal 37’ s.t.), Gattuso; Totti; Gilardino (Zaccardo dal 15’ s.t.), Toni (Vieri dal 43’ s.t.). (De Sanctis, Materazzi, Barone, Del Piero). Al. Lippi.
    Slovenia (4-3-1-2): B. Mavric; M. Mavric, Knavs, Cesar, Filekovic; Komac, Zlogar, Pokorn (Cimirotic dal 1’ s.t.); Koren; Acimovic, Rodic (Siljak dal 39’ s.t.). (Handanovic, Ilic, Seslar, Brecko, Cimirotic). Al. Oblak.
    Arbitro: Eric Poulat (Francia)
    Angoli: 4 a 2 per l'Italia
    Ammoniti: Totti al 30’, Gattuso al 41’ del primo tempo; Cesar al 7’, Zaccardo all’33’ del secondo tempo
    Recupero: 1’ nel p.t. 3’ nel s.t.
    Spettatori: 19.611
    NOTE: Serata mite, terreno in buone condizioni. Serviva un punto, ne sono arrivati tre. La vittoria per 1-0 sulla Slovenia magari non ci ha divertiti, ma ci ha consegnato il biglietto per il Mondiale di Germania e ha reso partita amichevole la sfida di mercoledì con la Moldova. Sembra una banalità e invece è impresa (laurearsi in anticipo) che non ci riusciva dal 1982, e la speranza è che la coincidenza sia benaugurante. Le due squadre si affrontano schierate in maniera speculare, secondo un 4-3-1-2 che ci è ormai familiare e che vede sul nostro fronte Camoranesi, Pirlo e Gattuso a sostegno dell’opera di Totti, che ispira il gioco di Toni e Gilardino. Dietro i soliti Nesta e Cannavaro si fanno affiancare da Zambrotta a destra e Grosso a sinistra. Il perno del gioco sloveno è il numero 8, Koren, suggeritore delle mosse di Acimovic e Rodic, legato con lo spago al suo omologo numerico Pirlo. La partita comincia con ritmi blandi, e la sfida più appassionante nei primi minuti è quella sugli spalti tra i sostenitori di Toni (considerato traditore dal popolo rosanero per il suo passaggio alla Fiorentina) e quelli che ogni volta che tocca palla gli danno contro. Sul prato invece si vede poco (dalle parti di Mavric) o nulla (in zona Peruzzi). In tutto ciò è l’Italia a tenere il pallino del gioco grazie soprattutto ai guizzi di un Totti in serata di grazia (solo un po’ eccessivo nelle entrate e infatti alla mezz’ora rimedia il cartellino giallo che gli costa la squalifica per Lecce), ad un buon Pirlo e ad un Gattuso molto tonico. Zambrotta spinge meno di quanto ci abbia abituato, mentre Grosso sale bene a sinistra inizialmente, ma va spegnendosi con il passare dei minuti. Sul fronte sloveno pochissimo da notare: mentre gli azzurri hanno almeno tre nitide occasioni da rete (una delle quali sfocia in un gol annullato a Gilardino perchè il cross di Grosso che origina l'azione secondo l'arbitro oltrepassa la linea di fondo prima di rientrare in campo), il primo tempo si chiude con Peruzzi impegnato solo a raccogliere palloni finiti sul fondo.
    La prestazione degli azzurri non è esaltante, mancano soprattutto alcune individualità, Gilardino su tutti, ma anche Toni non brilla, e persino Cannavaro ha un paio di defaillance non da lui. Al quarto d’ora della ripresa Lippi inserisce Zaccardo al posto di Gilardino e sposta Grosso a centrocampo con Totti più avanti, cercando più spinta laterale, ma il risultato non cambia: c’è sempre più pressione azzurra, ma manca la fase conclusiva. L’occasione da gol più nitida capita sulla testa di Toni al 24’ del secondo tempo. A mettergli una splendida palla è Pirlo da calcio piazzato, ma in questa occasione è molto bravo Mavric a salvarsi in corner. Quando ormai il pubblico un po’ intorpidito si sta rassegnando allo 0-0 arriva il gol del vantaggio azzurro. Camoranesi e Totti duettano al limite dell’area slovena, quindi lo juventino allarga sulla sinistra per Grosso che lascia partire un cross molle che viene sporcato, ma giunge in qualche modo sul secondo palo dove è abile Zaccardo a buttarsi di testa.
    Naturalmente esplode di gioia il Renzo Barbera per questo gol tutto palermitano, ed esploderà di nuovo 9’ più tardi quando Lippi concederà la "passerella" a Toni (sostituito da Vieri che fa in tempo in 5’ a sbagliare due clamorose occasioni da gol) e come in una riveduta Corrida (parliamo del programma radio-televisivo) ciascuno dei 19.611 spettatori palermitani si è sentito in dovere di dire la sua sul gioiello ex-rosanero.

    (dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line)

  11. Lecce (Italia), 12/10/2005. Stadio Via del Mare h. 20.45 (QM)
    Italia-Moldova 2-1 (0-0)
    Reti: Vieri (I) 26’, Gatcan (M) 31’, Gilardino 40’ s.t.

    Italia (4-3-3): De Sanctis; Zaccardo, Bonera (Blasi dal 1’ s.t.), Materazzi, Grosso (Zambrotta al 17’ s.t.); Diana, De Rossi, Barone; Iaquinta (Gilardino dal 23’ s.t.), Vieri, Del Piero. A disp. Peruzzi, Cannavaro, Blasi, Camoranesi, Toni. Al. Lippi.
    Moldova (4-4-2): Pascenco; Lascencov, Catinsus, Priganiuc, Savinov; Olexici, Gatcan, Boret, Covalciuc; Rogaciov (Miterev dal 42’ s.t.), Dadu. A disp. Hmaruc, Barisev, Miterev, Berco, Bulgaru, Popovici, Josan. Al. Pasulko
    Arbitro: Benquerenca (Portogallo)
    Angoli: 4 a 2 per l'Italia
    Ammoniti: Priganiuc al 9’, Del Piero al 16’ s.t. Recupero 1’ nel p.t. 3’ nel s.t.
    Recupero: 1’ nel p.t. 3’ nel s.t.

    Spettatori: 28.167
    NOTE: Serata mite, terreno in buone condizioni. Nell'ultima gara di qualificazione a Germania 2006, gli azzurri battono la Moldova per 2-1 e centrano la settima vittoria. Gara dai ritmi blandi, ma la squadra di Lippi dimostra orgoglio. Come ampiamente preannunciato gli azzurri scendono in campo schierati secondo il 4-3-3 con un tridente che vede Del Piero largo sulla sinistra, Iaquinta a destra e Vieri boa centrale. A centrocampo tocca al giovane De Rossi fare la parte del protagonista: fuori Pirlo (lasciato addirittura in tribuna onde evitare anche la più remota tentazione di metterlo in campo) sarà lui a dettare i tempi al gioco azzurro. Al suo fianco Diana a destra e Barone a sinistra con una linea difensiva schierata da destra con Zaccardo, Bonera, Materazzi e Grosso. La Moldova risponde con un ordinato 4-4-2 senza grandi velleità, con Rogaciov e Dadu a cercare di infastidire la nostra difesa e un centrocampo che ruota attorno alla coppia Boret-Gatcan.
    Si capisce subito che non sarà goleada come qualcuno forse si attendeva. I ritmi sono molto blandi e anche l’agonismo è lontano dall’essere quello cui siamo abituati in sfide “vere”. Alla lunga l’organizzazione e la tecnica individuale degli azzurri promuovono il gioco dell’Italia e si gioca sempre più facilmente nella trequarti più prossima alla porta difesa da Pascenco. A proposito, è il portiere moldavo di gran lunga il migliore in campo. Dopo un po’ di pressione infatti le occasioni cominciano ad arrivare, ma l’estremo difensore è davvero molto bravo a impedire in almeno tre occasioni nel primo tempo il vantaggio azzurro. Al 15’ si oppone a un bel tiro di Iaquinta da destra (imbeccato da un lancio di 50 metri di Materazzi), al 38’ sventa su una gran botta da fuori di De Rossi e al 45’ fa un miracolo ancora su Iaquinta che colpisce bene dai 16 metri.
    Il pur bravo Pascenco nulla potrebbe però al 25’ quando Del Piero colpisce una gran punizione da 25 metri che si stampa sulla traversa e torna per la testa di Vieri che deve solo buttarla dentro a porta vuota. Ma l’arbitro annulla per fuorigioco di Iaquinta. Per fortuna del centravanti rossonero la partita non si ferma al 45’, ma prosegue e l’Italia torna in campo più determinata a chiudere queste qualificazioni con una vittoria sulla Moldova. Lippi schiera Blasi al posto di Bonera spostando Zaccardo centrale e Diana terzino destro. Quindi Zambrotta per Grosso e infine Gilardino per Iaquinta.
    L’Italia cresce e trova sempre più spesso la strada verso la porta moldava finché, al 26’ non riesce a portarsi in vantaggio. Bella percussione di Del Piero che entra in area, va sul fondo e mette in mezzo un pallone sul quale fa velo De Rossi e Vieri mette in rete. L’Italia si rilassa e paga subito dazio: non sono passati 5’ che Gatcan infila De Sanctis con un sinistro velenoso dal limite dell’area di rigore, dopo una bella azione di Covalciuc (il migliore uomo di movimento moldavo) sulla destra e la sponda di Boret. Ma il pareggio sta oggettivamente stretto agli azzurri che continuano a premere e trovano il gol del 2-1 definitivo. Tutto parte da un lancio di Diana che Catinsus respinge male sui piedi di Gilardino e il bomber rossonero dalla breve distanza lascia partire un destro potente sul quale Pascenco non può nulla. Si segnalano cori e striscioni dalle curve contro la Federazione e il decreto Pisanu.

    (dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line)

  12. Amsterdam (Olanda), 12/11/2005. Stadio Amsterdam Arena h. 20.45 (AM)
    Olanda-Italia 1-3 (1-2)
    Reti: 38' p.t. Babel (O), 41' p.t. Gilardino (I), 46' p.t Camoranesi (I) 5' .s.t Toni (I)
    Olanda (4-3-3): Van Der Sar (1' s.t. Timmer); Kromkamp (16' s.t. De Jong), Vlaar (15' s.t. Ooijer), Mathijsen, Van Bronckhorst; Landzaat, Cocu (42' s.t. Boateng), Van Der Vaart; Castelen, Kuyt, Babel (37' s.t. Vennegor of Hesselink). (Jaliens, Boulahrouz, Emanuelson, Maduro, Cairo). Allenatore: Van Basten
    Italia (4-3-3): Abbiati; Zambrotta, Nesta, Cannavaro, Grosso; Camoranesi (34' s.t. Diana), Pirlo (42' s.t. Barone), Gattuso; Del Piero, Toni (23' s.t. Iaquinta), Gilardino (15' s.t. De Rossi). (Amelia, Zaccardo, Materazzi, Barzagli, Oddo). Allenatore: Lippi
    Arbitro: Ivanov (Russia)
    Angoli: 6 a 6
    Ammonito: Camoranesi per gioco scorretto
    Recupero: 1' pt e 3' st.
    Spettatori: 55.000 circa
    NOTE: Serata fresca, terreno in buone condizioni. Termina con un ottimo 3-1 per gli azzurri la sfida dell’Amsterdam Arena tra Olanda e Italia. Una bella amichevole che per poco più di un tempo ha mostrato del buon calcio e ha fatto divertire i presenti. Del resto anche senza Totti e Van Nistelrooy una sfida tra Olanda e Italia è un’amichevole per modo di dire. Per l’Italia in particolare si tratta di un test molto importante, vista la scarsa levatura delle avversarie incontrate nel girone di qualificazione. Viceversa l’Olanda si è qualificata vincendo (molto) e convincendo (quasi sempre) in un girone insidioso con la Repubblica Ceca come scomoda compagna di strada.
    La partita comincia subito a un buon ritmo con le due formazioni che si fronteggiano in maniera speculare secondo un 4-3-3 che lascia presagire buoni spazi per il bel gioco e, magari, anche un po’ di spettacolo. E in effetti si parte a volto scoperto ed è l’Olanda per prima a premere sull’acceleratore spingendo parecchio soprattutto sulle fasce e mandando un po’ in affanno il reparto arretrato azzurro. Consolante che anche in una situazione di pressione la linea composta da Zambrotta e Grosso sulle corsie esterne e Cannavaro-Nesta al centro non faccia registrare sbandate di rilievo. A supportare il lavoro dei quattro c’è il quadripolmonato Gattuso, pronto ad aprire i denti delle sue tagliole sulle caviglie di chi si avvicina alla porta difesa da Abbiati.
    Al 10’ l’Olanda va in gol, ma Ivanov aveva già fermato il gioco per duplice fuorigioco. Gli azzurri non si fanno aspettare molto e presto riescono ad organizzare una reazione. Del Piero tiene palla e fa salire la squadra, Pirlo imposta mentre Gilardino e Toni cercano di aprire squarci nella difesa orange. Al 25’ un cross morbido di Gattuso dal limite dell’area di rigore pesca Toni che angola un po’ troppo. Peccato. Al 29’ arriva il pareggio dei gol annullati: Zambrotta va sul fondo a destra e mette in mezzo per Gilardino che di testa supera Van der Sar, ma secondo il guardalinee la palla ha superato la linea di fondo.
    Quando ci si starebbe rassegnando ad andare al riposo su un pur bello 0-0 ecco che arriva il gol dell’1-0. Al 38’ un azione da destra di Castelen sembra concludersi con un tiro non irresistibile di Kuyt, ma un rimpallo sfortunato mette sui piedi di Babel un pallone che deve solo essere spinto in rete. Olanda in vantaggio e Italia che non ci sta proprio: non passano 3’ che arriva il pareggio di Gilardino su cross di Del Piero da sinistra. Ma non basta: al 46’ su calcio d’angolo Camoranesi sul primo palo prolunga di testa la traiettoria del pallone che lo sfortunato Vlaar corregge in rete, la sua.
    Si va così al riposo sul 2-1, ma il bello, per l’Italia viene al ritorno in campo: dopo 5’ Toni raccoglie un pallone nella trequarti avversaria e punta la porta. Sulla sua strada trova Vlaar, ma riesce a saltarlo e, complice un po’ di fortuna nel rimpallo, si trova solo davanti a Timmer, subentrato a Van der Sar, riuscendo a freddarlo con un delizioso esterno destro. Sul 3-1 si può giocare come piace a noi, di rimessa, lasciando gli olandesi a sfiancarsi con possesso palla e ricerca ossessiva della conclusione. Lippi ha fretta di archiviare l’incontro e fa finta di essere nei minuti di recupero quando invece c’è ancora più di mezz’ora da giocare: al 15’ fuori Gilardino e dentro De Rossi, e al 23’ fuori anche Toni per dar spazio a Iaquinta. Come a dire, la partita "vera" è finita, adesso divertitevi come volete fino al 90’. I 22 rimasti in campo si organizzano in una partitella a porta unica (quella di Abbiati). Ma tanta pressione, che nel finale fisiologicamente cala, lasciando alla squadra di Lippi nuovi spazi in avanti, resta sterile e, se si eccettua un palo di Kuyt al 14’, Abbiati non corre mai pericoli reali. Buona così, e all’Amsterdam Arena si vede persino un Lippi sorridente.

    (dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line)

  13. Ginevra (Svizzera), 16/11/2005. Stade de Genève h. 20.45 (AM)
    Italia-Costa d'avorio 1-1 (0-0)
    Reti: 24' st Drogba (C), 41' st Diana (I)
    Italia (4-3-3): Abbiati (26' st Amelia); Zaccardo (1' st Oddo), Barzagli, Materazzi, Grosso (1' st Zambrotta); Barone, Pirlo (1' st Gattuso), De Rossi (1' st Diana); Iaquinta, Gilardino (1' st Toni), Del Piero. (1' st Camoranesi). (Nesta, Cannavaro). Ct Lippi
    Costa d'avorio (4-4-2): Boubacar; Zoro, K. Tourè, Meitè, Boka (33' st Tienè); Y. Tourè (27' st Djire), Zokora, Yapi Yapo (1' st Kalou), A. Konè (27' st N'Dri); Dindane (1' st B. Konè), Drogba (36' st Traorè). (Gnanhouan, Domoraud, Akale, Kouassi). Ct Michel
    Arbitro: Bertolini (Svizzera)
    Angoli: 7 a 1 per la Costa d'Avorio.
    Ammonito: Meitè, Y. Tourè, Drogba.
    Recupero: 1' pt, 3' st.
    Spettatori: 15.000 circa
    NOTE: L'Italia in extremis riagguanta la Costa d'Avorio e fissa il risultato sull'1-1, a Ginevra nell'ultimo match del 2005. E' Diana a realizzare il gol del pareggio, al 41' della ripresa, dopo che Drogba aveva portato in vantaggio gli africani al 24' del secondo tempo.
    Lippi schiera una formazione senza sorprese, con il lancio dell'inedito tridente formato da Del Piero-Iaquinta-Gilardino e il trio De Rossi, Pirlo e Barone a centrocampo. La Costa d'Avorio, squadra che si è qualificata a Germania 2006 a spese del Camerun (con Wome che ha sbagliato il rigore decisivo), manda invece in campo una squadra rivoluzionata rispetto alle previsioni della vigilia. Forse anche per questo sortisce un effetto-sorpresa che ha effetti devastanti per gli azzurri, nettamente sorpresi da un avversario capace anche di impostare il gioco come di controllarlo, e soprattutto capace di un approccio alla gara privo di qualsiasi timore reverenziale. A ingigantire i meriti avversari c'è anche una condotta di gioco azzurra eccessivamente cauta: il ritmo è basso, le iniziative offensive continue ma poco ficcanti. Insomma, è un'Italia discreta ma senza lo spunto vincente, che si cerca ma non punge.
    Il primo tempo finisce 0-0, nella ripresa Lippi cambia molto: in campo Toni, Oddo, Camoranesi, Gattuso e Diana al posto di Zaccardo, Gilardino, Pirlo, De Rossi e Del Piero. Poi entrerà anche Zambrotta per Grosso e Amelia per Abbiati. Come dire, un'altra Italia. Nei nomi ma poco nei fatti: il campo mostra infatti una squadra più vivace e determinata, ma ancora troppo accademica e imprecisa per piegare una Costa d'Avorio pochi fronzoli e tutta sostanza. L'Italia cresce alla distanza, anche sul piano del carattere. E potrebbe infatti chiudere con una vittoria, se l'arbitro svizzero Bertolini avesse visto il gol-fantasma realizzato a tempo scaduto da Diana.

    (dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line)

2006


  1. Firenze (Italia), 01/03/2006. Stadio Artemio Franchi h. 21.00 (AM)
    Italia-Germania 4-1 (3-0)
    Reti: Gilardino (I) al 4', Toni (I) al 7', De Rossi (I) al 39' p.t.; Del Piero (I) al 12', Huth (G) al 37' s.t.
    Italia (4-3-3): Buffon; Zaccardo, Nesta (dal 36' s.t. Materazzi), Cannavaro, Grosso; Camoranesi (dal 44' s.t. Pasqual), Pirlo (dal 29' s.t. Barone), De Rossi; Gilardino (dal 19' s.t. Perrotta), Toni, Del Piero (dal 36' s.t. Iaquinta).(De Sanctis, Amelia, Oddo, Diana, Barzagli). All. Lippi.
    Germania (4-4-2): Lehmann; Friedrich, Huth, Mertesacker (dal 1' s.t. Metzelder), Lahm; Deisler, Frings (dal 23' s.t. Borowski), Ballack, Schneider (dal 23' s.t. Schweinsteiger); Podolski (dal 1' s.t. Asamoah), Klose. (Hildebrand, Janssen, Omowoyela, Ernst, Hanke). All. Klinsmann.
    Arbitro: Eduardo Iturralde Gonzalez (Spagna)
    Angoli: 1 a 3 per la Germania.
    Ammonito: Frings (G), Nesta (I) e Ballack (G) per gioco scorretto.
    Recupero: 0' p.t., 1' s.t.
    Spettatori: 28.137 per un incasso di 518.968,50 euro.
    NOTE: Serata fredda e umida, terreno in buone condizioni. Ora il dubbio è inquietante: grande Italia o piccola Germania? Se lo sarà chiesto anche Michael Schumacher (pilota Ferrari ndr), sconcertato in tribuna d'onore. Il 4-1 che a fine partita illumina il tabellone dell'Artemio Franchi, spalanca orizzonti di gloria e carica di responsabilità gli azzurri. Quando si vince così non ci si può più nascondere.
    Vietato piangersi addosso, aveva esortato Marcello Lippi. Francesco Totti non c'è, brutti presagi. Ma non per il c.t., che schiera il 4-3-3, ma, soprattutto, una formazione motivata, che affonda la nave di Klinsmann. E se consideriamo che a mancare sono anche Zambrotta e Gattuso, due macinatori di gioco che tutti vorrebbero, allora è festa. Sette minuti, sono sufficienti quattrocentoventi secondi per gettare nello sconforto la Germania, con un uno-due fulminante. Di potenza con Gilardino, ma con Lehmann lì a guardare come un pollo; di classe e solidarietà, con quell'assist del milanista, sul filo del fuorigioco, per Toni: tocco leggero per il 2-0.
    Marcello Lippi la formazione l'aveva annunciata già lunedì. Con Zaccardo al posto di Zambrotta, De Rossi per Gattuso e Del Piero sulla terra di Totti: tridente. Jurgen Klinsmann ha avuto la possibilità di studiare a tavolino la sua Germania, cambiando un elemento in ogni reparto: Huth al posto di Metzelder in difesa, Schneider variante di Borowski sulla fascia sinistra del centrocampo e Podolski per Asamoah in attacco. Considerato il reparto più arretrato quello più debole della Nationalmannschaft (il legnoso Huth è riserva nel Chelsea), per di più mancante di Kahn fra i pali, il sorprendente doppio vantaggio ci sta tutto. Il fattore sorpresa non riguarda noi, ma proprio i tedeschi: timidi e impacciati, infilati come dilettanti soprattutto in occasione del gol di Toni. L'orso esce dal letargo dopo 23', quando Deisler tocca al volo impegnando Buffon. Ma è un segnale impalpabile. Troppa Italia per una Germania con poca personalità, che attende illuminazioni da Ballack, abbandonato a se stesso. Senza l'aiuto dello stralunato Frings, sempre fuori tempo al pari di Deisler. Merito anche di Pirlo, molto più affidabile nella sua marcatura di una settimana fa a Monaco in Champions League. Contenendo il ritmo, agli azzurri non resta che amministrare, sfruttando spesso il gioco di rimessa e sulle fasce. Ma approfittando anche della lentezza del centrocampo tedesco che non copre, sulle ali di uno strepitoso Camoranesi, incubo di Lahm, praticamente immarcabile. La Germania alza bandiera bianca quando De Rossi segna la terza rete, allungando un gap che non farà dormire Klinsmann. Con Asamoah in attacco per Podolski e Metzelder in difesa al posto di Mertesacker, i tedeschi devono sopportare anche l'onta del 4-0. Con quella magia di Camoranesi per Del Piero, che corona la sua serata come un gol da bomber di razza, mettendo la firma nel trittico di Lippi che si limita a operare cinque cambi. Per fortuna che a Huth riesce l'impresa del gol della bandiera, ma per favore, dimentichiamoci in fretta il poker; facciamo finta di niente. Italia-Germania 4-3 è immortale. Italia-Germania 4-1 solo l'ennesimo passo (trionfale) avanti, sulla strada che porta al Mondiale.

    (dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line)

  2. Ginevra (Svizzera), 31/05/2006. Stadio La Praille h. 20.45 (AM)
    Svizzera-Italia 1-1 (1-1)
    Reti: nel pt 10' Gilardino (I), 32' Gygax (S)
    Svizzera (4-4-2): Zuberbuehler (1' st Coltorti), Degen P., Djourou, Senderos (25' st Grichting), Magnin (1' st Spycher), Barnetta, Cabanas (1' st Margairaz), Vogel, Wicky (16' st Yakin), Gygax (45' st Degen D.), Frei (12 Benaglio, 5 Margairaz, 15 Dzemaili, 17 Spycher, 18 Lustrinelli). All.: Kuhn.
    Italia (4-3-3): Buffon, Zaccardo, Materazzi (1' st Oddo), Cannavaro, Grosso (15' st Bonera), Gattuso, Pirlo (30' st Perrotta), Camoranesi (1' st De Rossi), Totti, Del Piero (1' st Iaquinta), Gilardino (1' st Toni) (12 Peruzzi, 6 Barzagli, 13 Nesta, 17 Barone, 20 Perrotta, 26 Semioli, 27 Marchionni, 18 Inzaghi, 14 Amelia, 24 De Sanctis). All.: Lippi.
    Arbitro: Sippel (Ger)
    Angoli: 4 a 0 per la Svizzera.
    Ammonito: Zaccardo (I), Coltorti (S), Gattuso (I) per gioco falloso.
    Recupero: 0' p.t., 2' s.t.
    Spettatori: 30.000.
    NOTE: Serata fredda e umida, terreno in buone condizioni. Il c.t. campione del mondo Enzo Bearzort aveva consigliato al c.t. che vorrebbe diventarlo, Marcello Lippi, di non vincere le amichevoli pre Mondiali. Se il buongiorno si vede dal mattino (prima di Spagna 1982 proprio con i rossocrociati finì allo stesso modo), allora l'1-1 di Ginevra con la Svizzera è da salutare con moderato ottimismo, ma solo per motivi scaramantici. La partita ci consegna però una squadra compatta che risente forse della preparazione, comunque destinata a migliorare. Desta semmai stupore l'agonismo eccessivo dei padroni di casa che giocano con un furore fuori luogo, a cui gli azzurri si devono adeguare, rimettendoci però a livello di infortuni, vedi Grosso e Camoranesi.
    Lippi propone il 4-2-3-1 promesso, con Totti e Del Piero a supporto di Gilardino. Grosso alla sinistra della difesa e Pirlo in mezzo al centrocampo. Ma non ha vita facile l'Italia, perché il pressing della Svizzera, molto elementare, ma efficace, chiude tutti i varchi, costringendo gli azzurri a una faticosa costruzione del gioco. Elvetici metodici: aggressione costante su Pirlo, marcature strette per il tridente, dove Del Piero fa la differenza con un primo tempo tatticamente intelligente, sia in fase di attacco che di copertura. Italia attendista che, al primo vero affondo, passa. La sgroppata di Grosso è incontenibile, come perfetto è l'assist per Gilardino pronto a infilare con una zampata. Gli azzurri sbagliano a non gestire il possesso palla, permettendo alla Svizzera di riorganizzarsi. Con un gioco mnemonico i ragazzi di Kunh tornano ad aggredire e non è un caso se arriva il pareggio dell'attaccante del Lilla Gygax con un tiro da fuori area di collo pieno che batte Buffon. Note positive? La costanza di Cannavaro e l'anima di Gattuso. Ma anche un paio di invenzioni di Totti, anche se il romanista è ancora lontano dal 100 per cento, pur migliorando minuto dopo minuto.
    La ripresa è rivoluzionaria: fuori Gilardino (Toni), Del Piero (Iaquinta), Camoranesi (De Rossi), Materazzi (Oddo). Prove di Mondiale di Lippi, soprattutto per vedere Totti all'opera con due punte. Ma, come nel primo tempo, l'Italia subisce il pressing della Svizzera, ben messa in campo, dove svetta la personalità di Djoutou, difensore dell'Arsenal diciannovenne, impeccabile in difesa, pericoloso quando si propone in attacco. Gli elvetici, per nulla amichevoli, interpretano la partita con impeto, spesso troppo muscolare, mostrando un'autorità impensabile. Gli azzurri, con Bonera al posto di Grosso, impiegano una ventina di minuti per uscire dal guscio, ma senza mai rendersi pericolosi. Lippi toglie Pirlo (meno evanescente rispetto al primo tempo), per Perrotta, ma la gara non registra sussulti, anche perché la Svizzera nel frattempo si è sciolta. Più votati a salvare i garretti, azzurri e svizzeri si accontenano dell'1-1. Utile al nostro c.t. per limare alcuni difetti. Venerdì a Losanna contro l'Ucraina l'ultimo test.

    (dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line)

  3. Losanna (Svizzera),02/06/2006. Stadio Olympique de la Pontaise h. 20.45 (AM)
    Italia-Ucraina 0-0
    Italia (4-3-3): Buffon; Oddo, Cannavaro (dal 30' st Materazzi), Nesta (dal 16' st Barzagli), Grosso; Camoranesi (dal 24' st Barone), Pirlo (dal 14' st Perrotta), De Rossi; Gilardino, Toni (dal 14' st Inzaghi), Del Piero (dal 14' st Totti). (Peruzzi, Zaccardo, Bonera, Gattuso, Semioli, Iaquinta, Marchionni, Amelia). All. Lippi.
    Ucraina (4-4-2): Shovkovskiy; Vashchyuk, Rusol, Yezerskiy, Nesmachniy; Gusin, Tymoschuk (dal 43' st Shelayev), Kalinischenko (dal 10' st Belik), Rotan (dal 28' st Nazarenko), Voronin; Vorobei. (Shust, Gusiev, Belik, Sviderskiy, Shevchenko, Rebrov). All. Blokhin.
    Arbitro: Nobs (Svi)
    Angoli: 2 a 1 per l' Ucraina.
    Ammoniti: Vashchyuk (U), Totti (I), Tymoschuk (U) per gioco falloso.
    Recupero: 1' p.t., 3' s.t.
    Spettatori: 15.738.
    NOTE: Serata fredda e ventilata, terreno in buone condizioni. C'è da augurarsi che Lippi abbia ricavato buone indicazioni e consigli utili dallo 0-0 ottenuto a Losanna contro l'Ucraina. L'ultimo test prima del Ghana, Lippi lo affida a un tridente vero. Dirottato Totti in panchina (con Zaccardo e Gattuso), il c.t. offre a Del Piero, ideale alternativa al romanista, un'importante chance.
    L'Italia parte con Ale defilato a sinistra per supportare Gilardino e Toni. Intoccabile Pirlo; alla sua sinistra c'è De Rossi, sul fronte opposto Camoranesi. Nesta torna in difesa, mentre a destra tocca a Oddo coprire la fascia davanti al totem Buffon. Contro l'Ucraina, che di Shevchenko e Rebrov lascia solo intravedere i volti intirizziti in panchina, pesano di più i carichi di lavoro a cui si stanno sottoponendo gli azzurri. Condizione logica, perché la Nazionale gioca a intermittenza, pur regalando piccoli lampi di gioco, soprattutto quando Grosso e Oddo si sganciano sulle fasce.
    La nota positiva arriva da Pirlo, apparso completamente trasformato rispetto a Ginevra. Le sue idee sono sempre le migliori e confermano che la testardaggine di Lippi di puntare sul rossonero non ammette repliche. Ma da applaudire è anche De Rossi, sempre più in crescita e al posto giusto. Contro un avversario veloce, più forte fisicamente, gli azzurri denotano qualche sbavatura, ma quando si presentano nella trequarti ucraina danno la sensazione di combinare qualcosa di buono, anche se Toni deve eliminare la ruggine.
    Gilardino subisce il peso dei suoi marcatori, Del Piero alterna pause a illuminazioni. Ma per vedere l'Italia vicina al gol, bisogna attendere il 35': prima Shovkovskiy blocca a terra un colpo di testa di Toni, poi si esalta su una zuccata perfetta di De Rossi al 46'. Deve piacere a Lippi il comportamento degli azzurri, perché all'inizio della ripresa l'undici rimane lo stesso, praticamente aggrappato alle occasioni della prima frazione, perché Toni, dopo pochi secondo spara alto da buona posizione.
    Ma la Nazionale cala anche, inconfutabile, quando Pirlo si regala qualche pausa. Lippi sostituisce il trequartista rossonero con Perrotta, ma regala alla folta tifoseria italiana anche Inzaghi (Toni), Barzagli (Nesta), Totti per Del Piero e Materazzi (Cannavaro). Cambi che modificano il modulo, ma che non mutano il senso dell'amichevole, votata a uno 0-0 senza una soluzione di uscita, anche se la fiondata al 40' di Totti e quella di Perrotta al 45' fanno gridare al gol. Prima però anche una gran parata di Buffon su Voronin lanciato a rete da solo. Da sottolineare il forcing finale degli azzurri; la prova conclusiva che la condizione fisica è in crescendo. Il viatico migliore per iniziare l'avventura mondiale.

    (dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line)

  4. Hannover (Germania),12/06/2006. Stadio FIFA World Cup h. 21.00 (M)
    Italia-Ghana 2-0 (1-0)
    Reti: 40' Pirlo, 87' Iaquinta
    Italia (4-3-1-2): Buffon; Zaccardo, Cannavaro, Nesta, Grosso; Perrotta, Pirlo, De Rossi; Totti (dall’11’ st Camoranesi); Gilardino (dal 19’ st Iaquinta), Toni (dal 37 Del Piero). (12 Peruzzi, 22 Oddo, 23 Materazzi, 6 Barzagli, 17 Barone, 19 Zambrotta, 18 Inzaghi, 14 Amelia). All. Lippi.
    Ghana (4-1-3-2): Kingston; Pantsil, Kuffour, Mensah, Pappoe (dal 1’ st Shilla); E. Addo; Appiah, Essien, Muntari; Asamoah Gyan (dal 44’ st Tachie-Mensah), Amoah (dal 26’ st Pimpong). (1 Adjei, 16 Owu, 2 Sarpei, 13 Mohamed, 17 Quaye, 21 Ahmed, 9 Boateng, 20 O. Addo, 23 Dramani). All. Dujkovic.
    Arbitro: Carlos Simon (Brasile)
    Angoli: 12 a 4 per l' Italia.
    Ammoniti: ammoniti De Rossi (I), Muntari (G), Camoranesi (I), Asamoah (G) per gioco scorretto.
    Recupero: 1' p.t., 3' s.t.
    Spettatori: 43.000.
    NOTE: Cielo sereno, serata calda, ma ventilata. Terreno in ottime condizione
    . Meglio di così non poteva cominciare l’avventura della Nazionale. La “vogliosa” Italia batte il Ghana 2-0. Gol di Pirlo e Iaquinta. Ma lo fa anche con il gioco, la passione, la coralità. Una prestazione perfetta più forte dei muscoli e degli scatti felini degli africani. Che rende meno dura la fase a gironi del torneo.
    La forza fisica e la velocità del Ghana, la tecnica e le individualità dell’Italia. Ecco le due costanti della sfida di Hannover. Con Perrotta al posto di Camoranesi, Marcello Lippi regala più potenza al centrocampo, dove i ghanesi mettono in fila cavalli di razza come Appiah, Muntari, Essien. E Addo, il cui compito è quello di marcare praticamente a uomo Totti. Così si spiega l’innesto di Perrotta: uomo ideale per coprire una zona del campo in cui il capitano della Roma non è ancora in grado di garantire il cento per cento. Se gli azzurri impiegano una decina di minuti per entrare davvero in partita lo devono all’emozione, ma l’agonismo prende il sopravvento e allora per l’Italia liberarsi del fardello dell’esordio diventa quasi un gioco.
    Quando al 12’ Toni fallisce un gol elementare, arrivando con due centimetri di ritardo dal pallone confezionato da Perrotta, allora i timori della vigilia che vedevano il bomber lontano da se stesso si amplificano. Ma il viola è un diesel; carbura lentamente. Prima goffo, impacciato, si fa fulminante quando tramortisce la traversa col suo inconfondibile destro. L’Italia c’è. La qualità fa la differenza e per i ghanesi contrastare la forma indiscutibile di Perrotta, il genio di Pirlo e il fraseggio di prima di De Rossi e Toni diventa un’impresa. L’Italia funziona, dalla difesa all’attacco. Da Nesta e Cannavaro, insuperabile, a Grosso e Zaccardo che quando si defilano sulla fascia lasciano l’impronta. Quando gli azzurri rallentano il ritmo, il Ghana sfrutta impensabili contropiedi, e solo l’imprecisione di Essien a Asamoah dà un aiuto all’Italia. Così, tenendo alta la guardia, gli azzurri si scoprono di meno, ma quantificano di più Prima con una punizione di Totti deviata dal portiere Kingston, che però soccombe al 40’ sul diagonale splendido di Pirlo; una perla che Gilardino lascia passare abbassandosi di quel tanto per non disturbarne la perfetta traiettoria. Sublime.
    Dujkovic riparte nella ripresa con Sillah per Pappoe, confidando nella sua maggiore facilità di penetrazione. Ma è Gilardino a mancare dopo 6’ il gol del raddoppio. Il Ghana insiste cercando di colpire l’Italia sul piano dell’imprevedibilità, sfruttando i suoi uomi di maggior classe Appiah, Asamoah ed Essien che, al 9’, obbliga Buffon a compiere la sua prime vera parata, e che parata, della partita. Ma è Italia. Deliziosa. Che non bada a spese; sempre concentrata, che non si perde d’animo anche quanto Totti, toccato duro, lascia a Camoranesi per precauzione. Al 19’ Gilardino, stanco, sottotono, cede il posto a Iaquinta. Avvicendamento azzeccato, perché l’udinese apre varchi e ci prova. Perrotta potrebbe fare il 2-0, ma l’indeciso Kingston questa volta si supera. La mossa Pimpong per Amoah non regala niente di nuovo al Ghana. Al 37’ entra Del Piero per Toni. Ma lo stratega della battaglia è Pirlo che dopo il gol si concede anche l’assist. Per Iaquinta, che sfrutta l’errore di Kuffour e batte Kingston. Vincenzo il suo sogno lo ha realizzato.

    (dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line)

  5. Kaiserslautern (Germania),17/06/2006. Fritz Walter Stadion h. 21.00 (M)
    Italia-USA 1-1 (1-1)
    Reti: 22' Gilardino, 28' aut. Zaccardo
    Italia (4-3-1-2): Buffon; Zaccardo (9' st Del Piero), Nesta, Cannavaro, Zambrotta; Perrotta, Pirlo, De Rossi; Totti (35' Gattuso); Toni (16' st Iaquinta), Gilardino. (12 Peruzzi, 22 Oddo, 23 Materazzi, 6 Barzagli, 17 Barone, 16 Grosso, 18 Inzaghi, 14 Amelia). All. Lippi.
    Stati Uniti (4-4-1-1): Keller; Cherundolo, Pope, Onyewu, Bocanegra; Dempsey (17' st Beasley), Reyna, Mastroeni, Convey (6' st Conrad); Donovan; McBride. All. Arena
    Arbitro: Larrionda (Uruguay)
    Angoli: 7 a 3 per l' Italia.
    Ammoniti: Totti (I), Pope (U), Zambrotta (I) per gioco scorretto.
    Espulsi: De Rossi (I), Maestroni (U), Pope (U)
    Recupero: 2' p.t., 3' s.t.
    Spettatori: 41.170.
    NOTE: Cielo sereno, serata fresca. Terreno in ottime condizione.Avrebbe meritato di più la sviolinata di Alberto Gilardino dopo il suo gol al 22' del primo tempo. Un gesto atletico perfetto e musicale. Un'esecuzione d'autore, purtroppo senza un meritato bis. Italia-Stati Uniti finisce in 19 uomini, ma soprattutto 1-1, risultato che ci porta in testa al girone con 4 punti, ma rischia di trasformare la prossima sfida con la Repubblica Ceca in un testa a testa pericoloso e imprevedibile. Uno psicoterapeuta non sarebbe in grado di spiegare la trasformazione dell'Italia dopo la vittoria sul Ghana. Che gli Stati Uniti sarebbero scesi in campo con la rabbia in corpo era prevedibile, ma che la formazione di Bruce Arena costringesse la Nazionale a stare al suo gioco per buona parte del primo tempo e della ripresa Marcello Lippi non lo aveva calcolato. Con la variante Zambrotta, l'unica, sulla fascia sinistra al posto di Grosso, la Nazionale si fa sorprendere dall'undici americano, che ingaggia sì una guerra, ma agonistica ed efficace. Per venti minuti gli Usa impongono agli azzurri il loro gioco molto concreto, fatto di pressing, raddoppi, marcature spietate a uomo e chiusura di tutti gli spazi. I punti di riferimento sono lo spiritato Convey, l'uomo d'ordine Reyna, l'intelligente Donovan. Tant'è che gli Usa barricano il centrocampo e fanno girare la palla spezzando tutte le trame dell'Italia. I segnali ci sono. E forti. Prima con un tiro alto di Convey, poi con quello a fil di palo di Dempsey. Dal 20' gli azzurri riescono finalmente ad aprire una breccia e, addirittura, a passare con Gilardino: colpo di testa in tuffo su invito di Pirlo, ancora un volta il migliore; straordinario anche in fase difensiva, dove recupera decine di palloni. Ma la rete del milanista è pura illusione. Nello spazio di un minuto il vento cambia, e la partita assume toni drammatici. Non tanto per l'autorete di Zaccardo, che devia in rete sfortunatamente, bensì per l'indecente gomitata al volto di McBride assestata da De Rossi. Eppure, nonostante l'inferiorità numerica, Toni sbaglia il gol del 2-1, mostrando limiti di forma evidenti. Gli Usa, avvantaggiati, fanno girare la palla con più efficacia, ed è chiaro, che in mezzo al centrocampo servirebbero più muscoli. Lippi toglie Totti per far spazio a Gattuso, icona ideale per una gara di questo spessore, spostando Perrotta a sinistra. Ma a dare una mano agli azzurri ci pensa Mastroeni, che finisce negli spogliatoi per un'entrata assassina su Pirlo.
    Nella ripresa il 10 contro 10 ha vita breve. Anche Pope abbandona il campo in anticipo per una doppia ammonizione, cartellino rosso che dovrebbe spianare la strada all'Italia. Ma va dato atto alla squadra di Arena di non mollare mai, di giocare tutte le palle oltre ogni limite, facendo soffrire a dismisura la Nazionale, mostrando di avere i numeri anche contro un Del Piero e uno Iaquinta in più, inseriti al posto di Zaccardo e Toni. Lo juventino aumenta la spinta, ma è chiaro che gli eventi e la forza della disperazione incidano più del dovuto, aumentando gli errori. Gli Usa che segnano, ma in fuorigioco, lanciano segnali inquietanti, ma Perrotta, Zambrotta e Del Piero che mancano il gol, grazie anche alla bravura di Keller, lasciano aperti spiragli di speranza. Alla distanza però, nonostante l'handicap numerico, gli Usa fanno valere la loro forza fisica e una preparazione atletica da marines. Ad Amburgo, il 22 giugno, basterebbe anche il pareggio. Ma conviene pensare solo alla vittoria.

    (dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line)

  6. Amburgo (Germania), 22/06/2006. Stadio AOL Arena h. 16.00 (M)
    Repubblica Ceca-Italia 0-2 (0-1)
    Reti: 26' Materazzi (I), 87' Inzaghi (I)
    Repubblica Ceca (4-4-1-1): Cech, Grygera, Rozehnal, Kovac (78' Heinz), Jankulovski, Poborsky (46' Stajner), Polak, Rosicky, Plasil, Nedved, Baros (64' Jarolim). All. Bruckner
    Italia (4-4-1-1): Buffon, Zambrotta, Nesta (17' Materazzi), Cannavaro, Grosso, Camoranesi (74' Barone), Pirlo, Gattuso, Perrotta, Totti, Gilardino (60' Inzaghi). All. Lippi
    Arbitro: Archundia (Mex)
    Angoli: 4 a 5 per l' Italia.
    Ammoniti: Gattuso (I)
    Espulsi: Espulso Polak (RC) al 45' per doppia ammonizione.
    Recupero: 2' p.t., 3' s.t.
    Spettatori: 50.000.
    NOTE: Cielo variabile, pomeriggio fresco. Terreno non in ottime condizioni. Ce l'ha fatta. L'Italia ce l'ha fatta. Tutte le paure si sono dissolte: vince il girone e conquista i tormentati ottavi di finale. Ad Amburgo batte la tosta Repubblica Ceca 2-0 al termine della solita partita da infarto, decisa da Marco Materazzi (man of the match per la Fifa) al 26' del primo tempo, dopo avere sostituito l'infortunato Nesta, e chiusa da Inzaghi al 42' della ripresa. Gara al alta tensione, condotta per l'intera ripresa undici contro dieci per l'espulsione di Polak. Tensione traducibile già dalle impostazioni in campo delle due squadre. Difese a quattro, centrocampi imbottiti, anche se Lippi propone una sorta di 4-3-3, in realtà diluito in un 4-3-2-1, con Totti e Camoranesi alle spalle di Gilardino. La novità dei cechi è sulla fascia destra: Bruckner schiera un 4-1-4-1, rinuncia a Galasek per Polak, mentre lancia come unica punta Milan Baros, del tutto recuperato dopo l'infortunio, e affida a Nedved la bacchetta della regia. Tutto il gioco dei cechi passa attraverso le illuminazioni dello juventino, che detta i tempi, suggerisce il gioco, duettando con l'altro uomo di fantasia Rosicky. E già dalla prime battute sono i nostri avversari a prendere in mano la partita, obbligando gli azzurri a faticare il doppio nel vano tentativo di trovare spazi. L'idea di Camoranesi e Totti a supporto di Gilardino non sembra reggere più di tanto, a causa della marcatura a uomo dei due centrali di difesa. Perrotta e Pirlo inoltre faticano a entrare in partita, per un'evidente inferiorità numerica sulla linea centrale. E' un'Italia moderata, che sembra voler risparmiare energia, ma che rischia incredibilmente quando Neved innesca il turbo e ordina il pressing ai suoi, prendendo in contropiede la Nazionale, che cede anche sulle fasce. Le tre occasioni per i cechi nello spazio sette minuti non lasciano presagire nulla di buono. E' Buffon a fare la differenza prima su Baros, poi su Nedved e Jankulovski. Ma un passaggio di turno te le devi sudare, anche a discapito della fortuna. Nesta infatti si fa male (un problema all'inguine) e dopo soli 17' deve lasciare il posto a Materazzi. Un ingrato compito per il nerazzurro, che a freddo, va ad affiancare un insuperabile Cannavaro nel momento più delicato del primo tempo. E' il momento in cui l'Italia sembra ritrovare se stessa, grazie al lavoro di Camoranesi, capace di trascinarsi dietro due avversari, alla testardaggine di Gilardino che, in piena solitudine, difende palla e cerca i compagni, e Materazzi che capitalizza ciò che riteneva impensabile con un colpo di testa perfetto nell'angolo, sul corner di Totti. L'unico guizzo dell'irriconoscibile romanista. A dare una mano a una Nazionale molto all'italiana, ci pensa poi Polak, che si fa espellere per doppia ammonizione, regalando un uomo in più all'Italia. All'inizio della ripresa, Bruckner copre il buco togliendo Poborsky per Stajner, un centrocampista per un centrocampista, ma con meno copertura davanti alla difesa, favorendo la posizione di Totti, che ha più spazio a disposizione. I tiri dalla distanza del numero 10 offrono ampi segnali di miglioramento, anche se ancora accademici. I cechi annaspano, ed è Nedved a tenere a galla una barca che rischia da affondare. Pavel corre per tutti, ingaggia un duello personale con Buffon che gli dice due volte di no. Ma è l'Italia a prendere coraggio, schiacciando inevitabilmente i cechi. Tornano le azioni di prima, i fraseggi veloci. L'Italia che piace. Vicina al gol con Cannavaro e con Inzaghi, inserito da Lippi al posto di Gilardino. I cechi, pur pressati a tratti, non mollano e, 10 contro 11, riescono a ritornare in voga, con la stessa intensità del primo tempo. Con le forze fresche Jarolim (per Baros) e Heinz (Kovac), riescono a tenere sotto pressione gli azzurri. Il furore obbliga Lippi a togliere Camoranesi per Barone per una copertura migliore. A spianare la strada ci pensa spina nel fianco-Inzaghi. Dopo avere fallito due gol facili, in contropiede evita Cech e questa volta non sbaglia. L'Italia torna a Kaiserslautern. Lippi sorridente a fine gara: "Sono soddisfatto. Abbiamo fatto due buone gare finora, contro Ghana e Repubblica Ceca. Bisogna saper trovare la voglia ed il cuore per fare queste prestazioni. Passare il turno, e con il primo posto, era la cosa più importante. La Repubblica Ceca è una buona squadra, sapeva che se pardeva andava a casa non era facile da battere. Il vantaggio numerico ci ha favorito, dobbiamo essere più concreti in avanti. Abbiamo disputato una buona partita, pur con qualche macchia, ma con un buono spirito. Da nove in pagella".

    (dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line)

  7. Kaiserslautern (Germania), 26/06/2006. Fritz Walter Stadion h. 17.00 (M)
    Italia-Australia 1-0 (0-0)
    Reti: 95' Totti (I)
    Italia (4-3-3): Buffon; Zambrotta, Materazzi, Cannavaro, Grosso; Perrotta, Pirlo, Gattuso; Gilardino (47' Iaquinta), Toni (57' Barzagli), Del Piero (30' Totti). All. Lippi
    Australia (3-5-1-1): Schwarzer; Neill, Moore, Chipperfield; Sterjovski (37' st Aloisi), Culina, Grella, Bresciano, Wilkshire; Cahill; Viduka. All. Hiddink
    Arbitro: Medina Cantalejo (Spagna)
    Angoli: 2 a 2.
    Ammoniti: Gattuso (I), Grella (A), Grosso (I), Cahill (A), Wilkshire (A), Zambrotta (I).
    Espulsi: Materazzi (I).
    Recupero: 1' p.t., 4' s.t.
    Spettatori: 46.000.
    NOTE: Cielo sereno, pomeriggio molto caldo con un alto tasso di umidità. Terreno in buone condizioni. Incredibile. Oltre ogni limite. A pezzi, in dieci per l'espulsione di Materazzi, l'Italia conquista i quarti di finale battendo 1-0 l'Australia al 95' con un rigore trasformato da Totti, inserito al 30' della ripresa al posto Di Del Piero, che doveva rappresentare la rivoluzione in attacco. Il c.t. parte con un tridente composto dallo juventino, Gilardino e Toni. Come nelle amichevoli contro Olanda e Germania. E soprattutto senza Totti, dopo quattro giorni di tormenti e discussioni. Una scelta razionale, maturata dopo avere preso atto che in un ottavo di finale conta la tenuta fisica e metterla dentro. A supporto un centrocampo composto da Perrotta, Pirlo e Gattuso. E ora l'appuntamento è per venerdì ad Amburgo, contro la vincente di Svizzera-Ucraina. Chissà cosa deve avere pensato Guus Hiddink nel leggere le formazioni ufficiali. Probabilmente avrà alzato le spalle. L'olandese schiera il 3-5-1-1 previsto alla viglia, ma con tal Wilkshire al posto di Kewell, colpito da un attacco di gotta che lo costringe addirittura ad usare le stampelle. Il biglietto da visita dell'Australia è quello che ti aspetti: decine di passaggi, figli di un possesso palla sterile che ha il solo scopo di addormentare la partita e innervosire gli azzurri. E' il metodo Hiddink, profeta dell'organizzazione, della chiusura degli spazi e delle ripartenze veloci: armi micidiali capaci di irretire qualsiasi avversario. Eppure bastano solo 3' a Toni per sfiorare di testa il gol del vantaggio. L'occasione dell'attaccante rappresenta un po' il leit-motiv del primo tempo, perché l'Italia di reti ne sfiora almeno quattro, ma subendo incredibilmente il gioco dell'Australia, molto abile a tenere alto il suo baricentro e costringendo la Nazionale a faticare il doppio quando deve ripartire. E' infatti sensazione netta che la difesa australiana sia facilmente perforabile, ma così affollata a centrocampo da non permettere agli azzurri di arrivare con la necessaria lucidità davanti a Schwarzer che para su Gilardino e ancora su Toni. Pratico, da applausi il gioco dell'Australia, che applica regole antiche, pur con mezzi molto inferiori a quelli azzurri e capace di liberare sempre un uomo. Al 30' l'ottimo Chipperfield scatena il destro e Buffon gli dice di no. Ecco un segnale da memorizzare e aggiungere al puzzle. Lippi prova a cambiare in attacco e nella ripresa toglie Gilardino per Iaquinta, invertendo le posizioni di Perrotta e Gattuso, mantenendo in campo i muscoli di Toni che però spreca ancora una volta una palla facile.
    Ma il colpo al fianco lo assesta invece l'arbitro Cantalejo che al 6' espelle un po' troppo frettolosamente Materazzi per un fallo al limite su Bresciano, oscurando l'orizzonte dell'Italia. Lippi toglie Toni e inserisce Barzagli, un centrale, al fianco di un Cannavaro strepitoso, arretrando la posizione di Gattuso. L'Australia non se lo fa ripetere due volte e pressa mancando il gol ancora con Chipperfield, sempre all'insegna di un gioco prevedibile, ma martellante che non concede pause. Alla ricerca del ko. Totti al posto di Del Piero al 30' è un'idea brillante. Hiddink intanto toglie Sterjovski per l'attaccante Aloisi. Ma è l'Italia a pressare, dimostrando che bastano dieci giocatori per battere questa Australia. Con il cuore. Quello di Grosso che ci crede e conquista il rigore. Scaricato in rete da Francesco Totti. Ma applausi all'Australia. E a Guus Hiddink.

    (dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line)

  8. Amburgo (Germania), 30/06/2006. Stadio AOL Arena h. 21.00 (M)
    Italia-Ucraina 1-0 (3-0)
    Reti: Zambrotta al 6’ (I) , Toni al 14’ st e al 24’ st (I)
    Italia (4-4-1-1): Buffon; Zambrotta, Barzagli, Cannavaro, Grosso; Camoranesi (23’ st Oddo), Pirlo (23’ st Barone), Gattuso (32’ st Zaccardo), Perrotta; Totti; Toni. All. Lippi
    Ucraina (3-5-2): Shovkoskyi; Sviderskyi (20’ Vorobey), Rusol (47’ Vashchuk), Nemaschnyi; Gusin, Gusev, Tymoschuk, Shelayev, Kalinichenko; Milevskiy (26’ st Belik), Shevchenko. All. Blokhin
    Arbitro: De Bleeckere (Belgio)
    Angoli: 1 a 3 per l'Ucraina.
    Ammoniti: Sviderskyi (U), Kalinichenko (U), Milevskyi (U).
    Recupero: 2' p.t., 2' s.t.
    Spettatori: 50.000.
    NOTE: Cielo sereno, serata calda e umida. Terreno in discrete condizioni. Damen und herren, signore e signori, Italia-Germania è servita! L'avevano desiderata e l'hanno ottenuta. E anche Shevchenko diventa piccolo piccolo davanti alla Nazionale, perché un 3-0 non ammette repliche; anche se l'incredibile Buffon non regala la gioia di un gol all'Ucraina. Marcello Lippi rivede la luce persa, ritrova un bel pezzo di Totti e soprattutto Toni che polverizza i suoi tormenti con una doppietta d'autore. Tipica del suo repertorio. Il c.t. schiera il 4-4-1-1, rinunciando a un attaccante per inserire un centrocampista in più, Camoranesi, rinforzando cosi le fasce. Alla sua destra Pirlo e poi Gattuso e Perrotta. In difesa Barzagli dal primo minuto con Zambrotta a destra, Cannavaro e Grosso a sinistra. Oleg Blochin rinuncia all'idea Rebrov e alla chioccia Sheva affianca Milevskiy, quello del cucchiaio: i due punti di riferimento. Strana la disposizione dei gialli dell'Est che marcano a uomo e propongono un gioco piuttosto prevedibile che i gli azzurri assimilano subito; soprattutto l'evidente inferiorità numerica davanti all'area di rigore. Camoranesi intuisce per primo e scalda le polveri con un azione centrale e un tiro dal limite che esce di poco. Quasi una prova generale del gol di Zambrotta dopo sei minuti: stessa falcata che taglia in due l'Ucraina e bolide che Shovkovskyi devia appena in rete. Ecco l'Italia che piace a Lippi, veloce sulla fasce, aggressiva a centrocampo, dove Gattuso conquista palle e si immola per la causa. Che ritrova Pirlo e alcune intuizioni di Totti, anche se al romanista manca ancora il passo in più che fa la differenza. Blochin davanti allo strapotere degli azzurri corregge in corsa con la soluzione migliore: un attaccante, Vorobey, per un difensore, Sviderskyi che va a comporre con Sheva e Milevskiy un tridente davanti a Buffon. Ma non c'è storia davanti alla difesa azzurra e l'immensità di Cannavaro. Che si concede solo al 41' con il primo vero tiro degli ucraini, non a caso di Shevchenko, che Buffon lascia sfilare sul fondo. L'Ucraina perde Rusol per in infortunio al piede destro; al suo posto entra Vashchuk; due terzini di ruolo. Alla fine del primo tempo all'Ucraina resta solo il 58 per cento di possesso palla: macchinoso e micragnoso.
    Secondo tempo e Toni scarica sul fondo. Ci prova il viola, ci mette il cuore. Appesantito incalza, lotta. Fa quasi rumore. Un gol gli cambierebbe la vita. Monta però la banda di Sheva; non ha nulla da perdere. Si mantiene alta e pressa. Il gol lo sfiora, ma dalla mischia spunta Buffon che devia in angolo, con un gesto innaturale, il colpo di testa ravvicinato di Kalinichenko. Prepariamoci a soffrire. Santo Buffon si ripete al 13'; respinge non si sa come su Gusev, la palla finisce a Kalinichenko che va sbattere su Zambrotta, il terzo palo.
    Ma poiché Dortmund non è più un'opinione, l'Italia si scuote a torna a battere sul chiodo. Grosso ci riprova e dalla bandierina allarga per Totti che cambia la vita a Toni: il suo solito colpito di testa, rapinoso, per questo bello. La fortuna ci assiste: la traversa dice no a Gusin. La Nazionale è stanca, corre. Camoranesi merita il rigore. Lippi decide: fuori Pirlo e Camoranesi per Barone e Oddo, la benzina per arrivare alla meta. Ma l'ottano in più ce l'ha Zambrotta: sontuosa penetrazione in area dalla sinistra e tocco per Toni che fa il tap in. E chi lo ferma più? Chi ci ferma più? Perdonaci Sheva, ma la standing ovation è per il tuo amico Gattuso che lascia a Zaccardo. Damen und herren stiamo arrivando.

    (dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line)

  9. Dortmund (Germania), 04/06/2006. Fifa World Cup Stadium h. 21.00 (M)
    Italia-Germania 2-0 dts (0-0)
    Reti: Grosso al 12’ sts (I), Del Piero al 15’ sts (I)
    Germania (4-4-2): Lehmann; Friedrich, Mertesacker, Metzelder, Lahm; Schneider (38’ st Odonkor), Kehl, Ballack, Borowski (27’ st Schweinsteiger); Podolski, Klose (5’ sts Neuville). All. Klinsmann
    Italia (4-2-3-1): Buffon; Zambrotta, Cannavaro, Materazzi, Grosso; Pirlo, Gattuso; Camoranesi (1' pts Iaquinta), Totti, Perrotta (14’ pts Del Piero); Toni (29’ st Gilardino). All. Lippi
    Arbitro: Archundia (Messico)
    Angoli: 4 a 12 per l'Italia.
    Ammoniti: Borowski (G), Metzelder (G), Camoranesi (I)
    Recupero: 1' p.t., 2' s.t., 0' p.t.s., 1' s.t.s.
    Spettatori: 65.000.
    Multimedia: Video di tutta la partita e il dopo partita [516Mb]; Video goal Grosso 1°, Del Piero 2° [17Mb]; Audio telecronaca in Arabo del goal di Grosso [1.2Mb]; Audio telecronaca in Portoghese dei goal di Grosso e di Del Piero [4Mb]; Audio telecronaca in Argentino con Maradona dei goal di Grosso e di Del Piero [3.2Mb]; Audio telecronaca RAI del goal di Del Piero in Italia-Germania 2-0 [800Kb]; Audio radiocronaca RADIOUNO dei goal di Grosso e De Piero [664Kb].
    NOTE: Cielo sereno, serata calda e umida. Terreno in discrete condizioni. La più bella! Fantastica! Straordinaria! L'Italia cucina la Germania. La trascina ai supplementari. Colpisce pali, traverse. E travolge i padroni di casa in trenta minuti da leggenda. Poi quel capolavoro di Grosso e l'invenzione di Ale Del Piero, così come sognava Gattuso. Due a zero. L'Italia è in finale. Noi. Noi andiamo a Berlino. Lecito ora chiedersi chi potrà fermare questa Italia. Torsten Frings fermato dalla Fifa e che doveva annullare Totti non sarà un alibi.
    L'orgoglio di Klinsmann va oltre. Il c.t. gioca la carta del cuore: Kehl del Borussia Dortmund, uno di casa. A Kehl si chiedono miracoli in una fetta di centrocampo dove di solito Frings fa la differenza. Kehl ha il compito di marcare Pirlo. Kehl non è Frings, e si vede. Totti che non sarà annullato, gioca alle spalle di Toni nello stesso 4-4-1-1 di Italia-Ucraina. In uno stadio che sembra l'Ali Sami Yen di Istanbul, la Germania parte con il vestito buono della festa. Gli azzurri attendono e studiano l'avversario. Totti prova a spaventare Lehmann con una punizione da distanza siderale. Quello di Ballack è da dimenticare. Sono la linea di confine di un primo tempo dove la Nazionale gioca a calcio, forse come non lo ha mai fatto in questo Mondiale. Se Borowski fa saltare le coronarie, anticipato davanti a Buffon da Cannavaro, il vero infarto lo sfiorano i tedeschi, quando a Perrotta manca il passo in più risolutore a tu per tu con Lehmann. La Germania finalmente sa di avere di fronte un avversario più forte. Ci sono almeno dieci minuti di azzurro assoluto, fatto di possesso palla, dominio sulle fasce, dove i laterali si sovrappongono, dove tutto funziona a perfezione. La difesa tedesca sembra di burro. Si salvano solo le torri, che nel gioco di testa hanno la meglio. Poi Francesco Totti. Recuperato fisicamente. Il romanista corre, recupera palle, gioca per la squadra. Grosso e l'immenso Zambrotta, Toni è il tormento di Metzelder e Mertesacker, mentre dietro Cannavaro dà spettacolo in un reparto dove Klose e Podolski attendono al varco aspettando il colpo che non perdona. Ma la Germania è soprattutto squadra tosta. Nel suo Dna ci sono proteine sconosciute. La squadra di Klinsmann sa ritrovare motivazioni quando sembra che la barca debba affondare. Per cambiare registro alla partita aggredisce a centrocampo e sfrutta soprattutto la fascia di Schneider a cui capita la seconda occasione per la Germania su una palla persa da Pirlo e sprecata oltre la traversa. Chi si attendeva la partita micragnosa, fatta di calcoli, ha sbagliato. Al 5' della ripresa Klose terrorizza con una discesa in mezzo all'area, fra Gattuso e Buffon. Il numero uno azzurro ci mette una pezza e nel contropiede Grosso fa di peggio ripetendo l'errore di Perrotta del primo tempo. Ma la Germania, così come contro l'Argentina, sale di tono, sfruttando le pause degli azzurri, troppo macchinosi e prevedibili. Con Ballack a destra e Kehl a sinistra in mezzo al centrocampo, si mantiene alta, sempre con lo sguardo puntato verso Schneider. E' lui che si beve Grosso e offre a Podolski la seconda occasione respinta da Buffon. Klinsmann capisce: toglie Borowski per Schweinsteiger, più potenza in mezzo, dove la Germania sembra avere il sopravvento. Lippi cambia in attacco, dove Toni, fiaccato e nervoso, e senza uno straccio di un cross a disposizione, lascia a Gilardino. Sono gli ultimi minuti in cui paura e stanchezza si dilatano, in cui Klinsmann prova la mossa Odonkor (fuori Schneider), il portafortuna personale del c.t. tedesco.
    Ma si va ai supplementari, con Iaquinta per Camoranesi. Gilardino si beve Ballack e colpisce subito il palo. Zambrotta replica sulla traversa. Non è possibile! L'Italia gioca con intelligenza, si difende e riparte bene. Zambrotta è Garrincha, quando prende palla fa quello che vuole. Ce ne vorrebbe un altro. Lippi toglie Perrotta per Del Piero, terza punta in un'Italia già molto offensiva, uomo da Westfalen Stadion. Podolski sbaglia e si ricomincia. Neuville rileva Klose. Del Piero non trova lo spiraglio letale a tre metri dalla meta, Buffon fa il miracolo su "Poldy". Lehmann, invidioso, lo imita su Pirlo. Poi Pirlo che vede Grosso. Occhi chiusi: sventola! Bastasse. Del Piero si beve tutti e infila il 2-0. Meraviglioso!
    (dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line)

  10. Berlino (Germania), 09/07/2006. Olympiastadion h. 21.00 (M)
    Italia-Francia 6-4 dcr (1-1)
    Reti: Zidane al 7' (rig.) (F), Materazzi al 18' (I)
    Sequenza Rigori: Pirlo (gol), Wiltord (gol), Materazzi (gol), Trezeguet ( -), De Rossi (gol), Abidal (gol), Del Piero (gol), Sagnol (gol), Grosso (gol)
    Italia (4-2-3-1): Buffon; Zambrotta, Cannavaro, Materazzi, Grosso; Pirlo, Gattuso; Camoranesi (41' st Del Piero), Totti (16' st De Rossi), Perrotta (16' st Iaquinta); Toni. All. Lippi
    Francia (4-2-3-1): Barthez; Sagnol, Thuram, Gallas, Abidal; Makelele, Vieira (11' st Diarra); Ribery (10' pts Trezeguet), Zidane, Malouda; Henry (2' sts Wiltord). All. Domenech
    Arbitro: Elizondo (Argentina)
    Angoli: 5 a 7 per la Francia.
    Ammoniti: Zambrotta (I), Sagnol (F), Diarra (F), Malouda (F)
    Espulso: Zidane (F)
    Recupero: 2' p.t., 2' s.t., 0' p.t.s., 1' s.t.s.
    Spettatori: 69.000.
    Multimedia: Video della la partita e il dopo partita [537Mb]; Video goal [7Mb]; Video di tutta la sequenza dei calci di rigore con l'esultanza prima della premiazione (SKY) [122Mb]; Video prepartita seguito dai calci di rigore e la premiazione (RAI) [165Mb]; Video premiazione e l'esultanza degli Azzurri con la Coppa del Mondo 2006 fra le mani (SKY)[100Mb]; Video dell finale vista in una casa italiana e poi l'esultanza per le strade [60Mb]; Video amatoriale registrato direttamente all'Olympiastadion di Berlino durante i festeggiamenti [3Mb]; Video della cerimonia di chiusura del Mondiale Germania 2006 con Shakira ed altri artisti [70Mb]; Audio radiocronaca "Gialappa's Band" della Finale [107Mb]; Audio radiocronaca RADIOUNO del rigore di Grosso [1.3Mb]; Finale Mondiale 2006 in ALTA DEFINIZIONE (HD) (commento inglese) (ABC) [Parte 1= 700Mb] [Parte 2= 700Mb] [Parte 3= 700Mb] [Parte 4= 644Mb].
    NOTE: Cielo sereno, serata mite. Terreno in ottime condizioni. Pirlo sì, Wiltord anche, Materazzi sì, Trezeguet traversa, De Rossi sì, Abidal anche, Del Piero sì, Sagnol sì, Grosso sì. L'Italia è campione del mondo. Una frase che a scriverla fa tremare la mano e accapponare la pelle. Campione del mondo. Nella notte di Madrid Nando Martellini lo scandì con la voce rotta dall'emozione per tre volte di seguito. Il miracolo si ripete 24 anni dopo a Berlino in una serata di calcio sudato, in cui gli azzurri soffrono, ma alla fine di 120 minuti terribili e dei rigori esorcizzano il fantasma della Francia. Adesso è il duo Caressa-Bergomi dell'emittente satellitare SKY che si lancia in un quadruplo urlo Campioni del Mondo per poi abbandonarsi a poetiche frasi nate dal cuore colomo di una gioia incontenibile; mentre dalla cronaca RAI giungono le grida di Civoli e Mazzola che vedono, come tutti gli italiani, "il cielo è azzurro sopra Berlino". Campioni, padroni del mondo. Marcello Lippi come Vittorio Pozzo ed Enzo Bearzot. E' la sublimazione del calcio. Un pagina scritta da un romanziere folle che all'ultimo capitolo inventa il finale più drammatico dopo una partita sofferta e sempre in bilico. I bucanieri di Domenech ammainano la loro bandiera e si arrendono definitivamente.
    Marcello Lippi e Raymond Domenech confermano di essere due inguaribili sentimentali. Non cambiano nulla rispetto a Germania e Portogallo. Due scuole di pensiero a confronto, entrambe all'insegna dell'organizzazione. Ma Italia-Francia è anche dèja-vu, una sfida perennemente appesa alla fatalità, non a caso risolta dal dischetto del rigore. Quando Henry va a sbattere con la testa contro Cannavaro Domenech fa scaldare subito Trezeguet e Wiltord, due incubi notturni dell'Italia. I due avvoltoi della finale di Rotterdam. Ma il fuoriclasse dell'Arsenal non rinuncia alla sua finale. Si è sempre detto che la Francia è squadra tosta; un gruppo irriducibile che gratta gratta risolve i suoi problemi. Con il Portogallo ci è riuscita grazie a un rigore di Zidane. Perché non riprovare? Quando Malouda viene contrastato in area da Materazzi e Elizondo indica il dischetto, i Bleus alzano la cresta e annusano già l'aria dei Campi Elisi. Zizou dal dischetto va a sbattere sulla traversa, ma la palla ricade in rete. L'effetto sugli azzurri è devastante. Per una decina di minuti la Nazionale arranca, intrappolata in una paura giustificata. Ma, nonostante il preoccupante vuoto sulla fascia di Perrotta e la precarietà di Totti, piano piano gli azzurri ricuciono lo strappo e cominciano a giocare come sanno. Lippi lo ha sempre detto: questi sono ragazzi con un carattere straordinario. E il gol di Materazzi ne è la sintesi. Sull'angolo di Pirlo, il difensore salta almeno una decina di centimetri in più di Vieira e impallina Barthez: dall'inferno al paradiso. E' il gol che dà la carica. Gattuso è l'icona: l'uomo che va su tutte le palle, che morde le caviglie senza mai ferire. La Francia si fa sorprendere dal gioco alto della Nazionale riducendo la sua portata di azione in attacco e favorendo il possesso di palla. Chiusi i varchi a Ribery e Henry, anche per Zidane tutto si complica: il capitano è grande, ma autogestirsi nel pressing azzurro è praticamente un'impresa. Un Italia migliore, senza ogni dubbio, e la traversa di Toni al 36' è il miglior biglietto da visita. I due guizzi di Henry all'inizio della ripresa ribadiscono però che la Francia ha sette vite. I Blues appaiono completamente trasformati. Divorano metri come saette. Giocano di prima, sfruttando la velocità di Ribery e Malouda e un evidente calo degli azzurri. Un'aggressione con tutte le regole che costringe i nostri centrocampisti ad arretrare per dare una mano a una difesa in affanno. Il primo cambio è di Domenech: fuori Vieira, infortunato, per Diarra. Lippi risponde con una doppia mossa coraggiosa e realista: De Rossi e Iaquinta per gli stanchissimi Totti e Perrotta. Un 4-3-3 con gli esterni in attacco (l'udinese e Camoranesi) molto larghi e Pirlo più avanzato. Ma è sempre la Francia a impressionare di più. Dopo il gol annullato al marmoreo Toni per fuorigioco, Buffon dice di no a Henry. Niente di trascendentale, ma con gli azzurri chiaramente provati l'effetto è più evidente. E' durissima. Anche l'intraprendenza dei transalpini si esaurisce. Finita la benzina ora serve il cuore. Lippi gioca quindi l'ultima carta: Del Piero per Camoranesi. La Francia tenta l'ultimo assalto, l'Italia si difende e i supplementari diventano inevitabili. Alla Francia il cuore batte di più. Costringe l'Italia a subire il suo gioco monotono, fino a sfiorare il gol con Ribery, che lascia per Trezeguet. I Bleus con due punte non possono che spaventare di più. C'è da morire. Buffon inventa la parata della vita sul colpo di testa di Zidane, ma è impensabile che sia il numero 1 azzurro a salvare da solo la patria. Esce Henry, acciaccato, ed entra Wiltord. L'orizzonte si fa buio, ma ci pensa Zidane, proprio lui, a rovinarsi immagine e Mondiale con un'indecente testata sul petto di Materazzi. Elizondo, dopo le giuste proteste degli azzurri, non può che espellere il francese. L'Italia non sfrutta l'uomo in più; gli uomini più freschi come Del Piero e De Rossi non incidono. i 120 minuti contro la Germania si sentono tutti. Si va ai rigori. Ma la maledizione è finita. SIAMO CAMPIONI DEL MONDO!!!!

    (tratto dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line)

    La Storia siamo noi

    Ci sono momenti, nella vita delle persone, nella lunga e cortissima sequenza di pagine anonime che accompagna il cammino di tutti, in cui il ricordo colora i margini, in cui a guardarsi subito alle spalle non ci vuol proprio niente a pensare : “Si, ero lì anch’io, ora ti racconto…” . E sentirsi importanti, perché abbiamo acquistato una casa tutta nostra , perché ci siamo sposati, perché abbiamo pianto di dolore, perché abbiamo urlato al cielo insieme che quella sera di luglio c’eravamo anche noi, è quello che davvero ci accomuna; e camminare per la strada, minuscoli ed enormi dentro alla maglietta di una nazionale e di una nazione, ti fa finalmente, una volta tanto, provare la magnifica sensazione di vivere davvero tutti insieme sulla stessa terra, cosa che non capita molto spesso.
    I giorni bianchi, che fanno volume, sono innumerevolmente di più di quelli colorati, che restano impressi e che, in ultima analisi, rendono la vita degna di essere vissuta; e allora non si può far altro che lasciarsi trasportare, dai clacson, dalla gente e dai cori, ascoltare in silenzio o unirsi al caos: siamo campioni del mondo, questo è ciò che è successo in questa notte e che ci rende così amici. Abbiamo vinto ai rigori, il destino si diverte spesso a giocare con noi ma stavolta ci ha anche restituito qualcosa: nelle facce dei giocatori della nazionale ci sono anni e anni di esultanze represse, e non si può proprio non accorgersi di quanto somiglino alle facce dei loro tifosi, esausti, tirati ed italiani, sommersi da qualcosa di più grande di loro. E’ questa la nostra Storia, non dovevamo neanche esserci e invece siamo lì, guardiamo il resto del pianeta dall’ alto in basso con tutti i nostri difetti e i nostri limiti, fieri di essere uniti in quell’ esultanza orizzontale che unisce chi non potrebbe essere più diverso e chi non si è mai conosciuto prima.
    Ci accorgiamo di specchiarci in questa nazionale, che mai come prima d’ora forse ci somiglia così tanto, perché fatta da operai manovali ragionieri geometri contabili e uomini di genio; perché tutto un popolo gioca su campetti fatti di terra e con le magliette tutte diverse e chi continua a farlo guarda chi da quei campetti è partito per arrivare a questa notte; e lo sappiamo benissimo da soli, che non è giusto voler trovare segni del Destino o rivalse personali in un avvenimento come questo, ma nulla ce ne importa e non sappiamo resistere e allora ci facciamo trasportare.
    Eravamo dei corrotti, dei disonesti e ora siamo campioni del mondo, non sappiamo cosa questo comporterà ma sappiamo che vogliamo godercela finchè si può, assaporare giorno per giorno l’adrenalina che si trasforma lentamente in consapevolezza, il respiro corto che rallenta e si riallunga, inesorabilmente i giorni uguali che riprendono il loro spazio, però che bello adesso con quattro stelle. Tutti sappiamo che ci sono cose più importanti, nel bene e nel male, ma il sapore dell’effimero adesso prevale su tutto, e, alla fine, abbiamo ragione noi: ha ragione il tifoso puro, e anche un po’ ingenuo, sul dirigente corrotto; ha ragione la squadra sull’ egoismo del singolo; ha ragione chi sa aspettare su chi è arrogante, nervoso e folle; ha ragione la passione su tutto il resto.
    Lo stesso giocatore che ci ha tolto un Europeo ci ha ridato un Mondiale e possiamo passare ore a pontificare sull’ ineluttabilità della Storia e dei corsi e ricorsi, ma nulla adesso, ora e questa notte, ci distoglierà dal partecipare ad un rito collettivo, unico e per sempre irripetibile perché composto in questi istanti da queste persone, individui finalmente dotati di un’ identità nazionale da regalare solo a sé stessi.
    Siamo in piazza, una qualsiasi piazza italiana, siamo migliaia e cantiamo le stesse frasi, le stesse canzoni, senza sapere perché ci spostiamo negli stessi colori; siamo solo gente comune che per una notte ha lo stesso dono da scartare; ma a Dio deve piacere molto la gente comune: per questo ne fa così tanta.
    (di Eduardo Gennarini)

  11. Livorno (Italia), 16/08/2006. Stadio Armando Picchi h. 20.45 (AM)
    Italia-Croazia 0-2 (0-2)
    Reti: Eduardo Da Silva al 28' (C), Modric al 42' p.t. (C)
    Italia (4-3-3): Amelia; Zenoni, Terlizzi, Falcone, Chiellini; Delvecchio (Di Natale dal 40' s.t.), Liverani (Palombo dal 13' s.t.),
    Ambrosini (Gobbi dal 30' s.t.); Rocchi (Di Michele dal 13' s.t.),Lucarelli (Caracciolo dal 20' s.t.), Esposito (Semioli dal 1' s.t.). (Roma, Gamberini, Zauri, Pasqual, Morrone). All. Donadoni
    Croazia (4-3-2-1): Pletikosa; Sablic, Knezevic, Simunic, Seric (Lekodal 1' s.t.); Srna (Kranjcar dal 1' s.t.), Kovac (Corluka dal 1's.t.), Modric; Rapaijc (Petric dal 12' s.t.), Da Silva (Olic dal 33's.t.); Klasnic (Balaban dal 17' s.t.) (Runje, Simic, Vranjes, Babic, Vedrai). All. Bilic
    Arbitro: Kircher (Germania)
    Angoli: 4 a 3 per la Croazia.
    Ammoniti: Eduardo Da Silva (C), Srna (C), Liverani (I), Terlizzi (I), Modric (C), Leko (C), Chiellini (I), Petric (C).
    Recupero: 0' p.t., 3' s.t.
    Spettatori: 12.000 circa
    NOTE: Serata tiepida, terreno in mediocri condizioni. Comincia male l'avventura di Roberto Donadoni sulla panchina azzurra. A Livorno l'Italia è battuta dalla Croazia per 2-0 e al 30° c.t. della nostra storia calcistica per consolarsi forse non basterà ricordare che anche Marcello Lippi, il 18 agosto 2004, aveva debuttato in Islanda sulla panchina azzurra con una sconfitta per 2-0. Altra analogia: anche allora il risultato era stato firmato nel primo tempo (Gudjohnsen al 17' ed Einarsson al 20'), proprio come a Livorno. Al giovane c.t. azzurro auguriamo di ripetere il percorso del suo predecessore, ma l'esordio non è stato dei più incoraggianti, anche se le attenuanti sono molte, a partire da un pubblico davvero freddo nei confronti dell'Italia. Una formazione iniziale mai collaudata in precedenza, con ben 4 debuttanti dal 1' (Falcone, Terlizzi, Delvecchio e Rocchi) e un solo Campione del Mondo (Amelia, che però in Germania non ha mai messo piede in campo), la condizione degli azzurri, che a metà agosto non può essere certo brillante e un avversario non trascendentale ma comunque ostico e motivato dalla ricerca di un risultato di prestigio contro i Campioni del Mondo, sono alcune delle cause che spiegano la sconfitta. Ma soprattutto, prima di giudicare il nuovo c.t., bisognerà valutarlo quando potrà schierare la vera Nazionale, già in occasione del doppio match nelle qualificazioni europee a settembre contro Lituania (a Napoli il 2) e Francia (delicatissima trasferta a Parigi il 6).
    Nel primo tempo Donadoni conferma il 4-3-3 più volte provato alla vigilia. La difesa per 3/4 è quella della prossima Samp di Novellino (C.Zenoni, Falcone e Terlizzi) con Chiellini a sinistra. A centrocampo Delvecchio e Ambrosini sono i valletti (non molto brillanti per la verità) del regista Liverani, il vice-Pirlo da cui partono tutte le azioni azzurre. Davanti il tridente è formato da Esposito, Lucarelli e Rocchi. La Croazia risponde con un 4-3-2-1 molto raccolto, col naturalizzato brasliano Eduardo da Silva e Rapaic alle spalle dell'unica punta Klasnic. Si parte sotto ritmo, poi Rocchi tra il 10' e il 20' va tre volte al tiro, senza mai impensierire più di tanto Pletikosa. Ma il laziale appare il più brillante in un attacco poco sostenuto dal centrocampo e dove Lucarelli non incide (per lui solo un destro parato facilmente dal portiere). Al 28' il gol croato, con la chiara complicità di Falcone e Terlizzi, che fanno saltare di testa Eduardo con relativa tranquillità su un cross dalla sinistra ben calibrato da Modric. I croati, caricatissimi, esagerano con le entrate dure e trovano anche l'insperato raddoppio al 42': Rapaic conclude con un sinistro velenoso dai 25 metri, Amelia respinge come peggio non potrebbe e il baby Modric (segnatevi il nome di questo centrocampista) può ribadire in rete senza troppe difficoltà. Nel secondo tempo si riparte con 4 cambi. Nell'Italia c'è Semioli al posto di Esposito e gli azzurri provano ad alzare un po' i ritmi. Ambrosini al 3' colpisce bene di destro e non inquadra la porta di poco. La Croazia cerca di pungere in contropiede con Klasnic. Semioli porta un po' di vivacità a destra e l'Italia è più convinta. Ma mai convincente: Pletikosa non deve compiere nessuna parata significativa e la superiorità numerica a centrocampo aiuta i croati a tenere palla. Tra i nuovi entrati piace Di Michele, autore di un paio di buoni spunti partendo da sinistra, di una girata che al 34' sfiora il palo alla sinistra di Pletikosa e di un pregevole destro a girare che ravviva un finale scialbo tra stanchezza e sostituzioni. Ma nelle qualificazioni europee sarà un'altra Italia. Negli uomini e, speriamo, nei risultati.
    (dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line)

  12. Napoli (Italia), 02/09/2006. Stadio San Paolo h. 20.50 (QE)
    Italia-Lituania 1-1 (1-1)
    Reti: Danilevicius (L) al 21', Inzaghi (I) al 30' pt.
    Italia (4-3-3): Buffon; Oddo, Cannavaro, Barzagli, Grosso; Gattuso, Pirlo, De Rossi (dal 16' st Marchionni), Perrotta (dal 27' st Gilardino); Inzaghi (dal 42' st Di Michele), Cassano (Amelia, Zambrotta, Dainelli, Del vecchio). All. Donadoni.
    Lituania (4-4-2): Karcemarskas; Stankevicius, Dziaukstas, Skerla, Zwirgzdauskas; Mikoliunas (dal 38' st Tamosauskas), Savenas (dal 20' st Kalonas), Cesnauskis, Preiksaitis; Poskus (dal 35' st Labukas), Danilevicius (Malinauskas, Paulauskas, Zelmikas, Zaliukas). All. Liubinskas.
    Arbitro: Hansson (Sve)
    Angoli: 13 a 2 per l'Italia.
    Ammoniti: Dziaukstas e Perrotta per gioco scorretto, Karcemarkas e Gattuso per proteste.
    Recupero: 1' p.t., 5' s.t.
    Spettatori: 60.000 circa
    Multimedia: Video della Coppa del Mondo che sfila al San Paolo di Napoli Dal vivo [1.4Mb]; Video inno "Fratelli d'Italia" dal vivo allo Stadio San Paolo di Napoli [13Mb]; Audio inno "Fratelli d'Italia" dal vivo allo Stadio San Paolo di Napoli [2.5Mb].
    NOTE: Serata gradevole, terreno in discrete condizioni. Difficile dimenticare Berlino. L'eredità di Marcello Lippi è pesante e ingombrante. Poi in un San Paolo che anima e cuore è disposto a tutto per la Nazionale, la responsabilità si amplifica. Di bello, nella serata napoletana, c'è la riscoperta di Cassano, di sconcertante il pareggio contro la Lituania. Un 1-1 inconcepibile, se confrontato con il roboante 3-0 della Francia in Georgia; i transalpini battuti al Mondiale che affronteremo mercoledì a Parigi. Roberto Donadoni, dopo avere celebrato una Nazionale a trazione anteriore, frena. L'atteso e spregiudicato 4-4-3 con Marchionni si defila per lasciare spazio a un anomalo e più razionale tridente con Perrotta, schierato in linea con Inzaghi e Cassano. Nazionale a piccoli passi. Arrugginita. Che subisce la fisicità e la velocità dei lituani, poco propensi alle grandi giocate, ma pratici e imprevedibili. Gli azzurri si lasciano sorprendere; per una buona ventina di minuti subiscono i biondini del Baltico che inanellano almeno tre occasioni da gol prima di passare al 21' con Danilevicius. Guarda caso un ex di Donadoni al Livorno. Che il c.t. amava far giocare poco. Con Gattuso monumentale, a caccia dei palloni persi dai compagni, con Pirlo e Perrotta che colgono i consigli di Donadoni di servire più spesso Cassano, la Nazionale decolla. A piccoli passi, si diceva, come l'Antonio del Real Madrid. Prima gigione, poi a testa alta, quindi superbo e incantevole. Il barese già va vicino al pari subito dopo il gol lituano. Poi scattando alla sua maniera cerca il gioco di prima con Inzaghi che attende come un falco assatanato il momento giusto.
    La teoria di Donadoni si materializza al 30', quando il suo tridente inventa e pareggia: Perrotta veloce per Cassano che la mette davanti a Inzaghi, lui e palla insieme in rete. Ora piace l'Italia, gioca bene, dialoga e combatte. E Cassano si esalta; usa l'arma del dribbling e dello scatto bruciante per esaltare il San Paolo-tutto Cannavaro (straordinaria la gigantografia con il capitano che stringe la Coppa, ma con la maglia del Napoli) che non può fare a meno di delirare quando Antonio, al 42', si beve tutti al limite e lascia partire un diagonale che Karcemarskas devia in angolo come se fosse Buffon.
    Nel secondo tempo il colpo di testa di Inzaghi e il bolide di Poskus parato in due tempi da Buffon inaugurano la ripresa. Ma c'è tanta Nazionale, valorizzata dalla classe di Cassano. Altruista e geniale. Come al 13', quando dialoga con Inzaghi, al contrario egoista, ma che sfiora l'angolo giusto. Sorpreso, quando al 15' da posizione ideale si fa respingere da Karcemarskas. A dare più spessore al pressing è anche Oddo, in una fascia in cui i lituani sembrano avere alzato bandiera bianca. L'ingresso di Marchionni (esordio in azzurro) per De Rossi, dà più peso al tridente, con l'ovvio scalare di Perrotta. Il cambio coincide con un calo fisico degli azzurri, che subiscono il gioco alto della Lituania. Donadoni ha un'altra idea: fuori Perrotta per Gilardino. Marchionni si sposta a centrocampo e il tridente diventa famelico. L'occasione per chiudere il conto la fallisce Inzaghi al 30' nel modo più clamoroso, calciando alle stelle da due passi la palla confezionata da Cassano dalla sinistra. Con l'acqua alla gola, impietrito davanti a un possibile flop, il c.t. a 4' dalla fine sostituisce Inzaghi con Di Michele. Idea poco logica che non cambia nulla. La vita, prendiamone atto, sarà dura.

    (dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line)

  13. Parigi (Francia), 06/09/2006. Stade de France h. 21.00 (QE)
    Francia-Italia 3-1 (2-1)
    Reti: 2' pt Govou (F), al 16' pt Henry (F), al 20' pt Gilardino (I); al 10' st Govou (F)
    Francia (4-2-3-1): Coupet; Sagnol, Thuram, Gallas, Abidal; Vieira, Makelele; Govou (dal 30' s.t. Wiltord), Ribery (dal 43' s.t. Saha), Malouda; Henry. (Landreau, Boumsong, Clerc, Givet, Diarra). All. Domenech.
    Italia (4-4-2): Buffon; Zambrotta, Cannavaro, Barzagli, Grosso; Semioli (dal 9' s.t. Di Michele), Gattuso, Pirlo, Perrotta; Cassano (dal 28' s.t. Inzaghi), Gilardino (dal 42' De Rossi). (Amelia, Oddo, Dainelli, Delvecchio). All. Donadoni.
    Croazia (4-3-2-1): Pletikosa; Sablic, Knezevic, Simunic, Seric (Lekodal 1' s.t.); Srna (Kranjcar dal 1' s.t.), Kovac (Corluka dal 1's.t.), Modric; Rapaijc (Petric dal 12' s.t.), Da Silva (Olic dal 33's.t.); Klasnic (Balaban dal 17' s.t.) (Runje, Simic, Vranjes, Babic, Vedrai). All. Bilic
    Arbitro: Fandel (Germania)
    Angoli: 6 a 3 per la Francia.
    Ammoniti: Cannavaro per proteste, Henry per gioco falloso, Perrotta per comportamento non regolamentare, Gilardino per simulazione.
    Recupero: 1' p.t., 4' s.t.
    Spettatori: 79.000 circa
    NOTE:
    Terreno in ottime condizioni; temperatura estiva. Prima del fischio d'inizio è stato osservato un minuto di silenzio per ricordare la scomparsa di Giacinto Facchetti. Questione di notti. A Berlino, in quella più bella, toccò a noi. Nella notte di Parigi la rivincita dà ragione alla Francia e al suo orgoglio nazionale. A Saint Denis, in uno stadio da paura, i Bleus di Raymond Domenech suonano l'Italia; la battono 3-1 e infilzano punti di domanda sul cammino azzurro in Europa (siamo a -5 dalla vetta) e sul futuro di Roberto Donadoni. In partita solo a tratti, la Nazionale imbarca acqua a poco a poco, affondando sul terzo gol di Govou. Contro l'Ucraina il 7 ottobre servirà un immediato riscatto. A poco meno di due mesi dalla Finale qualcosa è cambiato. I Bleus hanno perso Zidane, l'Italia non schiera Materazzi squalificato. Rispetto al 9 luglio di Marcello Lippi, mancano Totti, Camoranesi e Toni. Donadoni fa esordire Semioli, esterno destro a centrocampo, supportato da Zambrotta. In attacco Cassano e Gilardino hanno il compito di perforare la difesa francese, autentica muraglia, dove in mezzo a Sagnol e Abidal, Thuram e Gallas non concedono una briciola. Rispetto A Tblisi, Domenech cambia in attacco: Govou per Saha, poi il suo gruppo rodato, dove spiccano la classe di Vieira e lo sguardo assassinio di Ribery. La rabbia è ancora tanta. La Francia parte come un fulmine, disegnando il leit-motiv di tutto il primo tempo: un assoluto dominio sulle fasce. Le bastano poco più di settanta secondi per scaricare tensione e rancori. Gallas, partito in fuorigioco, la mette sul lato opposto per Govou, che incrocia e infila sul secondo palo. Ma gli azzurri non perdono la fede. Nemmeno quando al 16' Malouda fa partire un bolide centrale che Buffon respinge, la palla finisce a Henry, che lo beffa di piatto destro. Roba da andarsene a casa. La Nazionale ha però il pregio di non perdere il controllo e ricomponendosi pezzo per pezzo agguanta il pareggio grazie a Gilardino. Colpo di testa ravvicinato sulla punizione di Pirlo. Gioca bene la Francia, ma l'Italia non sta a guardare. A complicare il cammino degli azzurri è la direzione arbitrale, soprattutto le disattenzioni di assistenti. Carsten Kadach, braccio destro di Fandel, sbaglia almeno tre segnalazioni di fuorigioco su Cassano e Gilardino. Il peggio accade dopo la deviazione di Buffon sul tiro di Sagnol, allorchè Grosso in falcata mondiale fa i numeri sull'out sinistro e mette in mezzo; nella confusione Coupet salva sulla linea e Semioli che tenta la spaccata viene affondato da Abidal. Parrebbe rigore. Sacrosanto. Gli azzurri hanno il difetto di allungarsi troppo favorendo la ripartenze dei Bleus, abili nelle sovrapposizioni, ma meno incisivi rispetto alla prima parte di gara.
    Partenza fiacca quella dell'Italia nella ripresa. La Francia ha più gambe e più testa. Donadoni nel pasticcio di un gioco senza anima, toglie lo spento Semioli, gettato in una mischia troppo grande per lui. Ci prova con Di Michele, poco prima che Govou con un splendido colpo di testa dal dischetto del rigore chiude praticamente l'incontro. Uno stacco vincente su Cannavaro, quasi il trapasso: l'ariete che vince contro chi non ci era mai riuscito in Germania. E' il gol che spegne ulteriormente la luce della Nazionale, che corre al piccolo passo, senza mai dare l'impressione di fare qualcosa di buono. Buffon ci mette altre pezze, Ribery sfiora il palo. Inzaghi rileva Cassano, irriconoscibile e mai in partita. Con Wiltord per l'eroe Govou, Domenech vuol prendere il largo, ma i Bleus preferiscono rallentare il ritmo: tanto basta per tenere a bada gli azzurri. Con De Rossi per Gilardino, Donadoni chiude molto in ritardo il trittico delle sostituzioni. Dimentichiamoci di Berlino. E in fretta anche di Parigi. Siamo campioni del mondo. Questa sera lo stiamo stati davvero poco.

    (dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line")

  14. Roma (Italia), 07/10/2006. Stadio Olimpico h. 20.50 (QE)
    Italia-Ucraina 2-0 (0-0)
    Reti: 25' st Oddo su rigore, al 34' st Toni
    Italia (4-3-3-): 1 Buffon ; 22 Oddo, 5 Cannavaro, 23 Materazzi, 19 Zambrotta; 8 Gattuso, 21 Pirlo, 10 De Rossi; 15 Iaquinta (dal 32' st Camoranesi), 9 Toni (dal 40' st Inzaghi), 7 Del Piero (dal 17' st Di Natale) (14 Amelia, 13 Nesta, 3 Pasqual, 24 Mauri). All. Donadoni
    Ucraina (4-3-2-1): 1 Shovkovskiy; 2 Nesmachniy, 3 Shershun, 4 Tymoschuk, 5 Yezerskyi; 6 Rusol, 8 Shelayev, 9 Gusiev; 16 Vorobey (dal 29' Milevskyi), 18 Nazarenko (dal 15' st Kalinichenko); 10 Voronin (23 Shust, 13 Rykun, 17 Kucher, 21 Gay, 22 Sviderskyi). All. Blokhin
    Arbitro: Vassaras (Grecia)
    Angoli: 4 a 3 per l'Ucraina.
    Ammoniti: Shershun, Voronin, Gattuso, Rusol, Yezerskyi per gioco scorretto.
    Recupero: 1' p.t., 3' s.t.
    Spettatori: 49.149 per un incasso di 1.003.435,00 di euro.
    Multimedia: Video Goal di Oddo dal vivo [8Mb]; Video "Ola" dal vivo allo Stadio Olimpico [6Mb]; Audio Inno "Fratelli d'Italia" dal vivo dallo Stadio Olimpico di Roma [2.4Mb].
    NOTE:
    Terreno in ottime condizioni, cielo sereno, temperatura nella media. La Nazionale di Roberto Donadoni ottiene la prima vittoria nel girone B delle qualificazioni europee. A 4 punti l'orizzonte è meno oscuro, ma che fatica battere l'Ucraina all'Olimpico. Dopo un primo tempo senza idee e mezza ripresa con la lingua a penzoloni, il vento cambia e gli azzurri tirano fuori cuore e passione, costringendo alla resa la squadra di Blokhin. Finisce 2-0 con i gol di Oddo su rigore e di Toni. Donadoni sceglie la rabbia repressa di Materazzi. Confida nella sua voglia di spaccare il mondo, dopo la zuccata di Zidane nella finale di Berlino e i suoi assurdi strascichi. Ma le grosse novità il c.t. le riserva al tridente d'attacco. Non Camoranesi, dolorante per un colpo di frusta, ma Iaquinta. E alla sinistra di Toni tutta la classe di Del Piero. Non c'è Totti, ma la maglia numero 10 la indossa De Rossi. Pesantissima invece l'assenza di Shevchenko nell'Ucraina, bloccato dalla febbre. Oleg Blokhin è troppo orgoglioso per piangere e propone, invece dell'atteso 4-4-2, un agguerrito 4-3-2-1. Una sola punta, Voronin, con Vorobey e Nazarenko alle sue spalle.
    L'Ucraina propone una partita di contenimento e di attacco. Ben quadrata e ordinata, non fatica poi tanto a contrastare un'Italia confusa, senza uno schema ben preciso. Sono sufficienti il rasoterra di Tymoshchuk al 4' che impegna centralmente Buffon con un rasoterra e il bolide a colpo sicuro di Gusiev due minuti dopo, respinto a pugni uniti dal portiere azzurro. I limiti sono evidenti. Iaquinta spesso contrasta le incursioni sulla fascia di Oddo, mentre a sinistra Zambrotta è inesistente. Uno scenario desolante, illuminato qua e là da lampi di genio. Come quello di Del Piero che al 12' serve magnificamente Toni, ma il centravanti arriva appesantito sul pallone: almeno tre centimetri dopo.
    Bellissimo il triangolo al 20' con Pirlo. Il rossonero restituisce, ma lo juventino, che parte spesso da dietro, colpisce male. Al 30' Oddo, in uno dei pochi cross azzeccati, trova la testa di Toni, ma Shovkovskyi dice di no con un volo leapardesco e un tantino plastico. La grande palla Toni la spreca al 36', perché dopo uno svarione della difesa ucraina, da posizione centrale, poco dentro il limite alza oltre la traversa. Ma non devono trarre in inganno le occasioni degli azzurri. L'Ucraina in realtà tiene bene, costruisce ripartenze sempre pericolose, coprendo tutti i reparti. Un primo tempo desolante sul piano del gioco, senza le geometrie di Pirlo che deve chiedere aiuto addirittura a Gattuso, improbabile nelle vesti di regista, e l'apporto di De Rossi, in serata opaca.
    Sorprende Donadoni, perché all'inizio della ripresa non cambia nulla. Blokhin fa lo stesso, ma i suoi ragazzi almeno ci provano, fanno pressing, mantengono alto il ritmo quando c'è applicare il contropiede. Accade per esempio al 9', quando Iaquinta perde l'attimo davanti a Shovkovskyi. Ripartenza fulminante e fallo di Cannavaro al limite. Punizione di Tymoshchuk e grande respinta di Buffon. L'attaccante dell'Udinese ci prova anche al 13', ma con poca fortuna. Blokhin toglie Nazarenko e inserisce la stellina Kalinichenko.
    Donadoni effettua il primo cambio al 17': Di Natale per Del Piero. Ma è l'ucraino a scaldare le mani a Buffon che si deve superare da calcio piazzato. Ma la Nazionale ci mette il cuore. Oddo lancia Toni che viene steso in area: rigore. Batte lo stesso Oddo che trasforma. Al 26' Voronin trova l'angolo, ma anche Buffon, a sottolineare che l'Ucraina non molla. Camoranesi prende il posto di Iaquinta e al 34' l'Italia dilaga. Splendido l'assist di Di Natale per Toni che stoppa di destro e infila nell'angolo alto di sinistro. E potrebbero essere addirittura tre dopo un triangolo fra i due che l'udinese scarica sulle mani di Shovkovskyi. Ma sarebbe davvero eccessivo. L'Italia campione del mondo è ritornata in corsa.

    (dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line")

  15. Tblisi (Georgia), 11/10/2006. Boris Paichadze Stadium h. 20.00 (QE)
    Georgia-Italia 1-3 (1-1)
    Reti: 17' pt De Rossi (I), al 25' pt Shashiasvili (G); al 16' st Camoranesi (I), al 26' st Perrotta (I)
    Georgia (4-4-2): Lomaia; Khizanishvili, Kaladze, Khizaneishvili, Shashiasvili; Mentesashvili, Kankava, Kvirkvelia, Tskitishvili (dal 31' st Kandelaki), Menteshashvili; Martsvaladze (dal 40' st Gigiadze), Ashvetia (dal 25' st Iashvili).(Chanturia, Aladashvili, Modebadze, Grigalashvili). All. Toepmoeller.
    Italia (4-2-3-1): Buffon; Oddo, Nesta, Cannavaro (dal 29' st Materazzi), Zambrotta; Pirlo (dal 17' st Mauri), De Rossi; Camoranesi (dal 43' st Iaquinta), Perrotta, Di Natale; Toni. (Amelia, Zaccardo, Delvecchio, Inzaghi). All: Donadoni.
    Arbitro: Riley (Inghilterra)
    Angoli: 3 a 3
    Ammoniti: Kankava, Shashiasvili, Zambrotta per gioco scorretto, Tskitishvili per comportamento non regolamentare
    Espulsi: Al 16'st espulso per doppia ammonizione Kankava
    Recupero: 2' p.t., 3' s.t.
    Spettatori: 74.000 circa
    NOTE:
    Serata fresca e piovosa, campo in condizioni appena sufficienti. Non chiedevamo alla Nazionale di esibire le evoluzioni della "Sukhshvili Dance Company", protagonista di uno straordinario balletto prima della gara. Ma la vittoria basta avanza a Tbilisi, dove gli azzurri, senza meravigliare, raccolgono tre punti fondamentali per risalire la china nel gruppo B, dove la Scozia viene battuta 2-0 a Kiev dall'Ucraina.
    A Tbilisi Donadoni propone una difesa con Oddo a destra, Zambrotta sinistra e Nesta e Cannavaro centrali. Pirlo e De Rossi leggermente arretrati rispetto a Camoranesi, Perrotta e Di Natale, con Toni unica punta. Tutto come previsto, quindi. Sorprende semmai la decisione di lasciare Del Piero addirittura in tribuna, dopo il bagno di folla georgiano a cui era stato sottoposto lo juventino. Scelte indecifrabili e discutibili, a cui il c.t. ci ha abituati da tempo. La Georgia utilizza due schemi: il 4-3-2-1 in fase offensiva, per variare in un compatto 4-5-1, utile per contrastare il gioco sulle fasce degli azzurri. I padroni di casa, molto fisici, ma dotati di individualità da non sottovalutare, esprimono gioco abbastanza prevedibile. Ma grazie a un pressing asfissiante e veloce obbligano gli azzurri ad arretrare, rendendo più complicata la ripartenza. Abili soprattutto, quando tornano sui loro passi affollando la trequarti e chiudendo tutti gli spazi. Non a caso il gol di De Rossi nasce da un tiro dalla distanza, mal interpretato da Lomaia che si fa uccellare come un dilettante.
    La reazione della Georgia è immediata. A tratti confusionaria, fatta di piccoli tocchi dal limite, ma che ha il pregio di sorprendere gli azzurri. Una tattica che consente a Shashiasvili di realizzare il gol della vita, con uno strepitoso tiro a girare dal limite che sorprende Buffon. E' il frutto del classico gioco di squadra, compatta a centrocampo, che sa sfruttare il minimo errore degli avversari. Altrettanto vigorosa anche la reazione dell'Italia. Toni in tre occasioni sfiora il gol personale: al 35', con una splendida girata al volo che sfiora il palo alla destra di Lomaia, al 36', allorché spreca a lato con la porta spalancata dopo un pregevole tocco di Di Natale, e al 41' con una girata di testa deviata in angolo. Sempre con la partecipazione di Di Natale, sempre presente in fase offensiva, autentico protagonista del primo tempo. Avversaria complicata la Georgia; come aveva annunciato Donadoni, più temibile dell'Ucraina.
    Il c.t. propone nella ripresa la stessa formazione, ritenendo, non a torto, che sia sufficiente per avere la meglio. La Nazionale subisce per un buon quarto d'ora il pressing senza idee dei georgiani e al 16' si ritrova in superiorità numerica per l'espulsione di Kankava, già ammonito nel primo tempo. E' la linea di confine che precede il gol di testa, colpo di biliardo, di Camoranesi, dopo un eccellente dialogo tra Pirlo e il solito Di Natale. Il milanista, che non ha più fiato, lascia il posto a Mauri. Orgogliosa la Georgia, ma concedere un uomo all'Italia è come sparare sul pianista. Al 26' arriva anche la rete di Perrotta su assist di Zambrotta, e quando al 29' Materazzi rileva Cannavaro, lo stadio urla a gran voce il nome di "Zizou", fischiando l'ingresso dell'azzurro. C'è posto anche per Iaquinta (esce Camoranesi), quando mancano 4' alla fine. Scozia e Francia, appaiate a 9 punti, ora sono solo a due lunghezze.
    (dal sito "La Gazzetta dello Sport on-line)

  16. Bergamo (Italia), 15/11/2006. Stadio Azzurri d'Italia h. 20.50 (AM)
    Italia-Turchia 1-1 (1-1)
    Reti: 39' pt Di Natale (I), 42' pt aut. Materazzi (I);
    Italia (4-1-4-1): Buffon (1' st Amelia); Oddo (1' st Zaccardo), Cannavaro (1' st Barzagli), Materazzi, Zambrotta (26' st Pasqual); De Rossi (26' st Palombo); Camoranesi (14' st Barone), Brocchi (14' st Rocchi), Mauri (1' st Aquilani), Di Natale; Gilardino (1' st Bonazzoli). All. Donadoni.
    Turchia (4-1-4-1): Rustu (6' pt Volkan Demirel); Hamit (30' st Nuri), Gokhan, Servet, Ibrahim Uzulmez; Mehmet Aurelio (40' st Husein); Sabri (40' st Ibrahim Toraman), Tuncay (18' st Tumer), Emre (30' st Gokdeniz), Arda (40' st Fatih); Hakan Sukur (18' st Halil). (Serkan, Mehemet Topuz, Can, Caner, Serhat). All. Terim.
    Arbitro: Busacca (Svizzara)
    Angoli: 8 a 3 per l'Italia
    Recupero: 1' p.t., 3' s.t.
    Spettatori: 21.334
    Multimedia: Video del tributo alla memoria di Giacinto Facchetti [15Mb]
    NOTE:
    Serata umida e fredda, terreno in buone condizioni. A Bergamo finisce 1-1 l'amichevole tra Italia e Turchia giocata nel ricordo di Giacinto Facchetti, ex capitano azzurro e bandiera del’Inter, scomparso recentemente. Una partita poco emozionante, che nel complesso ha dato poche indicazioni al ct Donadoni, anche a causa delle tante assenze e di una serie interminabile di cambi. Di Natale sblocca la situazione al 39' dopo un clamoroso svarione del portiere Volkan che rinvia su Gilardino; al 42' autorete di Materazzi su cross di Uzulmez. Prima della gara momenti di grande commozione quando Tarcisio Burgnich ha consegnato alla signora Giovanna, la vedova Facchetti, una targa ricordo della Figc che riproduce in oro la maglia azzurra con il numero tre che il mitico capitano indossava in azzurro.
    (by Alfredo Tommaselli)

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